Cultura salentina, Tradizioni

Tradizioni dei nostri avi: la dote di Francesca

J.F. Millet, Serata d'inverno, pastello su carta, 1867
J.F. Millet, Serata d'inverno, pastello su carta, 1867
L’apertura di un documento antico è un momento magico denso di emozioni e di curiosità. A trascinarti nella lettura non è il solo il desiderio di comprenderne il contenuto ma è il coinvolgimento emotivo che una carta scritta qualche secolo fa può infonderti. Da profano, quando per la prima volta mi trovai di fronte ad un documento di questa antichità, datato 1748, fu un’esperienza poco felice perché non riuscivo a tirar fuori una sola parola da tutto quello scritto. Al contrario la mia immaginazione ne fu molto suggestionata. La bella grafia sulla carta ingiallita dal tempo mi portava a realizzare idealmente quello scrivano fermo nel momento in cui, seduto al suo tavolo nello studiolo illuminato dalla fioca luce di un lumino, inzuppava la penna d’oca nell’inchiostro del suo calamaio per poi energicamente vergare, nella vile carta, quelle lettere che io vedevo così ordinate e allineate a formare parole, frasi e concetti. Le forme grafiche desuete, le lettere arricciate e i capilettera arzigogolati si stendevano quasi uniformemente sull’intera superficie della carta tanto che, l’insieme dei caratteri, mi apparse un vero e proprio groviglio d’intarsi pennellati ad arte quasi a formare il bel disegno come quello dei tessuti arabesque.

Con l’aiuto dell’amico Giovanni Maria riuscimmo a decifrare il contenuto e così da una fase quasi di estasi passai all’esaltazione perché quel documento era un Capitolo Matrimoniale di una mia diretta antenata, Francesca D’Aurelio di Uggiano la Chiesa, con il quale il padre, Vito, consegnava la dote al futuro sposo, Domenico Pisino di Spongano. Quante volte avevo sentito dagli anziani i discorsi sulla loro dote, su come si confezionava, come veniva esposta agli invitati alle nozze, come senza dote non ci si poteva sposare e quant’altro, ma non avevo mai creduto che tale uso si formalizzasse con un atto notarile. E allora la lettura di questo documento diventò particolarmente interessante perché penetravo quasi nell’intimità della famiglia che veniva a costituirsi. Ne compresi, in base alla quantità e alla qualità della robba dotale, il suo status, immaginai gli attrezzi e le vettovaglie che adornavano la casa, gli ornamenti e i rispettivi capi d’abbigliamento che l’ava usò in quegli anni e così via. Era scritto che Francesca aveva per dote:

…un paio di tristelli nuovi con quattro tavole nuove, un materasso nuovo di lino a spiga, uno lenzuolo nuovo di tela marsulla,  un altro di bambace e lino e tre di tela ordinaria, una coperta nuova di lino bianco a fiocchi e una di  lana turchese e rossa a scorsa di cielo di celona novigna, due cuscini a orletto, due di in tessuto di Londra,  due di tela paesana, uno spolvero  nuovo di tela marsulla con  le avantiporte ricamate, un giraletto nuovo di bambace rigato, tre asciugamani nuovi di orletto uno dei quali con seta rossa,  due altri ornati di pezzulli e  ancora altri due di cambraja ricamati con seta ed in ultimo  uno di tela marsulla,Tre nuove camicie da donna di orletto, una di bambace e due di tela paesana, sei vesti di donna, un vestito di drappo rosso con argento, una gonna di camerlotto turchese, una gonna rossa di camerlotto paesano, una gonna  gialla di lana vergine, una gonna verde di lana vergine, una gonna bianca di lino marsullo, un giacca da donna nuova di seta turchese e bianca fiorita, una di amuer color carne, una rossa di rattina, una verde fiorita di bonforte e una di tela, sei avantisini  di cui uno di orletto, tre di bambace, uno di seta nera e l’altro di tela paesana, sei coppie di fazzoletti nuovi a di cui una di bambacia rigato, tre di bambacia bianco e due di orletto, sei spalle nuove di cui una rossa e turchese di bambacia ricamata, una ricamata bianca, due di orletto e due di tela paesana, un bancale di diversi colori, sette braccie di tela marsulla a scacchi per tovaglie e tovaglioli, anello d’oro con dieci pietre rosse e una verde, un anello d’oro con quindici pietre di cui quattordici rosse e una verde, dieci falsi passanti, un piccolo crocifisso d’argento, un paio di bottoni tondi d’ argento e quattro altri a cozza, un puntale e due spilloni d’argento, un corallo rosso incastonato in argento,  un gruzzolo di coralli rossi con una medaglia d’argento, un gruzzolo d’ingranate fine, due altri passanti falsi con la reliquia di S.S. Martiri, un cuoricino d’argento, una Sant’Elena incastonata in argento, un anello d’argento con tre pietre rosse, una caldara nuova di sette libre,  una cassa nuova di abete, un paio di torcelle in argento…

