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	<title>CULTURA SALENTINA</title>
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	<description>Rivista di pensiero e cultura meridionale</description>
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		<title>L’Ultima Cena nella Collegiata di Maglie</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Danieli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci vuole una laurea in storia dell’arte per accorgersi di come la Collegiata di Maglie sia una magnifica pinacoteca barocca. Scrigno di tesori artistici di varia natura e qualità, custodisce alcune tele oleografiche settecentesche di scuola napoletana, dovute al pennello di pittori della stregua di Oronzo Tiso, Pietro Bardellino e Francesco Palumbo. Napoletanità in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10783&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 379px"><img class=" " src="http://img198.imageshack.us/img198/1366/foto2zr.jpg" alt="Maglie" width="369" height="369" /><p class="wp-caption-text">Maglie, Chiesa Matrice, Francesco Palumbo, &quot;Ultima Cena&quot; (1770-1771)</p></div>
<p align="left"><span style="text-align:justify;">Non ci vuole una laurea in storia dell’arte per accorgersi di come la </span><strong>Collegiata di Maglie</strong><span style="text-align:justify;"> sia una magnifica </span><strong>pinacoteca barocca</strong><span style="text-align:justify;">. Scrigno di tesori artistici di varia natura e qualità, custodisce alcune tele oleografiche </span><strong>settecentesche</strong><span style="text-align:justify;"> di scuola napoletana, dovute al pennello di pittori della stregua di Oronzo Tiso, Pietro Bardellino e Francesco Palumbo. <span id="more-10783"></span></span><strong>Napoletanità</strong><span style="text-align:justify;"> in senso lato, nel caso del prete leccese Oronzo Tiso, che comunque si formò artisticamente nella capitale del regno alla scuola del grande Francesco Solimena (1657-1747); napoletanità in senso stretto, nel caso di Pietro Bardellino e Francesco Palumbo, che erano partenopei di nascita oltre che di formazione ed entrambi allievi del celebre </span><strong>Francesco De Mura </strong><span style="text-align:justify;">(1696-1782). Ampie notizie biografiche si recuperano sul Tiso, altrettanto numerose informazioni sul Bardellino, scarsissimi cenni sul Palumbo. Eppure il nome di quest’ultimo è l’unico, nonostante siano tanti gli artisti formatisi alla bottega demurana, menzionato nel testamento del maestro, segno inconfutabile di particolare predilezione umana e artistica rivoltagli dal De Mura.</span></p>
<p style="text-align:justify;">Ebbene, la Chiesa Madre di Maglie accoglie tra le sue ricche mura una splendida “<strong>Ultima Cena</strong>”, pala d’altare nella <strong>cappella del Sacramento</strong>, che <strong>Francesco Palumbo</strong> mutuò da analogo soggetto dipinto proprio dal suo maestro. Paradigma della tela magliese, infatti, è il bozzetto <em>dell’Ultima Cena</em> realizzata dal De Mura, conservato presso la Quadreria del Pio Monte della Misericordia di Napoli (cat. 124), donato a quell’istituzione proprio con il lascito testamentario in cui è menzionato il Palumbo. Dal medesimo bozzetto lo stesso De Mura avrebbe tratto la splendida versione per la chiesa dell’Annunziata di Capua (1750) e quella per la cattedrale di Monopoli (1755).</p>
<p style="text-align:justify;">La tela di Maglie, che corrisponde a tale modello, fu dipinta dal Palumbo tra il <strong>1770</strong> e il 1771 e, così come riportato dagli ottimi Rainò e Panarese, costò ben 35 ducati. Nonostante la replica palumbiana <strong>cali di qualità</strong> e appaia più stringata nelle figure e nei particolari rispetto alle versioni del De Mura, stupendo rimane l’impianto iconografico della tela. Ricchissima pure è l’<strong>impostazione</strong> <strong>scenica</strong>, vivace la cromia e assai significativa la carica iconologica. Il Cristo è colto nell’atto di benedire il pane, nel preciso momento dell’istituzione dell’Eucaristia, attorniato dai dodici. Sulla mensa è posto l’agnello pasquale, secondo l’uso ebraico ma anche come riferimento scritturistico e liturgico all’ “Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (<em>Gv 1, 29</em>). Tra le altre stoviglie è presente un <strong>calice</strong> in purissimo <strong>cristallo</strong>, difficile da scorgere per la sua trasparenza. Tra i discepoli alcuni osservano meravigliati la scena, altri continuano ad interrogarsi su chi sia il traditore, mentre un efebico Giovanni contempla estasiato il suo Maestro. Sullo sfondo si condensa una fitta coltre di nubi da cui emergono due putti alati, in rimando numerico alle due nature di Cristo (umana e divina) e tre teste cherubiche, con riferimento trinitario. Una lampada a sette fiammelle pende sul capo del Nazareno, chiara allegoria alla presenza dello Spirito Santo nel Cenacolo e allusione a come ogni volta che si celebra il sacrificio eucaristico la consacrazione avvenga per la presenza e l’intervento del Paraclito. <strong>Figure di maniera</strong> occupano il primo piano del dipinto. Un uomo in particolare è colto nell’atto di riempire d’acqua una giara, quasi a voler ripetere il gesto rituale richiesto da Gesù stesso durante le nozze di Cana (<em>Gv 2, 7</em>). Ne deriva l’affermazione teologica di come sia Cristo il vero sposo e la Chiesa la sua mistica sposa. Così pure alle parole di Maria a Cana, “Fate quello che vi dirà” (<em>Gv 2, 5</em>), corrisponde l’invito eucaristico del Signore: “Fate questo in memoria di me” (<em>Lc 22, 19</em>).</p>
<p style="text-align:justify;">Tanti gli stimoli e i messaggi teologici nascosti in quest’opera d’arte, che dopo due secoli e mezzo continua ad invitarci a leggere tra le sue pennellate e ad <strong>andare al di là</strong> di ciò che si vede solo ad occhio nudo.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 262px"><img src="http://img401.imageshack.us/img401/615/ultimacenadeldemurapres.jpg" alt="demura" width="252" height="426" /><p class="wp-caption-text">Bozzetto dell&#039;Ultima Cena del De Mura presso la Quadreria del Pio Monte della Misericordia di Napoli</p></div>
<br />Filed under: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/arte/'>Arte</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/arte/pittura-arte/'>Pittura</a> Tagged: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/cappella-del-sacramento-matrice-maglie/'>cappella del Sacramento Matrice Maglie</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/chiesa-matrice-maglie/'>Chiesa Matrice Maglie</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/collegiata-di-maglie-pinacoteca-barocca/'>Collegiata di Maglie pinacoteca barocca</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/francesco-danieli/'>Francesco Danieli</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/francesco-de-mura/'>Francesco De Mura</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/opere-francesco-palumbo-a-maglie/'>opere Francesco Palumbo a Maglie</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/opere-matrice-maglie/'>opere Matrice Maglie</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/quadro-ultima-cena-maglie/'>quadro Ultima Cena Maglie</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/10783/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/10783/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10783&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Meridione piemontizzato</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 00:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Lucio Causo Cronaca e storia sulla conquista piemontese del Regno delle Due Sicilie Nei commenti de Il Giornale Officiale di Napoli dell’8 gennaio 1861 si legge che “nell’ordinare lo Stato, impedendo che le forze della nazione si addormentino, è necessario tener desto lo spirito pubblico per condurre a buon fine l’opera dell’Unità d’Italia”. Lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10842&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">di <strong>Lucio Causo</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://storiadiscandale.blogspot.com/2011/03/unita-ditalia-1861-2011-pontelandolfo.html"><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-KHKf7zqf4S4/TXCfyWZp82I/AAAAAAAABPo/EFESZuQYO_M/s1600/Pontelandolfo.jpg" alt="dasdasd" width="572" height="319" /></a></p>
<h3 style="text-align:center;" align="left"><em>Cronaca e storia sulla conquista piemontese </em></h3>
<h3 style="text-align:center;" align="left"><em>del Regno delle Due Sicilie</em></h3>
<p style="text-align:justify;">Nei commenti de <strong><em>Il Giornale Officiale di Napoli</em></strong><em> </em>dell’8 gennaio 1861 si legge che<span id="more-10842"></span></p>
<blockquote><p><em>“nell’<strong>ordinare lo Stato</strong>, impedendo che le forze della nazione si addormentino, è necessario tener desto lo spirito pubblico per condurre a buon fine l’opera dell’Unità d’Italia”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Lo stesso foglio del 26 marzo 1861 dà notizia della resa di Messina e dei festeggiamenti resi con viva gioia al primo re d’Italia. In quei giorni correva voce che a Napoli tutto sarebbe rimasto come prima, a eccezione di un luogotenente piemontese al posto dei borboni.</p>
<p style="text-align:justify;">Sul giornale <strong><em>Il Pungolo</em></strong> del 24 marzo 1861 si legge che<em> </em></p>
<blockquote><p><em>“un gabinetto che si risolve in una sola individualità, che domina, soggioga, assorbe tutte le altre, non è che l’incarnazione di una prevalenza tanto più forte, quanto si nasconde sotto i veli trasparenti della <strong>formalità rappresentativa</strong>”. </em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Altri commenti ed analisi sulla situazione del momento possono essere rintracciati sul giornale dell’epoca <strong><em>Il Tribuno della Plebe</em></strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella sua <strong><em>Storia delle Due Sicilie</em></strong><em> dal 1847 al 1861</em>, <strong>Giacinto De Sivo</strong> scrive:</p>
<blockquote><p><em>“A 18 febbraio (del 1861) si inaugurava il <strong>parlamento italico-illegale</strong> perché i deputati, dopo un plebiscito falso, si erano eletti e raccolti mentre il re legittimo combatteva con le truppe nazionali e si costituivano quando ancora la bandiera della patria sventolava su Messina e Civitella degli Abruzzi”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>Enrico Cenni</strong> nel 1861 pubblica le sue <strong><em>Considerazioni</em></strong><em> </em>per rivendicare i diritti dei napoletani e nell’anno successivo consegna alle stampe la sua ultima opera: <strong><em>Delle presenti condizioni d’Italia e del suo riordinamento civile</em></strong> per rilevare che la vita dei napoletani non poteva affidarsi ad</p>
