Opinioni

La caduta delle ideologie del novecento

Pasquale Urso: Il sogno cattivo
Pasquale Urso: Il sogno cattivo
Un secolo di tragedie non si raggruma in poche righe; ciò nonostante tocca a noi, inebetiti osservatori di inizio millennio, constatare quello che è oramai sotto gli occhi di tutti, ovvero il rovinoso, irrefrenabile crollo delle grandi correnti ideologiche del novecento.

Con ciò non si intende affermare che esse non abbiano avuto una loro utilità; così come sono oltremodo acclarate le loro profonde distorsioni. Tuttavia, sia a destra che a sinistra, i pochi benefici effetti di quelle idee hanno donato linfa vitale al motore evolutivo della civiltà: l’una a frenare, talvolta a fermare, gli eccessi dell’altra.

Ma che senso ha oggi continuare a parlare di liberismo e comunismo in un’Italia sotto l’attacco devastante di una delle peggiori crisi che le generazioni viventi siano in grado di annoverare nella loro esperienza personale?

Nessuno. Altrove in Europa hanno già smesso di discuterne da tempo, mentre noi continuiamo a crogiolarci nel dispendioso, quanto inutile, tentativo di individuare il migliore.

Occore guardare in faccia la realtà: l’Italia è un Paese dominato da un’oligarchia di mediocri che ha perso letteralmente il contatto con la realtà e che per farci credere che la tenzone politica, che giornalmente mette in scena, abbia un senso, arringa la popolazione con le sue parole vacue, reiterando sino alla nausea lo stesso cliché di azioni tese a creare divisioni, conflitti, emergenze sociali e con ciò ottenendo, nella pratica, una netta separazione fra classi, privilegiando gli uni, pochi detentori della ricchezza, infinocchiando gli altri, il parco buoi per dirla in gergo finanziario, la gran massa dei rimanenti.

La tecnica, se ci si pensa, è semplice, creare divisioni: rossi contro neri, nord contro sud; null’altro che la vecchia logica del divide et impera pienamente applicata all’Italia di due millenni dopo.

La strategia è ormai chiara, nondimeno la tecnica: infiltrare le istituzioni a tutti i livelli, posizionare i propri uomini, controllare i media, diffondere la sensazione che vi siano due differenti posizioni politiche che discutono fra loro, diffondere la propria personale verità, quella verità a più facce che il direttore di un TG nazionale non si vergogna di ventilare come fresca nozione del giornalismo moderno.

In tutto questo il meridione d’Italia non ha avuto nemmeno il beneficio di vedersi rappresentato da una classe politica brillante, una qualità per altro assente dalla scena locale da almeno un ventennio. D’altronde i criteri di cooptazione non lasciano vie di scampo, a destra come a sinistra. A destra rare meteore appaiono collocate in ruoli di secondo piano, prive di margini di manovra, quando non anche delle competenze intellettuali necessarie nell’agire quotidiano della politica. Sul fronte opposto lo schieramento che avrebbe dovuto tutelare le ragioni delle classi sociali più povere, guarda caso da sempre concentrate al sud, ostenta una sicurezza evidentemente marcia, nascondendo sotto la falsa superficie il cancro di un arrivismo raro e insulso; come rare sono le menti illuminate, anche qui quasi sempre messe a tacere.

Fino a quando le calde sabbie della nostra amata terra continueranno a dare asilo alle molte teste dei tanti intellettuali onesti di questo Paese?

2 pensieri su “La caduta delle ideologie del novecento”

  1. Caro Gianfranco,
    un testo eccezionale. Hai scritto qualcosa di così profondo e vero che dovrebbe diventare un manifesto. Tante volte ho pensato a quello che tu hai sapientemente scritto e per questo nelle tue righe ho rivissuto me stesso. Grazie Gianfranco dello splendido dono che mia hai concesso oggi.
    Un abbraccio fraterno e salentino.
    Vincenzo

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