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	<title>CULTURA SALENTINA</title>
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	<description>Rivista di pensiero e cultura meridionale</description>
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		<title>CULTURA SALENTINA</title>
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		<title>Nel Salento a Natale e Capodanno</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 04:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Paolo Tarsi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 145px"><img title="Happy Christmas (foto di Gianfranco Budano)" src="http://farm4.static.flickr.com/3099/3136010854_e39e6b1036_m.jpg" alt="Happy christmas" width="135" height="240" /><p class="wp-caption-text">Happy Christmas (foto di Gianfranco Budano)</p></div>
<p>Diverse fonti pubblicate in questi giorni sulla stampa indicano il Salento come una meta sempre più ricercata dai turisti italiani e non alla ricerca di piacevoli scenari in cui trascorrere il periodo delle vacanze natalizie. Questo dato certamente positivo può essere compreso e spiegato agevolmente se diamo una rapida scorta anche alla <strong>ricchissima serie di iniziative </strong>messe in atto nei vari angoli di questa terra, forziere di continue occasioni di svago, divertimento e incontri tanto con luoghi incantevoli quanto con tesori storici, artistici, gastronomici e altri doni preziosi delle nostre antiche tradizioni.<span id="more-3031"></span></p>
<p>I mercatini natalizi &#8211; tanto la secolare <strong>Fiera di Santa Lucia</strong>, quanto il mercato che prende tradizionalmente vita nelle strade cittadine &#8211; che in questo periodo movimentano ulteriormente le vie del sempre vivace capoluogo, si tramutano non solo in occasioni per apprezzare, tra i riflessi di bagliori natalizi e i colori della festosa atmosfera, le antiche viuzze, i romantici angoli e le chiese barocche che appaiono trasfigurate di luce nuova anche agli occhi degli stessi leccesi, ma sono anche opportunità uniche per visitare interessantissime mostre allestite nei dintorni del centro storico, come ad esempio quella de <strong>Presepi dal mondo</strong> nelle imponenti mura del castello Carlo V, o, per restare all’interno dello stessa cornice, la mostra approntata nelle sale del medesimo castello dedicate all’appena inaugurato <strong>Museo Permamente della Carta Pesta</strong>.</p>
<p>Coloro che sono ammaliati da quest’ultima particolare arte locale, non possono peraltro mancare, per offrire un ulteriore esempio del repertorio ampio di iniziative intraprese, al consueto appuntamento con il <strong>Presepe nell’Anfiteatro</strong>, visitabile nei pressi di una piazza S. Oronzo che profuma della tipica <em>cupeta </em>e delle essenze di altri dolci natalizi come i <em>purciddhuzzi</em>, allestito secondo i rigorosi dettami della tradizione, ossia con pupi in cartapesta che animano un paesaggio tipicamente salentino, caratterizzato cioè da <em>pagghiare</em>, muretti a secco, alberi e piante vere tipiche del luogo, come i mediterranei fichi d’india o gli amati ulivi.</p>
<p>Questo e tanto altro ancora offre la Lecce del periodo natalizio. Ma il Salento non è solo la sua superba regina Lecce, questa terra è molto di più, come, proprio sulla scia delle svariate opportunità del Natale salentino, può scoprire con piacere ogni visitatore che si spinge verso le più note località costiere o i forse meno noti ma non meno incantevoli e preziosi borghi dell’entroterra. Moltissimi paesini si apprestano, infatti, di consueto in questo periodo ad accogliere i visitatori con il <strong>sapore del nostro buon vino rosso</strong> e il gusto di tipiche pietanze quali le fumanti <em>pettule </em>o le tradizionali <em>pucce</em> nelle sagre natalizie o nei tanti presepi viventi sparsi per il Salento tutto, curate rappresentazioni collettive che arricchiscono di ulteriore fascino le viuzze traboccanti di umanità in festa o colorano i sentieri della generosa terra nelle campagne periferiche. Così il Salento accoglie il suo visitatore invernale, così fino a capodanno e oltre, quando i primissimi raggi di una nuova alba baceranno questa terra prima di qualunque altra in Italia, quando i bagliori del sole nascente, riflessi nel mare dell’Est, annunceranno, come fossero primi gioiosi vagiti, l’inizio di un nuovo anno agli uomini e alle donne che attendono danzando <strong>su note di festa che risuonano ovunque</strong>.</p>
Posted in Cultura salentina Tagged: Arte, Bozzetti di viaggio, cultura, cultura popolare, Eventi, Lecce, Pierpaolo Tarsi, Salento, Storia, terra d'otranto <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/3031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/3031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/3031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/3031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/3031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/3031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/3031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/3031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/3031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/3031/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=3031&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Pier Paolo Tarsi</media:title>
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			<media:title type="html">Happy Christmas (foto di Gianfranco Budano)</media:title>
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		<title>Lecce e Dicembre. Antiche ritualità</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 05:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Bacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lecce dicembrina sprigiona, fin dall’antichità, inediti e mediterranei profumi e costumi, grazie al fascino di particolari tradizioni sociali ed artistiche, ammalianti riti liturgici e gastronomici, originali atmosfere di festa ed intimità.
Vivere, conoscere e passeggiare dentro i suoi sentieri barocchi invernali, significa farsi avvolgere dal caldo dell’ospitalità locale, tessuta di pietre storiche, botteghe artigianali di cartapesta, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2873&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img title="Lecce, Campanile del Duomo (ph. Gianfranco Budano)" src="http://farm2.static.flickr.com/1179/877405986_53b1a7983d_m.jpg" alt="Lecce" width="160" height="240" /><p class="wp-caption-text">Lecce, Campanile del Duomo (ph. Gianfranco Budano)</p></div><strong>Lecce dicembrina </strong>sprigiona, fin dall’antichità, inediti e mediterranei profumi e costumi, grazie al fascino di particolari tradizioni sociali ed artistiche, ammalianti riti liturgici e gastronomici, originali atmosfere di festa ed intimità.</p>
<p>Vivere, conoscere e passeggiare dentro i suoi <strong>sentieri barocchi invernali</strong>, significa farsi avvolgere dal <strong>caldo dell’ospitalità locale</strong>, tessuta di <strong>pietre storiche, botteghe artigianali di cartapesta, luminarie colorate, presepi tradizionali, dolciumi e prodotti del forno natalizi, tele di Natività.</strong><span id="more-2873"></span></p>
<p>Sembra di trovarsi in un’antica <strong>ampolla di vetro con il carillon</strong>, di indossare il <strong>pizzo traforato</strong> del barocco, di sedere in un <strong>salotto aperto</strong> dai drappi avorio impreziositi dal turchese delle stelle,  di raccogliere i <strong>fili </strong>angioini, spagnoli ed orientali del suo storico <strong>labirinto</strong>, e di muoversi tra gli spazi, le architetture e le dimore nobili e gentili di un <strong>presepe blasonato</strong>.</p>
<p><strong>Ghirlande, festoni e cornucopie di pietra</strong>, simili a quelli decorativi di pino e vischio appesi sugli usci delle case, <strong>omaggiano</strong>, con le loro bellissime e ricche icone, <strong>dicembre e la frutta salentina</strong>.  <strong>Melagrane, melacotogne, uva, mandorle, pigne ed agrumi</strong>, magistralmente scolpiti sulle facciate religiose e tra arredi interni delle Chiese e dei Monasteri, sui prospetti dei palazzi gentilizi e sotto le mensole dei balconi, sono trionfo della cultura religiosa, antropologica, contadina e gastronomica di Terra d’Otranto, e celebrano la bontà e la generosità del Creato, del lavoro agreste, e della Vita che rivive.</p>
<p><strong>“<em>Pupi</em>” e presepi di terracotta e carta </strong>si animano nelle mani e nelle botteghe dei cartapestai, che odorano di <strong>fuoco ed argilla</strong>, sugli altari solenni delle Chiese, vestiti di Nascita, nell’ anfiteatro della piazza centrale del borgo, trasformato in suggestiva campagna salentina, e nella storica Fiera di S. Lucia, esposizione del lavoro artigianale e dell’arte natalizia.</p>
<p><strong>Dipinti e statue</strong> raffiguranti i noti Santi <strong>del calendario liturgico dell’ultimo mese dell’anno</strong>, la delicatezza dell’Immacolata Concezione, l’intensità dell’Annunciazione, la magia della Nascita, e le dolci Adorazioni di pastori e magi, trovano risalto lungo il percorso dei tanti altari ricamati con le cornici e le colonne tortili del barocco.</p>
<p><strong>Le pasticcerie, i forni ed i luoghi di ristoro profumano delle prelibatezze di Natale</strong>; pesci e dolcetti di pasta di mandorla, cotognata leccese e miele, pane casareccio, “<em>pucce</em>” e “<em>pizzi</em>”, “<em>pittule</em>” e vincotto, deliziano il senso del folklore nostrano ed i sensi dell’anima e del corpo.</p>
<p>Le <strong>visite guidate</strong> che seguono il circuito specifico, dal 13 al 24 Dicembre, rivolte a scolaresche e gruppi turistici organizzati, percorrono le vie, i luoghi ed i monumenti più importanti del centro storico di Lecce, come: Corso Vittorio Emanuele, Piazze S. Oronzo e Duomo, Cattedrale, Convento dei Teatini, Basilica di S. Croce, Cattedrale, Chiese di S. Matteo e S. Irene, l&#8217;ex Conservatorio di S. Anna ed il Castello Carlo V.</p>
Posted in Cultura salentina, Tradizioni Tagged: Arte, Bozzetti di viaggio, cultura, Cultura salentina, daniela bacca, Lecce, Puglia, terra d'otranto <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/2873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/2873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/2873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/2873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/2873/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2873&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Lecce, Campanile del Duomo (ph. Gianfranco Budano)</media:title>
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		<title>Spicilegia Sallentina, ecco il sesto numero</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 10:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gaballo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[caffè Letterario di Nardò]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Gaballo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sesto numero della Rivista Spicilegia Sallentina , la rivista del Caffè Letterario di Nardò, diretta e curata da Marcello Gaballo, sarà presentato domenica 3 gennaio 2010 presso la chiesa del Carmine in Nardò, alle ore 18.30.