<blockquote><p><em>“ancora più salda, ossia nelle mani di tanto principe… in tal modo il popolo napoletano si trovò rassicurato delle tante ciarle che si smaltirono… ma nei <strong>governi costituzionali</strong> il principe non è solo a reggere… e Cavour, che nulla direttamente aveva promesso, rimase libero delle sue azioni”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Il Meridione d’Italia fu <em>piemontizzato</em> in maniera diversa da quanto aveva affermato Settembrini prima che Garibaldi passasse lo Stretto: si era data assicurazione che <strong>Napoli</strong> sarebbe rimasta <strong>capitale</strong> del napoletano come Firenze sarebbe rimasta capitale della Toscana.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 20 gennaio 1860, Cavour riprese il potere. Il suo governo era costituito da un ministero senza portafoglio e da otto ministeri, tre dei quali ebbero ad <em>interim</em> lo stesso Cavour. Soltanto <strong>tre</strong> degli otto <strong>ministeri</strong> vennero affidati ad <strong>uomini del Meridione</strong>: <strong>Vincenzo Niutta</strong> di Caulonia (Reggio Calabria), <strong>Giuseppe Natoli</strong> di Messina (che riformerà la scuola) e <strong>Francesco De Sanctis</strong> di Marra Irpina (Avellino), critico letterario, già esule a Zurigo. Il Niutta era stato presidente della Suprema Corte delegata a controllare le votazioni per il plebiscito del 21 ottobre 1860.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 18 febbraio 1861, <strong>Francesco II di Borbone</strong> e la sua giovane consorte, Sofia di Baviera, ricevevano a Roma, dove erano giunti dopo l’assedio di Gaeta, i <strong>cardinali romani</strong> guidati da S.E. Barberini, i quali invitarono i giovani sovrani a rimanere nell’Urbe per molto tempo. Il deposto re di Napoli rispose che “… <em>alla peggio, sarebbero partiti insieme</em>”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 6 settembre 1860 Francesco II aveva inviato ai sovrani europei la sua protesta per l’<strong>usurpazione</strong> da parte dei piemontesi del proprio regno. Simile protesta era partita anche dal <strong>Vaticano</strong> per l’<strong>occupazione dei territori pontifici </strong>da parte del re di Sardegna.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Napoleone III</strong> aveva accolto <strong>favorevolmente</strong> la nota di protesta del re di Napoli inviando una flotta per impedire il blocco dalla parte del mare, ma i piemontesi e gli inglesi gli intimarono di tenere le navi lontane dalle acque di Gaeta. La città fu così costretta alla resa (13 febbraio 1861).</p>
<p style="text-align:justify;">Ai reali napoletani non rimase che <strong>abbandonare le proprie terre</strong> insieme agli aristocratici rimasti fedeli, ai militari e a numerosi personaggi che, scegliendo una pericolosa avventura, si erano uniti ai belgi, austriaci, sassoni ed anche ad alcuni americani accorsi in aiuto delle truppe borboniche.</p>
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		<title>Piccolina</title>
		<link>http://culturasalentina.wordpress.com/2012/01/30/piccolina/</link>
		<comments>http://culturasalentina.wordpress.com/2012/01/30/piccolina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 00:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittori salentini]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura salentina]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[angelo licci]]></category>

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		<description><![CDATA[di Angelo Carlo Licci La pianta che nasce dal cuore fiorisce; radici truffate, strappate, malate, nel seme di Dio rigenerate. Virgulti, germogli che escon di fuori in cerca di spazi, di luoghi e di cuori, di cieli con nubi che specchiano il mare che un solo gabbiano può navigare. Respiri con gemiti dal corpo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10826&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Angelo Carlo Licci</strong></p>
<div id="attachment_1376" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/07/coloriesapori.jpg"><img class="size-full wp-image-1376" title="Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/07/coloriesapori.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)</p></div>
<blockquote><p>La <strong>pianta che nasce</strong><br />
dal cuore fiorisce;<br />
radici truffate, strappate, malate,<br />
nel seme di Dio rigenerate.<span id="more-10826"></span></p>
<p>Virgulti, germogli che escon di fuori<br />
in cerca di spazi, di luoghi e di cuori,<br />
di cieli <strong>con nubi che specchiano il mare</strong><br />
che un solo gabbiano può navigare.</p>
<p>Respiri con gemiti dal corpo di donna<br />
che con l&#8217;anima anela al cuor di Madonna,<br />
vigore <strong>rinato or lei</strong> può gridare<br />
giustizia con pace è questo il suo amare.</p>
<p>E sotto quel quadro di “madre celeste”<br />
due cuori riuniti dal <strong>cammino in foreste</strong>,<br />
quei sogni svaniti or son diventati<br />
colori di gioia, due bimbi, rinati.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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			<media:title type="html">redazioneculturasalentina</media:title>
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			<media:title type="html">Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)</media:title>
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		<title>Il culto delle Donne nella pittura di Rosanna Scorrano</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 02:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[opere di Rosanna Scorrano]]></category>
		<category><![CDATA[Pittrici Salentine]]></category>
		<category><![CDATA[pittura salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Rosanna Scorrano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Debora De Massimo Rosanna Scorrano nasce in Svizzera a Langenthal ma rientra in Italia già da bambina. Esprime, fin da piccola, interesse per l’arte e frequenta, infatti, il liceo artistico e in seguito l’Accademia di belle arti di Lecce. Oggi vive e coltiva la sua passione per la pittura a Parabita. Ha partecipato negli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10777&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Debora De Massimo</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 487px"><img src="http://img824.imageshack.us/img824/269/rosanna3lussuria.jpg" alt="luss" width="477" /><p class="wp-caption-text">Rosanna Scorrano, &quot;Lussuria&quot;</p></div>
<p style="text-align:justify;"><strong>Rosanna Scorrano</strong> nasce in Svizzera a Langenthal ma rientra in Italia già da bambina. Esprime, fin da piccola, interesse per l’arte e frequenta, infatti, il liceo artistico e in seguito l’Accademia di belle arti di Lecce. Oggi vive e coltiva la sua passione per la pittura a <strong>Parabita</strong>. Ha partecipato negli anni a varie mostre e concorsi.</p>
<p><span id="more-10777"></span><br />
<img class="alignleft" src="http://img546.imageshack.us/img546/3778/rosanna4.jpg" alt="mary" width="277" height="346" />
<p style="text-align:justify;">L’opera intitolata “<strong>Lussuria</strong>”, ad esempio, è stata protagonista della collettiva d’arte “<em>I 7 Peccati Capitali</em>” al “Museo Faggiano” di Lecce, organizzata dall’associazione Menticalde@ART.</p>
<p>Una creatività per nulla scontata e convenzionale la portano a sperimentare diverse tecniche e a spaziare tra i vari generi pittorici con grande curiosità. Punto di forza però del suo creare, son le sue “<strong>Donne</strong>”. Espressione di indubbia <strong>femminilità</strong>, colpiscono per gli sguardi intensi e comunicativi.</p>
<p><img class="alignright" src="http://img109.imageshack.us/img109/4919/rosanna5.jpg" alt="gffgdd" width="277" height="346" />Dipinte con <strong>tratti liberi e colori forti</strong>, sfiorano una sensualità a volte celata, a volte audace. Sicuramente vive e vibranti come le emozioni che son capaci di evocare. Specchio dell’anima di una donna che, pur essendo oggi moglie e madre, non rinuncia a quella femminilità forte, dolce e misteriosa al tempo stesso che rende ogni <strong>donna unica e speciale</strong>.</p>
<br />Filed under: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/arte/'>Arte</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/personaggi/'>Personaggi</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/arte/pittura-arte/'>Pittura</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/recensioni/'>Recensioni</a> Tagged: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/artisti-salentini/'>Artisti salentini</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/culto-delle-donne/'>Culto delle Donne</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/de-de-massimo/'>De De Massimo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/opere-di-rosanna-scorrano/'>opere di Rosanna Scorrano</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/pittrici-salentine/'>Pittrici Salentine</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/pittura-salentina/'>pittura salentina</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/rosanna-scorrano/'>Rosanna Scorrano</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/10777/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/10777/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10777&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il giorno della memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dino Licci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[La musica di Wagner risuona tetra ed evocativa mentre immagini spettrali affollano la mia mente inquieta e sgomenta. Corpi esanimi, scheletri viventi, sembrano sfilare silenziosi e mesti tra i resti fumanti di forni crematori, grovigli di filo spinato, una sensazione di morte enfatizzata da questi suoni pomposamente colmi di retorica e capaci di eccitare le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10816&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><a href="http://criticazionee.altervista.org/2010/01/shoah-tra-modernita-e-antichita-tra-silenzio-e-memoria/"><img class="aligncenter" src="http://digilander.libero.it/Gabrilenji/foto/olocausto_05.jpg" alt="FRD" width="481" height="387" /></a><strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:justify;">La musica di </span><strong>Wagner</strong><span style="text-align:justify;"> risuona tetra ed evocativa mentre immagini spettrali affollano la mia mente inquieta e sgomenta. Corpi esanimi, scheletri viventi, sembrano sfilare silenziosi e mesti tra i resti fumanti di forni crematori, grovigli di filo spinato, una sensazione di morte enfatizzata da questi suoni pomposamente colmi di retorica e capaci di eccitare le masse, l’armento da trascinare in un </span><strong>olocausto</strong><span style="text-align:justify;"> purificatore, nell’idea di redenzione che animava il compositore e saggista tedesco.<span id="more-10816"></span></span></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><img class=" " src="http://biografieonline.it/img/bio/a/Adolf_Hitler.jpg" alt="http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=127&amp;biografia=Adolf+Hitler" width="244" height="300" /><p class="wp-caption-text">Adolf HITLER (1889-1945)</p></div>
