Una buona età in fondo. Non penso neppure “potessi arrivarci io”, anche perché non mi piace per nulla questo mondo così bizzarro e ineguale. Troppe disparità.
Mentre penso a queste cose cammino lentamente. Un palazzo un tempo bello, con i segni di un benessere antico e inesorabilmente perduto. Le persiane sono mal messe, ha i segni dell’abbandono nonostante sia abitato. Fuori da una porta c’è un signore, età apparente 45 anni. Io e lui da soli in quella via.
Sta fumando, mentre gli passo accanto mi dice “già, perché una volta avevano servitori e magazzinieri. Se avevano bisogno un chilo di carne chiamavano l’uomo di fatica e lo mandavano. Tutto finito” Lo guardo, mi guardo alle spalle. Nessuno, parla proprio con me.
Un invito allettante per uno curioso come una serva quale io sono. “Già, ha proprio ragione. Ma di chi sta parlando?” Forse non gli pare vero, è partito un monologo di alcuni minuti. “ Ad Aradeo si sta bene, lei di dov’è?” “Piemonte, fin lassù, da voi c’è ricchezza, non come qui“.
Però una volta a Aradeo c’erano tre, forse quattro famiglie che avevano possedimenti in paese, e in tutta la provincia. Avevano servitori, uomini di fatica.
Poi i vecchi morirono e i giovani si sono mangiati tutto. Sa come si dice, chi vuole comprare terreni chiede prima se il proprietario li ha acquistati o ereditati. Nel primo caso se ne va, perché quello conosce il prezzo. Invece i figli vendevano a 5 quel che valeva 10. E continuavano a fare la bella vita. Uno mi ha detto che nella sua esistenza ha avuto 62 donne. Mai alzato una foglia. Poi i soldi finiscono. Come la contessa. Feste e cene ogni giorno quando ne aveva. Ora vive di pensione. Se la vede passare non la nota. Io la saluto con il suo titolo “buongiorno contessa” però non ha più nulla.
Altro che feste e cene. L’altro mese ne è morto uno, senza soldi anche lui, dalla ricchezza alla miseria. Ho visto suo figlio fuor idalla sala giochi, gli ho detto che suo padre è morto. Sa che mi ha risposto? “pazienza”. Però si sta bene in paese.
E’ tranquillo, non c’è malavita, niente. Abbiamo il cinema, la discoteca. Abbiamo tutto. Bene, ora devo andare, un po’ di parole le abbiamo fatte. “Buon giorno”. Ho salutato. Però le parole le ha fatte tutte lui.

