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Archivio per la categoria ‘Bozzetti di viaggio’

di Salvatore Ciriolo

grav

Il dottor Massimo Gravante

C’è chi preferisce trascorrere le vacanze al mare e chi in montagna, chi ama ritirarsi in campagna e chi le vacanze non può nemmeno permettersele. C’è anche chi ha scoperto un modo nuovo di trascorrere il periodo di “riposo”: quello di svolgere, con immensa soddisfazione, un’attività di aiuto verso chi ne ha più bisogno. (more…)

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di Oreste Caroppo

lacco

“Laccu de li Russi” e un particolare di girini e di un esemplare di Lepidurus che cerca di nascondersi nuotando nell’acqua della pozza sotto una massa vegetale. (Foto di O. Caroppo, 28 marzo 2010)

Nella foto è ritratto un laghetto temporaneo – uno dei più persistenti acquitrini dell’area paludosa detta de li Russi – il Laccu de li Russi – ricadente nel feudo di Supersano che, un tempo, faceva da contorno al grande lago Sombrino nella cui ampia vallata, che giunge ai piedi della Serra di Supersano, è situata la palude immortalata. Un amico mi avvisava che qui aveva notato la comparsa di un piccolo crostaceo appartenente, dal punto di vista tassonomico, all’ordine dei Notostraci ovvero a quel gruppo di crostacei così detti perché posseggono il carapace (a tale caratteristica è dovuta proprio l’etimologia del nome). (more…)

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di Rossella Pulimeno

bici

In bici nella Valle dell’Idro (Otranto)

Il suo percorso è lungo solo 3 km, nasce dalle sorgenti di Carlo Magno, poi scivola tortuoso dai colli verdeggianti e raggiunge il mare proprio nelle vicinanze di Otranto, la “perla d’oriente” dalla storia e cultura millenarie. Si tratta del fiume Idro, il maggiore corso d’acqua dell’idrografia superficiale del territorio salentino. (more…)

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di Lorenzo De Donno

Veduta della piazza dell'ippodromo di Costantinopoli con cavalli e cavalieri in primo piano; sullo sfondo obelischi e la Moschea Blu avvolti nella luce del tramonto

Ippolito Caffi: Costantinopoli, (Olio su tela, 82 cm x 51 cm)

L’alba schiarisce il cielo fino a renderlo del colore del ghiaccio sulla linea dell’orizzonte più orientale. Il mare di Marmara è un piccolo mare, quasi circolare, un mare strano, dai colori cupi, (more…)

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di Augusto Benemeglio

Like a dream
Like a dream – © Gianfranco Budano

Eccomi ancora una volta a Lecce, con Mimmo Anteri, sulle vie del barocco, dove un tempo fiorivano i limoni e le cattedrali, “case del sole e di Dio”. Un barocco arioso, elegante, vero godimento per gli occhi — dice il maestro Anteri — ma anche la gente salentina è formidabile, generosa, ti accoglie a braccia aperte, è pronta a mostrarti tutto quello che ha. E’ partecipativa, generosa. (more…)

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di Maurizio Nocera

Panorama

Panorama di Santiago del Cile

Santiago del Cile, 8 settembre 2010

Giungo a Santiago dopo aver attraversato, nell’alto del cielo tropicale, la grande Cordigliera delle Ande, qua e là immacolata dal bianco delle nevi perenni. Si sa che nel Tropico del Capricorno, di questi tempi, si prepara a giungere la primavera, e già qualche sporadica rondine dal petto bianco saetta tra i grattacieli della capitale. (more…)

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Muro Leccese, Chiesa del Crocefisso, Entrata sud (Foto R. Patella)

Muro Leccese, Chiesa del Crocefisso, entrata sud (Foto R. Patella)