Per chi giunge da Lecce si consiglia di trovare parcheggio nei pressi del secondo semaforo. In ogni caso basta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=3037&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_3066" class="wp-caption alignleft" style="width: 242px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/copertina1.jpg"><img class="size-large wp-image-3066  " title="Spicilegia Sallentina" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/copertina1.jpg?w=232&#038;h=294" alt="Spicilegia Sallentina" width="232" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Spicilegia Sallentina: in anteprima la copertina del numero di dicembre 2009</p></div>
<p>Il sesto numero della Rivista <strong>Spicilegia Sallentina </strong>, la rivista del Caffè Letterario di Nardò, diretta e curata da Marcello Gaballo, sarà presentato <strong>domenica 3 gennaio 2010 presso la chiesa del Carmine in Nardò, alle ore 18.30.</strong></p>
<p>Per chi giunge da Lecce si consiglia di trovare parcheggio nei pressi del secondo semaforo. In ogni caso basta chiedere dell’obelisco Osanna, dal quale la chiesa dista circa 100 metri.</p>
<p>160 pagine <strong>interamente dedicate al Salento</strong>, come sempre ben curate e riccamente corredate di illustrazioni.<br />
Con il prossimo annuncio ulteriori notizie sul numero.<span id="more-3037"></span></p>
<p>Merita qualche cenno storico-artistico il luogo in cui si terrà la presentazione.</p>
<div id="attachment_3047" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a rel="attachment wp-att-3047" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/26/spicilegia-sallentina-ecco-il-sesto-numero/portale-2/"><img class="size-medium wp-image-3047" title="portale" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/portale.jpg?w=190&#038;h=250" alt="" width="190" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">chiesa del Carmine, portale</p></div>
<p>La <strong>chiesa della B. Vergine del Carmine </strong>da qualche mese è stata riaperta al culto, dopo anni di restauri. Annessa all’ex complesso conventuale dei carmelitani scalzi, si trova sull’asse principale che dall’Osanna porta in piazza Salandra.</p>
<p>Della chiesa si hanno notizie già nel 1450, quando era dedicata all’Annunciazione, ma furono i carmelitani a farne chiesa dell’ordine, qualche decennio prima del concludersi del XVI secolo, periodo in cui particolarmente attive erano le maestranze neritine, di cui era capofila l’eccellente Giovan Maria Tarantino, che con certezza intervenne nella realizzazione del convento annesso, probabilmente anche nella struttura dell’edificio religioso.</p>
<p>In linea con l’ornato lapideo che <strong>caratterizzò l’architettura religiosa dell’epoca</strong>, questa chiesa presenta elementi originali e di alto livello, con un timpano triangolare sulla facciata davvero eccellente per le sculture in esso contenute. D’effetto anche i due leoni laterali, di chiara simbologia cristiana, e il maestoso campanile che si articola su tre livelli, anch’esso cinquecentesco.</p>
<div id="attachment_3052" class="wp-caption alignright" style="width: 163px"><a rel="attachment wp-att-3052" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/26/spicilegia-sallentina-ecco-il-sesto-numero/leone/"><img class="size-medium wp-image-3052" title="leone" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/leone.jpg?w=153&#038;h=250" alt="" width="153" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">particolare del portale </p></div>
<p>Il restauro ha <strong>ridato luce all’ambiente interno</strong>, scandito su tre navate, mettendo in risalto le belle pitture del soffitto, tutte a tema carmelitano, che si raccordano con i soggetti proposti nelle tele delle navatelle laterali.</p>
<p>Fra i dipinti, tutti meravigliosamente rimessi “a nuovo” nel corso degli anni, non si possono non menzionare le bellissima tele di S. Eligio, del <strong>neritino Antonio Donato d’Orlando</strong> (XVI sec.), e la Pietà del copertinese Gianserio Strafella. Tra gli altari si segnala il terzo di sinistra, tardo rinascimentale, e il successivo, settecentesco, con le belle statue di S. Elia e S. Zaccaria.<br />
La grazia e l’armonia degli stucchi della navata centrale amalgamano le diverse opere e manufatti di epoche diverse, conferendo una straordinaria luce, che è raro scorgere in altre chiese della città.</p>
<p>L’ultima segnalazione, sebbene vi sia molto altro da vedere, spetta al <strong>coro ligneo sul presbiterio</strong>, dietro la recente mensa, in discreto stato di conservazione.</p>
<p><strong>Per ulteriori approfondimenti sulla chiesa vedi i seguenti articoli:</strong><br />
<a href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/23/il-cristo-deposto-di-gianserio-strafella-nel-carmine-di-nardo/" target="_blank">Il Cristo deposto di Gianserio Strafella nel Carmine di Nardò</a><br />
<a href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/10/01/sant%E2%80%99eligio-nel-carmine-a-nardo/" target="_blank">Sant’Eligio nel Carmine a Nardò</a><br />
<a href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/05/18/riaperta-al-culto-la-chiesa-del-carmine-a-nardo/" target="_blank">Riaperta al culto la chiesa del Carmine a Nardò</a></p>
Posted in Cultura salentina, Eventi Tagged: caffè Letterario di Nardò, Marcello Gaballo, spicilegia sallentina <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/3037/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/3037/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/3037/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/3037/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/3037/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/3037/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/3037/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/3037/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/3037/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/3037/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=3037&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il “Natale” nel dipinto di Saverio Lillo da Ruffano</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 16:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Tanisi
Il dipinto della Natività fu eseguito nel 1772 dal pittore ruffanese Saverio Lillo (Ruffano 1734 &#8211; ivi 1796), insieme alla tela dell’Assunta, per la chiesa matrice di Mesagne.
L’autografa tela (XAVERIUS LILLO RUFFANI P.) è stata successivamente trasferita nella chiesa dell’Annunziata e qui collocata nella parete destra del presbiterio.
La scena, ambientata all’esterno, si presenta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=3012&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>di Stefano Tanisi</strong></p>
<div id="attachment_3013" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a rel="attachment wp-att-3013" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/24/il-%e2%80%9cnatale%e2%80%9d-nel-dipinto-di-saverio-lillo-da-ruffano/ruffanonativita-saverio-lil/"><img class="size-medium wp-image-3013" title="Ruffanonativita-Saverio-Lil" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/ruffanonativita-saverio-lil.jpg?w=191&#038;h=250" alt="" width="191" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">La Natività di Saverio Lillo</p></div>
<p>Il dipinto della <strong>Natività</strong> fu eseguito nel 1772 dal pittore ruffanese <strong>Saverio Lillo (Ruffano 1734 &#8211; ivi 1796), </strong>insieme alla tela dell’<strong>Assunta</strong>, per la chiesa matrice di Mesagne.</p>
<p>L’autografa tela (XAVERIUS LILLO RUFFANI P.) è stata successivamente trasferita nella chiesa dell’Annunziata e qui collocata nella parete destra del presbiterio.</p>
<p>La scena, ambientata all’esterno, si presenta intimamente composta: i protagonisti sono protetti da dimenticate e silenziose rovine di un colonnato. Il pittore, “sembra voler porre il bambino Gesù quale punto di unione tra l’antico e il nuovo, sulla soglia di una nuova era”, scrive Angelo Sconosciuto. <span id="more-3012"></span>A sinistra in alto, si scorgono appena le travi della capanna. Disteso sul letto di paglia, Gesù Bambino, emana attorno a sé un abbagliante fulgore che attraversa e accarezza i volti dei personaggi disposti in semicerchio intorno alla mangiatoia. <strong>I bagliori emanati dal Bambino, rilevano delicatamente le morbide forme emergenti dall’ombra, mettono in risalto il naturale gesto della Vergine,</strong> la quale, è intenta a distendere un candido lenzuolino.<br />
Accanto a Maria &#8211; che posta al centro della scena costituisce il punto focale della composizione &#8211; compare Giuseppe leggermente arretrato rispetto ad essa, raffigurato “con tinte più velate, quasi a riconoscere una comprimarietà «affievolita», magistralmente raffigurata da uno sguardo attento al Bambino e dalla mano ritirata sul petto” (A. Sconosciuto).</p>
<p>Non mancano nella scena gli oranti personaggi che consegnano i tradizionali e simbolici doni. A sinistra in primo piano, il pastore, il quale al cospetto del Bambino s’inginocchia, nell’attesa di offrire un quieto agnello; poco distante da lui, un anziano uomo in segno di rispetto si toglie la berretta e una donna porta in un cesto delle uova. Sulla destra una donna sembra incoraggiare un bambino a consegnare una colomba: piuttosto delicato e spontaneo è l’atteggiamento del bimbo, esso è nell’atto improvviso di proteggersi gli occhi dal chiarore diffuso da Gesù.</p>
<p>Merita un cenno il personaggio con la zampogna che indica la mangiatoia ad un uomo posto dietro ad una colonna. La scena è chiusa in alto da angioli, di cui uno reca il cartiglio con la scritta <strong>GLORIA IN EXCELSIS DEO </strong>e l’altro un turibolo sprigionante i fumi dell’incenso.</p>
<p>L’opera nel complesso, è caratterizzata da <strong>un raggiunto equilibrio tra la composizione e l’intonazione luminosa</strong>.</p>
<p>Riferimenti bibliografici:</p>
<ul>
<li>A. Sconosciuto, <em>La Natività di Saverio Lillo</em>, in “Radici”, Anno 1 &#8211; n. 7 &#8211; Dicembre 2007, p. 4.</li>
<li> A. Sconosciuto, <em>Note sull’Iconografia di San Giuseppe, due esempi a Mesagne</em>, catalogo realizzato in occasione della “XIX Rassegna Internazionale del Presepe nell’Arte e nella Tradizione”, Brindisi 2005, p. 28.</li>
