Architettura, Arte, Cultura salentina

Il pozzo istoriato di palazzo Della Ratta a Lecce: emblematica e filosofia intorno al tema dell’acqua

di Valentina Antonucci

Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Una volta all’anno lo si può vedere con tutta calma, si può girarci intorno e fotografarlo oppure semplicemente rimanere assorti in contemplazione di fronte alle quattro specchiature della sua vera… Poi, se si ha un minimo di passione per gli enigmi figurati, non si può far altro che tirare fuori un taccuino, una matita e cominciare a scervellarsi per trovare la soluzione: perché le quattro immagini che decorano la vera del pozzo di palazzo Della Ratta sono degli autentici rebus, allestiti per sé, per i propri contemporanei, ma anche per noi posteri da qualche dotto filosofo e letterato naturalista vissuto al tempo dello splendore del palazzo, tra XVI e XVII secolo.

L’occasione annuale in cui è possibile vedere in tutta calma il piccolo monumento, collocato nel cortile interno dell’antico palazzo leccese, è quella della splendida iniziativa dei “Cortili Aperti”, che ormai da quindici anni si ripete puntualmente in una domenica di maggio a Lecce: in questa importante giornata (quest’anno caduta il 24 maggio in un giorno di meraviglioso sole primaverile), i proprietari delle più belle dimore storiche della città mettono a disposizione dei visitatori i cortili dei loro palazzi, svelando agli occhi dei turisti ma anche dei salentini stessi l’altro volto della città di pietra: il volto verde e rigoglioso dei giardini interni, delle gradinate e delle logge che affacciano sulla parte occulta dei palazzi, la parte tutta privata, affabile, con grappoli di fiori che ricadono dall’alto e gli ardimentosi gelsomini che si arrampicano dal basso cercando di raggiungere l’agognato sole lungo le paraste e le colonne consunte dai secoli.

Non saprei dire quale dei cortili di Lecce mi piace di più: tutti hanno il loro fascino particolare, ognuno diverso dall’altro. Ma certo il cortile-giardino di palazzo Della Ratta, con il suo austero rigore prebarocco, esercita su di me un’attrattiva senza pari. E’ lì che si trova il pozzo: un manufatto di pietra forse risalente alla seconda metà del Cinquecento, epoca di costruzione del palazzo, o forse, più probabilmente, realizzato qualche decennio più tardi, all’inizio dell’epoca barocca.

Che cosa rappresentano le strane immagini in bassorilievo che ne ornano le quattro specchiature, divise dall’elegante bugnato? Un mostro marino che emerge dai flutti, grosse pietre (o lapidee palle di cannone?) che se ne stanno “posate” sull’acqua placida, una massa di acqua adirata che forma cavalloni e flutti impetuosi… e infine di nuovo uno specchio d’acqua serena, da cui addirittura sembrano “spuntare” due alberelli rigogliosi, forse colmi di frutti.

Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)

Immagini misteriose che nascondono significati occulti, cifrati nel codice esoterico dell’Emblematica, una “scienza della comunicazione”(la definiremmo con termine moderno) inventata dagli umanisti rinascimentali recuperando quello che per loro era il linguaggio della sapienza originaria dell’uomo: l’ideogramma egizio, il geroglifico. Fu Andrea Alciato, giureconsulto e umanista milanese della prima metà del XVI secolo, che per primo rese pubblica e illustrò la nuova scienza, nel suo Emblematum liber del 1531.

Rebus, dunque, abbiamo detto: ma ben difficili da risolvere! Perché ci occorrerebbe la macchina del tempo per poter tornare ai giorni in cui nel cortile del bel palazzo nobiliare leccese si aggiravano, nelle ore di meritato otium, dotti uomini di legge, di lettere, di filosofia naturalistica e di dottrina teologica, riflettendo e scambiandosi idee, nate da letture che non ci sono più familiari, sull’essenza degli elementi, sul mistero e la potenza delle forze naturali presenti nel cosmo, sul ruolo dell’uomo affaccendato dalla notte dei tempi a tentare di dominare tali forze naturali e a trovare il proprio posto nell’ordine universale voluto da Dio dopo la Creazione…

