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Archive for maggio 2009

di Valentina Antonucci

Iconografia mariana a Lecce e nel Salento (Parte III)

La Madonna della Carità in Lecce: un’icona miracolosa semisconosciuta…

Madonna col bambino ferita

Lecce, Chiesa di S. Teresa, Madonna col Bambino, affresco, fine del XIV sec.

Nella città di Lecce si trova un’icona di Madonna “ferita” decisamente più sfortunata delle sue conterranee di Soleto e Galatone. E’ conservata nella chiesa di S. Teresa, in una parte poco illuminata del muro di controfacciata, all’interno di una teca coperta da un vetro che rende difficoltosa la visione del contenuto. Semisconosciuta al giorno d’oggi, questa icona è stata la protagonista di una storia devozionale importante e duratura che però, a un certo punto, si è interrotta.

Si tratta di un lacerto di affresco raffigurante la Madonna col Bambino, in un discreto stile tardomedievale che un restauro renderebbe meglio leggibile: fu staccato e trasportato nell’attuale sede dalla chiesetta di S. Maria della Carità, non più esistente perché abbattuta in epoca moderna. Era la chiesa del Monte di Pietà, o dei Pegni, importantissima istituzione caritativa fondata a Lecce nella prima metà del Cinquecento.
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di Valentina Antonucci

Iconografia mariana a Lecce e nel Salento (Parte II)

Madonna col bambino ferita

Galatone (Le), Chiesa di S. Maria della Grazia, Madonna col Bambino, affresco, XIV sec.

Le immagini vulnerabili: da Napoli a Galatone, storie di icone ferite Nel Meridione d’Italia, questo iter è esemplificato egregiamente dalla straordinaria storia della Madonna dell’Arco, la “Madonna dei napoletani” per eccellenza (solo dal XIX secolo parzialmente soppiantata dalla Madonna di Pompei): e non è certo un caso che il culto della “Mamma dell’Arco”, le cui origini risalgono al 1450, abbia assunto la dimensione di una ferventissima venerazione popolare in epoca controrifomata, verso la fine del Cinquecento, estendendosi a diverse province dell’antico viceregno di Napoli. Neppure il Salento rimase del tutto estraneo al culto della Madonna dell’Arco, come testimonia la presenza a Taviano (Le), nella chiesa già dei Francescani Riformati (ora intitolata all’Addolorata), di una pregevolissima tela settecentesca di scuola salentina che riproduce l’immagine della Madonna dell’Arco (cfr.: Una galleria d’arte francescana tra XVII e XVIII sec. Il Santuario dell’Addolorata di Taviano, a cura di V. Antonucci – M. De Santis – F. Melodia, Lecce 2008).
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di Valentina Antonucci

Iconografia mariana a Lecce e nel Salento (Parte I)

Madonna col bambino 'ferita'

Lecce, chiesa di S. Maria della Grazia: la Madonna col Bambino, affresco, fine XIV sec.

La figura di Maria Vergine è sempre stata, fin dai primi secoli del Cristianesimo, quella cui con più fervore si è rivolto il popolo dei fedeli, di ogni nazione e di ogni condizione sociale. Tuttavia, dopo lo strappo della Riforma protestante, nella prima metà del XVI secolo, i sentimenti dei fedeli sono stati costretti in qualche modo a diversificarsi: raffreddare l’ardore nei paesi i cui governanti avevano aderito alla Riforma, dare viceversa il via libera al più sfrenato sentimentalismo e alla più fervente devozione nei paesi cattolici.

La liceità del culto a Maria in quanto “Madre di Dio” (Theotokos: definizione sancita nel Concilio di Efeso, 431 d.C.) fu infatti uno dei temi centrali dell’aspra polemica teologica in corso in quei tempi. Tale polemica era strettamente legata a quella sulla venerazione delle immagini sacre, che i protestanti, soprattutto i Calvinisti, rigettavano come una forma di idolatria.
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Pasquale Urso: L'aquilone

Pasquale Urso: L'aquilone

Esperimenti di scrittura, di questo si tratta e null’altro; metti sul foglio due parole e provi a tirare fuori il resto; il risultato lo lascio giudicare a voi. Mi rendo conto, tuttavia, che le parole pesano e forse questo fu il motivo per cui, il mio amico Michele, non volle pubblicare questo scritto sulla sua rivista, l’Impaziente.

Chi ha paura si sente più sicuro nel male che nel bene, “Ernst Wiechert, l’autore di questa frase, doveva essere fine conoscitore dei suoi simili” pensai quella volta, sicuramente esagerando come mio solito. Occorre, tuttavia, sgombrare il campo da fraintendimenti: il nostro intento è solo quello di ragionare sulle cause del male nel tentativo, forse vano, di individuarne i rimedi; buona lettura:
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Degrado rurale: la nuova emergenza

Degrado rurale: la nuova emergenza

Metti una domenica normale: una gita fuori porta, una amena passeggiata in campagna, una rilassante camminata fra prati fioriti e pingui paesaggi agricoli. Questo era il Salento una volta, ora non più …o, quantomeno, non sempre.

Capita spesso di uscire in cerca di spunti creativi, d’altronde da quando non fotografo più per professione, sono tornato ad essere un felice fotoamatore.
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Cosimo de Giorgi

Cosimo de Giorgi

Usciamo da Lecce dalla Porta di Rusce, eretta nel 1703 sulle rovine di un’altra più antica, e sormontata da una statua di S. Oronzo scolpita in pietra leccese. Ripiegando verso sinistra passeremo sotto il convendo dei PP. della Missione, oggi ridotto a penitenziario; e di lì potremo osservare i due viali alberati che cingono la nostra città; uno dei quali va a far capo all’obelisco di porta a Napoli, e l’altro giunge fino all’orfanatrofio Principe Umberto. Entrambi son lunghi pressoché un chilometro e formano la passeggiata prediletta dei leccesi nei mesi estivi e nelle ore pomeridiane, sotto l’ombra delle robinie, degli ailanti, degli olmi e dei pioppi. Che stupenda vegetazione!

(Cosimo De Giorgi, 1882)

Cosimo De Giorgi, La provincia di Lecce, Bozzetti di Viaggio; Congedo Editore, Galatina 1975

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Pasquale Urso: Lattesa

Pasquale Urso: "L'attesa"

Inauguriamo oggi un altro modo di guardare alla salentinità quella indagata attraverso gli occhi dell’artista.

Partiamo con Pasquale Urso, maestro salentino che nel corso della sua lunga carriera, inaugurata a Lecce nel 1968, ha analizzato molti aspetti della nostra cultura riuscendo a trasporre sulla carta opere magistrali: immagini di usi, costumi e tradizioni locali spesso a rischio di estinzione la cui riproposizione assume i connotati del rimpianto per un tempo felice ormai cancellato dall’impetuoso avanzare dei cambiamenti sociali.
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