<li> S. Tanisi, <em>Il “Sacro” nella sintassi pittorica di Saverio Lillo</em>, Tesi di laurea, rel. F. Contini, Accademia di Belle Arti Lecce. Corso di Pittura, A.A. 2004-05, pp. 162-165.</li>
</ul>
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		<title>Lettere di un viaggiatore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 04:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Ferraris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 295px"><a href="http://www.pasqualeurso.it/immagini/catalogo_acqueforti/bicicletta.jpg"><img title="Pasquale Urso: La bicicletta (Acquaforte)" src="http://www.pasqualeurso.it/immagini/catalogo_acqueforti/bicicletta.jpg" alt="Pasquale Urso: La bicicletta (Acquaforte)" width="285" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Pasquale Urso: La bicicletta (Acquaforte)</p></div>
<p>Quella che segue è una lettera – riflessione che invio alle ferrovie italiane e per conoscenza al mio quotidiano Paese nuovo di Lecce, al sito cittafutura.al.it, al sito culturasalentina.it, all’ufficio di presidenza della Regione Puglia e all’ Adiconsum. <strong>E’ una richiesta di rimborso “etica”</strong>. Perché, come utente, mi sono sentito profondamente preso in giro dalle ferrovie. Come prese in giro si sono sentite le centinaia di persone lasciate come pacchi postali su un marciapiedi. Senza alcun tipo di assistenza, e soprattutto senza notizie o aggiornamenti.<span id="more-3018"></span></p>
<p><strong>A Trenitalia</strong>,</p>
<p>Non entro nel merito dei problemi tecnici causati dal maltempo improvviso. Non è di mia competenza. Speravo però che un’azienda talmente potente da inaugurare con il capo del governo un treno ad alta velocità, avesse qualche strumento in più dei miei per organizzare ritardi, disagi, per guardare con un occhio di <strong>riguardo e di tutela il suo patrimonio più importante: gli utenti</strong>. Però, evidentemente, i privilegi sono tutti riservati all’alta velocità. Gli altri, i “clienti” si arrangino come possono.</p>
<p>Anzi, come recita un comunicato “si portino coperte e viveri” se vogliono, pagando, viaggiare.  Rimane per me oscuro il motivo per cui un centinaio di persone vengono fatte scendere a Imola dal treno Lecce/Torino, che viaggiava con molte ore di ritardo, dicendo “chi va a Bologna deve cambiare qui a Imola, perché il Torino fa un altro percorso”. <strong>Sono scesi in fila indiana i poveretti</strong>, ricordavano altre meste file indiane in tempi più cupi.  Su un marciapiedi dove nessuno si è mai sognato di spalare la neve.</p>
<p>Forse non spetta alle ferrovie la pulizia delle stazioni? Forse è un sub appalto al miglior offerente?  E non era neve fresca, era di almeno due giorni. In fondo l’alta velocità da Imola forse ancora non passa. Fra quei passeggeri c’era una disabile che ha dovuto farsi aiutare perché “non è disponibile un elevatore”. Non era stato prenotato per tempo come prassi impone, dicono alcuni addetti. E che diamine, un disabile che viaggia a bassa velocità deve pur sapere che se va a <strong>Bologna lo fanno scendere a Imola per il maltempo</strong>. Meglio farà la prossima volta a prenotare un elevatore ad ogni stazione. In fondo mica è una persona normale. E scende anche la signora conosciuta da poco: “sa” mi diceva “sono cardiopatica, il treno mi dà sicurezza…” Mal gliene incolse.</p>
<p>Cambio binario quindi, attesa di un altro treno e improvvisa giunge la notizia: “abbiamo sbagliato, tutti di nuovo a bordo che si passa da Bologna” tutti ci guardammo stupiti, in attesa del pupazzetto che balzando fuori da qualche parte dicesse:  “scherzettoooooooooooo”. Stessa fila indiana, più mesta, spesso più arrabbiata, per tutti incomprensibile. Non dico, per non varcare le soglie del pudore e del buon gusto,le parole del signore che portava con fatica 4 grandi pacchi di regali per i nipotini. Era pomeriggio e il viaggio era iniziato alle 24,30 circa. Tempo perso per ”l’operazione saliscendi”: 60 minuti. Quel viaggio inaugurale del capo del governo mi ricordava tanto, in quei momenti, altri viaggi, di un altro capo di governo che schierava fantastiche armi innovative e stupende. Sempre le stesse in ogni luogo. Ah la storia che si ripete……</p>
<p>Il mio treno doveva iniziare domenica 20 dicembre, con prenotazione fatta per tempo sull’espresso notte Lecce Torino. Partenza ore 21,25.</p>
<p>Arrivando in stazione colpisce la mancanza del treno al binario, Lecce è stazione di partenza, solitamente sono pronti per tempo. I cartelloni recitano litanie di ritardi di 300, 200, 60 minuti. Alle 21,25 ancora nessun treno, Ma il tabellone elettronico non dice di ritardi. “Siamo nell’era dell’elettronica, perbacco, tutto si fa in tempo reale”, pensavo in modo sciagurato. <strong>Ci fidiamo ciecamente</strong>, e poi si sa, le ferrovie italiane sono una potenza. Con l’alta velocità così all’avanguardia…. Con quel treno rosso dei manifesti che sembrano dardi lanciati verso il futuro.</p>
<p>Alle 21,45 serpeggia un certo disagio sul marciapiedi del binario n°4. Però l’altoparlante tace, quindi va tutto bene, si tratterà di un momentaneo  stop. Gli annunci degli altoparlanti dicono solo: “Non oltrepassare la linea gialla” oppure il più estemporaneo “vietato salire e scendere dai treni in movimento”. Me li vedo quelle centinaia di persone che non vedono l’ora di buttarsi da un treno in corsa. E si che non c’è un treno su nessun binario neppure a cercarlo bene.  E qui corre il pensiero a un piccolo, insignificante dubbio “non è che le Ferrovie Italiane ci stanno dicendo che non ci sono misure di sicurezza e che anche un bimbo può aprire la porta di un treno in corsa?” Ma no, dai, il solito pessimista. E’ solo un avviso per la sicurezza di tutti. <strong>Perché loro, le ferrovie, ci tengono a noi.</strong> Nulla sul ritardo del mio treno. La mia preoccupazione è di tenere gli occhi a terra per “Non oltrepassare la linea gialla”. C’è il vento che ti sega in due? E io penso a “Non scendere o salire dal treno in corsa”.</p>
<p>Intanto arriva o parte qualche treno: uno con 300 minuti di ritardo, l’altro con soli 200. L’altoparlante tace, finché, per far passare il tempo,   decido di andare dalla signora “addetta ai rapporti con la clientela”. Per farlo occorre scendere una rampa con le valige percorrere tutto il sottopasso e salire due rampe. <strong>Chi sta sotto per ripararsi dal vento</strong>, invece, non sa nulla, ma proprio nulla. Perché i nuovi tabelloni elettronici non funzionano. Sono tutti spenti nella rinnovata stazione di Lecce. Fra sopra e sotto, si parla a gesti, si comunicano ritardi ad alta voce e ci si passa  voce.</p>
<p>Nascono così le catene di solidarietà. Qualche volontario, comunque, ci prova, con me, a salire fin dalla signora delle informazioni.  Lei è tanto gentile, quanto trafelata, lasciata in completa solitudine di fronte ad una folla quasi inferocita per l’assoluta mancanza di informazioni. Meno male che circolano vigili della polizia municipale.  Mi dice “bisogna chiedere ai dirigenti”, chiedo insistentemente dove sono, in quale ufficio, senza risposta ovviamente. Poi  dice: “non penso parta prima delle 23” . Però forse deve trattarsi di notizia riservata, tutti quelli al binario e nel sottopassaggio non devono saperlo.</p>
<p>Trafelati torniamo al binario con le nostre valige, giusto per avvertire quelle signore anziane che tremano per il freddo, giusto per dirlo al padre con il bimbo piccolo che sta imbacuccato. Solo dopo altri 15 minuti circa compare sul tabellone un avviso ritardo di 50 minuti, peccato ne manchino solo 10 ai 50. Peccato che non sia materialmente possibile un ritardo così, perché il treno deve arrivare, imbarcare tutti i passeggeri e ripartire, operazione da non meno di 30, 40 minuti.  <strong>Arrivati ai 50 il tabellone cambia:  Ritardo 100 minuti</strong>. Però “non oltrepassate la linea gialla”. E non è finita.  Come in una partita a poker rilanciano ancora: 100, poi 130, poi 180. Il tutto ogni volta che si supera la soglia annunciata prima.</p>
<p>Però non vi salti in testa di aprire le porte del treno in movimento, per carità. “Almeno potessimo vedere un treno”. Dice qualcuno. E si arriva alle 23. E si che la signora, nella sua gentilezza ed evidente impotenza di fronte alla disorganizzazione dei dirigenti che si prendevano ben guardia dal farsi vedere in giro, ci aveva suggerito la sciagura. Ma se lo sapeva la signora, perché il tabellone elettronico diceva 50 minuti di ritardo?  Non è che  le persone sono forse considerate come merci?  L’ufficio di assistenza alla clientela era impotente ed invaso da “clienti” arrabbiati, sconsolati come quella coppia che <strong>doveva raggiungere Roma per i 5 giorni di viaggio di nozze al quale ha dovuto rinunciare</strong>. Soprattutto senza uno straccio di avviso dagli altoparlanti. Ed è ancora la signora, sempre gentile, un po’ timorosa di gesti inconsulti di qualche arrabbiato passeggero, a dirmi sottovoce ad un mio secondo pellegrinaggio nel suo ufficio: “il problema? I treni ci sono, ma sono fermi a Surbo per manutenzione, sono arrivati dal nord danneggiati e non ci sono operai a sufficienza.”</p>
<p>Un’azienda, forse, avrebbe chiamato personale da Brindisi, da Foggia, da Bari. Un’azienda che ritenga il servizio alle persone, in regime di monopolio, un bene assoluto. Che ritenga il passeggero “Utente” anziché “Cliente”. Però siamo a Lecce, qui l’alta velocità non arriva con il premier davanti al treno come la stelletta della Mercedes.</p>
<p>Intanto alle 23 è partito, fra gli applausi, il Lecce-Venezia delle 21,10. Con il tabellone elettronico che fino a pochi minuti prima ne segnalava la partenza con un  ritardo di “20 minuti”. Alle 23,53 qualcuno all’altoparlante  si ricorda del Lecce Torino che “sta per arrivare al binario 4”. Alle 24,30 si parte su un treno gelato, sporco da fare schifo. Per carità, qualcuno ha spazzato i pavimenti e ha anche lavato in terra. Non si è spinto fin sotto  i sedili da dove <strong>escono lattine vuote, bottigliette, bucce di mandarino, per carità, lì sotto no</strong>. Parlo di uno sporco antico. La patina del tempo.  I sedili in tessuto probabilmente non vengono lavati dagli anni 80. Forse da dopo tangentopoli, forse non ce ne siamo accorti, ma con la prima repubblica è caduto anche un obsoleto concetto di igiene.</p>