E. Rouarge,  Costumi di Puglia (Terra d'Otranto), incisione al bulino,1835
E. Rouarge, Costumi di Puglia (Terra d'Otranto), incisione al bulino,1835

La dote era un elemento fondamentale per il matrimonio perché una donna senza dote non poteva mai trovare marito tant’è che si usava dire a fija cu la fascia e la dote intra ’ cascia (con la figlia ancora in fasce la dote doveva già essere pronta nelle casse). Questa convinzione, che era più un fatto morale che giuridico, nel Salento si mantenne sino ai primi anni del secolo scorso e lo scopo era di rendere più liggieri li carichi della famiglia cioè contribuire, economicamente, all’avvio della neo-famiglia. Spettava al padre la costituzione e la consegna della dote essendo lui il capo indiscusso della famiglia, tipico della struttura patriarcale, e allo stesso sarebbe stata restituita in caso di scioglimento del matrimonio. Questo ultimo cavillo è abbastanza fondamentale per comprendere appieno come l’apporto dotale non era solo un fatto puramente morale ma un vero e proprio contratto col quale non era la donna, in mancanza del marito, o la famiglia a dover essere tutelata economicamente bensì il patrimonio che doveva restare integro. Tralasciando le altre implicazioni di natura giuridica e sociale che traspaiono dalle righe del capitolo matrimoniale, l’elenco dei beni è di difficile comprensione perché con l’evoluzione dei tempi oltre a scomparire l’uso della dote, sono spariti anche numerosi vocaboli del nostro dialetto. Alcuni di essi sono stati riportati di seguito al fine di rendere più comprensibile l’elenco dotale già descritto.

Tristelli= sostegni in ferro per le assi del letto, Bambace= cotone grezzo, Spolvero= soprabito, Ingranate fine= perle di piccolo diametro sfuse, Amuer= prob. tessuto di Mohair, Avantisini= grembiule, Spalle= scialle, Caldara= caldaia per cucinare, Passante= soggolo, Cambraja= tessuto di cambrì (om. città francese di Cambray), Giraletto= fascia di tela che gira intorno al letto a simulare un lenzuolo più fine, Rattina= panno di lana con pelo appallottolato, Celona= panno di tessuto vergato col quale si copriva il letto, Sant’Elena= immaginetta della Santa oppure Croce di Cristo, Camerlotto= prob. tessuto di lana pesante detto di Camelot, Marzulla= prob. tessuto pregiato di porpora, Novigno= agg. nuovo, Saccone= grosso sacco pieno di paglia o di foglie di pannocchia usato per dormire.

La giusta importanza data a questo tipo di documenti, che in molti spesso considerano di scarso valore, può essere utile a ricostruire le tradizioni che tanto caratterizzarono, e in larga parte ancor oggi influenzano, quei comportamenti sociali tipici delle nostre contrade. Le tradizioni sono l’elemento principale dell’identità storica di un popolo e per questo il loro ricordo contribuisce a riscoprire usi e costumi dei nostri avi, e spesso ci aiutano anche a spiegare le origini della nostra cultura.

 

Ringrazio gli amici 

del forum CULTURASALENTINA,  

grazie ai quali mi è stato possibile comprendere buona parte della terminologia del capitolo matrimoniale.  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...