Scrivere il Salento

Il Salento che vorrei

Gianfranco Budano: Living rock
Gianfranco Budano: Living rock
Il Salento che vorrei porta i colori del suo mare, verde cristallino che degrada al blu profondo.

Il Salento che vorrei è caldo come la simpatia della sua gente; se verrete in vacanza qui, d’estate, vi sentirete avvolti da una sensazione conosciuta pari al calore di un posto accogliente, familiare, già visto, già tuo.

Il Salento che vorrei porta il profumo dall’acqua di mare che ti si asciuga sulla pelle o quello degli aghi di pino appena calpestati nella calura estiva di un meriggio assolato.

Il Salento che vorrei è fatto di campagne sterminate caparbiamente coltivate da uomini plasmati col fango e con la terra. E’ costellato di splendide masserie e di casini inizi novecento, di antiche torri e di vecchi pozzi che succhiano preziosa linfa dalle sue ricche vene.

Gianfranco Budano: Deep blue (Canon EOS 40D - EF-S 10-22)
Gianfranco Budano: Deep blue (Canon EOS 40D - EF-S 10-22)

Nel Salento che vorrei fra un paesino e l’altro c’è solo campagna, non altro; non una sterminata sequenza di edifici civili, commerciali, industriali, artigianali; solo sistemi rurali e nulla più, costellati di ulivi, vigneti, campi di grano, alberi di fico e fitti boschi con fusti piegati dalle brezze marine o profumati dalle pigne intrise di resina. Non altro, non pali dell’elettricità ovunque, non schifose discariche create da sconosciuti dementi.

Il Salento che vorrei ha il sapore magico dei suoi vini, antichi, aspri e forti; i loro nomi evocano il solco tangibile di una nobile tradizione: malvasia, primitivo, negramaro.

Nel Salento che vorrei puoi mangiare linguine allo scoglio o spaghetti agli scampi e sentire contemporaneamente il profumo e il rumore del mare; qui se cogli un frutto da un albero è incredibile ma sa ancora di frutta e null’altro. Non quella cosa insapore insapore che ci rifilano nei reparti ortofrutta dei grandi ipermercati.

Gianfranco Budano: Sbircia lo scorcio (Canon EOS 400D - EF 17-40)
Gianfranco Budano: Sbircia lo scorcio (Canon EOS 400D - EF 17-40)
Il Salento che vorrei porta i segni di una storia millenaria: grotte istoriate e magici menhir, chiese barocche e castelli imponenti, basiliche e conventi, conelle e pagghiare, torri e mura di antiche città dove puoi leggere sopiti messaggi delle mille genti che le hanno attraversate: Japigi e Messapi, Greci e Romani, Longobardi e Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi… qui tutti hanno lasciato testimonianza della loro presenza, spicchi di tante civiltà, specchio della loro cultura, una ricchezza senza pari, una ricchezza che rischiamo di perdere sotto i fendenti dei nuovi barbari, quelli del terzo millennio. Non aspettatevi antichi guerrieri, ma la stessa capacità distruttiva, quella sì; ammazzeranno i nostri figli con le loro fabbriche inquinanti, con le loro casupole infestanti stanno già distruggendo l’antico paesaggio; votano gente che porta la cravatta come emblema di onestà, hanno un unico e solo obiettivo: coltivare il loro bottino privato.

Il Salento che vorrei ancora c’è, ma non durerà in eterno se non troverà adepti convinti e pronti a difendere ogni centimetro di questa incantevole terra.

5 pensieri su “Il Salento che vorrei”

  1. Complimenti a Gianfranco, soprattutto per le sue splendide fotografie. I tuoi album sono una meraviglia.

    Consiglio a tutti di gustare le sue riprese su:

    Escape from reality

    Complimenti ancora Gianfranco!

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  2. Luoghi magici che ben ci devono rappresentare ancora per lungo tempo…complimenti per la grande sensibilità e accuratezza fotografica.

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  3. Caro Gianfranco,
    complimenti per la passione salentina che ti contraddisingue nelle parole, nelle foto e nella persona che spero un giorno di poter abbracciare fraternamente.

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