<p>Però devo dire che   Il mio finestrino non vibrava. Non sto impazzendo. Non vibrava perché un’anima buona aveva messo come spessore fra i due vetri una scheda telefonica. Provo a toglierla e capisco il perché della sua esistenza proprio lì.  Intanto il treno parte, con la sua sporcizia, con i suoi sedili unti, con i passeggeri sfiniti prima di iniziare un viaggio verso l’ignoto.  “Chissà a che ora passa il signore con il carrellino con quel caffè improbabile, ma almeno caldo”. Pensavo. Non passerà mai. L’espresso è un treno per poveri, mica è alta velocità. E scommetto che a bordo non c’è neppure un consigliere comunale, altro che premier.</p>
<p>Verso le tre del mattino sono riuscito ad assopirmi.  Vengo svegliato di soprassalto da un solerte funzionario. “Forse è venuto a chiedere se va tutto bene. Forse per scusarsi per i disagi…” Dormivamo tutti in quello scompartimento, sfiniti. Il solerte accende la luce e dice “biglietto per favore…”. Lo guardo con rancore misto a rassegnata incredulità. “Tutto bene il viaggio?” gli chiedo io con evidente ironia nel tono di voce. Non ha risposto, però il biglietto l’ha forato con la sua pinzetta magica. <strong>Poi per strada lo spiacevole episodio di Imola </strong>(con 240 minuti di ritardo, per la cronaca). Poi le peripezie a Bologna, poi le fermate ogni 500 metri circa. Nessuno ha più chiesto il biglietto. Ma nessuno, proprio nessuno è passato a vedere chi era ancora vivo, a chiedere notizie alla signora disabile, a dire una parola.  Solo a Piacenza, alle 14:30 un collega del foratore della notte ci porta una borsina con “generi di conforto”. Bottiglietta d’acqua, un cornetto, un succo di frutta. “Solo a chi arriva da laggiù”. Finalmente Alessandria. Finalmente, alle 16:15 circa, un arrivo che era previsto per le 9:03.</p>
<p>Dopo tutto questo ritengo che forse non mi spetta nessun rimborso per motivi tecnici, per ritardi dovuti a fatti non controllabili. Però sono a credito di un rimborso per essere stato considerato un oggetto, per non essere stato avvertito di nulla. Per essere stato preso in giro dai cartelloni che dicevano 50 minuti di ritardo quando la signora sapeva che sarebbero stati come minimo 180. Perché nessuno si è preso la briga di vedere se tutto andava bene ai passeggeri. Perché nessuno ha pensato di mandare un thermos di qualcosa di caldo. Perché non mi frega nulla dell’alta velocità, voglio che funzioni la bassa velocità, chiedo di essere considerato almeno come una persona che vorrebbe un treno pulito. E perché si è pensato di aumentare anche i biglietti per offrire questi disservizi. Perché chi parte da Lecce si è visto scippare un euro star city diurno. Salvo poi il passo indietro per proteste del territorio. Perché il personale sia, oltre che gentile ed educato, anche in grado di dire ad un microfono qualcosa alla mia amica cardiopatica, magari consigliarle di andare nell’atrio che è più caldo. Voglio poter vedere sul binario una persona con una divisa alla quale chiedere informazioni. <strong>L’alta velocità senza la “bassa clientela” degli espressi, sarebbe molto più difficoltosa</strong>, cari signori delle ferrovie.</p>
<p>Resto in attesa di una risposta da parte di Trenitalia. Risposta che, ovviamente, invierò ai destinatari di questa lettera. Così come invierò, in tempi ragionevoli, anche le non risposte.<br />
<strong>Cordialità e buon anno a tutti, anche al bigliettaio che mi ha chiesto “biglietto per favore…”</strong></p>
<p>P.S. non ho trovato alcun indirizzo mail di Trenitalia sul sito, per cui questa lettera verrà consegnata a mano all’ufficio informazioni della stazione di Alessandria.</p>
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			<media:title type="html">Pasquale Urso: La bicicletta (Acquaforte)</media:title>
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		<item>
		<title>Il Cristo deposto di Gianserio Strafella nel Carmine di Nardò</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 05:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Gaballo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le opere pittoriche conservate nella chiesa del Carmine di Nardò, già chiesa conventuale carmelitana poi parrocchia, di gran rilievo è senz’altro la tela della Pietà o del Cristo deposto sorretto da angeli di Gianserio Strafella, collocata sul primo altare della navatella destra. Di cm. 152&#215;205 non è ad olio, ma una tempera grassa su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2973&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_2985" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a rel="attachment wp-att-2985" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/23/il-cristo-deposto-di-gianserio-strafella-nel-carmine-di-nardo/varie-196/"><img class="size-medium wp-image-2985 " title="particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/varie-196.jpg?w=250&#038;h=187" alt="" width="250" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)</p></div>
<p>Tra le opere pittoriche conservate nella <strong>chiesa del Carmine di Nardò</strong>, già chiesa conventuale carmelitana poi parrocchia, di gran rilievo è senz’altro la tela della <strong>Pietà </strong>o del <strong>Cristo deposto sorretto da angeli </strong>di Gianserio Strafella, collocata sul primo altare della navatella destra. Di cm. 152&#215;205 non è ad olio, ma una <strong>tempera grassa su tela</strong>, come emerso dall’ultimo restauro del 1999 eseguito da Francesca Romana Melodia.<span id="more-2973"></span></p>
<div id="attachment_2980" class="wp-caption alignright" style="width: 224px"><a rel="attachment wp-att-2980" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/23/il-cristo-deposto-di-gianserio-strafella-nel-carmine-di-nardo/varie-195/"><img class="size-medium wp-image-2980" title="Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/varie-195.jpg?w=214&#038;h=250" alt="" width="214" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)</p></div>
<p>Nonostante sia stato ridotto rispetto alle dimensioni originarie ed il pigmento abbia perduto di consistenza materica a causa di una precedente violenta pulitura, il dipinto è <strong>un’opera davvero importante del  pittore copertinese</strong>.<br />
Nato attorno al 1520 da Pietro e Maria Mollone, lo Strafella è documentato dal 1546 grazie alle  pale d’altare presenti in alcuni centri del Salento; restano incertezze sulla data di morte, da collocarsi tra la fine del 1573 e il 1577, e ben pochi sono gli studi finora condotti, se si eccettuano quelli più noti di Nicola Vacca ripresi da Giovanni Greco.</p>
<p>Una delle prime opere sembra sia stata <strong>la Trinità</strong>, un olio su tavola autografo conservato in Santa Croce a Lecce, ma il capoluogo può vantare un’altra pittura dello stesso artista, <strong>La Vergine col bambino e i santi Michele e Caterina d&#8217;Alessandria</strong> nella chiesa di S. Francesco da Paola, del 1564.<br />
Sua è pure la <strong>Madonna in Gloria</strong>, un tempo nella chiesetta di S. Maria di Costantinopoli in Gallipoli ed ora nell’episcopio; da qualche Autore gli viene attribuita anche <strong>l’Assunzione</strong> nella parrocchiale di Cocumola, mentre è stata smentita l’attribuzione della  <strong>Pietà </strong>nella cattedrale di Castro.</p>
<p>Più fortunata la sua città natale nella cui <strong>chiesa matrice di Santa Maria ad Nives sono conservati quattro dipinti coevi, del 1554</strong>, raffiguranti ieratici e solenni <strong>santi Pietro, Paolo, Gregorio Magno e Gerolamo</strong>, che sembra formassero un polittico purtroppo privo della tela centrale; altri due ritraggono il <strong>Coepit flere di san Pietro </strong>e la ben nota <strong>Deposizione o Schiovazione del 1570</strong>. Anche la cappella di san Marco, nel castello, fu dipinta dallo stesso.</p>
<p><strong>Rinnovatore della pittura figurativa salentina di metà secolo</strong>, la formazione sembra sia stata determinata da probabili contatti con Pellegrino Tibaldi (1527-1596) che avrebbe potuto conoscere nel cantiere di Castel Sant&#8217; Angelo, in cui il romano dipingeva l’appartamento di Paolo III.<br />
Il medico leveranese Girolamo Marciano definì il nostro, enfaticamente, &#8220;pittore nobilissimo, discepolo di Michelangelo, il quale non solamente si può eguagliare al suo maestro e a Raffaello da Urbino, ma agli antichi Apelle e Zèusi&#8221;. Più pacato, ma senz’altro veritiero, è il giudizio espresso nel 1882 dal leccese Cosimo de Giorgi, che lo riteneva &#8220;uno dei pochi pittori veramente esimi di Terra d&#8217;Otranto&#8221;.</p>
<div id="attachment_2995" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a rel="attachment wp-att-2995" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/23/il-cristo-deposto-di-gianserio-strafella-nel-carmine-di-nardo/varie-198/"><img class="size-medium wp-image-2995 " title="Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/varie-198.jpg?w=250&#038;h=187" alt="" width="250" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)</p></div>
<div id="attachment_2990" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><a rel="attachment wp-att-2990" href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/23/il-cristo-deposto-di-gianserio-strafella-nel-carmine-di-nardo/varie-197/"><img class="size-large wp-image-2990" title="Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/varie-197.jpg?w=700&#038;h=499" alt="" width="700" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare della Pietà (foto Marcello Gaballo)</p></div>
<p style="text-align:center;"><strong>La Pietà conservata nel Carmine di Nardò</strong>, dalla critica postdatata al 1562, conferma le capacità artistiche e le chiare influenze desunte dai maestri del tempo, con <strong>particolare richiamo al Cristo morto sorretto da angeli di Giovanni Bellini o quello di Giovanni Santi.</strong><br />
Il Salvatore, appena deposto dalla Croce, è il personaggio principale e il suo corpo esanime, sorretto da due angeli dolenti, mostra le piaghe ancora sanguinanti, chiaro segno del dramma appena consumato. L’angelo centrale, che effettivamente sorregge il corpo, è l’unico con lo sguardo rivolto all’insù, verso il Cielo, quasi sia l’unico a recepire consapevolmente il misterioso disegno divino sull’unico Figlio.<br />
San Giovanni, alla sinistra di Cristo, ne sostiene il braccio dello stesso lato, mentre <strong>Maria Maddalena, dai lunghi e riccioluti capelli biondi</strong>, prostrata, sembra ancorarsi alle gambe, quasi per trovare conforto allo strazio provato e per rendere l’estremo tributo prima che sia riposto nel sepolcro.<br />
