Storia

Galatone sotterranea e la cripta di Sascianne

san giovanni evangelista secondo la classica iconografia orientale
san giovanni evangelista secondo la classica iconografia orientale

Il sottosuolo di Galatone era, un tempo, straordinariamente vivo e popolato. Basti pensare alle numerose cavità naturali, ai quarantadue trappeti sotterranei censiti e ad almeno tre cripte bizantine tuttora esistenti ma inaccessibili. Della chiesetta ipogea di san Biagio (in via Montescuro) e di quella di san Demetrio (nella piazzetta omonima) si ipotizza la presenza, tutta da verificare, testimoniata dagli antichi documenti d’archivio, dalla toponomastica e dalla memoria storica popolare. L’unica cripta realmente localizzata, invece, è quella intitolata a san Giovanni Evangelista. Essa occupa all’incirca la metà dell’area sottostante largo Sascianne, la piazzetta che dalla contrazione e dialettizzazione del nome latino del santo trae la denominazione: “SA(nctu)S J(o)ANNE(s)”, appunto.

Ho sempre avvertito un certo disagio nel chiedere informazioni agli abitanti della zona circa la “mitica” cappella ipogea (come la definisce l’amico architetto Giuseppe Resta in un articolo del 2001 apparso su Il Giornale di Galatone). Una battuta stizzita me l’ero buscata già una volta e mi bastava. Era come se si parlasse dell’araba Fenice… “che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa”. Difficoltà a parlare più che comprensibile, visto che l’intero circondario è un vero e proprio sito funerario bizantino che, in più di un caso, interessa le abitazioni lì presenti. Di sicuro, non farebbe piacere a nessuno veder trasformare il cortile di casa propria in uno scavo archeologico! Basta pavimentare un atrio, intaccare il manto stradale, intervenire sulle tubature dell’acquedotto o su quelle del metano per veder sbucare un mucchietto di ossa. Non è un’esagerazione. In molti testimoniano con un certo fastidio episodi simili. Eppure, caso strano, quando alla fine del 2001 (durante i lavori di metanizzazione del centro storico) solo in largo Sascianne vennero alla luce ben sette tombe bizantine, databili tra il XIV e il XV secolo, fu proprio la gente più semplice del vicinato ad accorrere incuriosita e a sollecitare la prosecuzione degli scavi.

Lì compresi che il problema non era tanto dei cittadini ma di chi avrebbe dovuto industriarsi per rendere visitabile il sito e, contemporaneamente, permettere la percorribilità dell’intera area da parte di pedoni e veicoli. Ma le promesse dei governanti, come spesso accade, non ebbero riscontri. Sarebbe stata la volta buona per individuare e, magari, riaprire l’accesso alla cripta di san Giovanni. Allora mi resi pure conto che, alla prima occasione propizia, avrei potuto chiedere informazioni dettagliate circa la chiesetta ipogea a quei pochi testimoni ancora in vita. E così finalmente, nel 2005, armonizzai le notizie raccolte in un articolo per una testata salentina (La cripta di “Sascianne” a Galatone, in «Il Salento magazine», III (2005), 82). Dal sacerdote don Luigi Filieri avevo appreso una testimonianza da lui registrata qualche anno prima: intorno agli anni ‘50 del secolo scorso, durante l’arcipretura di don Luigi Bruno, alcune persone scesero nella cripta attraverso una scala ancora praticabile. Dal sotterraneo asportarono due candelabri in pietra (di cui si è smarrita ogni traccia) da utilizzare per un addobbo nella Collegiata dell’Assunta. In questa circostanza, questi tali avrebbero notato l’altare, sormontato da quattro affreschi e ricoperto ancora da una tovaglia. Tale accesso secondario potrebbe essere identificato con una porticina, murata da più di quarant’anni, di cui mi parlò l’ebanista Fernando De Giorgi.

Suggestiva casa a corte nel centro storico di Galatone
Suggestiva casa a corte nel centro storico di Galatone

Questa, aperta nella muraglia destra di una casa a corte retrostante palazzo De Franchis, immetteva in una scala molto ripida che conduceva nei pressi dell’altare della cripta. Giovanni Vaglio, abitante nei paraggi, mi riferì che l’accesso principale alla cripta è ostruito all’incirca dagli anni ‘30. Fino a quegli anni, infatti, il basolato stradale in lastre di pietra leccese occupava la piazzetta solo nel lato destro, come continuazione di via Ospedale, mentre la parte centrale e sinistra era completamente sterrata. Proprio lì, frontalmente al braccio sinistro di palazzo De Franchis, a circa quattro metri dall’imbocco di via Colonna, era posizionata la botola d’accesso. Una rampa, dagli scalini che si allargano gradualmente verso il basso, conduceva all’ambiente sotterraneo. L’altare, arricchito da affreschi, era posto a tramontana, precisamente al di sotto della rimessa di proprietà del gentiluomo Corrado De Franchis, podestà fascista di Galatone (oggi della famiglia Casaluci). Tali indicazioni sommarie, sfumate dal pennello del tempo, assumono una certa credibilità se si considera un episodio avvenuto circa vent’anni addietro, durante i lavori per l’allacciamento idrico in casa Vernaleone.