<p style="text-align:justify;"><strong>Hitler </strong>ne è soggiogato e s’inebria nella folle convinzione di una superiorità della razza ariana, del popolo tedesco che non può essere contaminato dal sangue degli ebrei. L’ideologia, il misticismo religioso, secoli e secoli di persecuzione verso i giudei deicidi, esplodono in una pazzia collettiva che farà proseliti  in tutta Europa. Il primo a scrivere un saggio ferocemente antirazzista fu il conte francese <strong>Joseph Arthur de Gobineau</strong>, mentre il primo a coniare il termine di <strong>antisemitismo</strong> fu l’agitatore tedesco <strong>Wilhelm Marr</strong>. Così l’idea della razza pura sconvolse l’Europa ed il mondo intero e  sembra quasi di sentire ancora l’odore del gas e dei forni crematori evocando i <strong>sei milioni di vittime</strong> che il <strong>terzo Reich</strong> fece ai danni degli ebrei.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante la notte tra il 9 ed il 10 Novembre  1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia cominciò, ad opera dei nazisti,  un’opera di  devastazione sistematica che sarebbe sfociata nel sacrificio supremo. In questa prima incursione, gli ebrei subirono danni incalcolabili: più di 7.000 negozi distrutti, decine e decine di templi e sinagoghe date alle fiamme, centinaia di morti e circa 30.000 ebrei deportati nei <strong>campi di concentramento</strong> di <strong>Dachau</strong>, <strong>Buchenwald</strong> e <strong>Sachsenhausen</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Fu la “<strong>Notte dei cristalli</strong>”,<strong> </strong>termine usato ironicamente dai nazisti per<strong> </strong>ricordare le innumerevoli vetrine rotte e l’assurda richiesta di far rimborsare agli ebrei il controvalore economico dei danni subiti. Comincia così la “<strong>Shoah</strong>” che indica il genocidio di un intero popolo ed il termine<em> </em>è molto più appropriato  di “olocausto” avendo quest’ultimo un significato vagamente religioso che  potrebbe  far pensare all’espiazione di una colpa mai commessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la notte dei cristalli non fu esattamente l’inizio della persecuzione. Se ne ebbe  sentore fin dal 1933 e dal 1935 con le “<strong>leggi razziali di Norimberga</strong>” e si protrasse fino al <strong>27 Gennaio del 1945,</strong> quando le truppe sovietiche dell’Armata rossa, marciando verso Berlino, s’imbatterono nella tristemente famosa <strong>Auschwitz</strong>, scoprendo il campo di concentramento dove i poveri esseri, scampati al massacro, furono finalmente liberati.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 27 gennaio è così diventato il <strong>giorno della memoria</strong> e lo si commemora sia per un doveroso ricordo di tante vittime innocenti, sia per evitare che casi simili si possano orribilmente ripetere in futuro. Ma perché la celebrazione non resti vuota retorica, dovremmo capire il motivo di tanta ferocia che colpì, oltre gli ebrei, gli zingari, i prigionieri politici, i testimoni di Geova, i partigiani, gli omosessuali, i portatori di handicap e per finire anche una parte del clero ma solo quando papa <strong>Pio XI</strong> prese finalmente posizione contro la Germania nazista con l’enciclica “<strong>Mit Brennender Sorge</strong>” (con viva preoccupazione).</p>
<p style="text-align:justify;">L’accusa che inizialmente fu lanciata contro gli ebrei fu quella di <strong>deicidio</strong> e certamente bisogna ascrivere alla Chiesa cattolica la responsabilità di questa calunnia. Il potere temporale del papato usò per secoli questa motivazione a scopo punitivo nei confronti di questo popolo che si sarebbe macchiato dell’uccisione di Cristo e spinse il suo furore mistico fino ad introdurre misure restrittive anche riguardo la libertà personale degli ebrei, con la creazione dei <strong>ghetti </strong>dove questi venivano relegati e con la pratica della conversione forzata effettuata a mezzo dell’<strong>Inquisizione. </strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 230px"><a href="http://www.talentonellastoria.com/Indagine/talento_nella_storia_gli_spirituali.htm"><img src="http://www.talentonellastoria.com/Indagine/spirituali/220px-Paolo_IV.jpg" alt="ftg" width="220" height="376" /></a><p class="wp-caption-text">Il Pontefice PAOLO IV (1555-1559)</p></div>
<p style="text-align:justify;">Era talmente diffusa la <strong>pratica di emarginazione</strong> degli ebrei, che non c’è da meravigliarsi nel leggere la bolla con cui <strong>Paolo IV</strong> avallò, il 15 Luglio 1555, la creazione dei ghetti spiegando con queste parole  la necessità delle misure antiebraiche:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong><em></em></strong><em>Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che sono condannati per propria colpa alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall&#8217;amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi, da rendere loro ingiuria in cambio della misericordia ricevuta, e da pretendere di dominarli invece di servirli come debbano; Noi, avendo appreso che nella nostra alma Urbe e in altre città e paesi e terre sottoposte alla Sacra Romana Chiesa, l&#8217;insolenza di questi ebrei è giunta a tal punto che si arrogano non solo di vivere in mezzo ai cristiani, ma anche in prossimità delle chiese senza alcuna distinzione nel vestire, e che anzi prendono in affitto case in vie e piazze principali, acquistano e posseggono immobili, assumono balie e donne di casa e altra servitù cristiana, e commettono altri misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano [...]</em><em></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Il documento continua su questo tono e pensate quanti danni ha potuto produrre un atteggiamento del genere nell’opinione pubblica mondiale.  Queste accuse furono mosse per secoli nei confronti dei Giudei e rimosse soltanto alla fine del XX secolo quando la Chiesa Cattolica, ad opera di <strong>papa Roncalli,</strong>  iniziò ad assumere un atteggiamento di apertura verso gli altri credo religiosi. Il Concilio ecumenico Vaticano II (ottobre 1965) finalmente abolì con il decreto <em>&#8220;</em><strong>Nostra Aetate</strong><em>&#8220;</em> la definizione di <strong>Ebrei deicidi</strong>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 267px"><a href="http://comune.sottoilmontegiovannixxiii.bg.it/la_figura_di_angelo_giuseppe_roncalli.aspx"><img src="http://comune.sottoilmontegiovannixxiii.bg.it/pages/Immagini/Giuseppe_Roncalli.gif" alt="giov" width="257" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Il Pontefice GIOVANNI XXIII (1958-1963)</p></div>
<p style="text-align:justify;">E a questo punto non posso non citare quel grande giornalista, ormai scomparso, che gratificò la mia giovinezza con scritti sempre ricchi di nozioni altamente formative per  il ragazzo che ero allora. Parlo di <strong>Augusto Guerriero</strong> che scriveva anche sulla rivista “Epoca” degli anni ‘60 con lo pseudonimo di <strong>Ricciardetto</strong> e che ha scritto un libro ormai introvabile ma di cui io custodisco gelosamente una copia. Il libro si chiama “<strong><em>Quaesivi et non inveni</em></strong>” e fa riferimento proprio all’accusa ingiusta mossa agli ebrei cercando inutilmente la prova della loro colpevolezza. Ecco due piccoli passi estrapolati dall’interessantissimo saggio:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>“<strong>La favola nefasta del deicidio</strong>. Nel merito, bisogna proclamare alto e forte che è «assurdo», che è «stupido», che è un insulto all’umana intelligenza chiamare deicida il popolo ebraico”.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>“<strong>Gesù e gli ebrei.</strong> L’accusa iniqua è stata sepolta. Ma &#8211; mi duole dirlo &#8211; credo che l’antisemitismo continuerà. […] Sono radici profonde, che non si svellono in un giorno. La predicazione della Chiesa fu efficacissima quando insegnava ad odiare l’ebreo. Sarà meno efficace ora che cercherà di insegnare ad amarlo. Perché allora secondava i bassi istinti dell’uomo. Da ora innanzi li contrasterà”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">E così continua fino all’assoluzione completa dell’accusa di deicidio nei confronti del popolo ebraico.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma c’è un alto fattore scatenante che può aver indotto una mente contorta come quella di Hitler a compiere tali atrocità. Egli predicava la superiorità della razza ariana incarnata dal popolo tedesco, su tutte le altre. Per raggiungere questo scopo, decise l’annientamento delle razze inferiori, che avevano contaminato la purezza germanica. Da quali insegnamenti gli derivavano queste sue intime convinzioni? Qualcuno si spinge a pensare che fece sua la “<strong>teoria del superuomo</strong>” di Nietzsche, che non poteva aver conosciuto personalmente perché il filosofo impazziva proprio durante gli anni in cui il dittatore nasceva.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 253px"><a href="http://it-it.abctribe.com/filosofia/nietzsche/_gui_397_2"><img src="http://it-it.abctribe.com/Disegni/Guide/Generiche/nietzsche%281%29.jpg" alt="fnitc" width="243" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900)</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ma gli insegnamenti di <strong>Nietzsche</strong> aleggiavano in quell’aria contaminata dalla follia e furono certamente male interpretati. La sorella di Nietzsche aveva raccolto in un volume dal titolo “<strong><em>Volontà di potenza</em></strong>” tutti gli appunti del fratello e sicuramente ebbe contatti sia con <strong>Hitler</strong>,<strong> </strong>che fu suo ospite a <strong>Weimar</strong>, che con <strong>Mussolin</strong>i anche se in forma epistolare. In qualche modo Hitler dovette essere influenzato dal filosofo e dalla musica di Wagner che Nietzsche aveva molto frequentato. Nietzsche era molto addentro agli studi biologici e dalla teoria evoluzionistica di Darwin; aveva appreso come la natura sia selettiva favorendo la sopravvivenza del più forte. Inoltre pensava che, se tutte le forme inferiori si erano evolute migliorandosi fino all’uomo, anche l’uomo avrebbe dovuto migliorarsi fino alla qualifica di superuomo. Quello che ne derivava, contro le stesse intenzioni del filosofo, era che se fosse esistita una razza di superuomini, ci sarebbe dovuta essere pure una razza di sottouomini che, appunto, Hitler identificò con gli Ebrei. Il resto è storia. Ed è la storia più drammatica del ventesimo secolo. Faremmo però un grande torto ad uno dei  filosofi più importanti della Storia se ascrivessimo a Nietzsche la colpa dei nefasti avvenimenti di cui trattiamo. Egli, infatti, si schierò apertamente contro l’amico di un tempo, il grande musicista Wagner accusandolo di decadentismo e condannando i suoi istinti nichilisti, la fatica, la morte come venivano glorificati dal Maestro. Niezsche amava il flauto, la musica dionisiaca e non poteva accettare l&#8217;ideale wagneriano secondo il quale la musica non sarebbe un punto di arrivo, ma un mezzo per esaltare il suo fervore mistico e l’antisemitismo sfrenato, dal quale Nietzsche, nonostante si pensi il contrario,  era indenne. Certo entrare nella mente di uomini che hanno fatto la Storia è cosa ardua e difficile, soprattutto in questo caso che resterà scolpito nella mente di tutta l’umanità per l’orrore e lo sgomento che ha suscitato.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il Giorno della memoria</strong> si celebra oltre che in Italia, nella stessa Germania, in Gran Bretagna e in tutti i paesi dell’Onu in omaggio alle vittime di una persecuzione assurda e incredibilmente feroce. L’episodio è considerato una catastrofe di tali dimensioni da scuotere le coscienze degli abitanti di tutto il mondo e va costantemente ricordata ad impedire che episodi analoghi si verifichino in futuro.</p>
