Storia

La casa comunale di Maglie

La vicenda storica che portò Maglie a dotarsi dell’attuale palazzo municipale è una vicenda lunga e complessa dettata dalla necessità di dare al decurionato una sede decorosa, dove potessero svolgersi le adunanze e conservarsi gli atti. Nicola Maria De Donno, illustre avvocato magliese, fu il promotore del progetto di costruzione del fabbricato e grazie a un suo manoscritto di Memorie abbiamo conosciuto le articolate vicende che portarono alla realizzazione dell’opera. Uno spaccato interessantissimo di Maglie a cavallo tra il decennio napoleonico e il ritorno dei Borboni nel Regno di Napoli.

Maglie, casa comunale
Maglie, casa comunale (foto tratta da www.comune.maglie.le.it)

Ciò che si è fatto per necessità sia virtù, recita il saggio e quale migliore frase per riassumere in un sol colpo il lungo e arduo cammino che portò Maglie a dotarsi, nella prima metà dell’Ottocento, dell’attuale palazzo municipale. Un’ampia e dettagliata descrizione delle vicende storiche di questa casa comunale fu scritta, col titolo di Memorie, dall’avvocato Nicola Maria De Donno (1781-1861) il quale fu ideatore e promotore  di quest’opera monumentale. Alttrettanto fondamentali sono i contributi storici degli studiosi magliesi Emilio Panarese e Salvatore Panareo, e sulla scorta di questa documentazione è possibile ritracciare i momenti salienti che portarono Maglie a dotarsi della casa comunale.

Da un’antica tradizione greca  i luoghi dove erano solite adunarsi le cittadinanze, generalmente al suono di campana, erano i cosiddetti Sedili o Seggi. Nell’Archivio di Stato di Napoli è conservat, tra i pochissimi sopravvissuti all’incuria dell’uomo e del tempo, il catasto antico del 1578 della Terra di Maglie, che indica il segiu magliese localizzato nell’attuale piazza Aldo Moro. Questa, nello stesso documento e poi nel successivo Apprezzo del 1674, è denominata Pubblica piazza o Piazza delle Puzze per la presenza di sette pozzi artesiani, dei quali sono ancora visibili delle tracce sul basolato, sul quale si posa il monumento di Francesca Capece. Questo vecchio sedile, non molto diverso da un portico, era compreso in un agglomerato di antiche abitazioni, che nell’800 furono acquistate e abbattute dalla famiglia Circolone, che qui poi costruì una nuova palazzina. La stessa fu ceduta qualche tempo dopo a Giorgio Garzia (1789-1858, benefattore) in cambio di un suo caseggiato che insisteva sul luogo dove sarebbe sorto l’attuale palazzo comunale.

Nicola Maria De Donno, dopo un soggiorno nella città di Napoli, dove si perfezionò nella professione di avvocato, nel 1810 fece ritorno a Maglie. Sensibile al bene della comunità magliese e dotato di una spiccata capacità di penetrarsi negli affari amministrativi cittadini, si rese ben presto conto che … i sindaci e i decurioni … non conoscevano neanche il nome di amministrazione comunale e non volevano saperne e nessun cittadino si preoccupava di risollevare questo stato di cose… . Tutte le carte del comune non erano conservate in un archivio, ma tenute nelle case private dei decurioni, simili agli attuali consiglieri comunali, che potevano girarle a proprio vantaggio o occultarle in qualunque momento. Questo stato di cose preoccupava non poco l’illustre magliese, il quale nel frattempo era diventato consigliere della Provincia di Lecce e poi anche membro della Commissione ai Lavori Pubblici. La carica consiliare lo poneva in una posizione di favore con l’Intendenza che, sottoposta direttamente al Ministro dell’Interno, era l’organo amministrativo di riferimento di tutti i comuni della provincia. Per questo motivo l’avvocato, vedendo che il fatiscente sedile non poteva più ospitare il decurionato, e cosciente che … senza un’apposita casa non vi potea mai essere indipendenza e decenza per i sindaci ed una regolare amministrazione … maturò l’idea di promuovere la costruzione di un palazzo comunale decoroso.