In quell’occasione, un cedimento del manto stradale nell’area sinistra di largo Sascianne, provocato dal martello pneumatico, lasciò intravedere la chiesa sottostante, la cui volta era stata intaccata proprio al centro. Da questo foro i presenti, tra cui il Giovanni Vaglio, si resero conto della reale collocazione dell’ipogeo, della sua struttura, delle dimensioni e dello stato di conservazione. Risultato? Compatibilità con le testimonianze enunciate in precedenza. La chiesa, a pianta rettangolare e dalla volta a botte, occupa realmente la parte sinistra della piazzetta, misura all’incirca m. 10 x 7 e ha un’altezza orientativa di m. 3. L’ipogeo, al di là di normali macchie d’umido alle pareti e di una non eccessiva quantità di materiale di risulta che ne occupa il pavimento, godrebbe di un discreto stato di conservazione e conserverebbe realmente un altare e una serie di affreschi.

A parer mio, la cappella sotterranea non sarebbe una vera e propria chiesa ipogea a sé stante quanto, piuttosto, la cripta di un edificio sacro più ampio edificato su di essa nel tardo Medioevo. Ciò spiegherebbe come mai, il 14 giugno 1593, il vescovo di Nardò Fabio Fornari firmò un decreto con cui permetteva la vendita della chiesa di san Giovanni Evangelista, insieme ad altre quindici cappelle galatonesi. Il solo pensare che il Fornari sperasse di ricavare denaro dalla vendita di una “cantina”, per finanziare la costruzione della nuova Collegiata latina dell’Assunta, ha del ridicolo. La presenza di una chiesa soprastante, poi, è ipotizzabile anche per la tipologia della volta a botte, in muratura, della cripta. Il metodo edilizio sarebbe il medesimo impiegato per la costruzione delle case antiche.

Emblema della Chiesa Greca di Galatone. Particolare dai fregi di Porta San Sebastiano, Galatone (foto di F. Danieli)
Emblema della Chiesa Greca di Galatone. Particolare dai fregi di Porta San Sebastiano, Galatone (foto di F. Danieli)

L’estrazione dei tufi avveniva in loco, la cava così originata era utilizzata quale cisterna e, infine, si edificava la struttura superiore. Una prova ulteriore, poi, viene dalla presenza di un considerevole numero di sepolture, di cui si è fatta menzione in precedenza, ubicate nell’area circostante la cripta e proprio a livello della volta di quest’ultima. Sta di fatto che, fino a Cinquecento inoltrato, la chiesa era regolarmente officiata. Ne è una testimonianza inoppugnabile l’inventario del 1501, contenuto nel Codice Galatonese V e conservato nell’Archivio della Matrice. La chiesa di san Giovanni Evangelista, infatti, risulta all’epoca in possesso di due libri liturgici, uno latino e uno greco.

Rendere nuovamente accessibile la cripta di Sascianne permetterebbe di mettere in luce un altro prezioso tesoro di Terra d’Otranto, ahimè completamente sconosciuto. Ma gli amministratori ronfano alla grande, mentre altrove si farebbero carte false per avere un briciolo del nostro patrimonio storico, artistico e culturale. L’amara constatazione è che “il Signore dà il pane a chi no ha i denti!”.

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5 pensieri riguardo “Galatone sotterranea e la cripta di Sascianne”

  1. Lì compresi che il problema non era tanto dei cittadini ma di chi avrebbe dovuto industriarsi per rendere visitabile il sito e, contemporaneamente, permettere la percorribilità dell’intera area da parte di pedoni e veicoli. Ma le promesse dei governanti, come spesso accade, non ebbero riscontri. Sarebbe stata la volta buona per individuare e, magari, riaprire l’accesso alla cripta di san Giovanni.

    Caro don Ciccio,
    hai colpito nel segno! Non sono tanto convinta che i governanti non siano in grado di assicurare la viabilità di questi luoghi o la vivibilità, perché basterebbe dare in appalto i lavori, come peraltro amano fare. Piuttosto essi davvero non sanno cosa significhi “comunicare il patrimonio artistico e architettonico”. Rendere fruibile un bene culturale richiede conoscenze di non poco conto, ma soprattutto una spiccata sensibilità verso la problematica.
    Le nostre amministrazioni, a differenza di quelle statunitensi, non conoscono il marketing dei beni culturali e quindi seppelliscono anziché portare in luce, perché non sanno quali risvolti culturali ed economici comportano simili ritrovamenti.
    Un saluto

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  2. Carissimo Francesco, le tue ricerche e il tuo contributo alla conservazione della memoria galatonese sono straordinari e sono molto fiducioso che le cose possano cambiare; basta rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Sono tuttavia convinto che sia un processo molto lungo e affatto semplice da realizzare, ma se non si comincia…
    Trenta, quarant’anni…
    Che dici, sono troppo ottimista?

    Ti saluto.

    douglas

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  3. Felicissimo di ritrovarti su questo sito, carissimo Douglas! Come non darti ragione? La speranza, amico mio, è nelle nuove generazioni. Inizia a maturare una nuova mentalità, seppur a fatica e molto a rilento. Sarà la nostra costanza, la caparbietà di noi sognatori del 2009 e degli anni a venire, a permettere un reale progresso della nostra terra. E’ la mentalità del contadino: dissodare, seminare, concimare, accudire, innaffiare, potare… nella speranza (che è già consapevolezza) che “le tue mele le coglieranno i nipoti”. Un abbraccio!

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  4. Mi manderesti la scansione dell’articolo “La cripta di Sascianne a Galatone” che hai pubblicato in «Il Salento magazine», III (2005) ?
    Garazie mille

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