<p style="text-align:justify;">E proprio conseguentemente all’orrore che la Shoah ha suscitato nel mondo, nel 1948 è stata promulgata da parte delle Nazioni Unite la <em>“</em><strong>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo</strong><em>”</em> che qui possiamo sintetizzare citando il suo primo articolo che deve rimanere come segno inconfutabile dell’eguaglianza di tutti i cittadini del mondo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Molti saggi ed opere letterarie sono stati scritti intorno alla Shoah e io non posso  certo esimermi a questo punto di ricordare <strong>Primo Levi</strong> che ha contribuito a tratteggiare con grande maestria le brutture di questo nefasto periodo storico. “<strong><em>Se capire è impossibile, conoscere è necessario</em></strong>” egli ha scritto, sintetizzando così  l’enorme  difficoltà  che si prova nell’accettare che tutto ciò sia veramente accaduto.</p>
<p style="text-align:justify;">Onore a lui ed a tutte le vittime dell’umana follia.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 240px"><a href="http://girolangolo.blogspot.com/2010/11/se-questo-e-un-uomo-primo-levi.html"><img src="http://1.bp.blogspot.com/_X6owxj58bAU/TOli8DkxH0I/AAAAAAAACDU/fTvD-ndeU30/s1600/c67.jpg" alt="primol" width="230" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Primo LEVI (1919-1987)</p></div>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.lettermagazine.it/2011/cinema-tv/lurlo-dellorrore/attachment/shoah-2/"><img class=" aligncenter" src="http://www.lettermagazine.it/wp-content/uploads/2011/01/Shoah-2.jpg" alt="SHOAH" width="382" height="312" /></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/storia/'>Storia</a> Tagged: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/27-gennaio-del-1945/'>27 Gennaio del 1945</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/antisemitismo/'>antisemitismo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/augusto-guerriero/'>Augusto Guerriero</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/auschwitz/'>Auschwitz</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/buchenwald/'>Buchenwald</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/campi-di-concentramento/'>campi di concentramento</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo/'>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/dino-licci/'>dino licci</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/ghetti/'>ghetti</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/giorno-della-memoria/'>giorno della memoria</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/hitler/'>Hitler</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/joseph-arthur-de-gobineau/'>Joseph Arthur de Gobineau</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/leggi-razziali-di-norimberga/'>leggi razziali di Norimberga</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/marr/'>Marr</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/mussolini/'>Mussolini</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/notte-dei-cristalli/'>Notte dei cristalli</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/olocausto/'>Olocausto</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/paolo-iv/'>Paolo IV</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/papa-roncalli/'>papa Roncalli</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/pratica-di-emarginazione/'>pratica di emarginazione</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/primo-levi/'>Primo Levi</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/quaesivi-et-non-inveni/'>Quaesivi et non inveni</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/ricciardetto/'>Ricciardetto</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/shoah/'>Shoah</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/teoria-del-superuomo/'>teoria del superuomo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/terzo-reich/'>terzo Reich</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/wagner/'>Wagner</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/10816/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/10816/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10816&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tenuta dentro, a lungo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 05:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Camboa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori salentini]]></category>
		<category><![CDATA[culturasalentina]]></category>
		<category><![CDATA[pierluigicamboa]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro una spessa coltre Di cumulo-nembi S’arrestò il volo arabescato Del falco sognatore. E venne giù uno scroscio Con tonante fragore, Come un costone di roccia Da una cava minata, Con angoscioso rombo, Gridando il suo dolore. E la possente, solitaria Vallonea s’accorse che, Frusciante e battente, La pioggia notturna Saltellava danzando Leggiadra, in lontananza, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10811&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1608" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/07/vallonea3.jpg"><img class="size-full wp-image-1608" title="Pasquale Urso: &quot;La quercia vallonea&quot;" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/07/vallonea3.jpg?w=500&#038;h=343" alt="" width="500" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Pasquale Urso: &quot;La quercia vallonea&quot;</p></div>
<blockquote><p><em>Contro una spessa coltre<br />
Di cumulo-nembi<br />
S’arrestò il volo arabescato<br />
Del falco sognatore.<span id="more-10811"></span><br />
E venne giù uno scroscio<br />
Con tonante fragore,<br />
Come un costone di roccia<br />
Da una cava minata,<br />
Con angoscioso rombo,<br />
Gridando il suo dolore.<br />
E la possente, solitaria<br />
Vallonea s’accorse che,<br />
Frusciante e battente,<br />
La pioggia notturna<br />
Saltellava danzando<br />
Leggiadra, in lontananza,<br />
Sul granitico selciato,<br />
Tuffatasi, decisa,<br />
Dal margine reciso<br />
Della molesta nube…<br />
E un vortice di vento<br />
M’avvolse per intero<br />
Facendomi librare<br />
Sulla spiaggia deserta.<br />
Ed è qui che, solitario,<br />
D’un tratto ritrovai<br />
La mia vitalità,<br />
E, colto da un impeto<br />
Di cieca follia,<br />
Dopo un lungo,<br />
Interminabile silenzio,<br />
Durante il quale<br />
Con tanto rispetto<br />
Ti avevo tenuta dentro,<br />
Divenni paonazzo…<br />
E in quel grigio mattino<br />
Urlai al mare e al cielo<br />
Ed ai fantasmi del passato<br />
Che pur se del tutto<br />
Il mio carme per te<br />
Restasse inascoltato,<br />
L’inestinguibile ricordo<br />
D’un’emozione vera<br />
Vivrà comunque in me!</em></p></blockquote>
<br />Filed under: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/scrittori-salentini-2/poesie-scrittori-salentini/'>Poesie</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/scrittori-salentini-2/'>Scrittori salentini</a> Tagged: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/culturasalentina/'>culturasalentina</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/pierluigicamboa/'>pierluigicamboa</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/poesie/'>poesie</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/10811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/10811/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10811&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">piercamb</media:title>
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			<media:title type="html">Pasquale Urso: &#34;La quercia vallonea&#34;</media:title>
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		<title>La Logica e le Margherite  di  Elsa Mola</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 00:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Augusto Benemeglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori salentini]]></category>
		<category><![CDATA[augusto benemeglio]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura salentina]]></category>
		<category><![CDATA[elsa mola]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Bagliori tra Leuca e Costantinopoli Un libro di liriche sospese tra l’evocazione e l’allusione, l’ironia e il fil di fumo della Butterfly, il flauto e il violoncello, il volto e la conchiglia sonora, il volo della gazza tra gli ulivi e la picchiata del gabbiano nel mare messapico, quello di Elsa Mola, dal titolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10590&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10797" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/elsa-mola.jpg"><img class="size-full wp-image-10797" title="elsa mola" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/elsa-mola.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Elsa Mola a Lecce</p></div>
<p><strong>1. Bagliori tra Leuca e Costantinopoli</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Un libro di liriche sospese tra l’evocazione e l’allusione, l’ironia e il fil di fumo della <em>Butterfly</em>, il flauto e il violoncello, il volto e la conchiglia sonora, il volo della gazza tra gli ulivi e la picchiata del gabbiano nel <strong>mare messapico</strong>, quello di Elsa Mola,<span id="more-10590"></span> dal titolo sibillino e filosofico, <em>La Logica e le Margherite</em>, Arcipelago edizioni, Milano, 2011. Si tratta di un <em>unicum</em>, una piccola epopea di frammenti, accadimenti che accendono bagliori qua e là, tra i germogli del vento di finibus terrae di Capo di Leuca e gli occhi che tagliano le melodie tutte islamiche di Istanbul, la vecchia Costantinopoli. Tra gli specchi di labbra di Brindisi e le mute grida e la cenere di Baghdad, in un ricercato <strong>controcanto mediterraneo</strong>, o attrito smorzato, rispetto alla lapidarietà lucida e bianca, pura come una ferita d’amore, di una Dickinson, a cui si rifà la Mola, in alcuni accenti.</p>
<p style="text-align:justify;">L’autrice è salentina, più specificamente leccese, <strong>città d’arte e di miele</strong> che a sera si accende come un insieme di rose spinose, oppure diventa tramonto simile a bestia macellata di memoria bodiniana. Città estrema, calda e passionale, città araba che sa essere anche ironica, o meglio autoironica. Tutta la poesia di Elsa Mola è, dunque, ossessione d’amore, a dispetto del titolo “filosofico”? Non esattamente.</p>