Prospetticamente arretrate nella parte superiore le due figure di <strong>Giuseppe d’Arimatea sulla destra e della Vergine a sinistra</strong>, anch’esse dolenti e quasi isolate dal contesto. La mano sinistra materna accentua la triste sorte toccata al corpo del Figlio ed è incapace, come tutti gli altri, di osservarlo in così misero stato; il suo sguardo affranto è rivolto verso l’osservatore, quasi a volerlo indirizzare alla figura centrale. All’orizzonte nubi basse e scure tracciate sommariamente, sopravanzate da sciagurati ridimensionamenti della tela, documentano i cieli oscurati delle Scritture.</p>
<p><strong>La modulazione manierata delle vesti, la ricca e brillante cromia, l’affollamento e l’intensa psicologia dei personaggi, il sapiente intreccio di mani e la profondità degli sguardi, le proporzioni e la fisicità delle figure </strong>ne fanno un lavoro tra i più significativi, degno della fama del copertinese, che resta una <strong>personalità sottovalutata del cinquecento salentino</strong>.</p>
<p>Bibliografia:<br />
voce <em>Gianserio Strafella</em>, in <strong>Dizionario della Pittura e dei Pittori</strong>, V, Torino 1994, pag. 390; in <em>La Pittura in Italia &#8211; Il Cinquecento</em>, tomo II, Napoli 1988, pp. 508-847/848;<br />
G. GRECO, <em>Gianserio Strafella, pittore copertinese</em>, Ed. Pro Loco, Copertino 1990, p.51;<br />
E. MAZZARELLA, <em>Nardò Sacra</em>, (a c. di M. GABALLO), Galatina 1999, p.148;<br />
N. VACCA, <em>Nuove ricerche su Gian Serio Strafella da Copertino</em>, in “Archivio Storico Pugliese”, Bari, Società di Storia Patria per la Puglia, 1964.</p>
Posted in Arte, Cultura salentina Tagged: chiesa del Carmine, chiesa Matrice di Copertino, chiese di Nardò, Cristo deposto sorretto da angeli, Francesca Romana Melodia, Gianserio Strafella, Marcello Gaballo, pittura del Salento, pitture a Lecce, pitture Gallipoli, pitture Nardò, Salento arte <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/2973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/2973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/2973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/2973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/2973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/2973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/2973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/2973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/2973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/2973/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2973&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pietre antiche: dolmen e menhir del Salento</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 04:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Baldassarre
Testimoni silenziosi delle prime espressioni del sentimento umano, di un passato che ancora non conosceva la civiltà messapica, i dolmen (dal bretone &#8220;tol&#8221;, piatto, largo e &#8220;men&#8221;, pietra) e menhir (dal bretone &#8220;men&#8221;, pietra e &#8220;hir&#8221;, lungo) sono costruzioni megalitiche, disseminate lungo la penisola salentina, la cui origine e funzione restano avvolte da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2928&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>di Barbara Baldassarre</strong></p>
<div id="attachment_2961" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/dolmen-e-menhir-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2961" title="Dolmen e menhir della Puglia" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/dolmen-e-menhir-1.jpg?w=250&#038;h=163" alt="Dolmen e menhir della Puglia" width="250" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Dolmen e menhir della Puglia</p></div>
<p><strong>Testimoni silenziosi</strong> delle prime espressioni del sentimento umano, di un passato che ancora non conosceva la civiltà messapica, i dolmen (dal bretone &#8220;tol&#8221;, piatto, largo e &#8220;men&#8221;, pietra) e menhir (dal bretone &#8220;men&#8221;, pietra e &#8220;hir&#8221;, lungo) sono costruzioni megalitiche, disseminate lungo la penisola salentina, la cui origine e funzione restano avvolte da un&#8217;aura di mistero.<span id="more-2928"></span></p>
<p>L&#8217;opinione più diffusa tra gli studiosi è che i menhir (massi monolitici verticali di altezza variabile ma comunque non superiore ai 5 metri), chiamati anche &#8220;pietrefitte&#8221;, avessero uno scopo religioso, funerario, di orientamento o fossero legati a riti della fertilità, mentre per i dolmen (costruzioni con laterali di sostegno ed un lastrone a sormontarle) <strong>l&#8217;opinione più accreditata è che siano delle tombe</strong>, a volte usate come are sacrificali (per la presenza di scanalature sulla lastra principale).<br />
Proprio la loro remota collocazione storica ha fatto sì che le teorie che si prefiggevano di spiegarne la presenza in terra salentina fossero quanto mai incerte, se non in alcuni casi altamente improbabili (come chi li vorrebbe testimonianze di popolazioni risalenti alla mitica Atlantide).</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 362px"><a href="http://www.absoluteastronomy.com/topics/Megalith"><img title="Aree con presenza di megaliti in Europa" src="http://image.absoluteastronomy.com/images/encyclopediaimages/m/me/megalithic_architecture.png" alt="Aree con presenza di megaliti in Europa" width="352" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">Aree con presenza di megaliti in Europa</p></div>
<p>L&#8217;ipotesi finora più avvalorata vede la loro origine come il risultato di migrazioni di popolazioni asiatiche, molto probabilmente celtiche, che durante il loro <strong>passaggio hanno lasciato traccia di sé nel Mediterraneo</strong>, in un&#8217;area che comprende le isole spagnole, la Sardegna, la Corsica, la Puglia e l&#8217;isola di Malta.</p>
<div id="attachment_2964" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/dolmen-e-menhir-1-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2964" title="Giurdignano, Dolmen Stabile, foto B. Baldassarre" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/dolmen-e-menhir-1-2.jpg?w=250&#038;h=147" alt="Giurdignano, Dolmen Stabile, foto B. Baldassarre" width="250" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Giurdignano, Dolmen Stabile, foto B. Baldassarre</p></div>
<p>Se però si tiene conto del fatto che la presenza di dolmen e menhir è attestata soprattutto in buona parte dell&#8217;Europa del nord, includendo quella che è forse l&#8217;espressione massima dell&#8217;architettura megalitica (Stonehenge in Inghilterra), i conti sembrerebbero non tornare. I nostri piccoli dolmen e menhir alla pari di Stonehenge?</p>
<p>Da secoli abituati ad essere considerati &#8220;l&#8217;ultima ruota del carro&#8221;, &#8220;avamposto dell&#8217;Africa&#8221;, qualche dubbio è lecito porselo.</p>
<p>Ma se si pensa che nel lontano 1893 lo studioso <a title="vedi Cosimo De Giorgi su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_De_Giorgi" target="_blank">Cosimo De Giorgi</a> riferisce, parlando di Giurdignano, che</p>
<blockquote><p>&#8220;i vecchi contadini del luogo (&#8230;) mi assicurano che parecchi altri (dolmen, n.d.r.) esistessero in quella contrada nella metà del secolo scorso, e che furono atterrati quando cominciò a farsi il dissodamento di quei terreni sino ad allora macchiosi e abbandonati al pascolo degli armenti&#8221;</p></blockquote>
<p>e che nella zona del Dolmen Stabile, l&#8217;unico dolmen ottimamente conservato a Giurdignano, sono presenti degli ammassi di lastroni in pietra, alcuni dei quali recano incisioni, <strong>l&#8217;ipotesi di una piccola &#8220;Stonehenge&#8221; salentina</strong> ormai perduta per sempre diventa molto più reale.</p>
<p>E forse vale la pena a questo punto godersi il suggestivo percorso fotografico tra le &#8220;pietre&#8221; della preistoria disseminate in tutta Europa proposto dal sito http://www.stonepages.com. E immagine dopo immagine, tra similitudini e differenze, concedere spazio all&#8217;ipotesi che sicuramente, in qualche modo, c&#8217;eravamo anche noi a fare la storia. Quando ancora di storia non si poteva parlare.</p>
Posted in Archeologia, Storia Tagged: barbara baldassarre, Bozzetti di viaggio, cultura, Cultura salentina, dolmen, dolmen salentini, Lecce, menhir, menhir salento, Storia, storia locale, terra d'otranto <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/2928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/2928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/2928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/2928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/2928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/2928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/2928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/2928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/2928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/2928/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2928&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Aree con presenza di megaliti in Europa</media:title>
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			<media:title type="html">Giurdignano, Dolmen Stabile, foto B. Baldassarre</media:title>
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		<title>Tra Oriente e Occidente: tesori naturalistici del Salento</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 03:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lacarbonara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[fauna pugliese]]></category>
		<category><![CDATA[fauna salentina]]></category>
		<category><![CDATA[flora pugliese]]></category>
		<category><![CDATA[flora salentina]]></category>
		<category><![CDATA[francesco lacarbonara]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[parchi naturali pugliesi]]></category>
		<category><![CDATA[parchi naturali salentini]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos&#8217;hanno in comune una quercia maestosa, un simpatico geco e una piccola, ma robusta, pianta tipica della flora pugliese? Nulla, all&#8217;apparenza. Ma a guardar bene si scopre che così non è.
