Archeologia, Architettura, Saggio, Storia

La cappella di Masseria del Crocifisso a Lecce

di Claudio Martino

DIDASCALIA
Affresco visibile all'interno della struttura raffigurante un S. Oronzo benedicente

La chiesa sconsacrata di masseria Crocefisso è ubicata ad 1 km a est di Lecce, lungo la moderna S. P. 364 che collega la città con la marina di S. Cataldo, nelle “pertinenze di Lecce”, nel feudo di S. Nicola de Russis, in luogo detto «Turriso».

Quasi del tutto sconosciuta, la piccola cappella non compare in nessuna visita pastorale, mentre il documento più antico in cui è menzionata la masseria del Crocefisso è un atto notarile del 1585 in cui la masseria risulta proprietà di Angelo de Argenteris.

In un altro atto notarile del 1659, viene per la prima volta nominato l’edificio sacro e dichiarata la sua intitolazione: «un’altra (chiusura) nominata la Chiesa, con una chiesa dentro sotto il titolo del Crocefisso».

La Masseria nominata il Crocefisso fu venduta al «Sagro Spedale dello Spirito Santo». Anche nel Catasto Onciario degli Enti Ecclesiastici del 1755 la masseria Crocefisso risulta appartenere ai beni del «Sagro Spedale» e, nell’elenco delle pertinenze della masseria, viene menzionata una «chiusura nominata La Chiesa», ma nessun edificio sacro.

In documento del 1797 Crocefisso è anche il nome di un feudo ubicato nella medesima area della omonima masseria, che è associato ad un altro feudo, quello di Porcigliano, il cui toponimo antico (Porcillianum) compare nella carta di fondazione e dotazione del monastero di SS. Niccolo e Cataldo del settembre 1180. Il toponimo «Porcilliani» compare in un documento del 1195 dove Costanza imperatrice e regina di Sicilia conferma al vescovo di Lecce le donazioni fatte precedentemente da Goffredo conte di Lecce e di Ostuni e da Accardo signore di Lecce.

Facciata Ovest
Facciata Ovest

In un documento che invoca la «rivela» fatta dal Vescovo per la formazione del Catasto-Onciario si legge: «Possiede (la Mensa Vescovile) il feudo chiamato Porcilliano, ora detto S. Nicola de Russis, nel cui vi è una masseria nominata le Mattarelle» ubicata a nord/est di masseria Crocefisso. Quindi il medesimo territorio cambierà più volte nel corso dei secoli la propria denominazione.

Nelle carte prodotte dall’ingegnere Oronzo Bernardini nel 1861 per la vendita della masseria è inserita la valutazione della masseria con la chiesa ma non viene menzionata la intitolazione: «si compone di fabbricati……; tre chiusurelli circostanti; i fondi chiamati Aja vecchia, Prodano, Pezzone grande e piccolo, fondo Chiesa con piccola cappella, ora convertita a stalla, divisa in due locali».

La chiesa viene poi così descritta: «In detto fondo (Fondo olivato) ove confina lo spiazzo vi è un’antica cappella attualmente ridotta a stalla e divisa in due locali che in grande si rileva dalla pianta B numero 1 e 2 coperta a tettoia a due gronde con ingresso ad ovest con vano di porta corredato da mediocre imposta e vi si accede dal detto spiazzo, riceve luce dal vano di testa a quello di ingresso con imposta, e da due finestre che corrispondono nel secondo locale ne muri laterali, uno munito di cancello di legno. Le fabbriche allo esterno sono costruite di pezzi di taglio, ed in generale in lodevole stato».Sempre l’Ingegnere Bernardini, darà indicazioni sia sulle dimensioni della Cappella sia sul suo valore espresso in ducati.

La chiesa, orientata est-ovest, è costituita da una navata unica di forma grosso modo rettangolare in cui si aprono due ingressi e tre finestre; un arco posto al centro dell’edificio separa la zona presbiteriale dall’aula.

Esternamente la chiesa presenta le seguenti misure: facciata anteriore m. 8,50; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 9,40; parete nord m. 12,00; parete sud m. 11,20. Le misure interne sono: facciata anteriore m. 7,30; facciata posteriore (non perfettamente rettilinea) m. 8,05; parete nord m. 10,6; parete sud m. 9,95.

