Architettura, Scrivere il Salento

Tra i due mari, a caccia di torri

Torre Minervino dopo i recenti restauri
Torre Minervino dopo i recenti restauri
Ci sono giorni che riservano grandi sorprese, oggi è stato uno di quelli. Così sono partito di buon’ora, un salto da Lecce a Castro per ritemprare la mente e godere dell’aria di mare. E’ la fortuna principale di noi Salentini, quella di vivere fra due mari, così diversi, così belli, così vicini da permettere di scegliere la meta a seconda del vento e dell’umore. Vuoi il mare calmo? Annusa l’aria e parti! Se è tramontana raggiungi lo Ionio con le sue acque cristalline, se è scirocco l’Adriatico è ideale con le sue spiagge lunghe e sabbiose. Ma oggi il problema non c’è, il vento è calmo e il mare si adegua dappertutto, e poi siamo in inverno, uno vale l’altro. Decido di andare a trovare una vecchia amica, una signora dalla bellezza senza tempo mi aspetta nel suo regno selvaggio e incontaminato. Fermarsi a guardare quella meraviglia, mirabilmente incastonata in quel diamante naturale che è la costa a sud di Otranto ha sempre rappresentato il raggiungimento di un momento di grazia, la visualizzazione in immagine di una poesia.

Non avevo ancora visto la torre Minervino dopo i restauri, ed eccola, il tempo di tirare il freno a mano e scendere, è lì a pochi passi dalla strada, disponibile a farsi ammirare come una vecchia signora ancora civettuola dopo cinquecento anni.

Mi siedo a guardarla per qualche momento, il posto è in assoluto una delle zone più belle del Salento, questa costa alta a picco sul mare, la quasi assenza di qualsiasi elemento antropico, le rade boscaglie con quegli alberi dalla forma selvaggia, plasmata dalle forti correnti marine, mi aiutano a sentire il primordiale legame con la natura; è quel paesaggio a ricordarmelo, così maestoso, così spettacolare, così splendidamente naturale: cornice ideale per quegli storici monumenti che sono le nostre torri costiere.

La torre Minervino prima del restauro dello scorso anno
La torre Minervino prima del restauro dello scorso anno

Beh, sapevo che erano in corso dei restauri alquanto discussi, ma il risultato finale ancora non l’avevo visto; bene ve lo presento: la nuova torre Minervino si palesa linda come si fosse trattato del recupero di un vecchio condominio malandato e rimesso in sesto con un intonachino rosa che ne evidenzia la nuova facciata ripulita, perfettamente risistemata come se fosse stata costruita l’altro ieri.

Ricorda molto le moderne case salentine, tanto di moda di questi tempi: intonaco a colori caldi con superfici scabre, ma mai lisce, non si usa. Il nuovo maquillage in rosa pallido fa da pendant con la forma, un po’ rigonfia tanto da farla assomigliare a una sposa, una di quelle ragazze attempate, tanto avanti con gli anni, da non potersi più permettere un abito frivolo.

Un vero peccato dover assistere a un intervento così marcatamente maldestro, queste strutture ormai ridotte a ruderi sono belle così e, quando si decide di intervenire, occorre farlo col garbo e col rispetto che si deve a una vecchia signora, pena il rischio di farla sembrare ridicola.

E sì che le sorprese non sono finite; mi dirigo verso la seconda tappa: Castro, pochi chilometri più a sud, alla ricerca di un’altra torre, una torre scomparsa da anni.

Non è la prima volta che succede, che una torre scompaia dico; molte di queste strutture sono talmente consunte dagli anni da presentarsi oggi in forma di ruderi, il che, agli occhi di molti incolti moderni, equivale a dire “roba vecchia”, da spazzare via. Ma “in forma di ruderi” significa, per uno studioso attento, riuscire a rilevare un’infinità di informazioni che a volte permettono a professionisti competenti di recuperare, restaurare con garbo, restituire alla memoria storica delle proprie popolazioni, ricostruire pezzi importanti della propria civiltà.

Tutto questo penso mentre mi godo il paesaggio. Posso dire uno dei più belli al mondo senza esagerare? Mi godo la vista della litoranea, una carreggiata stretta e a picco sul mare, un panorama mozzafiato che mi rimane impresso nelle pupille non meno del forte profumo del mare che mi entra dal finestrino congelandomi la parte sinistra della faccia. Vuoi vedere che a qualche illuminato amministratore prima o poi verrà in mente di allargare la carreggiata! Il pensiero mi fa rabbrividire, ancor più di quanto già non lo faccia la corrente invernale che continua a sferzare impietosamente la mia pelle.