<p><strong>2. Labirinto di Arianna</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In <em>La Logica e le Margherite</em> c’è un po’ di tutto, anche la filosofia. E la mitologia. Il simbolo. Una sorta di labirinto d’Arianna, un gioco degli specchi, o anche di voci, di echi, di rinvii, che vanno dai richiami letterari mitologici ai motti di spirito, dall’ironia alla sciarada, dalla citazione all’ammiccamento erudito; c’è la logica dell’assurdo, appunto, mescolata con il grottesco e la scissione dell’io, che è propria del nostro tempo. Ci sono intrecci e sbarramenti, frammenti di memoria, fantasie, sogni, gioco delle metafore, fuga dalle asprezze dell’erudizione, una sorta di psicomachia fra <strong>Apollo e Dioniso</strong>, Forma e Senso, risvegli di coscienza: “dal lungo sonno/durato molti anni/qualcuno volle svegliarmi”. Per Elsa Mola, &#8211; un’Arianna di memoria niciana, che si trova ora nel momento fondante del suo passaggio dal logico e lineare Teseo al simultaneo e risonante Dioniso- svegliarsi è stato, in questo caso, probabilmente- come dice Deleuze- “una questione di clinica, di salute, di guarigione”. Ed ecco che i miti, i simboli, le favole, le margherite, altro non sono che vie di fuga dai “fatti”, dalla “nuda brutalità dei fatti”: violenza, dolore, morte, cose ormai diventate banali che accadono ogni giorno e che entrano nelle nostre case con assoluta noncuranza.</p>
<p><strong>3. Raccoglitrice di favole</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Escludi dal tuo canto il reale, perché è vile</em>” disse Mallarmè ad un giovane poeta. Elsa non esclude il reale, anzi lo soffre molto, ma cerca di affrontarlo con uno spirito nuovo, uno <strong>spirito danzante</strong>:</p>
<blockquote><p><em>slacciati i sandali<br />
mescolate le chiome<br />
è tempo di riprendere<br />
a danzare sull’erba<br />
è tempo di rimuovere le antiche pene<br />
scrollare gli affanni</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Se Baudelaire aveva fiutato <strong>un mistero nelle immondizie delle metropoli</strong>, e l’aveva fatto con una lirica di fosforescente sfavillio, era riuscito a fondere immagini dissonanti, luce a gas e cielo crepuscolare, profumo di fiori e odore di catrame, Elsa Mola raccoglie le favole più abusate e trite della sua infanzia, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, La bella Addormentata, ecc., per farne un corollario di ironiche e grottesche malinconie. E lo fa con leggerezza e intensità; con versi free jazz, a volte, pieni di angosciosa gioia e armonioso lamento, versi che cercano farfalle, profumi, fiori, una via di fuga dal labirinto di una <strong>storia-incubo</strong> da cui tutti cerchiamo di risvegliarci. Versi che sono vetri spezzati, frammenti, cocci, frantumi, che talora inseguono il misticismo orientale di un Tagore, per cercare di ricomporre il tutto, in quell’unità, quell’interezza a cui accennavamo. Per trovare quell’oscura radice che sta oltre</p>
<blockquote><p><em>gli ulivi contorti<br />
possenti scavati</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">della sua terra salentina, che</p>
<blockquote><p><em>immobili offrono al cielo<br />
foglie d’oro e d’argento</em></p></blockquote>
<p>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma cosa c’è dietro quegli ulivi sacri ad Athena, che resistono fino a quando non vengono straziati dal fuoco?</p>
<blockquote><p><em>Un fascio di gialle margherite</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">ovvero la poesia, di cui</p>
<blockquote><p><em>faremo ghirlande da offrire</em></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">E’ quello il <strong>sentiero invisibile</strong>, la strada obbligata che porta alla trascendenza, all’armonia, a quell’interezza che nessuno può vedere, nè afferrare.</p>
<p>Roma, 7 gennaio 2012, Augusto Benemeglio</p>
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		<title>Tra me e il mare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 01:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori salentini]]></category>
		<category><![CDATA[lele mastroleo]]></category>
		<category><![CDATA[Mare del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[poesia sul mare]]></category>
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		<description><![CDATA[di Lele Mastroleo &#8230;il mare da quaggiù non serve a bagnarsi è solo racconto di sirene, lama che graffia la pelle allo scoglio. Il mare da quaggiù suona melodie antiche - che sanno di sale, che strappano una lacrima - alla luna grigia di febbraio, che fanno ritornare, che interrompono il viaggio prima di partire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10661&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Lele Mastroleo</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://farm3.staticflickr.com/2373/1761800238_3973d22ad4.jpg" alt="Il mare d'inverno di Gianfranco Budano ©" width="500" height="324" /><p class="wp-caption-text">Il mare d&#039;inverno di Gianfranco Budano(©)</p></div>
<blockquote><p><em>&#8230;il mare da quaggiù non serve a bagnarsi</em><br />
<em> è solo racconto di sirene,</em><br />
<em> lama che graffia la pelle allo scoglio.</em><br />
<em> Il mare da quaggiù suona melodie antiche<span id="more-10661"></span></em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> che sanno di sale,</em><br />
<em> che strappano una lacrima</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> alla luna grigia di febbraio,</em><br />
<em> che fanno ritornare,</em><br />
<em> che interrompono il viaggio prima di partire</em><br />
<em> e nascondono la voce dentro la risacca.</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> E’ quel sogno violento di bimbo</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> che lega il carro con il cordoncino dei pochi anni</em><br />
<em> e stringe forte il destino nelle tenere mani</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> affinché non gli sfugga quella piccola bottiglia</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> in cui ha messo tutti i suoi messaggi,</em><br />
<em> nella quale ha mischiato</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> il sonno triste della ragione con le speranze</em><br />
<em> e spinge il treno sui vagoni della Fortuna</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> a rincorrere un cielo azzurro,</em><br />
<em> che non gli faccia mai più storcere il cuore.</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> Il mare da quaggiù ha la faccia svelta delle donne,</em><br />
<em> delle api operaie che fuggono il tempo</em><br />
<em> della loro sapienza per spazzare l&#8217;aria</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> dai malefici e dai dolori.</em><br />
<em> Sante vecchie madri per sempre.</em></p>
<p><em>E’ in quegli sguardi immensi nei quali si rintana l&#8217;universo.</em><br />
<em> è in quelle sicure mani che si strappano le ultime fette</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">-</span></em><br />
<em> di pane alla vita e fanno pranzo e fanno cena.</em><br />
<em> <span style="color:#ffffff;">- </span></em><br />
<em> &#8230; il mare da quaggiù non serve a bagnarsi.</em><br />
<em> E’ solo più limpido di qualsiasi rancore,</em><br />
<em> e ci basta, per adesso&#8230;</em></p></blockquote>
<p>Lele Mastroleo (dicembre 2011)</p>
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			<media:title type="html">Il mare d&#039;inverno di Gianfranco Budano ©</media:title>
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	</item>
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		<title>Spaccati</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 05:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Foto Caputo]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Caputo]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccati Mostra Fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto 2009]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto L’Aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Caputo Il progetto fotografico “Spaccati” nasce dalla mia esperienza di volontariato come ingegnere nel territorio dell’Aquila, nel giugno del 2009. La lettura di queste immagini spinge a mettere in evidenza diversi “spaccati” (urbanistico, architettonico, sociale), dove ogni linea retta o di congiunzione temporale e spaziale è stata inesorabilmente rotta. Non si vuole raccontare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10687&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>di Pierluigi Caputo</strong></p>
<div id="attachment_10773" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/spaccati-1.jpeg"><img class="size-full wp-image-10773" title="Spaccati 1" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/spaccati-1.jpeg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">L’Aquila, Centro storico, giugno 2009 – ph. Pierluigi Caputo</p></div>
<p style="text-align:justify;">Il <strong>progetto fotografico</strong> “<em>Spaccati</em>” nasce dalla mia esperienza di <strong>volontariato</strong> come ingegnere nel territorio dell’<strong>Aquila</strong>, nel giugno del 2009. La lettura di queste immagini spinge a mettere in evidenza diversi “spaccati” (urbanistico, architettonico, sociale), dove ogni linea retta o di congiunzione temporale e spaziale è stata inesorabilmente rotta.</p>
<p><span id="more-10687"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Non si vuole raccontare il <strong>disastro</strong> in quanto tale, ampiamente rappresentato e a volte sponsorizzato di media, quanto piuttosto <strong>“l’effetto generato”</strong> che il terremoto ha prodotto.</p>
<div id="attachment_10774" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/spaccati-2.jpeg"><img class="size-full wp-image-10774" title="Spaccati 2" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/spaccati-2.jpeg?w=500&#038;h=750" alt="" width="500" height="750" /></a><p class="wp-caption-text">Castelnuovo, San Pio delle Camere (L’Aquila), giugno 2009 – ph. Pierluigi Caputo</p></div>
<p style="text-align:justify;">Gli aquilani mi hanno dimostrato la loro voglia inesauribile di <strong>ricominciare</strong>, di continuare, andando alla ricerca della semplice e banale <strong>quotidianità</strong> nei cassetti delle loro case oramai distrutte, come anche nelle loro nuove case, le tende. La mancanza di quotidianità e di normalità era palpabile ovunque: una città blindata e militarizzata, dove ogni uomo si identificava in una divisa.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche le <strong>tendopoli</strong> erano luoghi blindati, decine e decine di corridoi di stoffa blu, dove i rapporti e le tensioni di vicinato erano esaltate ed esasperate dalla totale mancanza di privacy, dove ogni problema era il problema di tutti, dove ogni casa e ogni porta erano divenute una sola stanza e una sola porta. In quei giorni, tutto apparentemente era immobile, surreale. Le <strong>storie</strong> che ascoltavi erano infinite, diverse, uniche. La gente aveva il desiderio di raccontarti la propria vicenda, ogni persona ti regalava un’emozione singolare e indefinibile. E tu ricambiavi con un <strong>sorriso</strong> o con un abbraccio, perché la vicinanza era totale.</p>
<p style="text-align:justify;">Un giorno, vedendomi uscire dalla sua abitazione sfigurata, una signora mi ha rincorso e mi ha fatto una domanda semplice ma devastante: <em>“Ingegnere, ha visto se per caso sono fioriti i miei ciclamini?”</em>. Come si può non rispondere a una domanda così? Come si può non rispondere a chi ti ringrazia per qualsiasi cosa? Questo lavoro è un omaggio a tutti gli abruzzesi e a tutti i vigili del fuoco che ho incontrato, perché mi hanno fatto capire il senso della mia professione.</p>