La struttura con vistose lesioni è stata usata almeno a partire dalla seconda metà dell’800 ad oggi come deposito per il fieno. È stata realizzata con blocchi cavati nelle immediate vicinanze e da blocchi di medie e grandi dimensioni di riutilizzo e probabilmente di età romana.

L’ingresso principale, rivolto ad ovest come molte chiese medievali, si apre nella facciata che a sua volta culmina in una semplice copertura a doppio spiovente. Sopra l’ingresso un arco a cunei a tutto sesto, presenta al di sotto un unico grande blocco, probabilmente anch’esso di reimpiego che costituisce l’architrave.

La lunetta impostata immediatamente sopra l’ingresso principale si presenta priva di decorazioni plastiche o pittoriche; tuttavia, osservando attentamente la parete interna della lunetta e la parte più interna dell’intradosso, si nota la totale assenza dei licheni, presenti invece su tutto l’edificio. Questa mancanza può essere spiegata con la presenza in antico di una decorazione plastica oppure di un affresco, scomparsi in tempi relativamente recenti.
Il lato sud è poi caratterizzato dalla presenza, verso la parete di fondo, di un secondo ingresso di limitate dimensioni, ora tamponato da blocchi, che collegava la chiesa con un piccolo ambiente laterale o direttamente con il fondo denominato San Nicola; immediatamente sopra questo ingresso vi è una finestra ancora aperta.

Il lato est della fabbrica presenta un evidente rifacimento della parte centrale del muro, testimoniato dalla diversa tessitura dei filari e dalla mancanza delle buche pontaie centrali.

Nel ricostruire l’alzato è stato rispettato il basamento per dare uniformità a tutta la struttura; i blocchi di maggiore dimensione sono stati posizionati alla base, ma in modo disordinato e casuale rispetto alla fase più antica, tanto da richiedere, in alcuni casi, l’utilizzo di grosse zeppe in pietra e di piccole pietre informi.

Lato Nord
Lato Nord

Internamente l’edificio è costituito da un’unica navata divisa al centro, come si è già accennato, da un arco a sesto ribassato a cunei realizzato per dividere la zona presbiteriale dall’aula e per sostenere la copertura.

È evidente come l’arco si addossi alle pareti laterali e quindi la sua realizzazione dovrebbe essere successiva ai muri laterali; difficile è stabilire quanto tempo sia passato tra la costruzione delle strutture portanti e il suddetto arco. I piedritti su cui poggia tutto l’arco sono stati realizzati utilizzando grossi blocchi.

Sul lato destro della porta (guardando dall’interno della chiesa) sono visibili due conci che presentano iscrizioni graffite.

Tutti le pareti interne della chiesa sono affrescate con motivi floreali che si sviluppano su più registi paralleli tra di loro. Sulla parete immediatamente a sinistra dell’ingresso è raffigurato probabilmente S. Oronzo.

Il pavimento dell’edificio è attualmente pieno di detriti, ma si nota la presenza di due diversi tipi di pavimento: quello visibile nella metà occidentale caratterizzato da blocchi di calcare duro, di diverse dimensioni e misti con piccole pietre informi; quello nella metà orientale costituito da blocchi di calcare locale (pietra leccese), ben squadrati e di buona fattura.
Lo studio architettonico dell’edificio permette, sulla base di confronti diretti con simili edifici religiosi rurali pugliesi, di ipotizzare, per il primo impianto della chiesa, una cronologia che oscilla tra XIII e XV secolo.

Tuttavia solo una più approfondita indagine archeologica potrebbe risolvere alcune rilevanti problematiche rimaste ancora insolute, come l’esistenza o meno di un’abside lungo il lato orientale, ulteriori modifiche strutturali, la presenza di eventuali sepolture in relazione ad una ipotetica funzione funeraria della stessa, la funzione che la piccola cappella ha avuto nel territorio circostante

L’analisi strutturale sui resti del monumento ha inoltre permesso di ipotizzare quattro differenti fasi architettoniche, delle quali resta però estremamente difficile stabilire la cronologia.

L'interno
Interno della struttura; sul fondo è visibile l'affresco

Nella prima fase l’edificio si presenterebbe a navata unica e probabilmente con abside. Nella seconda fase edilizia viene edificato il muro centrale divisorio. Per le evidenti affinità con l’arco interno della chiesa di Santa Maria di Misciano o Miggiano, nelle campagne di Muro Leccese, si potrebbe pensare che la sua realizzazione sia avvenuta intorno al XIV secolo. Se invece il muro è coevo con l’affresco di S. Oronzo e con i motivi floreali, la seconda fase edilizia del monumento può essere con molta probabilità collocata nella prima metà del XVIII secolo. Non si può affermare con certezza se al momento della sua realizzazione l’abside ipotizzata fosse già crollata o meno. Non si può escludere neanche la possibilità che proprio il crollo dell’abside e la precarietà della struttura abbia richiesto la realizzazione di questo nuovo setto murario centrale.