Sarà proprio in questa prima metà dell’800 che Maglie assisterà a un generale sviluppo urbanistico e monumentale. N. De Donno propose dunque l’allargamento della piazza e la costruzione della casa comunale. Al fine di raccogliere parte dei fondi necessari a tale progetto, fu stabilita un’imposta comunale sull’occupazione stabile di suolo pubblico per le attività commerciali fisse e sui venditori ambulanti, che determinò una rendita annua di circa 400 ducati. Il progetto era assai arduo e non poche furono le difficoltà incontrate presso il Ministero per la sua approvazione. In virtù dei buoni rapporti del nostro Nicola Maria con l’intendente provinciale si fece in modo che lo stesso intendente scrivesse al ministro, il quale, da un sopralluogo fatto, aveva verificato essere necessario il progetto che il comune promuoveva. In seguito alla sua approvazione si procedette all’acquisto delle case che sorgevano sul luogo dove il palazzo era destinato a sorgere, ma molti proprietari, istigati da alcuni uomini farraginosi, declinavano la vendita causando fastidiosi ritardi. Malgrado questo si diede luogo alla stima degli immobili interessati all’acquisto e in alcuni casi vennero ad arte sopravvalutati da parte di certi amministratori magliesi, che avevano interesse a non portare a compimento il progetto. Uno di questi era il cassiere comunale, perché, avendo sottratto alla cassa universale circa 6.000 ducati, aveva tutto l’interesse nel creare ostacoli e disagi per non sborsare la somma indebitamente procuratasi e che ora necessitava. Fu questo cassiere che con l’aiuto di un tal Pagliara di Campi riuscì a far ritardare l’approvazione delle stime degli immobili da parte del Ministero, che aveva sede a Napoli.

Il De Donno messo al corrente di quanto avveniva partì per la capitale nel maggio del 1836 per incontrare il barone Oliva, uno dei principali funzionari del detto ministero. Lo stesso barone valutando la situazione sollevò l’eccezione che si doveva scrivere al Ministro per gli Affari Ecclesiastici, in quanto tra gli immobili d’acquistare uno apparteneva al Capitolo di Otranto e per questo si attese ancora tre mesi prima di avere l’autorizzazione. Intanto l’amministrazione cittadina, al fine di accumulare il capitale occorrente all’acquisto degli immobili, vietò anche di far accendere i lampioni, perché ciò portava un risparmio di 200 ducati. Si computò che la costruzione del palazzo richiedeva oltre 4.000 ducati e il cassiere, che a questo punto doveva sborsarli, ovviamente si oppose evidenziando che il decreto, per sbadataggine, era pervenuto dal ministro non firmato. Di fronte a questo errore la copia dell’atto fu rimandata all’intendente, il quale autorizzò gli acquisti e il cassiere fu azzittito.

Il progetto fu affidato all’architetto leccese Benedetto Torsello su indicazioni dello stesso De Donno e dell’ingegnere provinciale Lorenzo Turco. Eletto intanto il nuovo sindaco, l’avvocato Francesco Saverio Giannotta, nel decurionato sopravvivevano ancora quelle notabilità di dubbia onestà. Furono questi decurioni che, consci della possibilità di guadagno offerta dalla maestosa opera pubblica, vollero la nomina di otto deputati alle opere pubbliche, divenuti poi dieci, per seguire in tutti i suoi sviluppi il progetto e la costruzione della casa comunale. L’avidità di questi amministratrori comportò numerose variazioni al disegno iniziale tanto da determinarne un aumento della spesa prevista di altri 1.000 ducati.

Cercare di opporsi a queste varianti di progetto comportava solo ulteriori ritardi e per questo resolo definitivo si pervenne immediatamente all’assegnazione dell’appalto a Raffaele Giordano di Maglie. La deputazione designata a vigilare sull’opera, che tanto aveva reclamato il decurionato, per nulla attese al suo compito e principalmente per non avere le cognizioni necessarie a sorvegliare e regolare la costruzione e per questo l’intera realizzazione rimase allora in mano all’arbitrio degli appaltatori. Gli stessi terminarono la struttura nel 1842 e la cittadinanza sostenne una spesa complessiva di 5.730 ducati.

Alla luce di questa complicata vicenda, osservando oggi la maestosità di questo bel palazzo al centro della città di Maglie, un senso di conforto e di speranza ci circonda, incoraggiandoci ancora a credere nelle parole di N. De Donno secondo cui ogni cosa può progredire quando le circostanze sono favorevoli e vi è chi le promuova senza un secondo fine. Maglie, che da quasi vent’anni non aveva veduta opera pubblica, e che credeva nulla potersi fare, rimase meravigliata quando vide in poco tempo essersi tanto fatto ed entusiasmo verso i miglioramenti suscitò in tutti.

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