di Francesco Bucci
In un afoso pomeriggio d’inizio estate di una ventina d’anni fa mi trovavo in un bar nel centro di Milano. Nel locale, a quell’ora quasi vuoto, ad un certo punto entrò una ragazza in tenuta quasi balneare (del tutto incongrua in un posto del genere) che avvicinatasi al banco chiese con uno spiccato accento salentino un caffè in ghiaccio. Il barman la fissò un istante con aria interrogativa, piegando la testa da un lato. Poi azzardò:
“Un caffè freddo?”
“No, no, in ghiaccio” insistette la ragazza.
Seguì un attimo di silenzio, in cui i due sembrarono studiarsi a vicenda. Mi sentivo imbarazzato per loro, per cui abbassai gli occhi per non guardare. Dopo un tempo che mi parve lunghissimo, udii la ragazza che diceva:
“Mo’ ti spiego io come devi fare: allora, fammi un caffè… mo’ prendi un bicchiere grande e metti dentro due cubetti di ghiaccio e un cucchiaino di zucchero… versa il caffè e giralo col cucchiaino”, disse proprio così: “giralo col cucchiaino!“.
Uscii dal locale, mentre il barista eseguiva come in trance gli ordini della ragazza. Ero esilarato. Mi tornò alla mente un episodio speculare di un paio d’anni prima. Ero in un bar di Otranto ed un turista con uno spiccato accento milanese era entrato chiedendo un caffè freddo.
“Non ne abbiamo” aveva risposto la ragazza al banco. “Va bene un caffè in ghiaccio?”
Il turista aveva acconsentito con aria dubbiosa; aveva poi seguito con curiosità la preparazione della bevanda, che aveva successivamente sorbito con atteggiamento piuttosto scettico. Infine, al momento di pagare aveva polemizzato sul fatto che il caffè in ghiaccio costasse cinquanta lire di più del caffè normale.
“Cinquanta lire solo perché me lo ha versato in un bicchiere?” ripeteva.
In fondo, il ragionamento del turista non faceva una piega. Ma è evidente che a lui (come anche al suo concittadino barista della prima storia) stava sfuggendo un elemento essenziale di tutta la faccenda. Ma cosa?
Avete mai provato a chiedere un caffè in ghiaccio a Bari? Beh, non fatelo. Bari è una città mercantile e operosa. Tanto per dire, Bari è uno dei primi posti del Sud Italia dove ha attecchito la moda dell’espressino (parola che io all’inizio credevo fosse solo un vezzeggiativo un po’ scemo e che poi ho capito riferirsi ad una specie di cappuccino per chi non ha tempo da perdere). Chiedere un caffè in ghiaccio a Bari equivarrebbe a) a ricevere uno sdegnato rifiuto; b) a farsi bollare immediatamente come “uno di quei leccesi perdigiorno”.
In realtà, la questione è leggermente più complessa. E’ vero: in confronto ai baresi, i leccesi (soprattutto i leccesi di città) sono tendenzialmente più pigri. Questa caratteristica è incisa nel DNA ispanico della città, quella mentalità da hidalgos inurbati mirabilmente sintetizzata nel detto popolare “A Lecce cchiù baruni ca purtuni”. In fondo, se (musicalmente parlando) Bari è una città jazzistica e Lecce una città tanguera una ragione ci sarà. Pure, ciò non basta a spiegare le preferenza per una bevanda estiva apparentemente assurda come il caffè in ghiaccio, che come lo bevi bevi sembra che tu stia sbagliando (freddo? Caldo? Diluito con l’acqua del ghiaccio che nel frattempo si è sciolto?).
Il punto è che quando in un bar si chiede un caffè in ghiaccio si riceve, in cambio di un modico sovrapprezzo, una riflessione filosofica sulla inafferrabilità del presente. Il caffè in ghiaccio è come il battito di mani che quando lo pensate è ancora futuro, ma appena lo avete compiuto è già passato. Ogni giorno, nei bar e nelle case di tutto il Salento, decine di migliaia di persone riflettono sui misteri del tempo e lo fanno in quella maniera spontanea e un po’ automatica che è prerogativa dei grandi filosofi. Eccoci dunque arrivati al cuore del problema: il caffè in ghiaccio è filosofia applicata al quotidiano. Nei gesti che servono a preparare ed a bere un caffè in ghiaccio rivive la tradizione della grande filosofia greca, speculativa e pratica al tempo stesso.