<h5></h5>
<h5>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</h5>
<h5 style="text-align:justify;"><em>* Pierluigi Caputo è un ingegnere che all’Aquila ha collaborato come volontario subito dopo il sisma. Nato a Maglie in provincia di Lecce nel 1975, Caputo vive e lavora a Bologna, dove nel 2007 ha cofondato lo studio di architettura e ingegneria “CAT24”. Ha collaborato per diversi anni con il Dipartimento di Architettura e Pianificazione territoriale della Facoltà di Ingegneria di Bologna, approfondendo i propri studi su tematiche riguardanti l’architettura rurale della penisola italiana. Fotografo per passione, nel 2005 ha pubblicato per le Edizioni dell’Iride di Tricase il libro “La Masseria Grande di Surano. Valorizzazione ambientale e riuso delle masserie fortificate del Salento”.</em></h5>
<br />Filed under: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/category/territorio/'>Territorio</a> Tagged: <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/foto-caputo/'>Foto Caputo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/pierluigi-caputo/'>Pierluigi Caputo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/spaccati-mostra-fotografica/'>Spaccati Mostra Fotografica</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/terremoto-2009/'>terremoto 2009</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/terremoto-abruzzo/'>terremoto Abruzzo</a>, <a href='http://culturasalentina.wordpress.com/tag/terremoto-laquila/'>terremoto L’Aquila</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/10687/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/10687/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10687&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Fëdor Michajlovič Dostoevskij</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 08:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dino Licci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Dostoevskij. poemi]]></category>
		<category><![CDATA[I fratelli Karamàzov]]></category>
		<category><![CDATA[il grande inquisitore]]></category>

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		<description><![CDATA[Si, noi facciamo poesie, cantiamo i nostri amori, le nostre angosce, le nostre delusioni, ma spesso personali e passeggere. I grandi dell’arte, della letteratura, della musica, ci hanno invece lasciato pagine stupende e parole pregne d’insegnamenti e profonde considerazioni di carattere universale, come quelle che Fëdor Michajlovič Dostoevskij fa dire al suo personaggio Ivan, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10529&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij"><img class=" " src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/58/Dostoevskij_1872.jpg" alt="" width="500" height="623" align="center" /></a><p class="wp-caption-text">Fëdor Dostoevskij</p></div>
<p style="text-align:justify;">Si, noi facciamo poesie, cantiamo i nostri amori, le nostre angosce, le nostre delusioni, ma spesso personali e passeggere. I grandi dell’arte, della letteratura, della musica, ci hanno invece lasciato pagine stupende e parole pregne d’insegnamenti e profonde considerazioni di carattere universale, come quelle che Fëdor Michajlovič Dostoevskij fa dire al suo personaggio <strong>Ivan</strong>, che vorrebbe scrivere un poema sul <strong>grande inquisitore</strong>,<span id="more-10529"></span> l’alto prelato che incontra Gesù ritornato sulla terra e lo trascina in prigione. <strong>C’è qui condensata tutta l’angoscia dell’uomo, la sua spasmodica ricerca della Verità</strong> e l’incongruenza tra una Chiesa ricca, opulenta, superba ed il messaggio evangelico predicato agli albori del Cristianesimo. Parliamo quindi di Dostoevskij per trarne un insegnamento di vita e un’occasione di meditazione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Fëdor Michajlovič Dostoevskij</strong> La storia dell’umanità è caratterizzata da processi evolutivi che riguardano il suo soma, la sua psiche, ma soprattutto la sua conoscenza che dai primordi della civiltà fino ad oggi, sembra seguire, per dirla con <strong>Hegel</strong>, un andamento eliodromico e cioè da oriente verso occidente, come fa il sole durante il suo apparente viaggio quotidiano intorno alla terra. Solo che Hegel vedeva nella Germania del suo tempo il punto d’arrivo della civiltà gnoseologica, mentre noi oggi ci accorgiamo che forse il percorso continuerà fino a riguadagnare i luoghi di partenza : quella Cina e quell’ India che proprio oggi accrescono il loro peso nel mondo da qualsiasi angolazione le si voglia guardare. Questa premessa è necessaria ove si consideri che voglio parlarvi di quel Fëdor Michajlovič Dostoevskij che tanto ci ha affascinato con i suoi innumerevoli romanzi pregni di stimoli e di tensione emotiva. Egli nacque a Mosca nel 1821, quando il periodo illuminista, figlio in un certo senso della rivoluzione francese, aveva esaltato il ruolo della ragione, suscitando entusiasmi tali da sfociare poi in quel positivismo che sancirà il primato della scienza, ritenuta capace di spiegare le origini del mondo e il suo destino. L’entusiasmo per il sapere scientifico crebbe a punto tale che <strong>Laplace, a Napoleone</strong>, che gli chiedeva come mai non avesse lasciato nessuno spazio a Dio in un suo saggio filosofico, rispose: “Cittadino primo console, non ho avuto bisogno di questa ipotesi”. Io non mi sognerei mai di contestare chi ricerca la verità anche al di fuori di Dio pur bocciando nel mio intimo l’ateismo proprio come faccio con qualsiasi credo dogmatico, ma ognuno, come diceva Voltaire, deve essere libero di esprimere il proprio parere e di ricercare la verità secondo le proprie inclinazioni e le proprie conoscenze.</p>
<p style="text-align:justify;">Queste ultime aumentano di molto se si attinge, attraverso la lettura, ai grandi pensatori del passato, che illuminano la nostra mente con teorie, le più svariate e a volte contraddittorie, ma sempre costruttive per chi voglia allenare il proprio pensiero alla logica e alla dialettica. La storia della conoscenza non è certo lineare ma procede lentamente, talvolta negando le conquiste appena acquisite, ma apportando sempre nuovi contributi al sapere così come vuole la Scienza, che è per definizione falsificabile e assoggettata alla verifica sperimentale. Così all’entusiasmo positivista si contrapposero quei movimenti filosofici, che troveranno terreno fertile nell’esistenzialismo di <strong>Heidegger,</strong> nello spiritualismo di <strong>Bergosn</strong> o nella psicanalisi di <strong>Freud</strong>, menti inquiete che rivendicheranno la complessità dell’animo umano, che non potrà essere mai imbrigliato in complesse formule chimiche e matematiche, come la Scienza del tempo avrebbe voluto. Dostoevskij è come il precursore di questi grandi pensatori preludendo, con la forza dei suoi romanzi, sia all’esistenzialismo che alla psicanalisi di Freud ed entrando di prepotenza nel novero dei grandi filosofi del suo tempo. Egli visse in Russia, al tempo degli zar, quando <strong>l’espressionismo dei Van Gogh, dei Gauguin, dei Munch, o dei Matisse</strong>, non era ancora arrivato a scavare nei più reconditi recessi dell’animo umano, eppure i suoi personaggi dimostrano una tensione interiore, una mescolanza di umori, che sfociano nel dramma, nel pathos, regalandoci pagine di sublime bellezza ed eleganza, che nulla hanno da invidiare all’espressività pittorica. Forse tale capacità gli derivavano in parte dalla sua vita inquieta, ricca di episodi tragici e devastanti per la sua psiche. Episodi che egli apparentemente superò, ma che gli valsero un’esacerbazione dei suoi attacchi epilettici cominciati quando il padre, ricco possidente della nobiltà russa, fu assassinato dai suoi stessi contadini, che così punivano la sua tracotanza e la sua eccessiva severità. La stessa severità che gli contestava il nostro romanziere augurandogli quella morte che, quando sopravvenne, gli fece credere di essere stato un parricida latente, motivo per il quale il nostro eroe, anzi la sua psiche, si puniva aumentando la frequenza dei suoi malori. Un altro episodio che lo segnò profondamente, fu la condanna a morte che sia pure commutata proprio all’ultimo momento in un certo numero di anni di reclusione da scontarsi in Siberia, pure gli comportò un trauma psichico dal quale non si sarebbe più liberato.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 277px"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij"><img class=" " title="Dostoevskij 1863 (da Wikipedia)" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9b/Dostoevskij_1863.jpg" alt="" width="267" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Dostoevskij 1863 (da Wikipedia)</p></div>
<p style="text-align:justify;">Troveremo traccia di questi funesti episodi in <strong>Delitto e castigo</strong> e ne <strong>L’idiota</strong> mentre nelle <strong>Memorie della casa dei morti</strong> ci descriverà il degrado cui può arrivare l’umanità nelle estreme condizioni di disagio cui la reclusione lo indusse. <strong>Il Giocatore</strong> tratteggerà ancora il masochismo di un Dostoevskij proiettato nel protagonista che si abbandona al gioco fino a perdere tutto, anche la propria dignità, mostrando un uomo schiavo dei propri sensi di colpa, quelli che derivano probabilmente da un’interpretazione troppo severa dei principi etici e religiosi. Essa proromperà in modo assai evidente, nel suo massimo capolavoro, <strong>I fratelli Karamàzov, l’ultimo impegno della sua vita, che esalterà un bisogno di Dio</strong>, che emerge tra dubbi, ripensamenti e continui conflitti tra dogma, ragione, morale e libero arbitrio. Molti autori moderni considerano Dostojevski più un filosofo che uno scrittore, ma credo sia interessante ricordare che Freud invece lo considerava un precursore della psicoanalisi ma anche un nevrotico affetto da bisessualità, complesso edipico e tendenza al masochismo. Freud descrive nel saggio <strong>“Dostojevski e il parricidio”</strong> il nostro grande scrittore come un essere in perenne conflitto con se stesso, combattuto tra l’obbedienza allo zar e il credo cattolico e con una personalità potenziale criminale, dotata di un’aggressività, che egli dirotta verso se stesso imbrigliandola in un evidente masochismo. Io non so se l’analisi freudiana sia esatta anche perché considero la psicoanalisi una grande conquista, ma non ancora assurta alla dignità di scienza, essendo troppo assoggettata al parere dell’analista, il che la relega ancora nel campo dell’ermeneutica, ma , in questo caso, ci aiuta a conoscere la profonda tensione emotiva che percorreva la mente del grande scrittore russo. Dostojesvki, comunque sia, ci regala pagine di profonda meditazione e certamente raggiunge il culmine della sua maturità, con i fratelli Karamazov e, dentro di essi, in quella meravigliosa pagina del “grande inquisitore” dove si evidenzia la sua magistrale abilità di coinvolgerci nei suoi dubbi e nelle sue angosce.</p>
