Arte

La Madonna col Bambino “ferita”. Da Napoli a Galatone: storie di Madonne vulnerabili

di Valentina Antonucci

Iconografia mariana a Lecce e nel Salento (Parte II)

Madonna col bambino ferita
Galatone (Le), Chiesa di S. Maria della Grazia, Madonna col Bambino, affresco, XIV sec.
Le immagini vulnerabili: da Napoli a Galatone, storie di icone ferite Nel Meridione d’Italia, questo iter è esemplificato egregiamente dalla straordinaria storia della Madonna dell’Arco, la “Madonna dei napoletani” per eccellenza (solo dal XIX secolo parzialmente soppiantata dalla Madonna di Pompei): e non è certo un caso che il culto della “Mamma dell’Arco”, le cui origini risalgono al 1450, abbia assunto la dimensione di una ferventissima venerazione popolare in epoca controrifomata, verso la fine del Cinquecento, estendendosi a diverse province dell’antico viceregno di Napoli. Neppure il Salento rimase del tutto estraneo al culto della Madonna dell’Arco, come testimonia la presenza a Taviano (Le), nella chiesa già dei Francescani Riformati (ora intitolata all’Addolorata), di una pregevolissima tela settecentesca di scuola salentina che riproduce l’immagine della Madonna dell’Arco (cfr.: Una galleria d’arte francescana tra XVII e XVIII sec. Il Santuario dell’Addolorata di Taviano, a cura di V. Antonucci – M. De Santis – F. Melodia, Lecce 2008).

Come mel caso della Madonna dell’Arco, le leggende relative allo sfregio subito dall’immagine della Vergine col Bambino hanno sempre una fortissima valenza pedagogica e una finalità deterrente nei confronti della blasfemia: l’autore dell’atto sacrilego che provoca la ferita dell’icona è sempre un poco di buono, un giocatore d’azzardo, un bevitore e un violento, che verrà atrocemente punito per il gesto compiuto. A Soleto (Le) nel Santuario di S. Maria delle Grazie, dov’è conservata un’immagine della Vergine sfregiata da un colpo di accetta, così come nella vicina Galatone (Le), dove la Vergine dal titolo “della Grazia” mostra tuttora l’occhio contuso dal colpo di pietra infertole nel 1586, i due sciagurati protagonisti delle analoghe vicende, giocatori incalliti abbrutiti dalla vita che conducevano e dall’alcol, furono inconsapevoli autori di raggianti storie di devozione popolare, ininterrotta nei secoli tanto che entrambe le chiese, in epoca moderna, furono elevate alla dignità di Santuario mariano (Cfr.: F. Danieli, La Madonna della Grazia in Galatone. Storia, arte e pietà popolare, Galatina 2006).

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