Nella terza fase, databile tra il XVIII e il XIX secolo, la chiesa perde le sue funzioni religiose: nel Catasto Onciario degli Enti Ecclesiastici viene censita tra i beni del Sagro Spedale, ma non è riportata la sua intitolazione; presumibilmente in questo momento viene chiuso l’arco centrale creando due ambienti distinti e l’edificio sacro viene utilizzato come stalla.

La quarta fase consiste nell’abbattimento del muro che chiudeva l’arco centrale; la cappella continua ad essere utilizzata come stalla, utilizzo protratto fino ai nostri giorni.
Dal punto di vista storico resta ancora da chiarire l’esatta intitolazione dell’edificio, nonché il nome del feudo in cui ricade la stessa.

Nelle immediate vicinanze della chiesa doveva insistere certamente un insediamento rurale in vita nel IV sec. a.C. e in età imperiale; quest’ultima fase è inoltre testimoniata dal grande riutilizzo nella fabbrica della cappella del Crocefisso di materiale da costruzione più antico ma soprattutto da due frammenti di epigrafe di età imperiale inseriti all’interno della chiesa nel muro nord, in prossimità dell’angolo nord-ovest.

Epigrafe funeraria
Epigrafe funeraria

Il primo frammento lapideo, ora completamente nascosto da detriti e paglia, è largo circa 15 cm e lungo 46 presenta le seguenti lettere:

I M L · B(ene) M(erenti) P(osuit; -osuerunt)

il secondo, di uguali misure, riporta il nome, purtroppo non leggibile, di una serva (o di un servo) morta all’età di quaranta anni.

[- – – -] N D A E
SER(vus, -a) ·V(ixit) A(nnis) XXXX

Difficile è stabilire la funzione svolta dalla chiesa. Probabilmente la cappella costituisce il solo elemento sopravvissuto di un casale medievale (forse Porcigliano?), poi scomparso.

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5 pensieri riguardo “La cappella di Masseria del Crocifisso a Lecce”

  1. molto interessante,!!!! visto che i Templari di Lecce (sui quali sto preparando una pubblicazione) avevano tra le loro proprietà una grangia ( un tenimento) in località Porcillani e poichè Martino segnala un fondo chiamato anticamente “Tempia” penso proprio che quella chiesa sia in relazione con la proprietà templare (almeno fino al 1307, data della loro soppressione).
    ne riparleremo presto

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    1. Dal punto di vista toponomastico mi sembra che il termine TURRISO derivi da Turris tipicamente romano. L’epigrafe della serva conduce anche in questa direzione. Il toponimo San Nicola de Russis cosa significa?
      E’ un lavoro interessantissimo.

      Saluti V.

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  2. E’ vero.
    Numerosissime affinità con Santa Marina di Misciano in Muro L.se. Forse questa è molto più ricca di affreschi ma da un punto di vista architettonico (visivo) mi sembra molto simile. L’impianto “greco” è eloquente così come lo sono i rifacimenti (crolli?) che hai ben documentato (lo stesso Sant’Oronzo potrebbe essere postumo).
    Ottimo lavoro, spero di leggere ancora su questo tuo studio che assume ancor maggior rilievo alla luce del post inserito precedentemente.
    Complimenti

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  3. “(La chiesa di S. Irene dei teatini) ospitò nel 1834 la confraternita della Vergine Immacolata esule da S. Francesco della Scarpa dei Gesuiti ed accolse rispettivamente dalla diruta cappella del Crocifisso e dal Duomo un ligneo Cristo in croce e la superba tela figurante il Trasporto dell’Arca Santa, che il Tiso aveva dipinto il 1758 e che, dal retrospetto della Cattedrale, era stata rimossa per allogarvi l’organo dei soppressi PP. Celestini di S. Croce…”

    Fonte: http://www.culturaservizi.it/vrd/files/ZG1965_studi_teatini%20(III%20parte).pdf
    Foto del Crocifisso: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Altare_Santa_Irene_Lecce_1173.jpg

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