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Posts contrassegnato dai tag ‘Agnese Bascià’

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Un pubblico affezionato quello che aspetta di vedere le  opere pittoriche di Mimmo Antieri, artista certamente non figurativo, ma che ha fatto dell’astrattismo un originale cavallo di battaglia. (more…)

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La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

(Art. 4 Costituzione Italiana)

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Purceddhuzzi

I purceddhuzzi (Wikipedia)

Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto. Anthelme Brillat-Savarin

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Il colore del melograno di Giuseppe Scelsi

In alcune giornate terse, quelle di tramontana che diradano le nebbie in mare, dalle coste salentine si vedono i monti dell’Albania: tanto è vicina geograficamente questa terra, tanto è sconosciuta nelle vicende storiche e culturali, che pur tuttavia si sono intrecciate con quelle italiane prima e dopo la caduta del regime comunista. (more…)

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Emil Cioran ha detto:

“Ammettendo l’uomo, la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa.”

 

Ulivi - foto di Agnese Bascià (© tutti i diritti riservati)

 

Notizie come la scoperta di una discarica abusiva nelle campagne di Vitigliano, vicino a Santa Cesarea Terme, sono sempre più frequenti e questo nostro sito è diventato ormai un luogo virtuale in cui denunciare la pericolosa situazione ambientale del Salento. (more…)

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Mentre in filosofia — dai greci come Aristotele a scienziati come Newton — e nel campo artistico, da Kandinsky a Dubuffet, si discuteva su cosa fosse il colore e se fosse giusto miscelarlo, senza che perdesse la sua anima, la natura ha scelto per sé una tavolozza impossibile da riprodurre, uno spettacolo difficile da spiegare.

Opera di Kandinsky

“Sostanze semplici, vegetali, minerali e viscose. Lasciate sobbolire nel crogiolo del cuore dell’artigiano ben nato, mescolate a fondo e servite fiammeggiante”: così descriveva i colori G. Duthuit, nella sua opera del 1950 The Fauvist Painters. Ed è, a mio avviso, forse colui che si è avvicinato di più a ciò che nella realtà materiale può riassumere l’essenza del “colore”.

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Tempo fa un’amica settentrionale mi disse: “Beati voi (salentini) che avete il mare a pochi chilometri, noi qui abbiamo solo il Seveso e le pantegane”. Forti di questa manna dal cielo, ieri mattina, dopo un giro di telefonate nel tentativo vano di prenotare un ombrellone con spiaggine presso qualche lido, zaini in spalla, abbiamo deciso di trascorrere comunque l’ultimo giorno di ferie sulla costa compresa fra S. Isidoro e Santa Caterina, giusto per cambiare versante e salvarsi dalla tramontana battente, che ha sconvolto spiagge e piani vacanzieri sull’Adriatico.

Ph. di Gianfranco Budano

La litoranea è intasata: sarà l’ora di punta o la giornata caldissima, una colonna di macchine ci costringe ad avanzare a passo d’uomo; quasi un’ora per andare da Lecce a S. Caterina, poi la ricerca affannosa di un parcheggio a incastro e infine la discesa al mare.

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Una giornata di jogging in campagna è come investire del tempo su se stessi: il fisico si riprende, si sveglia dal torpore della scrivania di fronte alla quale si lavora tutti i giorni; gli occhi si lasciano rapire da tutto ciò che c’è intorno e gli odori coprono quelli spesso medioevali e inquinati delle città.

Foeniculum vulgare

Foeniculum vulgare (ph. Wikipedia)

La campagna salentina offre un piccolo cesto di aromi, erbette quasi insignificanti, spesso snobbate, ma che se ben sfruttate possono lasciare a bocca aperta per intensità di profumi e di sapori. In mezzo a ciuffetti di ortica, ai margini di campi di grano ormai mietuti e avvizziti, si trova un alto fusto verde con fiorellini gialli: è il finocchietto selvatico, un vero e proprio microcosmo di virtù.

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Illustrazione di R.officinalis

Si cammina spesso a occhi chiusi: si percorrono sempre le stesse strade, si respira per anni la stessa aria, senza accorgersi di nulla, perché l’abitudine ci rende cattivi osservatori e la distrazione ci sottrae alle riflessioni.

Eppure, fra la macchia mediterranea che copre le dune, spesso si possono intravedere cespugli odorosi di rosmarino, quell’arbusto che portato al naso fa venir voglia di arrosto: il suo nome deriva dalle parole latine ros (rugiada) e maris (del mare) e si è acclimatato nelle zone litoranee, fra sassi cotti dal sole o mimetizzato sotto alberi e cespugli, dal livello del mare fino alla zona collinare. (more…)

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In queste torride giornate salentine, l’unico refrigerio è l’acqua: un bicchiere di liquido trasparente e insapore, ma fresco, che rigenera le cellule abbrustolite del cervello e del corpo. Poi c’è la doccia, quella che ti dà la sensazione di rinascere e di toglierti di dosso la melassa che l’alto tasso d’umidità ha spalmato sulla pelle e che non ti consente di infilarti magliette e pantaloni senza incollarsi.

Immagine tratta da Wikipedia

Ma alle 18 del pomeriggio di sabato a Lecce, in viale Gallipoli, salta una tubatura dell’acqua, la strada e il marciapiede si allagano, una parte della città resta con i rubinetti a secco.
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Pasquale Urso: Acquaforte

Riprendo da dove ho lasciato: le donne di inizi Novecento nel Salento, lo abbiamo visto, non godevano proprio di un “diritto alla stima”, sempreché ve ne sia uno, sia pur non codificato. In realtà la donna era un essere inferiore rispetto all’uomo, non tanto per l’assenza di prestanza fisica, quanto, questo sì, per una soccombenza atavica, senza grandi spiegazioni e liquidata come normalità nel vissuto quotidiano.

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Pasquale Urso - Acquaforte

Si fa presto a dire donna: i tempi cambiano, le donne sono emancipate, in parte si è raggiunta la parità dei sessi e talvolta si sfocia in un eccesso di femminismo sconsiderato per paura di tornare indietro. Il Salento non fa eccezione: la cultura che voleva la donna chiusa in casa, con il tempo scandito dal lavoro domestico e dalla crescita dei pargoli, è ormai, salve le eccezioni, declinata. Ma da dove siamo partiti e quanta strada ha fatto la donna in mezzo secolo dalle nostre parti?

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