Entrando nella Chiesa del Crocefisso a Muro Leccese, l’attenzione è rapita dall’altare maggiore col suo stupendo crocefisso ligneo del ‘600 opera dello scultore alessanese Placido Boffelli (1635-1693). Quest’opera del “Fidia salentino” assommata alla bellezza delle colonne tortili e arabescate dell’accesso laterale a sud, basterebbe per motivare una visita del luogo dove, tuttavia, la maggior parte delle opere pittoriche sono state a suo tempo trafugate. Questa chiesetta è un’espressione sincera di quella caratteristica devozione popolare delle nostre contrade salentine. Essa, attraverso i riti qui officiati e l’arte riflette quel semplice mondo della spiritualità cittadina che così tanto legò l’uomo al Cristo, ai Santi e alla Madonna e specialmente in quei tempi in cui il dolore, le vessazioni, le malattie e l’indigenza rendevano la vita una perenne scommessa da giocarsi con la morte. (more…)

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E’ settembre, il sole si alza con più comodo: è stato mattutino per tutta l’estate, ma ora si attarda e si fa aspettare fin quasi alle 7. E’ domenica, zaini in spalla, caffè caldo in borsa, cornetto e pasticciotto comprati al primo bar per strada: la meta è una spiaggia a ridosso della riserva naturale delle Cesine. Il raduno

La nebbia nasconde un po’ l’intricato garbuglio dei cavi della filotranvia di città, mai attivata, e così la strada verso mare è avvolta da un’aurea di mistero: sarà una giornata calda? Gli odori stantii del centro urbano sono ormai lontani, la macchina profuma di pasticceria e la spiaggia ora si vede dal finestrino dell’auto: un rapido parcheggio senza stress — non c’è più nessuno — e l’asciugamano è steso sulla fresca e umidiccia sabbia settembrina.
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Cosimo de Giorgi

Cosimo de Giorgi

Usciamo da Lecce dalla Porta di Rusce, eretta nel 1703 sulle rovine di un’altra più antica, e sormontata da una statua di S. Oronzo scolpita in pietra leccese. Ripiegando verso sinistra passeremo sotto il convendo dei PP. della Missione, oggi ridotto a penitenziario; e di lì potremo osservare i due viali alberati che cingono la nostra città; uno dei quali va a far capo all’obelisco di porta a Napoli, e l’altro giunge fino all’orfanatrofio Principe Umberto. Entrambi son lunghi pressoché un chilometro e formano la passeggiata prediletta dei leccesi nei mesi estivi e nelle ore pomeridiane, sotto l’ombra delle robinie, degli ailanti, degli olmi e dei pioppi. Che stupenda vegetazione!

(Cosimo De Giorgi, 1882)

Cosimo De Giorgi, La provincia di Lecce, Bozzetti di Viaggio; Congedo Editore, Galatina 1975

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di Valentina Antonucci

Per non disturbarli, ho spinto pian piano il cancelletto della loro abitazione, che era aperto, e sono entrata nel patio antistante, mattonato di recente con piastrelle azzurrine e occupato da tre vasetti un po’ squallidi, di cui si erano fatte ospiti alcune piante infestanti. Si vede che la Signora, oltre a dimenticare di chiudersi dentro, non ha molto tempo per la floricoltura.
E lo credo, con quel po’ po’ di impegno che si sono presi, Lei e il Bambino!

Il mio stupore è cresciuto (con un po’ di delusione, anche, devo ammetterlo) quando, trovandomi proprio di fronte a loro, mi sono accorta che il Drago contro cui sembravano star combattendo non c’era affatto: al posto suo c’era invece una grossa macchia di cemento, malamente tinteggiata con un colore intonato a quello della parete di fondo, sulla quale si sarebbe dovuto stagliare il terribile mostro.
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di Valentina Antonucci

Passeggiavo per Campi Salentina. Ero appena uscita dalla chiesetta di Santa Maria degli Angeli dove mi ero inebriata del biancore dei muri, della delicatezza dei rilievi lapidei sull’altare maggiore, della sorpresa di ritrovare lì dentro, inaspettato, un vecchio amico, il pittore Gian Domenico Catalano, morto da secoli ma vivo ancora nei suoi ingenui dipinti: tardomanieristi, si dice, per i colori d’arcobaleno; ma che sorta di tardomanierismo, il suo, da cui spuntano quei san Francesco d’Assisi dal volto affilato come contadini d’altri tempi, la fronte aggrottata su due sopraccigli bizantini, il saio bruciato come un sacco di Burri e cascante sul corpo da crocifisso ligneo medievale.
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