<p style="text-align:justify;">D’altronde ogni grande artista si esprime anche attraverso il proprio subconscio, dove regna sempre quel pizzico di costruttiva pazzia come dirà Jung, un altro cultore di problematiche esistenziali. Più semplicemente di queste menti eccelse, il grande regista francese <strong>François Truffaut</strong> era solito definire questo stato creativo con questa pittoresca espressione:<strong> “Tutti coloro che scrivono sono un po&#8217; matti. Il punto è rendere interessante questa follia.”</strong></p>
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			<media:title type="html">Dostoevskij 1863 (da Wikipedia)</media:title>
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		<title>La (s)fortuna di san Sebastiano. Antropologia di un culto patronale nel Salento</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 02:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Danieli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[San Sebastiano è uno tra i protettori civici più gettonati nel Salento. Il Martire, infatti, è patrono di ben cinque comuni: Copertino, Galatone, Gallipoli, Parabita e Racale, tutti in territorio della attuale diocesi di Nardò-Gallipoli. La nascita del culto a san Sebastiano in terra salentina va inserita nella più ampia cornice del Quattrocento europeo. Nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10749&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10751" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/copertino-colonna-di-san-sebastiano.jpeg"><img class="size-medium wp-image-10751" title="Copertino, Colonna di San Sebastiano" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/copertino-colonna-di-san-sebastiano.jpeg?w=500" alt="" width="500" /></a><p class="wp-caption-text">Copertino, Colonna di San Sebastiano</p></div>
<p align="JUSTIFY"><strong>San Sebastiano</strong> è uno tra i protettori civici più gettonati nel Salento. Il Martire, infatti, è patrono di ben cinque comuni: Copertino, Galatone, Gallipoli, Parabita e Racale, tutti in territorio della attuale diocesi di Nardò-Gallipoli.</p>
<p><span id="more-10749"></span></p>
<p align="JUSTIFY">La nascita del culto a san Sebastiano in terra salentina va inserita nella più ampia cornice del <strong>Quattrocento</strong> europeo. Nel sec. XV la <strong>Terra d’Otranto</strong>, come molte altre regioni d’Italia e d’Europa, vide una nuova tremenda diffusione di quel morbo nefasto che era la peste. Sin dall’inizio dell’epidemia fu invocata l’intercessione del Santo martire, già da tempo considerato protettore particolare contro il contagio. Quando nell’estate del 680 a Roma era improvvisamente scoppiata una violenta pestilenza, infatti, richiesto il patrocinio di san Sebastiano il male si era arrestato. Per tale episodio e per molti altri episodi simili si consolidò presto la fama del Santo come di un potente taumaturgo, specie contro i contagi epidemici. Non a caso, il papa san <strong>Gregorio Magno</strong> lo annoverò al terzo posto nella serie dei sette santi ausiliatori.</p>
<div id="attachment_10750" class="wp-caption alignright" style="width: 227px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/cattedrale-di-gallipoli-statua-argentea-di-san-sebastiano-1770.jpeg"><img class="size-medium wp-image-10750" title="Cattedrale di Gallipoli, Statua argentea di San Sebastiano (1770)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/cattedrale-di-gallipoli-statua-argentea-di-san-sebastiano-1770.jpeg?w=217&#038;h=280" alt="" width="217" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Cattedrale di Gallipoli, Statua argentea di San Sebastiano (1770)</p></div>
<p align="JUSTIFY">Una volta propagatosi universalmente il culto verso san Sebastiano, se ne rilesse la facoltà taumaturgica alla luce della <em>Passio </em>e delle rappresentazioni iconografiche ad essa ispirate. Per taluni studiosi, infatti, la particolare invocazione contro le pestilenze sarebbe da riportare ad una commistione di elementi tratti dal mondo classico e scritturistico con la cronaca leggendaria del martirio del Santo. Da tale narrazione si apprende che a Sebastiano fu inflitto l’atroce supplizio delle frecce. In queste si scorgerebbe il <strong>simbolo della collera</strong> divina nel pensiero giudaico (Salmo 7, 13) e della vendetta di Apollo nella letteratura greca (Iliade, I, 10-68). Per il fatto di essere scampato alla morte, nonostante i tiri degli arcieri, Sebastiano sarebbe stato assunto quale protettore contro le pestilenze, scagliate come strali dell’ira divina.Così pure il nostro santo fu invocato in periodi di tremende epidemie di vaiolo, tifo e colera che spesso, fino ai progressi della medicina moderna, erano facili a confondersi con la peste stessa.</p>
<p align="JUSTIFY">Ai motivi precedentemente espressi per motivare la scelta di san Sebastiano quale patrono principale dei cinque comuni salentini, gran parte dei quali di tradizione italo-greca, ritengo ne vada aggiunto un altro: nella seconda metà del Quattrocento il rito latino iniziava a prendere il sopravvento su quello greco, che gli avrebbe completamente ceduto il passo solo alla fine del XVII secolo. Tra i latini si avvertiva con molta probabilità la necessità di presentare alla venerazione popolare, quasi <strong>prevalentemente orientale</strong>, figure di santi occidentali non meno affascinanti di quelli bizantini. Tra questi, i più amati dalla gente erano i santi guerrieri, divenuti emblema del compito proprio di ogni credente di difendere la propria fede, combattendo l’errore, fino all’effusione del sangue. I numerosi affreschi rupestri bizantini raffiguranti san Giorgio e san Demetrio, sparsi in tutta la Terra d’Otranto, ne sono una chiara testimonianza. San Sebastiano, militare e martire come loro, certamente non aveva nulla da invidiare a tali audaci intercessori. Perciò, per le caratteristiche comuni a questi suoi colleghi orientali, poteva apparire come la figura latina ideale ad attecchire in suolo bizantino, quale era il Salento dell’epoca. D’altronde, il nostro Santo fu molto venerato anche in Oriente. Tra i greci, infatti, se ne celebrava la memoria il 18 dicembre, anziché il 20 gennaio come nell’area latina.</p>
<div id="attachment_10752" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/galatone-porta-san-sebastiano.jpeg"><img class="size-medium wp-image-10752 " title="Galatone, Porta San Sebastiano" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/galatone-porta-san-sebastiano.jpeg?w=186&#038;h=280" alt="" width="186" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Galatone, Porta San Sebastiano</p></div>
<p align="JUSTIFY">È però una fortuna relativa quella di san Sebastiano nel Salento: nei comuni in cui è protettore il suo culto è stato soppiantato o sorpassato da altri culti compatronali o parapatronali. A Copertino è prevalso il patronato del compaesano san Giuseppe Desa; a Galatone sono il SS. Crocifisso della Pietà e la Madonna della Grazia ad aver calamitato la devozione popolare; a Gallipoli si venerano in maniera preminente sant’Agata di Catania e santa Cristina di Bolsena; a Parabita il posto d’onore è riservato alla <strong>Madonna della Coltura</strong>. Solo a Racale il culto a san Sebastiano si mantiene saldo e vivace dal punto di vista formale e reale. Una crisi, quella del culto salentino a san Sebastiano, spiegabile attraverso le categorie di una nuova antropologia religiosa e culturale. Il popolo è ormai affascinato da ben altre figure di santità, ricercando il sensazionale, il prodigioso e il miracolistico. Ciò aiuta a comprendere il perché della “fortuna” di santi come padre Pio da Pietralcina, a volte inconsapevoli oggetti di strumentalizzazioni e fuorvianze devozionistiche. San Sebastiano non attira più perché, forse, non si avverte come un tempo il pericolo della peste in costante agguato. Si dimenticano quei mali che intaccano la vita, la dignità e la coscienza di milioni di persone. Per dirla con gli antichi, insomma: “<em>a santo vecchio, non si accende lume</em>”!</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Riflessioni sulla “descrittione” tardo cinquecentesca della terra di Cupertino</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 05:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fernando Guida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sulla “Descrittione” tardo cinquecentesca della Terra di Cupertino Gli abitanti di Copertino, almeno fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, erano soliti indicare come “piscina” un vespasiano, chiuso in tempi recenti, ricavato al pianterreno del monastero delle Clarisse che si affaccia sulla odierna piazza del Popolo. Cosicchè tutti i vespasiani venivano definiti “piscina”, soprattutto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&amp;blog=7488674&amp;post=10737&amp;subd=culturasalentina&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/cupertino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10739" title="Cupertino" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/cupertino.jpg?w=500&#038;h=357" alt="" width="500" height="357" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Riflessioni sulla “Descrittione” tardo cinquecentesca della Terra di Cupertino</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Gli <strong>abitanti di Copertino</strong>, almeno fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, erano soliti indicare come “piscina” un vespasiano, chiuso in tempi recenti, ricavato al pianterreno del monastero delle Clarisse che si affaccia sulla odierna piazza del Popolo. Cosicchè tutti i <strong>vespasiani</strong> venivano definiti “piscina”,<span id="more-10737"></span> soprattutto nel dialetto locale. Ebbene, pare che il termine “piscina” sia stato tramandato di generazione in generazione perché “quasi nel centro di detta Terra” i nostri antenati avevano creato un luogo, che “a quei tempi era grandissimo”, dove facevano convogliare le impetuose acque piovane che d’inverno scendevano pericolosamente dalla circostanti colline di Copertino. Quel luogo era chiamato “piscina” e nella seconda metà del <strong>Cinquecento</strong> venne in gran parte coperto per la costruzione del Monastero delle Clarisse, che aveva inglobato pure una “scala che antiquamente era di ebbrei, ove si congregavano”. Evidentemente era un luogo di culto dove si riunivano gli ebrei, numerosi a Copertino, specialmente nel Quattrocento quando godevano della protezione di Maria d’Enghien, Tristano Chiaromonte e Giovanni Antonio Orsini del Balzo, rispettivamente Contessa di Lecce, Signore di Copertino e Principe di Taranto.</p>
<p>E’ ciò che emerge considerando quanto viene raccontato dall’estensore della <strong>“<em>Descrittione</em>” di Cupertino</strong> conservata nell’Archivio Generale Agostiniano in Roma. Si tratta di un documento molto importante per la storia di Copertino. Se non altro per la conferma di quanto finora ignorato o cautamente affermato dagli studiosi.</p>
<p>Il documento fa parte di una raccolta di “<em>descrittioni</em>” ideata e voluta da Fra’ Angelo Rocca (1545-1620), quando dal settembre 1583 al giugno 1584, come segretario, accompagna il Priore Generale dell’Ordine degli Agostiniani, Fra’ Spirito <strong>Anguissola da Vicenza</strong>, nelle “Sacre Visite” ai conventi agostiniani del Sud Italia.</p>