La ricerca della torre eccita la mia fame, è già da qualche ora che sono in macchina, mi fermerò più avanti in qualche bar di Santa Cesarea, un cornetto lo troverò …spero!

Il mio amico Carlo mi ha dato le indicazioni di massima per trovare la torre; lui e la moglie, originaria di Castro sono dei bravi segugi, mi è bastato dare loro pochi indizi per metterli sulle tracce dell’antica struttura, chi conosce il territorio sa come muoversi e loro hanno subito individuato la posizione giusta.

L’ultima volta la Torre di Diso era stata censita dal Faglia, lo storico studioso di torri costiere, nel 1978. Dopo è calato il silenzio tant’è che in assenza di coordinate geografiche sulla sua esatta posizione nemmeno il Cosi, altro storico studioso, era stato in grado di individuarla nel 1992.

Ma ora ci siamo, ho indicazioni precise per trovarla, non dovrei mancarla. Carlo mi ha detto che è ormai minacciata dalle vicine abitazioni, ma il rudere è abbastanza visibile anche se coperto dalle erbacce.

Entro a S. Cesarea che è ormai mezzogiorno, ho troppa fame la torre può aspettarmi; entro in un bar, non c’è nessuno, l’occhio corre alla vetrinetta dei dolci, nemmeno l’ombra; il barista non si vede, decido di andarmene. Uscendo lo vedo, è lì disteso al pallido sole di gennaio a carpire i pochi raggi che gli illuminano la faccia. Forse ha ragione lui: per un cornetto a Santa Cesarea, in una giornata così, non vale l’euro che avrei potuto pagargli; tanto qui i soldi si fanno d’estate, d’inverno ci si gode il clima, stancamente. Per un po’ invidio quell’epicureo disteso al sole intento a coltivare la sua personale visione di otium sallentino.

Ma io ho fame e la mia torre mi aspetta, proseguo per Castro, lì ci sarà un bar decente, magari mi daranno anche qualche informazione.

Sono le dodici e mezza quando mi fermo nella piazza principale, mi dirigo verso il bar, ci sono pochi avventori a quell’ora, dei ragazzi bevono birra, quasi mi vergogno a chiedere un cappuccino. Il locale è basso e un po’ scuro, dà una sensazione di oppressione quella volta bassa; bevo velocemente e mangio un cornetto senza crema, mi devo accontentare mi dico: a quell’ora non posso pretendere altro; ma almeno il mio istinto è placato e ora posso dedicarmi al mio interesse principale, quello per cui sono venuto sin qui.

Chiedo informazioni al barista sulla torre, naturalmente non sa niente, ma mi aiuta ugualmente sulla base degli altri indizi che gli propongo. La sua collega gli ride alle spalle, poveretto ha storpiato una parola: nella foga di darmi le indicazioni il semaforo è diventato un semafero. Lei ride a crepapelle e io faccio di tutto per mantenermi serio, non ho intenzione di offendere questo volenteroso amico.

Risalgo in macchina, ormai ci siamo, mi reco sulla via indicata, ma non vedo nulla, vado avanti e indietro per un po’ …nulla. La poca gente in giro comincia a guardarmi interessata al mio incessante andirivieni, quando finalmente noto uno strano cumulo di pietre, mi fermo, sì è lei, finalmente, l’ho ritrovata.

Eccola lì la vecchia signora, così bella e così maledettamente trasandata, rovinata, insultata. Sulla sua destra un’accozzaglia di rifiuti edili di ogni tipo; alle spalle, quasi appoggiato il muretto di una casa moderna; sulla destra un’altra struttura similmurettoasecco delimita un parcheggio privato letteralmente addossato alla torre. Un disastro, ma esiste ancora.

I resti della torre di Diso
I resti della torre di Diso

Eccola qui, ma solo con un po’ di immaginazione potrete vederla in tutta la sua imponenza, come quando militava nelle regie milizie del viceregno spagnolo.

Ora è quasi invisibile ai più, un passante anche attento potrebbe passarle mille volte davanti e non vederla, un albero cresciutole in grembo ne copre le vestigia. Chissà se la cittadinanza del luogo sarebbe contenta di riscoprire un così importante pezzo delle proprie radici, magari potrebbe prodigarsi per salvarla.

Con questi pensieri mi arrovello sulla tastiera mentre vi scrivo, è così che scopro pigiando sul link di un giornale locale che il bar è crollato, sì il bar dove ho preso il cappuccino, crollato d’un botto; ho ripensato alla risata della ragazza del bar, per fortuna nessuno s’è fatto male, una tragedia sfiorata.