Fragno (Quercus troiana), geco di Kotschi (Cyrtodactylus kotschyi) e campanula pugliese (Campanula versicolor) appartengono tutti a quel variegato gruppo di specie, animali e vegetali, denominate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2886&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_2958" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/murge-sud-orientali1.jpg"><img class="size-full wp-image-2958  " title="Murge Sud-Orientali" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/murge-sud-orientali1.jpg?w=280&#038;h=186" alt="Murge Sud-Orientali" width="280" height="186" /></a><p class="wp-caption-text">Murge Sud-Orientali</p></div>
<p>Cos&#8217;hanno in comune una <strong>quercia maestosa</strong>, un <strong>simpatico geco</strong> e una piccola, ma robusta, <strong>pianta</strong> <strong>tipica della flora pugliese</strong>? Nulla, all&#8217;apparenza. Ma a guardar bene si scopre che così non è.<span id="more-2886"></span></p>
<p><strong>Fragno </strong>(<em>Quercus troiana</em>), <strong>geco di Kotschi</strong> (<em>Cyrtodactylus kotschyi</em>) e <strong>campanula pugliese</strong> (<em>Campanula versicolor</em>) appartengono tutti a quel variegato gruppo di <strong>specie</strong>, animali e vegetali, denominate<strong> transadriatiche</strong>;  ossia specie il cui areale di origine è localizzato al di là dell&#8217;Adriatico, e che <strong>trovano in Puglia il loro unico areale di distribuzione italiano</strong>. Ma come sono giunti fino a noi questi veri e propri <strong>tesori naturalistici</strong>? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un <strong>“piccolo” salto indietro nel tempo </strong>e ricostruire, seppur sommariamente e con le inevitabili lacune, la <strong>storia geologica della nostra regione</strong>.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 279px"><a href="http://www.srgc.org.uk/wisley/2008/180808/Campanula%20versicolor.jpg"><img class="  " title="Campanula versicolor" src="http://www.srgc.org.uk/wisley/2008/180808/Campanula%20versicolor.jpg" alt="Campanula versicolor" width="269" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Campanula versicolor</p></div>
<p>Per ritrovare le prime tracce della<strong> </strong>nostra storia geologica dobbiamo risalire al <strong>Triassico</strong> (245-195 milioni di anni). A partire da questo periodo, dalla frammentazione di un unico <strong>super-continente (Pangea)</strong>, si formano diverse zolle continentali, dalla cui deriva nasce il <strong>mare di Tetide </strong>(il futuro Mediterraneo). Nel mare di Tetide ha luogo una<strong> prima sedimentazione</strong> che dà origine al basamento roccioso della nostra regione. Il processo di sedimentazione continua nel <strong>Giurassico</strong> (195-135 m.a.) e nel <strong>Cretaceo</strong> (135-65 m.a.).   Gli strati di sedimenti si <strong>accumulano nel fondo del mare</strong>, fino a dar luogo a rocce compatte (calcari duri) che daranno origine all’<strong>ossatura calcarea della Puglia</strong> (un basamento lungo circa 250 km e largo 50).</p>
<p>Verso la fine del <strong>Cretaceo</strong> avvengono fatti nuovi.<br />
Dallo scontro tra la<strong> </strong>zolla continentale africana e quella eurasiatica <strong>emergono</strong> la quasi totalità della <strong>nostre rocce</strong>. Su di esse <strong>l’azione erosiva</strong> e di modellamento degli <strong>agenti atmosferici</strong>, con infiltrazione di acqua nel sottosuolo, dà origine ai <strong>primi fenomeni carsici</strong>.<br />
Si giunge così nel <strong>Terziario</strong> (65-2 m.a.), periodo caratterizzato da grandi trasgressioni marine ed <strong>emersione </strong>di<strong> nuove terre</strong>. La nostra regione mostra un<strong> paesaggio inconsueto</strong>, fatto di isole, arcipelaghi, paludi e lagune, molto diverso da quello a cui siamo abituati.<br />
<strong>A partire dal Miocene</strong> (24-5 m.a.) <strong>le acque si ritirano e i Balcani si fanno sempre più vicini</strong>, tanto da consentire il <strong>passaggio in Puglia </strong>di quelle che abbiamo visto essere le<strong> specie transadriatiche</strong>.</p>
<div><strong>Fragno</strong>, <strong>quercia vallonea </strong>(<em>Quercus macrolepis</em>),<strong> campanula pugliese</strong>, <strong>salvione giallo</strong> (<em>Phlomis fruticosa</em>), <strong>salvia triloba </strong>(<em>Salvia</em> <em>triloba</em>) tra le piante; <strong>colubro leopardino </strong>(<em>Elaphe situla</em>), <strong>geco di Kotschy</strong>, tra i rettili, iniziano così a <strong>popolare le nostre terre</strong>, insieme ad altre specie.</div>
<p>E’ sempre da questo periodo che si forma la <strong>pietra leccese</strong>, materia prima che nelle mani di sapienti maestri scalpellini locali, ha consentito il fiorire di quel capolavoro architettonico che è il <strong>Barocco salentino</strong>.</p>
<div id="attachment_2955" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/parco-regionale-dune-costiere-da-torre-canne-a-torre-s-leonardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-2955" title="Parco Regionale Dune Costiere  da Torre Canne a Torre S. Leonardo" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/parco-regionale-dune-costiere-da-torre-canne-a-torre-s-leonardo.jpg?w=250&#038;h=100" alt="Parco Regionale Dune Costiere  da Torre Canne a Torre S. Leonardo" width="250" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Parco Regionale Dune Costiere  da Torre Canne a Torre S. Leonardo</p></div>
<p>Con la fase successiva, <strong>Pliocene</strong> (5-1,8 m.a.), vediamo <strong>emergere dal mare tre grandi isole</strong>: Gargano, Alta Murgia e parte delle Murge Sud-Orientali. Il <strong>Salento</strong> (non ancora emerso)<strong> si arricchisce,</strong> dalla ulteriore sedimentazione,<strong> di</strong> <strong>nuove rocce </strong>(calcareniti, o calcari teneri). Il sollevamento definitivo della regione si ha nel<strong> Pleistocene</strong> (1,8 m.a.). La <strong>pioggia scava</strong>, tra i compatti banchi calcari delle Murge,<strong> profonde incisioni</strong>, dando origine al <strong>complesso sistema di lame e gravine </strong>che caratterizza gran parte del nostro territorio. L’apporto di una notevole quantità di sedimenti, di natura alluvionale, contribuisce alla formazione del Tavoliere e della piana brindisina.<br />
Il resto è storia<strong> </strong>recente:<strong> l’alternarsi di glaciazioni e di </strong><strong>periodi interglaciali dà al paesaggio pugliese l’aspetto a tutti noto</strong>, fatti salvi gli interventi dell&#8217;uomo sul modellamento del paesaggio naturale.</p>
<p><strong>L’attività dell’uomo è stata infatti la causa principale delle profonde modificazioni inferte all&#8217;ambiente naturale salentino</strong>, fino a causare la scomparsa di preziose specie vegetali ed animali.<br />
La foca monaca (<em>Monachus monachus</em>), uno dei più rari ed elusivi mammiferi marini del Mediterraneo, che fino a pochi decenni fa trovava ancora rifugio lungo le grotte costiere del Salento, è scomparsa dai nostri mari a causa della pressione antropica e di una caccia sconsiderata.<br />
Occorre però considerare che<strong> una sempre più crescente sensibilità ambientale</strong> (unita ad una maggiore attenzione da parte dell&#8217;opinione pubblica) ha contribuito a far sì che il <strong>territorio</strong>, con le sue<strong> emergenze naturalistiche, paesaggistiche e culturali</strong>, sia visto non più solo come realtà da sfruttare ma anche come <strong>casa comune, spazio da condividere con tutti  gli altri esseri viventi.</strong><br />
Eventi come Mediterre (la fiera dei parchi del Mediterraneo che si tiene annualmente nella nostra regione) dimostra come sia <strong>possibile coniugare sviluppo, economia e benessere con la tutela e la salvaguardia del territorio ed in particolare del patrimonio naturalistico.</strong><br />
Non va però dimenticato che la<strong> bellezza di una duna litoranea durante la fioritura primaverile</strong>, o <strong>l’importanza di una zona umida per l’avifauna migratoria</strong> (che lì trova rifugio e nutrimento) <strong>non sono beni monetizzabili</strong>. Non si può attribuire un<strong> valore prettamente economico</strong> a ciò che ci viene semplicemente <strong>donato nella sua totale gratuità</strong>. Un motivo in più per riflettere sulle scelte politiche (nazionali e locali) di gestione del territorio; scelte che non dovrebbero essere delegate a nessuno (soprattutto a chi nutre altri interessi che non siano quelli della tutela e della valorizzazione ambientale)  poiché <strong>siamo soprattutto noi, figli di questa splendida terra che è il Salento, ad essere chiamati in primis alla sua salvaguardia, </strong>per il nostro avvenire e per quello delle generazioni future.</p>
<div id="attachment_2956" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/stagno-porcelli-murge-sud-orientali.jpg"><img class="size-medium wp-image-2956" title="Stagno Porcelli, Murge Sud-Orientali" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/stagno-porcelli-murge-sud-orientali.jpg?w=250&#038;h=166" alt="Stagno Porcelli, Murge Sud-Orientali" width="250" height="166" /></a><p class="wp-caption-text">Stagno Porcelli, Murge Sud-Orientali</p></div>
<p>Ma ben più delle mie riflessioni valgono le <strong>parole di un grande uomo</strong>, la  cui saggezza è unanimemente riconosciuta:</p>
<p><em>“I nostri antenati consideravano la Terra ricca e generosa, qual&#8217;è in realtà. Molte persone in passato ritenevano anche che le sue risorse fossero inesauribili e noi sappiamo che ciò è vero solo se ne avremo cura. Non è difficile perdonare le distruzioni del passato, provocate dall&#8217;ignoranza. Ma oggi siamo più informati ed è essenziale che riesaminiamo eticamente  ciò che abbiamo ereditato, ciò di cui siamo responsabili e ciò che trasmetteremo alle generazioni future. Mentre esploriamo lo spazio cresce l&#8217;inquinamento degli oceani, dei mari e delle acque dolci della Terra. Le future generazioni potrebbero non conoscere più molti degli habitat, degli animali, delle piante e perfino dei microrganismi della Terra, già oggi rari. Noi abbiamo la capacità e la responsabilità. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi.”</em><br />
(Sua Santità Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama del Tibet)</p>
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		<title>La tela della Madonna di Costantinopoli a Carpignano Salentino</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 03:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Carpignano Salentino]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Romana Melodia]]></category>
		<category><![CDATA[parrocchia Assunzione di Maria Vergine di Carpignano Salentino]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sandro Montinaro
Carpignano Salentino, 1709-2009:
La tela della Madonna di Costantinopoli tra restauro e conservazione,
chiesa parrocchiale, 20 dicembre 2009