Di certo, nel mettere a punto gli emblemi del pozzo, i nostri dotti vollero che protagonista delle loro riflessioni fosse l’acqua: questo elemento bizzarro, pericolosamente imprevedibile, multiforme e indisciplinato, eppure se trattato opportunamente docile e remissivo, indispensabile alla vita di tutti gli esseri viventi sulla faccia della Terra, ma portatore anche di morte e distruzione…

I proprietari del palazzo, appartenenti al nobile casato dei Della Ratta, furono forse partecipi di tali appassionate discussioni, non si tennero a margine come un qualunque committente d’opera d’arte: forse tra loro vi era un rappresentante di quella classe di aristoi colti e umanisti che davano vita al pensiero e alla speculazione filosofico-scientifica in ogni angolo d’Italia e d’Europa, tenendosi in contatto epistolare tra di loro, in quella bella “repubblica ideale” che trovava nel latino rinascimentale la lingua universale per esprimere i più raffinati e complessi concetti.

Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)
Il pozzo di palazzo della Ratta a Lecce (Foto di Valentina Antonucci)

E’ un azzardo, certo, formulare queste ipotesi: non sappiamo nulla dei Della Ratta di Lecce, famiglia da lungo tempo estinta. Ma chi tra di voi ha l’occhio dell’araldista, noterà un dettaglio molto significativo inserito nel più esplicito e rappresentativo dei simulacri familiari: lo stemma araldico apposto sull’apice dell’arco d’accesso al palazzo di via Idomeneo, ben in vista dalla strada su cui esso affaccia. In questo stemma, che riproduce il consueto schema simbolico dei Della Ratta, d’argento al leone di rosso coronato all’antica dello stesso, tenente un crescente montante d’azzurro nella destra, ed il lambello dello stesso seminato di gigli d’oro attraversante il tutto(secondo la blasonatura del dott. M.Gaballo), è stato aggiunto un elemento figurativo che negli altri stemmi della famiglia per l’appunto non compare: il leone araldico si erge infatti al di sopra di una massa d’acqua.

Quell’acqua sotterranea che, sfiorando generosamente le fondamenta del palazzo, era stata intercettata e resa docile ai bisogni degli abitanti da una sapiente opera d’ingegneria. E, per il suo apparire in superficie, era stato allestito il più consono degli apparati scenici non effimeri: un pozzo decorato con bassorilievi emblematici insistenti sul tema dell’acqua, come in un delizioso poemetto “concettista”.*

Ringrazio tutti gli amici del Forum “Cultura Salentina” per essersi appassionati con me nella sfida enigmistica del pozzo Della Ratta e in particolare l’infallibile Hilarion che ha individuato l’elemento “acqua” in punta dello scudo araldico.

10 pensieri riguardo “Il pozzo istoriato di palazzo Della Ratta a Lecce: emblematica e filosofia intorno al tema dell’acqua”

    1. La ringrazio molto per la sua attenzione. Da anni, ogni volta che lo rivedo, quel piccolo monumento di pietra mi affascina e incuriosisce. La sua storia è ancora tutta da scrivere: questo mio breve saggio intende essere solo un parziale tributo ad un “gioiello” poco conosciuto della nostra bella città.

      "Mi piace"

    1. Ti ringrazio, Sergio, per il tuo entusiasmo! Mi fa molto piacere e tanto più in quanto l’argomento ti è così vicino per i legami che hai con la nobile famiglia già proprietaria del palazzo.
      In effetti, il pozzo di palazzo Della Ratta è uno dei più piccoli ma più affascinanti monumenti di Lecce. Esso rientra a pieno titolo in quel circuito di pozzi istoriati che caratterizzano la città e di cui il pozzo degli Olivetani e quello del Seminario sono gli esemplari meglio conservati e più celebri.

      "Mi piace"

  1. mi affascina molto l’argomento e sarei grato di avere aggiornamenti.
    Sulla tomba di Fracesco de la Rath ,che si trova nel duomo di Caserta Vecchia, è stato scolpito lo stemma araldico della famiglia che non riporta l’acqua citata nello stemma di Lecce.
    Antonio

    "Mi piace"

  2. Ho frequentato questo edificio da bambino, quando apparteneva alla mia famiglia sino alla fine degli anni ’80. Grazie mille per l’articolo che mi ha risvegliato remoti ricordi. Ho diverse foto di quel tempo

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...