Vista se chiama festa patrunale:guarda li pali tutti rricamati,guarda la banna, guarda l’orchestrali
e li botti de fochi colorati!Pe cci ole grazie è lu momentu bonu:basta cu porti voti a na cappeddra,te faci la novena, a passeggiatae ci era mienza morta, crai è sanata!Ma la cosa cchiù beddra su li pizzide le vagnone ncerca de maritu:parene pupe, tutte ncresimatede rasu e de merlettu mpichessate!Caminane cu l’aria de ‘mpurtanzade ci nun mbole descia confidenzae ntra de iddre sta li more u coreca ciuveddri le nzurta e nu le pienza.N’urtima cosiceddra pe gradire:a retu a ddru bancune,cu la panzac’è nu vecchiu ca bive e bive mierucu torna cu la fiesta e cu la banna,ai sogni antichi, alli tiempi soiquannu facia de zzippu nu clarinue sicutava fieru e cu mpurtanzala stessa statua ca camina moi !Quasi com’era prima é puru moi!
FESTA PATRONALE DI UNA VOLTA
Questa si chiama festa patronale:
guarda le luminarie tutte ricamate
guarda la banda, guarda gli orchestrali
e i fuochi d’artificio tutti colorati!
Per chi vuole una grazia è il momento buono:
basta portare offerte a una cappella,
fare una novena, un percorso
e chi era mezza morta, domani sarà guarita!
Ma la cosa più bella sono i merletti
dfelle ragazze in cerca di marito:
sembrano bambole, tutte ornate
di raso e di merletti decorate!
Camminano con l’aria compunta
di chi non vuole dare confidenza
ma dentro di loro soffrono moltissimo
se nessuno le corteggia e le nota.
Un’ultima cosetta per gradire:
dietro un bancone c’è un vecchietto
panciuto che beve e beve vino
per ritornare per mezzo della festa
ai sogni antichi del suo tempo
quando usava un rametto come clarino
e seguiva fiero e sentendosi importante,
la stessa statua che ora viene portata in processione!
Quasi come era prima è pure adesso!



caro Dino,
bello quanto riporti per la gioia dei salentini e non solo….
Ma, dimmi… “fiesta” è legato ai trascorsi storici che videro gli spagnoli a Lecce per circa 200 anni, oppure ad altro che mi sfugge?
ti prego di darmi una spiegazione!
grazie e buona fine di settimana a te e ai cari amici che ci leggono,
con immutata stima
Luigi
Ironia del destino: ho scritto questo scherzo dialettale in ricordo degli anni felici della mia infanzia quando mio zio monsignore davvero, in questi giorni di festa, c’indorava la casa di un sapore spirituale, quasi sacrale e tale che non lo dimenticherò mai. Col passare degli anni, io, essere razionale, agnostico, freddo ricercatore della verità, mi limito a fotografare realtà che comunque sono anche un retaggio storico della nostra terra calcata da tante altre civiltà. Non disdegno il periodo della dominazione borbonica, più di quanto potrei fare con le altre che abbiamo subito nei secoli. E forse le nostre festività sono anche legate alla vivace cultura spagnolesca attenuata dalla sue forme più cruente. Torno oggi dall’ospedale, sono vivo per miracolo e riferisco che, da un lettino di terapia intensiva vedevo vagare, tra le ombre dei medici, altre figure che impartivano la comunione a gente che si sentiva sollevata da questo atto che a me non dice niente. Anzi no: pur tra l’ottundimento dei farmaci e di una grave fibrillazione, ho sorriso pensando che a molti serve questo conforto e a noi, sofisticati studiosi del Vero, pure servirà comunque a ricordarci che la nostra tradizione, sia pure ingenua, festaiola e chiassosa, è sempre un anelito verso il Cielo, la conoscenza, il sublime . Grazie di avermi letto.