Ambiente

Napoli alle Cesine

San Cataldo

Poco più di un anno è passato da quando, assieme a un gruppo di amici con la comune passione per la fotografia, fra cui Paolo Margari, Stefano Cacciatore e Damiano Malorzo, decidemmo di realizzare questo reportage su una delle realtà più contraddittorie del Salento: la spiaggia delle Cesine, una lunga, stupenda lingua di sabbia incredibilmente sporca, insozzata di ogni genere di rifiuto. Era il 3 maggio 2008, da allora nulla è cambiato, nulla nonostante la discreta risonanza ottenuta anche grazie alla sensibilità di alcuni quotidiani locali. Incredibile è la parola chiave di questa vicenda, incredibile che tanta vergogna continui a stazionare, oggi come allora, su una delle spiagge più belle del Salento, immediatamente a ridosso di una delle più importanti Riserve Naturali della nazione. Rileggere questo contributo potrà risultare un esercizio di pazienza per chi lo ha già fatto, riproporlo richiedendo un servizio dovuto alla nostra comunità mi sembra un esercizio di pazienza ancora più grande e, se sarà il caso, lo reitereremo ogni anno.

Riserva Naturale Statale Le Cesine

Il mare è arrabbiato oggi, forse sa quello che siamo venuti a fare: siamo qui, siamo qui per documentare lo scempio. Partiamo da San Cataldo, siamo diretti alla Riserva Naturale Statale Le Cesine, zona umida di importanza internazionale alle porte di Lecce. Seicentoventi ettari di ricca vegetazione frequentata da una variegata fauna stanziale e migratoria. E’ uno dei tratti residui di antiche paludi; la normalità sulle coste salentine fino a poche decine di anni fa. Siamo un gruppo di amici, ci unisce la comune passione per la fotografia e l’ambiente; con noi anche Anas, cittadino giordano in Italia per motivi di studio, segue un master ISUFI in e-business. Viene con noi per fare una passeggiata, camminerà per sette ore e mezza, la maggior parte delle quali trascorse su un’incantevole spiaggia piena di rifiuti; ce ne vergogniamo un po’.

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Lo sfregio comincia subito, deambuliamo per venti minuti su di un chilometro di costa interamente impedito alla stragrande maggioranza dei cittadini leccesi. Intorno generalmente spazzatura, ancora poca per la verità in confronto a quella che ci aspetta; in compenso siamo immersi in un mosaico di architetture balneari a base di cemento armato arrangiate e senza né capo né coda; discutibili fantasie e creatività da quattro soldi la fanno da padroni, una sequenza di stabilimenti riservati, orrenda offesa alla bellezza dei luoghi, sui quali il demanio ha distolto entrambi gli occhi da tempo.

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Paolo Margari

Non riusciamo a concepire come qualcuno abbia potuto impunemente, e nell’omertà più assoluta, effettuare colate di cemento a due metri dal mare. Né come altri abbiano potuto costruire, non più tardi di poche ore prima del nostro passaggio, strutture inamovibili sull’antica colata.

Foto di Gianfranco Budano

Fra uno stabilimento e l’altro orrendi muretti in mattoni di cemento ostruiscono il passaggio. L’arroganza di pochi a tanto arriva, il pubblico diventa privato abdicando così alla funzione di sorveglianza del rispetto delle regole che istituzionalmente gli compete. Come non bastasse qualche stupido ragazzino al quale concederemo l’attenuante dell’età, ha scarabocchiato la solita, poco originale, dichiarazione d’amore per la propria belloccia.

Camminiamo da trenta minuti e gli abusi non finiscono; ci chiediamo come sia stato possibile, come si sia arrivati a questo orrore, in così pochi anni. Come si sia potuto permettere che l’arroganza di pochi possa deturpare in maniera così pesante un bene inalienabile della comunità.

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Altri cinque minuti, un altro disastro, una costruzione di cemento; si tratta di uno scarico fognario, un lungo canale maleodorante taglia la terra accoltellando il mare. Tutto intorno l’aria è resa appena respirabile dalla tramontana, particolarmente sostenuta oggi. Il sole è forte però, è così che un uomo, incurante del contesto, si è accucciato al riparo del canale per godere del primo sole. Contento lui.

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Gianfranco Budano

Foto di Damiano Malorzo

Entriamo nella zona di spiaggia prospiciente la riserva, ci accolgono i rifiuti; più tardi una guardia forestale ci spiegherà che il limine del parco è segnato dalle dune; di là la spiaggia, di qua la riserva, in mezzo le dune e tanta, tanta spazzatura. Di là il paradiso, di qua l’inferno.

Foto di Stefano Cacciatore
Foto di Stefano Cacciatore

Un runner attempato, ma ancora tonico come un trentenne, corre incurante delle bottiglie di plastica che infestano la spiaggia. La quantità di spazzatura è enorme, non riusciamo a documentare con le immagini lo sfregio perpetrato su questa costa. Quintali, tonnellate di rifiuti, palesemente ignorati da anni di miopi voltagabbana. Si tratta per lo più di rifiuti buttati giù dalle navi, ma non si può concepire come, dopo anni di belle promesse, di convocazioni in pompa magna degli stati generali del turismo, di bei discorsi sul tema della valorizzazione dei nostri tesori ambientali, nulla si sia ancora prodotto per la salvaguardia, la difesa e la pulizia di questo tratto di costa.