Nell’ambito delle celebrazioni dei Trecento anni della chiesa parrocchiale di Carpignano Sal. (1709-2009) il gruppo “Olim Ecclesia Carpiniani A.D. 2009” vi invita a partecipare, sabato 19 dicembre 2009 alle ore 19.00, presso la chiesa matrice Assunzione di Maria [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2930&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Sandro Montinaro</p>
<p><strong>Carpignano Salentino, 1709-2009:<br />
La tela della Madonna di Costantinopoli tra restauro e conservazione,<br />
chiesa parrocchiale, 20 dicembre 2009</strong></p>
<p><a href="http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/18/la-tela-della-madonna-di-costantinopoli-a-carpignano-salentino/altare-madonna-costantinopoli/" rel="attachment wp-att-2932"><img src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/altare-madonna-costantinopoli.jpg?w=187&#038;h=250" alt="" title="altare madonna costantinopoli" width="187" height="250" class="alignleft size-medium wp-image-2932" /></a>Nell’ambito delle celebrazioni dei <strong>Trecento anni della chiesa parrocchiale di Carpignano Sal. (1709-2009)</strong> il gruppo “<strong>Olim Ecclesia Carpiniani A.D. 2009</strong>” vi invita a partecipare, sabato 19 dicembre 2009 alle ore 19.00, presso la chiesa matrice Assunzione di Maria Vergine, al quarto appuntamento culturale.<span id="more-2930"></span><br />
Nel corso dell’incontro, oltre al consueto viaggio alla (ri)scoperta dei fonti battesimali della vicaria di Martano a cura della dott. ssa Valeria Canana, <strong>sarà presentato il progetto di restauro della tela della Madonna di Costantinopoli </strong>risalente, insieme all’omonimo altare, al XVI secolo. La restauratrice <strong>Francesca Romana Melodia </strong>presenterà le diverse fasi del piano di restauro, dalla velinatura preliminare alla stuccatura e integrazione pittorica delle lacune. La tela sarà spostata per l’occasione dalla chiesa matrice al laboratorio Melodia di Lecce dove, per appuntamento, sarà possibile assistere al restauro.</p>
<p>La manifestazione ha il patrocinio del comune di Carpignano Salentino, dell’arcidiocesi di Otranto, della parrocchia Assunzione di Maria Vergine di Carpignano Salentino, del comune di Corigliano d’Otranto, del comune di Martano e il sostegno di diverse aziende locali.</p>
<p>Tra le autorità presenti Roberto Isola, sindaco del comune di Carpignano Salentino e mons. Giuseppe Colavero parroco della parrocchia Assunzione di Maria Vergine di Carpignano Salentino. Modererà l’incontro Nadia Cancelli.</p>
<p>Completerà l’evento, l’accompagnamento musicale con canti della tradizione musicale natalizia e la distribuzione dei “purciddhuzzi”, tradizionali dolci natalizi, realizzati grazie alla disponibilità della <strong>Pro Loco di Carpignano</strong>.</p>
Posted in Eventi Tagged: Carpignano Salentino, Francesca Romana Melodia, parrocchia Assunzione di Maria Vergine di Carpignano Salentino, Sandro Montinaro, tela della Madonna di Costantinopoli <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/culturasalentina.wordpress.com/2930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/culturasalentina.wordpress.com/2930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/culturasalentina.wordpress.com/2930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/culturasalentina.wordpress.com/2930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/culturasalentina.wordpress.com/2930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/culturasalentina.wordpress.com/2930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/culturasalentina.wordpress.com/2930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/culturasalentina.wordpress.com/2930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/culturasalentina.wordpress.com/2930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/culturasalentina.wordpress.com/2930/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2930&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le fonti della cultura nella società dell&#8217;era digitale</title>
		<link>http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/17/le-fonti-della-cultura-nella-societa-del-terzo-millennio/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 03:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Budano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi riesce a coniugare presente e futuro, fondendoli in una passione produttiva per le arti, per la letteratura e per la storia, non si è lasciato sfuggire, in questi giorni, una notizia fondamentale che rappresenta una novità epocale nel modo di veicolare la cultura nel terzo millennio: si chiama iTunes U, ovvero registrazioni in audio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2862&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 278px"><a href="http://www.pasqualeurso.it"><img title="Pasquale Urso (acquaforte)" src="http://www.pasqualeurso.it/immagini/catalogo_acqueforti/ANGELO_CUSTODE.JPG" alt="Pasquale Urso (acquaforte)" width="268" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Pasquale Urso (acquaforte)</p></div>Chi riesce a <strong>coniugare presente e futuro</strong>, fondendoli in una passione produttiva per le arti, per la letteratura e per la storia, non si è lasciato sfuggire, in questi giorni, una notizia fondamentale che rappresenta una novità epocale nel modo di veicolare la cultura nel terzo millennio: <strong>si chiama <a title="pagina di iTunes U" href="http://www.apple.com/it/itunes/whats-on/#itunesu" target="_blank">iTunes U</a></strong>, ovvero registrazioni in audio o in video di lezioni, messe a disposizione <em>on line</em> dalle istituzioni che le producono per i propri studenti, che possono così riascoltarle tramite gli ormai diffusissimi <a title="Apple iPod" href="http://www.apple.com/it/ipodnano/" target="_blank"><strong>iPod</strong></a>. Gli americani lo definiscono <strong><em>education-mobile learning</em></strong>, letteralmente studiare muovendosi, ovunque ci si trovi, nella sostanza lo si può fare in autobus mentre si va a scuola, o mentre si viaggia o nel traffico mentre si va al lavoro. Riporto alcuni stralci da diverse testate che hanno trattato l&#8217;argomento:<span id="more-2862"></span></p>
<p><a href="http://www.iphoneitalia.com/itunes-u-le-lezioni-universitarie-a-casa-gratis-12095.html"><br />
Come scrive il Corriere, le migliori università (in gran parte statunitensi, ma non mancano le eccezioni europee) stanno rendendo disponibili online – a tutti – <strong>video, podcast e materiale didattico dei migliori corsi</strong>. Tra le università americane che hanno scelto di fornire questo servizio troviamo <strong>Stanford University, UC Berkeley, Duke University e il MIT</strong>&#8230;</a></p>
<p>e ancora <strong>il Corriere</strong>:</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_dicembre_08/itunes_apple_lezioni_gratuite_nino_luca_ce23046a-c52d-11dd-831d-00144f02aabc.shtml">Con il software della Apple e un iPod non c&#8217;è più bisogno di seguire le lezioni nelle aule. Con «<strong>iTunes U</strong>» lezioni gratis per tutti Corsi, dimostrazioni in laboratorio, highlights e tour dei campus forniti dai migliori college e università americane e inglesi. L&#8217;esperienza italiana&#8230;</a></p>
<p>Sono numerosi gli anni che mi separano dalle belle giornate passate nelle aule dell&#8217;Università salentina, ma non tanti da farmi dimenticare che già allora l&#8217;informatica aveva raggiunto risultati importanti, e già allora era possibile realizzare <strong>contributi multimediali utili ad agevolare gli studenti</strong> nello studio delle materie più disparate.</p>
<p><div class="wp-caption alignright" style="width: 347px"><a href="http://itunes.stanford.edu/"><img class="  " title="La pagina iTunes U della Stanford University" src="http://itunes.stanford.edu/images/SoiTRH07_Background-R3B.png" alt="La pagina iTunes U della Stanford University" width="337" height="286" /></a><p class="wp-caption-text">La pagina iTunes U della Stanford University</p></div>
<p>Fu così che in qualità di presidente del Consiglio degli Studenti con l&#8217;unanime adesione di tutti i componenti, decidemmo di proporre all&#8217;amministrazione l&#8217;acquisto di attrezzature adatte alla videoregistrazione delle lezioni e alla successiva pubblicazione <em>online</em> sul sito dell&#8217;Ateneo. L&#8217;acquisto starebbe stato finanziato da uno specifico fondo dedicato al Consiglio degli Studenti.</p>
<p><strong>Nulla di quanto chiedemmo si concretizzò</strong>, un resistente muro di gomma impedì la realizzazione di un progetto che, se portato a termine, sarebbe stato uno dei primi esperimenti in assoluto a livello mondiale e, alla luce delle notizie di oggi, con almeno dieci anni di anticipo sulle tanto sbandierate esperienze di università del calibro della Stanford, della Berkeley o del MIT.</p>
<p>Resta il rammarico per le tante occasioni perse, per l&#8217;atavica disattenzione alle dinamiche dell&#8217;evoluzione tecnologica in settori strategici per la formazione delle società. Resta il rammarico nel notare che nonostante tutte le successive innovazioni sopravvenute <strong>nulla è cambiato e nessun supporto</strong> ancora oggi viene reso disponibile agli studenti dell&#8217;Ateneo salentino.</p>
<p>Certo <strong>segna la sua onorevole presenza</strong> un  tentativo effettuato qualche anno fa e rimasto, a quanto sembra di capire, allo stadio di puro esperimento visto che, da oltre due anni, non risulta più alcun aggiornamento.</p>
<p>Spiace constatare come sia difficile per i settori che più di tutti dovrebbero veicolare innovazione e conoscenza aderire a quei semplici meccanismi di piena e consapevole presa di coscienza del proprio, fondamentale, unico ruolo: <strong>contribuire alla crescita del territorio di riferimento.</strong></p>
<p>Mi rimane il bel ricordo del caro prof. Salvatore Alessandrì e delle sue lezioni di storia romana; le seguivo estasiato, le registravo, e <strong>ancora oggi le ascolto con nostalgia</strong>; sorrido alle sue battute, come quando trovandosi la scrivania piena di registratori usava paragonarsi a Gorbaciov; quei media sono ancora, oggi come allora, <strong>l&#8217;unico contributo tecnologico che gli studenti salentini riescono a procurarsi</strong>.</p>
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			<media:title type="html">Pasquale Urso (acquaforte)</media:title>
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			<media:title type="html">La pagina iTunes U della Stanford University</media:title>
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		<title>Natale salentino</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 04:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo D&#39;Aurelio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo la tradizione dopo il giorno di Santa Lucia (13 dic.), le famiglie si davano un gran da fare per addobbare l’albero di Natale e costruire il presepe.

