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Archivio per la categoria ‘Gastronomia’

Natale salentino

Secondo la tradizione dopo il giorno di Santa Lucia (13 dic.), le famiglie si davano un gran da fare per addobbare l’albero di Natale e costruire il presepe.

Il Natale era una festa molto sentita in ambito familiare, un giorno particolare non solo per il fatto religioso in sé ma proprio perché era l’occasione per stare insieme lontani dalle fatiche e dagli impegni quotidiani.

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Le virtù della terra e della bellezza salentina si possono declinare in modo plurimo, inseguendo il naturale ciclo di stagioni sempre miti e dolci nel corso dell’anno; allo stesso modo si devono delineare possibilità, diverse e alternative, di apprezzare, come viaggiatori o semplici turisti, questo estremo lembo d’Europa. Questo vuole essere un invito a visitarci [...]

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La festività dell’Immacolata è un momento dell’anno molto sentito dai salentini, preparando alla celebrazione più importante dell’anno. Sin dalla vigilia si osservano delle abitudini trasmesse da secoli e il digiuno a pranzo, unico momento di privazione, introduce al clima festoso che resterà fino all’Epifania.
Se non si digiuna, il pranzo del 7 dicembre è assai frugale, [...]

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di Francesco Lacarbonara

Il Mirto tarantino
Emblema di pace per gli Ebrei, pianta sacra per i Greci e i Romani:
storia e mito di una delle piante più tipiche della macchia mediterranea
Passeggiando lungo i viali e tra i giardini di una delle tante, storiche, ville che impreziosiscono la già splendida città di Roma, non è raro osservare [...]

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Una ricetta antica e sempre gustosa, proposta da Rosa Bianca Gaballo e pubblicata sull’ultimo numero di Spicilegia Sallentina. A base di pesce, piuttosto facile da preparare, tipica della mensa gallipolina, non molto nota.
Il garizzo (Spicara flexuosa), noto ai salentini come mascularu, è un gustoso pesce dal corpo ovale, lungo massimo 21 centimetri, con il muso [...]

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Nelle calde serate estive, dopo aver giocato con i fratellini e con gli amichetti nnanzi ccasa, mia madre invitava al rientro immediato perché aveva già preparato la cena: aggiu ssuppatu li friseddhe. L’ordine era perentorio. Bisognava lasciar tutto, anche la conta del nascondino (“mazzareddhe”), per correre filati al desco dove ci attendeva una gustosa e variopinta frisella. Ritardare avrebbe significato trovare nel piatto una molliccia e inzuppata pietanza, disgustosa, che difficilmente poteva mangiarsi con le mani.

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Si dice che il cibo dei nostri nonni fosse più sano di quello che consumiamo oggi e forse è parzialmente vero, ma quanto sacrificio comportassero alcune tradizioni culinarie in termini di lavoro e impegno non viene mai detto. Eppure il ricordo dei profumi di tempi andati resta nelle narici e alimenta il gusto forte di [...]

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