<p>I conventi visitati dal 27 settembre 1583 al 24 dicembre 1584 nell’Italia centrale e in quella meridionale sono 127, di cui 24 in Puglia e soltanto 4 nella Terra d’Otranto: Brindisi, Lecce, Taranto e Montescaglioso. Dal 22 febbraio al 1° marzo 1584 i padri visitatori dimorarono in Lecce, sede di convento agostiniano, realizzando, ovvero affidando il lavoro a persone competenti, la descrittione di: Copertino, Otranto e Torre Paduli, nonché le piante di Copertino e Otranto.</p>
<p>A Copertino non è mai esistito un convento dei Padri Agostiniani. Sulla presenza dei due frati si possono fare solo delle congetture. E cioè che volessero esaminare la possibilità di istituire un convento degli Agostiniani in Copertino, ovvero fossero stati ospitati da Livia Squarciafico e da suo marito Galeazzo Pinelli nel grandioso castello, ristrutturato da pochi decenni da Evangelista Menga per conto di Alfonso Castriota. Eppure nella raccolta di Fra’ <strong>Angelo Rocca</strong> viene inserita non solo la “descrittione” della Terra ma pure un disegno a matita di Copertino, molto dettagliato, che potrebbe essere stato commissionato a qualche personaggio del luogo.</p>
<p>2 &#8211; Nella “descrittione” si afferma che “la <strong>Terra di Cupertinu</strong> è posta in una campagna scoperta di tutti i venti, e dillà per qualche banda si vada saliendo sempre si termina in bellissime colline, e da la collina che scende da parte di bosco scorrono quasi come fiume in tempo d’inverno l’acque”…&#8230;</p>
<p>L’estensore ritiene poi che la Terra sia stata chiamata Cupertino “per essere d’ogni banda cinta di colline” soggiungendo che “l’arma che fa è una Arbore de Pigno con tutte le radice non senza raggione presa da li nostri Maggiori che essendo detto arbore dedicato alla Dea Cibele Madre delli Dei denotasse che essa terra come Capo del Contado e madre di molte terre sottoposte à detto Contado come è Galatola hoggi Marchesato, Levirano, Veglie, Santo Vito degli Schiavi”. Ed insiste sull’approvvigionamento idrico di Copertino che “abonda di acque bellissime, e di dentro e di fuora delle muraglie cavate fuora di tanti pozzi fatti e dal pubblico e di cittadini, di profondità di diciotto, e vinti passi, foro questi pozzi perenni e massime quello fatto dal pubblico nel quale, senza dubio è un fiume sotterraneo che da borea scorre verso l’austro con grande impeto”.</p>
<p>Sul territorio dice che: “E’ questa Terra d’ogni banda cinta d’una fertilissima campagna che gira intorno un miglio, et essendo che viene serrata poi come un teatro dogni intorno da olivo fertilissimo di molte miglia che a quel giro poi succedono le vigne che rendono grappoli di vini perfettissimi, e tanti giardeni molto ameni”.</p>
<p>Sulla popolazione di circa 800 fuochi così si esprime: “Fiorì questa Terra di pittori e scoltori, come molte pitture e statue et in detta Terra et in altre Terre e città della provincia se ne vedono bellissime immagini, e Tempii depinti”.</p>
<p>Poi ricorda brevemente i più importanti feudatari, e in particolare “come trovamo scritto nel fontano fui Conte di ditta Terra Tristanio di Chiaromonte della Gallia superiore, il quale come si vede dall’armi sue nelle muraglie di detta Terra tenemo o credemo che sia da lui reedificata per questo Gran Signore molto devoto che darà le ridecime al Rev.do Clero di detta Terra, et il suo corpo é sepolto in detta Maggior ecclesia”.</p>
<p>Quindi elenca i conventi esistenti: “Dentro questa Terra è il Convento de l’ordine di San Francesco conventuali et il monasterio di sue monache, di fuora il convento de l’ordine di San Domenico, et un miglio et molto di più di là, è il convento de l’ordine de l’Osservantia”. Il primo convento è stato confiscato e poi quasi completamente distrutto a seguito delle soppressioni volute dal Regno d’Italia nella seconda metà dell’Ottocento; il secondo, pur essendo stato soppresso, è ben conservato e a breve, al termine dei lavori di ristrutturazione, sarà restituito alla comunità copertinese; il terzo è stato inglobato nell’attuale parrocchia dei domenicani col nome di Maria Santissima del Rosario.</p>
<p>E conclude osservando che “di più vi è hoggi la stampa di bellissimi caratteri” con evidente riferimento alla prima tipografia copertinese e una delle prime in Terra d’Otranto: la celebre Tipografia Desa.</p>
<p>Fin qui la “descrittione”.</p>
<p>3 - E il disegno a matita di Copertino?</p>
<p>Mentre la “descrittione” è custodita nell’Archivio Generale Agostiniano di Roma, il disegno a matita di Copertino è conservato nella Biblioteca Angelica di Roma, fondata da Fra’ Angelo Rocca per restare biblioteca pubblica per sempre. E’ un disegno a matita ripassato a sanguigna su carta</p>
<p>bianca (mm 215X317) in buono stato di conservazione. La veduta della città presa da nord indica la chiesa di Santa Chiara, la chiesa madre, la chiesa di San Francesco, ora scomparsa con l’adiacente convento, la porta di accesso di Levante o del Malassiso, abbattuta nella seconda metà dell’ottocento, e quella di Tramontana, ora porta San Giuseppe, il castello e la cinta muraria quattrocentesca con torri scarpate e merlate, nonché lo stemma della Terra.</p>
<p><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/copertino-monastero-delle-clarisse-gennaio-2012.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10738" title="Copertino - Monastero delle Clarisse (gennaio 2012)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2012/01/copertino-monastero-delle-clarisse-gennaio-2012.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a>In conclusione un breve profilo di Angelo Rocca che nasce nel 1545 a Rocca Contrada oggi Arcevia in provincia di Ancona. A soli 11 anni veste l’abito degli Agostiniani a Camerino e si laurea in Teologia a Padova, dove diviene famoso emendatore di testi, per cui fu chiamato a Roma dove lavorò presso la Tipografia Vaticana e all’edizione della “Vulgata” della Bibbia. Nominato Sagrista Pontificio e Vescovo di Tagaste, visse accanto ai Papi Sisto V, Clemente VIII e Paolo V assai apprezzato per la vasta erudizione. Morì nel 1620 in Vaticano.</p>
<p>C U P E R T I N O</p>
<blockquote><p><em>La terra di Cup.no è posta in una campagna scoperta di tutti i venti, e dillà per qualche banda si vada saliendo sempre si termina in bellissime colline, e da la collina che scende da parte di bosco scorrono quasi come fiume nel tempo d’inverno l’acque, quando sono le molte piogge et entravano dentro della Terra, erano gli antichi nostri per evitare la rovina che portava seco l’acqua furono costretti quasi in mezzo della terra far un loco, dove si fece passare l’acqua detto hoggi la piscina, et era in quei tempi grandissimo: ma hoggi se ne vede una gran parte che sopra il detto vi fù edificato un monastero di Donne Monache de l’ordine di S.ta Chiara innestito alla scala che antiquamente era d’hebbrei, ove si congregavano, e hoggi è tempio di dette monache dedicate alla Annunciazione della beata Vergine, per il che essendo posta al fin di detta Terra prese il nome di Cupertino per esser d’ogni banda cinta di colline. L’arma che fa è una Arbore de Pigno con tutte le radici, non senza gran raggione presa da li nostri Maggiori che essendo detto arbore dedicato alla Dea Cibele Madre delli Dei denotasse che essa terra come Capo del Contado è madre di molte terre sottoposte à detto Contado, come è Galotola hoggi Marchesato, Levirano, Veglie, Santo Vito delli Schiavi, fiorì sempre questa Terra di pittori e scoltori, come molte pitture e statue et in detta Terra et in altre Terre e città della provincia se ne vedono bellissime immagini, e Tempii depinti. Abonda di acque bellissime, e di dentro e di fuora delle muraglie cavate fuora di tanti pozzi fatti e Dal pubblico e di cittadini, di profondità di diciotto, e vinti passi, foro questi pozzi perenni, e massime quello fatto dal pubblico nel quale, senza dubio è un fiume sotterraneo che da borea scorre verso l’austro con grande impeto. È questa terra come havemo detto d’ogni banda cinta d’una fertilissima campagna che gira intorno un miglio, et essendo che viene serrata poi come un teatro dogni intorno do Olivo fertilissimo di molte miglia che a quel giro poi succedono le vigne che rendono grappoli di vini perfettissimi, e tanti giardeni molto ameni, fu signore come dice haver trovato traccie Gualtiero de l’Engenio Conte di Cupertino, e dopo come trovamo scritto nel fontano fui conte di ditta Terra Tristanio di Chiaromonte della Gallia superiore, il quale come si vede dall’armi sue nelle muraglie di detta Terra tenemo o credemo che sia da lui reedificata per questo Gran Signore molto devoto che darà le redecime al Rev.do Clero di detta terra, et il suo corpo è sepolto in detta Maggior ecclesia. Vi è un castello d’una grande macchina e molto bellissimo questo stato ha fatto mutatione di tanti Padroni ch’ora s’ha visto posseduto da Alt.mi Sig.ri e più volte pervenuta in mano delli Rei del Regno che la manutessero dalli sig.ri Squarciafici, hoggi dì morte senza heredi maschi succette alla sig.ra Livia Squarciafica moglie del Marchese de Turse detto il Signore Galeazzo Pinnelli. Dentro questa terra è il Convento de l’ordine di San Francesco conventuali et il monasterio di sue monache, di fuora il convento de l’ordine di San Domenico, et un miglio et molto di più di là, è il convento de l’ordine de l’Osservantia, di più vi è hoggi la stampa di bellissimi caratteri, è di gran copia sono fochi da circa otto cento. Che fu la detta Terra.</em></p></blockquote>
<p style="text-align:right;"> <strong>Archivio Generale Agostiniano Roma, C. Rocca 87</strong></p>
<hr />
<p>Archivio Generale Agostiniano, Carte Rocca Testo n. 87;</p>
<p>Angelo Rocca, Brieve descrittione delle Città, &amp; terre d’Italia, con allegato un “questionario”, Biblioteca Angelica, Ms. 1214, c. 149.</p>
<p>Archivio Generale Agostiniano, Viatorum registro primo annexum rerum earum quam inter visitandam Italiam peragentur R.mo Pater Magistro Spirito Vicentino Generali Anno Domini MDLXXXIII. Scribente Magistro Angelo Rocchense a Camerino eiusdem ordinis a secretis.</p>
<p>idem</p>
<p>G. Greco, Copertino, La Stamperia e Giovan Bernardino Desa (1559-1642) , Copertino 1993;M.Paone,L’introduzione della stampa in Puglia, Bari 1964; F.Verdesca, Guida Storica di Copertino, Copertino 1966; S.Calasso, Ricerche storiche intorno al comunem di Copertino, Copertino 1966;</p>
<p>Archivio Generale Agostiniani, Carte Rocca T/87, P/16;</p>
<p>Disegno pubblicato in: Guida di Copertino, 1996, Congedo Editore, pag.33. Altre vedute antiche di Copertino nella medesima guida: pagg 16-34 Affresco tardo cinquecentesco nella chiesa di Casole; pagg.34,48 affresco prima metà XVII secolo chiesa della Grottella, pag.35 affresco seconda metà XVII secolo altare San Giuseppe Desa nella Basilica di S. Maria ad Nives.</p>
<p>Sulla Biblioteca Angelica e sul suo fondatore Angelo Rocca vds fra altri: Alfredo Serrai, ANGELO ROCCA fondatore della prima biblioteca pubblica europea, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005 Cremona; Ministero dei Beni Culturali – Biblioteca Angelica, Immagini di Città, raccolte da un frate agostiniano alla fine del XVI secolo, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – Libreria dello Stato, Roma 1991.</p>
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