di Uzbeck

“Preàti la zzita cu bballa, preatila cu sse stéscia”: la ragazza si fa pregare per cominciarea ballare, ma poi bisognapregarla che la smetta. Cosìrecita un vecchio detto popolare,come tanti non più in uso.
Fuor di metafora: il professor Monti lo si è dovuto pregare affinché accettasse il gravoso compito di governare il Belpaese – tanto che lo si dovette nominare prima senatore a vita e dora si è tanto investito della parte che tira fuori sermoni belli sulle miserie dei politici, e si autonomina statista. Rispolvera allo scopo una vecchia frase del democristiano De Gasperi (che pare l’avesse presa da un pastore americano) secondo la quale il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione. Bello, nevvero (per usare un intercalare caro ad un presidentedella repubblica non abbastanza compianto, Sandro Pertini) ? E però … pensiamoci un attimo. Se chi ci governa, qui ed ora, pensasse ogni volta alla prossima generazione, a noi, qui ed ora, chi ci penserebbe? E Dio sa se ne abbiamo bisogno! Se al papà in poltrona la mamma ricorda che c’è da fare la spesa per la cena e lui risponde: “Zitta adesso, sto pensando alla prossima generazione”… qualcuno si meraviglia poi di un piatto sulla pelata? Ma andiamo avanti.
Il filosofo Monti ha rispolverato un dualismo, una contraddizione tra politici e statisti, collocandosi schifato nella seconda schiera. Beh, per ingannare il tempo, vogliamo formare un paio di squadre arruolando in una i “politici” e nell’altra gli “statisti”? Per esempio, Casini dove lo mettereste? E Alfano? E Bersani? Ma poi, invece, Berlusconi? E Frattini (che bello, ce ne siamo quasi dimenticati!)? E Cicchitto? E invece … invece … Craxi? E Andreotti? E D’Alema? E Letta (il Gianni?) E l’altro, l’Enrico? E … absit iniuria verbis … Napolitano? Sì, va béh, oggi … ma ieri? Quando era “ ministro degli esteri” del PCI? Una volta statista e l’altra politico? Come si può vedere, è un gioco difficile, la maglia dell’una o dell’altra squadra la affibbieremo a seconda delle nostre personali preferenze o antipatie, o forse alla fine ci accorgeremo che gli statisti non sono gli alfieri del disinteresse e della lungimiranza, ma semplicemente coloro cui la politica a suon di maggioranze (e nemmeno sempre) ha consegnato volta per volta il potere.
Contrapposizioni fittizie, degne di un don Ferrante manzoniano che si interrogava sulla differenza tra la storia e la politica, ripetendo che la prima, senza la seconda, è una guida che cammina con nessuno dietro che impari la strada … mentre la politica, senza la storia, è uno che cammina senza guida. Legato a vecchie idee, intento a non toccare l’establishment e a spremere sempre il solito limone esausto , con uno spread che i professori gli fanno un baffo, con una Merkel che ci ispira sberleffi alla berlusconese, nell’attesa impotente della speculazione finanziaria d’agosto, il nostro Monti pensa al consenso aggiungendo il proprio mattone all’edificio dell’impopolarità – meritata, ma astutamente utilizzata – dei politici. Gioco facile, vista la qualità del materiale umano che passa il convento e la viltà di quei pochi che le qualità ce le avrebbero, ma stanno nascosti arroccati in difesa dei loro privilegi. Gioco pericoloso, ché la peste della nostra epoca ci mette un attimo a portarsi via i donferrante che discettano di politici e statisti. E con loro purtroppo anche i più deboli.


Io di statisti nell’Italia attuale non vedo neppure l’ombra. Io vedo una pletora d’inetti capaci soltanto di gravarci di tasse da una parte, un mattacchione che chiude un occhio su chi non le paga dall’altra. Che si parli di Prodi, Amato o Monti, l’unica cosa che hanno saputo fare per sanare (senza riuscirci naturalmente) l’economia nazionale, è stato spremere il popolo con le tasse indirette, le più ingiuste come le accise sulla benzina, che si abbattono sui ricchi e sui poveri in egual misura e che non tengono conto che la benzina, a noi semplici cittadini, serve per lavorare, non per andare in vacanza con i SUV, usciti indenni da una supertassa. Se si parla di ridurre (ma si potrebbe farlo al 90%) gli stomachevoli stipendi di alcuni manager o le pensioni d’oro di molti uomini illustri, si fa orecchio da mercante. Stessa cosa per gli ingenti beni della Chiesa che provengono, ironia della sorte, ancora dai soliti noti (chi paga le tasse e devolve l’8 per mille). Stessa cosa per le fondazioni bancarie e consimili, ma cambiamo discorso. Io non sono un politico ma un biologo appassionato d’ambiente e, come tale mi chiedo perché non si usi il fotovoltaico come energia alternativa. Il nostro è il paese del sole e qualcuno oggi spiegava su radio 3 che, se soltanto i tetti dei capannoni industriali fossero adattati al fotovoltaico invece di quelle coperture eternit similari, avremmo risolto gran parte della carenza energetica del nostro paese. Se posto sui tetti il fotovoltaico non produrrebbe né un danno ambientale, né un danno estetico. Nel piccolo paese di Melpignano, con questo sistema, non pagano più le bollette. Perché non farlo a livello nazionale riducendo le pratiche burocratiche che sempre si frappongono come un macigno sull’attuazione delle idee migliori? Bisognerebbe farlo come stato su tutti gli edifici di sua competenza ed incentivare i privati controllando che i soliti furbi non ne approfittino. E’ cosa così difficile? Più difficile e pericolosa del ritorno al nucleare che mette a rischio la vita di tutti? Il discorso è lungo e non volevo affrontarlo perché m’indigna profondamente sentirli, i nostri politici, vanagloriarsi di NULLA, perché NULLA è stato davvero fatto di nuovo per abbattere le baronie, le corporazioni, gli intrallazzi con strizzatina d’occhi connessa, il male peggiore che affligge la nostra bella, povera Italia