8 pensieri su “Tra i due mari, a caccia di torri”

  1. Peccato non aver inserito qui (e nella versione dello stesso saggio comparsa su Spicilegia) la foto della Torre Minervino prima dei recenti restauri: l’accostamento tra le due immagini della torre proiettate nel corso della presentazione della rivista è stato folgorante, di un impatto tale che ha ammutolito la numerosissima platea. Più eloquente di qualunque commento. Complimenti per il tuo lavoro di ricerca.

    "Mi piace"

    1. Grazie Gianfranco per aver messo a disposizione la posizione della torre “Diso” fra le 56 torri costiere salentine che sto visitando era l unica a non riuscire a trovare….. Speriamo di aver capito…..

      "Mi piace"

  2. Caro Gianfranco,

    dal sito del Comune di Diso ho rilevato il breve testo che riporto qui sotto. La torre di cui hai scritto è la Torre Lupo?

    “Torre Lupo

    Dal nome di un suo caporale. E’ una delle torri costiere più antiche del Salento (fine sec.XV- inizio sec.XVI) e costituisce quasi il simbolo di Marittima. Fa parte di una lunga serie di torri costiere di vedetta contro gli assalti pirateschi soprattutto dei Turchi. E’ proprietà privata.

    Domina sovrana sullo specchio di mare da Castro a Leuca.

    E’ alta mt 7,20 con circonferenza di base di mt 20; un cordolo divide la base troncoconica dalla parte superiore cilindrica. Era affidata ad un caporale, che disponeva di scortari e di cavallari per i contatti con l’entroterra. Oggi è in forte stato di degrado.”

    Ancora complimenti per la tua interessantissima Rivista!

    "Mi piace"

  3. ahahahahaha caro Marco, anche tu ci sei cascato e hai sbagliato torre! Ora metto un po’ d’ordine sulle torri a sud del centro di Castro e sopratutto sulle 2 più prossime. Allora, la prima è le torre di “Diso” (ormai ridotta a un rudere che non raggiunge i 3 m. di altezza), essa si trova nel territorio del comune di Castro immediatamente adiacente alla via panoramica lato mare. Per raggiungerla, lasciando l’auto al parcheggio “Mare Vivo” si prosegue per 500 m. sulla via panoramica direzione Acquaviva e discosti appena pochi metri dal ciglio della strada si trovano i resti di quello che un tempo fu la torre di “Diso”. L’altra torre a sud di Castro è quella di “Capo Lupo” che si trova a circa 1,5 Km a sud della prima ed è posta nel territorio di Marittima (comune di DISO), raggiungibile dalla strada che partendo dal centro di Marittima porta giù alla litoranea (zona “Ciancaliscia”), mentre la torre di “Diso” è posta a circa 40 m. slm la torre di “Capo Lupo” la sovrasta dalla medesima rupe a oltre 100m. slm. Infine la denominazione della torre di “Diso” si deve al fatto che il manufatto fu costruito con il contributo della Civica Università di Diso (per intenderci i vecchi organismi “protocomunali”) in cambio di sgravi fiscali, che nel ‘500 la corona accordava agli organismi civici che se ne facevano carico.

    Complimenti a Gianfranco per il pezzo, a agli autori dei commenti.

    "Mi piace"

  4. grazie Gianfranco per le indicazioni che hai offerto per la torre DISO…..sulle 56 torre salentine che sto visitando mi mancava proprio la sua posizione…..grazie ancora

    "Mi piace"

      1. Salve signor Gianfranco,
        sono un ragazzo di Castro che ha molto a cuore Torre Diso, volevo avvisarla che ci si sta prodigando per salvare ciò che rimane di questa importantissima torre. Chi di competenza ha avviato un dialogo con i proprietari di quei terreni affichè la torre diventi comunale. Nel frattempo si cerca di rimuovere tutta quella vegetazione che potrebbe causare ulteriori irreparabili danni. L’idea è come minimo quella di ripulire il rudere, magari creare un’illuminazione notturna, e riqualificare meglio la zona, anche con dei cartelli informativi. Nel frattempo ho aggiunto Torre Diso su Google Maps in modo tale che sia facilmente individuabile e apporterò presto le dovute modifiche a Wikipedia che presenta informazioni troppo scarne. Sono un appassionato dele torri costiere e sto lavorando anche su un sito internet.

        Cordiali saluti,
        Francesco Pio Fersini

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...