Il Natale era una festa molto sentita in ambito familiare, un giorno particolare non solo per il fatto religioso in sé ma proprio perché era l’occasione per stare insieme lontani dalle fatiche e dagli impegni quotidiani. <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2911&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_2925" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/presepe.jpg"><img class="size-medium wp-image-2925 " title="Addobbo natalizio nell'anfiteatro leccese" src="http://culturasalentina.files.wordpress.com/2009/12/presepe.jpg?w=250&#038;h=168" alt="Addobbo natalizio nell'anfiteatro leccese" width="250" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Aria di Natale nell&#39;anfiteatro leccese (foto Gianfranco Budano)</p></div>
<p>Secondo la tradizione dopo il giorno di Santa Lucia (13 dic.), le famiglie si davano un gran da fare per addobbare l’albero di Natale e costruire il presepe.</p>
<p>Il Natale era una festa molto sentita in ambito familiare, un giorno particolare non solo per il fatto religioso in sé ma proprio perché era l’<strong>occasione per stare insieme</strong> lontani dalle fatiche e dagli impegni quotidiani. Quel senso di calore, di vicinanza e di famiglia rendeva la festa molto speciale ed era proprio in occasione di essa che pure la tavola si vestiva a festa imbandendola di quelle <strong>prelibatezze </strong>che nel corso dell’anno erano <strong>economicamente quasi proibite</strong>. I dolci, <em>cartellate</em> e <em>struffuli </em>col miele e gli anesini, il <em>baccalà</em>, gli spaghetti con le alici, le rape <em>‘nfucate </em>(ossia cotte nell’olio <em>fatto</em>), le <em>pittule</em> e così via, caratterizzavano il cenone della vigilia.<span id="more-2911"></span></p>
<p>Esso seguiva al <strong>digiuno </strong>che, sempre secondo la tradizione, doveva rispettarsi sino alla sera quando tutta la famiglia era obbligata a riunirsi a tavola dopo aver commemorato, di fronte al presepe, la nascita del Bambinello. Era in questa occasione che si vedeva strisciare, per le stanze della casa, un piccolo serpentello di familiari che portava in religiosa <strong>processione </strong>la statuetta del Bambin Gesù. Ci si accompagnava con le preghiere e con l’immancabile “Tu scendi dalle Stelle” mentre dalla strada saliva, quasi contemporaneamente, il fracasso dei <em>tricchi-tracca </em>(onomatopea che vuole significare il petardo scoppiettante). Per tutto il giorno il <strong>fuoco </strong>dei <em>cantuni</em> (camini) era mantenuto <em>vivo</em> mentre le lampade traboccavano di olio perché, si diceva, <em>de Natale puru lu focu s’á bbinchiare </em>(a Natale anche il fuoco si deve saziare). I nostri nonni consideravano quell’innaturale senso di <strong>appagamento alimentare</strong> come un sintomo di eccezionale benessere tanto favoloso da trasmetterlo allo stesso fuoco e alle stesse lampade che, per l’appunto, dovevano <em>bbinchiarsi</em> (saziare). Il Natale assumeva così le caratteristiche di un giorno tanto diverso e tanto distante da quel solito mondo di privazioni e di stenti quotidiani con i quali le nostre famiglie frequentemente nell’anno dovevano confrontarsi. Questa grande cena durava sino alla mezzanotte quando il rintocco delle campane segnava l’inizio della messa nella vicina chiesa dove immediatamente si dirigevano gli astanti. Essi stessi, però, <strong>lasciavano la tavola imbandita</strong> perché credevano che in quella notte i loro morti, ritornando sulla terra, avrebbero preso posto e mangiato e goduto  di quelle rare e prelibate letizie di Natale.</p>
<p>Non era però solo la cena a riunire la famiglia ma anche il <strong>presepe </strong>che attraeva specialmente i bambini di casa perché, come scrive lo storico magliese Emilio Panarese nei suoi ricordi della fanciullezza, «il presepio ci attraeva perché era il nostro presepio, un presepio fatto di niente, che alle deboli luci di due lumini, con quei rametti di mortella e di ginepro e i pani di molle muschio, assumeva l’aspetto di un paesaggio vero, l’aspetto delle cose umili godute con trepida gioia». Ed era poi sempre intorno al presepe che i bambini, secondo la stessa tradizione di Terra d’Otranto, erano soliti intonare dei favolosi <strong>canti</strong>. Si trattava di brevi e agili componimenti dialettali in rima doppia, espressione di genuinità e spontaneità popolare, mandati a memoria per l’occasione ed eseguiti a ritmo. Uno di questi dal titolo <em>La notte de Natale, bona festa principale!,</em> così rimava:</p>
<p><em>Fusci, fusci, cummare Giuvanna / ca è ffiata la Madonna, / à fattu nu bambinu / jancu e russu comu milu, / cu lli rasci de lu sule. Li dicimu tre parole: / “Latta, latta, Bambinu meu, / ca lu latte nun è meu / ma è du Padre Eternu / lu criscimu bellu bellu /</em></p>
<p><em>Bambineddu  zuccaratu / piccineddu nnmuratu / tu si nnatu pe’ ll’amore / Bambineddu rrubbacore / me rrubbasti lu core meu / Bambineddhu sposu meu/, Ku Bambinu camina pe casa / la Madonna lu zzica e lu vasa / San Giuseppe cu ll’ochi d’amore / lu zucca, lu vasa e lli dona lu core/.</em></p>
<p><em>Pasturella, pastorella / cconza, cconza la buffettella / minti pane e minti vinu / c’à mangiare Gesù Bambinu. / San Michele è sciutu an celu / pe ssunare le campane / l’è cchiau sunate del la Madonna de la Pietate /</em></p>
<p><em>La notte de Natale / bona festa principale / ca’ nascìu nostru Signore / inta na povera mangitura / cullu bove e l’asinellu / San Giuseppe lu vecchiarellu / la Madonna picculilla / comu fata e comu stilla / comu stilla e comu fata / comu rosa spampanata/.</em></p>
<p><em>Scinne n’angelu de cielu / cu na janca vestitura / Palumbella, palombella / cce sta porti intra lu pizzu?/ Portu zuccuru e cannella / pel u Battesimu de Cristu/</em></p>
<p><em>Quannu Cristu bbattezzau / tutti l’angili chiamau./ E chiamau lu tata meu / nu Paternosciu e nn’Agnusdeu. / E chiamau la mamma mia / nu Paternosciu e nn’Avemmaria. / E chiamau tutti i puareddhi, / e nu piattu de vermiceddi. / E chiamau tutti li Santi / nu Paternosciu a tutti quanti. / E chiamau puru li carusi / nu mustazzune intra li musi!/.</em></p>
<p><em>Bona sera, Bambineddu meu / lu sindacu de Maje me mannau / cu tte mangi ste ricuttedde / bona sera, Bambineddu meu, / e mangi pasuli cu lu sale?/ Ca jou nu tegnu gnenti cu tte dau / ci oi gnenti de lu paese menu / bbona sera, Bambineddu meu!</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ora il Natale ha assunto sempre più la connotazione di una festa commerciale tipicamente consumistica caratterizzata da cene, bancarelle e shopping sfrenato. Il ricordo di una tradizione come questa può sembrare una voce stonata nel coro della modernità ma se siamo coscienti che la <em>storia ci aiuta a comprendere il presente</em> non sarà difficile constatare come le tradizioni siano le radici della nostra cultura e della nostra identità. Per questo motivo saranno diversi gli occhi con i quali osserveremo le tante luci accese a Natale e sarà anche diverso lo spirito col quale ci avvicineremo ad un cenone se saremo coscienti che la luce, il fuoco,  il banchetto e il culto dei morti fanno parte del <strong>millenario retaggio</strong> <strong>culturale del nostro Salento</strong>.</p>
<p><em>a Nino P.</em></p>
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			<media:title type="html">Addobbo natalizio nell'anfiteatro leccese</media:title>
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		<title>Le quattro stagioni del Salento: un invito a visitarci tutto l’anno</title>
		<link>http://culturasalentina.wordpress.com/2009/12/15/le-quattro-stagioni-del-salento-un-invito-a-visitarci-tutto-l%e2%80%99anno/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 03:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Paolo Tarsi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le virtù della terra e della bellezza salentina si possono declinare in modo plurimo, inseguendo il naturale ciclo di stagioni sempre miti e dolci nel corso dell’anno; allo stesso modo si devono delineare possibilità, diverse e alternative, di apprezzare, come viaggiatori o semplici turisti, questo estremo lembo d’Europa. Questo vuole essere un invito a visitarci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=culturasalentina.wordpress.com&blog=7488674&post=2869&subd=culturasalentina&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a title="Impression, soleil levant di Gianfranco Budano, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/gianfrancobudano/2081578206/"><img title="Impression, soleil levant (foto di Gianfranco Budano)" src="http://farm3.static.flickr.com/2182/2081578206_5b9e5e107e_m.jpg" alt="Impression, soleil levant" width="160" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Impression, soleil levant (foto di Gianfranco Budano)</p></div>
<p><em>Le virtù della terra e della bellezza salentina si possono declinare in modo plurimo, inseguendo il naturale ciclo di stagioni sempre miti e dolci nel corso dell’anno; allo stesso modo si devono delineare possibilità, diverse e alternative, di apprezzare, come viaggiatori o semplici turisti, questo estremo lembo d’Europa. Questo vuole essere un invito a visitarci tutto l’anno, non solo in&#8230;</em></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Estate</strong></p>
<p>Verso Sud, assillati dalla calura estiva cittadina, accorrono masse di turisti alla ricerca di refrigerio su soleggiate coste bagnate da mari purissimi, sedotte e incoraggiate da una fresca accoglienza che ha il colore di rosse angurie e di gialli fichi d’india, il ritmo allegro e vitale di notti che pulsano ovunque all’eco dei tamburelli.<span id="more-2869"></span> Le selvagge vibrazioni dei suoni fuggono propagandosi nell’oscurità, al di là delle luci dei falò, presso anfratti di spiagge gialle come il grano e scogliere severe sorvegliate da malinconiche torri, confondendosi infine con i riflussi delle onde quasi placide, nella cui immensità mediterranea si esauriscono placando così l’orgiastico furore da cui sono generate.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Autunno</strong></p>
<p>La terra si addormenta dolcemente, sbadigliando tuttavia doni preziosi con cui scaldarsi quando sarà tempo, vino corposo e vellutato con cui accarezzare l’anima di chi resta a vigilare nella sera, melograni con cui accendere confortanti fiammelle che accompagnano il solitario viandante che torna alla dimora, mele cotogne con cui addolcire la solitudine del ritorno, olio che rifocilla facendosi essenza di pietanze fumanti da consumare in raduni domestici… È il tempo del ripiegamento individuale o collettivo, del ritiro nelle distese dell’entroterra, ora di auscultazione intima nella quale reperire gli echi di una grande civiltà contadina, delle sue fatiche, dei suoi valori, delle sue opere cristiane, delle sue narrazioni poietiche intorno a consolanti fuochi che rischiarano angoli, vicoli e sentieri di ataviche tradizioni che amalgano secoli in cui scrutare con delicato sguardo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Inverno</strong></p>
<p>Avventurandosi nei luminosi pleniluni, si intravedono grigi riflessi chiaroscurali provenienti dal mare: vorticante e annaspante, il gigante gelido e irrequieto tenta di arrampicarsi tra i seni di una terra che non conosce mai freddura tale da non riservare un pur tiepido rifugio a chi vuol goderne.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 170px"><a title="a low sunday in Italy di Gianfranco Budano, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/gianfrancobudano/3455646735/"><img title="A low sunday (foto di Gianfranco Budano)" src="http://farm4.static.flickr.com/3558/3455646735_428c42b58d_m.jpg" alt="a low sunday in Italy" width="160" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">A low sunday (foto di Gianfranco Budano)</p></div>
<p>Un torpore sonnolento, al riparo dal freddo pungente, si impossessa delle cose e degli uomini, disturbato di tanto in tanto da fulgidi spifferi bluastri che nulla possono tuttavia di fronte al perdurante verde degli altezzosi ulivi, nulla al cospetto del rosso sommesso della paziente e materna terra inumidita o al sereno fluire della vita degli uomini, riscaldata dal tepore di intimi raduni e talvolta rinvigorita da più festosi riti.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Primavera</strong></p>
<p>Al rincorrersi brulicante di petali colorati di fiori di campo, schiamazza la giovane vita tra i filari d’ulivo, irridendo alla silenziosa quiete perenne dei muti muretti a secco; un brusio avvolgente di sciami d’insetti affamati risuona negli antri delle case in pietra mentre nelle gialle piazze dei borghi un pulviscolo danzante riflette un sole giovane e gaudente negli occhi degli uomini e delle donne frastornate dal risveglio.</p>
<p>Ai primi bagliori di una nuova stagione tra le onde marine scintillanti e attraenti, i medesimi echi dei tamburelli affioreranno per invadere la penisola dai lidi, le note risorgeranno così tra le spighe a impossessarsi di coloro che le coglieranno, inerpicandosi in barocche esibizioni sulla terra profumata di macchia e avvinghiandosi agli animi come colonne ritorte, desiderose di narrare, ormai da secoli, le avventure antiche delle terre nel frattempo lambite, bramose di riferire sulla natura infuocata dei popoli che hanno danzato sul palcoscenico di questa millenaria storia mediterranea.</p>
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			<media:title type="html">Pier Paolo Tarsi</media:title>
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			<media:title type="html">Impression, soleil levant (foto di Gianfranco Budano)</media:title>
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