Foto di Paolo Màrgari

Camminiamo per ore, il paesaggio è sempre lo stesso, un mare da favola a sinistra, rifiuti e macerie di ogni tipo ovunque e la riserva a destra.

Non esiste quasi tipologia di rifiuto che non possa essere contemplata nella nostra lista: lampadine e frigoriferi, onnipresenti complessi di plastica e rifiuti edili, bambole e bombole del gas; e ancora tanta, tanta di quella legna da poter alimentare la nota focara novolese per il prossimo anno. Da non crederci troviamo persino un caterpillar, colonizzato da nidi di vario genere.

Foto di Stefano Cacciatore

Foto di Stefano Cacciatore

Foto di Stefano Cacciatore

Foto di Paolo Màrgari

La natura come sempre combatte, gli animali nidificano ovunque anche su questa spiaggia disperata. Qua e là strani fiori dal suadente colore lilla hanno colonizzato le sparute zone franche, quelle ancora libere dalla vergogna. Anche le margherite fanno la loro parte, ma la loro forza poco può contro l’enormità del peso di una bottiglia di plastica, così si spostano, continuando la loro lenta battaglia contro il male, una battaglia persa in partenza, le forze nemiche sono preponderanti.

Foto di Damiano Malorzo

Foto di Stefano Cacciatore

Infine i nuovi frangiflutti, messi a difesa del parco quando il mare, quest’inverno, aveva invaso gli stagni compromettendo seriamente l’habitat, fungono ora da filtro per i rifiuti. Questi ultimi, infatti, vi rimangono impigliati come nella rete di un pescatore. Presto la barriera si rinforzerà, piena come sarà degli scarti delle navi.

Foto di Paolo Màrgari

Camminiamo da quattro ore e mezza finalmente scorgiamo la meta, un pezzo di spiaggia quasi pulita, un raduno di amanti del kite surf; siamo stanchi di tanta bruttura, ne approfittiamo per scattare qualche immagine a questi simpatici sportivi.

Foto di Stefano Cacciatore

Abbiamo raccolto dieci giga di spazzatura, la troverete qui, a pesare sulle coscienze di tutti: di quelli che non sapevano, di quelli che sapevano, e di quelli che da oggi non potranno più far finta di non sapere.

Una frase ci passa per la mente: Napoli, Napoli alle Cesine.

Sforziamoci di fare qualcosa, noi abbiamo scattato qualche foto, voi diffondetele, e insieme diffondiamo la nostra indignazione. Ingeneriamo vergogna in chi deturpa, in chi ignora ed in chi dovendo controllare, per troppo tempo ha abdicato alle proprie responsabilità.

Foto di Stefano Cacciatore

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5 pensieri riguardo “Napoli alle Cesine”

  1. Gianfranco il piacere di ritrovarti è stato immediatamente smorzato dalla desolazione che ci presentate qui.

    Vivo nel Salento da dieci anni e debbo dire che la vostra magnifica Terra è diventata un vero e proprio immondezzaio.

    Non passa giorno senza che ci si debba imbattere in spettacoli desolanti. Vedi qui ad esempio una notizia di ieri:

    http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=15673

    Tutti siamo colpevoli: cittadini e autorità. Terzo mondo? Peggio! Alla base c’è purtroppo la inciviltà della gente e questo, all’inizio del III millennio, è terribile!!!

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  2. Incredibile!!!!!!!!!!
    Tanta bellezza distutta dall’incuria… le immagini si commentano da sole… lo squallido scenario si confonde con la bellezza del posto e la altera…
    perché tanta insensibilità????????????
    Perché così poco amore per la natura??????
    Perché l’arma letale della distruzione a tutti i costi è sempre tra noi e nei luogli più belli?????
    Perché non si prendono i provvedimenti dovuti????
    Ci sarebbero altre infinite domande a cui rispondere che restano ancora prive di adeguate delucidazioni…
    non rimane che constatare la desolazione offerta dalle immagini …
    essa ci lascia davvero “senza parole”…..

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  3. Mi ricorda tanto il film-cartoon WALL-E.
    E’ terrificante quanto ci documenti, caro Gianfranco e pensare che si tratta proprio delle CESINE “Oasi che si estende sull’intero territorio comunale, gestita e protetta dal WWF”…

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  4. dire che poco è cambiato è un grosso errore
    certamente avete il merito di aver reso visibile ad altri la triste situazione in cui versano le Cesine…e non solo loro.

    Nell’attesa che vi realizzino un mega centro commerciale con tanto di McDonald’s per la mia felicità :-))) proporrei di ripetere l’esperienza in altre realtà…naturalmente ricordatevi di invitarmi 😉

    ci conto

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