Ed è da dettagli come questo (mica da sciocchezzuole come la Sacra Corona Unita, la tendenza all’evasione fiscale ed all’abusivismo edilizio, la mentalità parassitaria, la scarsa sensibilità ambientale), è da dettagli come questo che si riconosce la grandezza di una civiltà.


Una ventina d’anni fa a Napoli mi stavano quasi linciando per aver chiesto il mitico caffè in ghiaccio.
Avete mai provato la variante con il latte di mandorle al posto dello zucchero?
Buona domenica a tutti
Pur non essendo filologicamente corretta (in quanto così si perde definitivamente l’effetto “attimo fuggente”), la variante con il latte di mandorle è squisita.
Ricordo vagamente che mio padre la chiamava “l’africana”, forse per un retaggio coloniale.
Grazie per il tuo contributo.
Complimenti sig. Bucci, i suoi scritti sono molto piacevoli da leggere!
Spero di leggerne degli altri su questo sito.
Cordialità
Grazie Agnese, sei molto gentile.
Da Salentino impiantato a Milano da dieci anni leggo con nostalgia… e con disperazione visto che a Milano non se ne trova e con questo caldo sarebbe meraviglioso rivere almeno una volta al giorno quell’ “attimo fuggente”!
ma anche nel tarantino non sanno cosa è il caffè in ghiaccio. una ventina di anni fa mi capitò di fare il presidente di seggio elettorale a Maruggio…era il mese di giugno entrai in un bar del centro del paese e alla mia richiesta il barista (il cui viso sembrava volesse dire: ma questo che vuole!!!) dopo aver posato la tazza con il caffè sul bancone prese un cubetto di ghiaccio e lo mise nella tazza facendo schizzare fuori il caffè !!!!!…..
quest’anno ho avuto il piacere di girare il Salento e di scoprire, prima, il caffè in ghiacccio e poi, il caffè in giaccio con latte di mandorla. Non ho ancora capito che cosa preferisco specialmente se accompagnato a un pasticciotto ……..
Una precisazione, lo zucchero noi lo mettiamo nella tazzina e mescoliamo, il caffè caldo scioglie lo zucchero che altrimenti con il ghiaccio avrebbe difficoltà.
perchè è comunque una tradizione
La dose di zucchero normale è un cucchiaino e mezzo.
caffé con latte di mandorla, soffiato.
Buona estate.
in vero il maggior costo ha una esigenza: il ghiaccio prodotto (acqua+energia elettrica), due stoviglie da lavare invece di una (bicchiere+tazzina) e nei posti più signorili, anche due cucchiaini (quello che usa il banconista per preparare, e quello che viene offerto insieme al piattino al cliente. Quindi, l’osservazione del signore milanese è totalmente sballata
A Barcellona servono dovunque nei bar il cafè con hielo: un caffè espreso in tazzina accompagnato da un bicchiere di cubetti di ghiaccio su cui rovesciarlo
Conosco un metodo per pagare il caffè in ghiaccio quanto il caffè normale.
Chidete al barista un caffè e un bicchiere d’acqua con ghiaccio, bevete l’acqua e versatevi da soli il caffè nel bicchiere in cui è rimasto il ghiaccio
Senza andare a 20 anni fa, a me e’ successo in un bar in centro a Milano appena un mese fa!
… Corsi e ricorsi storici e vecchie e tradizioni locali dure da far impiantare!
bellissimo?? è come l’avessi bevuto!
freddo e rinfrescante,prima un pò amaro, dopo dolce come il mio salento,accogliente e caldo come la gente ( Noscia )
Sono del Salento ma bito in una città dell’Emilia.
Spesso mi capita di andare in in bar molto frequentato da giovani della nostra terra,Al banco,con marcato accento leccese, sento dire: “UNA BRIOSCINA CON UN BUON CAFFE’!”. Tra me dico: ci risiamo.