Personaggi, Storia

Come ti maledico un ladro

ladro
F. Botero, Il ladro, (2000)

Quando lessi il documento che segue scritto da un parroco di Spongano nella prima metà del Seicento, e per la prima volta pubblicato nel 1998 dallo studioso Filippo Casarano, rimasi profondamente impressionato per la veemenza delle frasi in esso contenute. Questa testimonianza è una formula di scomunica che il prete del casale di Spongano aveva elaborato per intimorire coloro che si fossero macchiati del reato di furto. A quanto pare, ma è solo una tesi, la popolazione locale era vittima in quel tempo di frequenti ruberie di frutti e di quant’altro servisse per mangiare e allora gli abitanti, non potendosi rivolgere all’autorità amministrativa per essere protetti giacché era questa una zona molto periferica, ricorse al prete che svolgeva allo scopo anche funzioni amministrative. A parte l’interesse storico che può suscitare un documento del genere, è invece molto singolare l’intera formulazione della scomunica che, a parer mio, sembra più una vera e propria maledizione anziché un anatema e per questo, se la durezza delle frasi aveva come scopo quello di scoraggiare il furto e di intimorire i ladri, potrei anche azzardare che il risultato ottenuto dal parroco fu certamente eccellente. Per facilitare la lettura, il testo originale è stato da me adattato cercando di rimanere quanto più possibile fedele al contenuto dell’antico documento che è conservato nell’Archivio della Parrocchiale di Spongano tra le carte del parroco Strambace.

FORMULA DI SCOMUNICA MAGGIORE (*)

In nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Io, per l’autorità concessami dal Magnifico, Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo di Castro, e quale indegno ministro dell’Onnipotente Iddio e della sua gloriosa Madre e Vergine Maria e di tutti i Santi del Cielo, e in  virtù del mio Santo ufficio e amministrazione (n.d.r., di questa terra), scomunico, anatemizzo, bestemmio e maledico nella solenne messa settimanale, così come faccio in questa, tutte quelle persone e figli dell’iniquità i quali hanno rubato, oppure occupassero e detenessero maliziosamente, o siano solo a conoscenza di chi abbia rubato con inganno, frode e malizia e in qualunque altro modo detenga le cose di (n.d.r., nome del derubato), delle quali nei giorni passati, in occasione della messa solenne in questa Chiesa Matrice, sono state fatte le tre ammonizioni canoniche indistintamente sia a coloro che avessero o non avessero commesso il furto di dette cose e sia a coloro che sanno e che non hanno ancora parlato. Pertanto venga oggi l’Ira di Dio sopra questi malfattori e figli dell’iniquità. Prima e principalmente siano scomunicati, bestemmiati e maledetti da Dio Onnipotente e dalla Santissima Trinità, sia Una e sia Trina come Padre, Figlio e Spirito Santo. Appresso siano scomunicati dalla Gloriosa Vergine Maria e da tutti gli Angeli, Arcangeli e Spiriti Celesti. Siano anche scomunicati e bestemmiati da tutti i Santi Patriarchi e Profeti. Siano maledetti e scomunicati dai Santi Apostoli e Evangelisti e da tutti i discepoli e seguaci di Gesù Cristo nostro Salvatore. Appresso siano scomunicati dai nostri Santi Martiri. Siano bestemmiati dai Santi Profeti, Confessori e Santi Dottori (della Chiesa, n.d.r.). Siano maledetti dai Santi Sacerdoti, Monaci e Eremiti. Siano anche scomunicati dalle Sante Vergini e Vedove. In ultimo siano questi malfattori e figli dell’iniquità scomunicati e maledetti da tutta la Corte Celeste e dalla Chiesa Trionfante. Possano non aver mai riposo né pace alcuna, tutte le preghiere e bene che hanno fatto o che faranno, li siano sempre contrari. Per tutta la loro vita siano condannati ad andar mendicando per ( il nome del casale, n.d.r.) e non possano mai trovare alcun bene, alcuna persona che abbia pietà o compassione per questi malfattori. Siano maledetti e bestemmiati i frutti e tutto ciò che mangeranno. Il mangiare e il bere che essi faranno sia sempre maledetto e abbiamo in ogni momento fame, sete, freddo e caldo e tutti i venti siano per loro come vampe di fuoco. Li sia bestemmiata la terra che li sostiene e che i loro occhi non possano che vedere spiriti maligni. Siano scomunicati dalla testa ai piedi e siano sempre da ogni persona rifiutati, disprezzati e maledetti. Possano non aver mai bene dalle loro cose possedute, dalle loro fatiche e che delle stesse ne siano padroni e signori gli altri. Dovunque andranno, staranno e dormiranno siano sempre scomunicati e bestemmiati e siano in loro compagnia i sette spiriti dell’inferno. Da oggi in avanti siano segnati, annullati e cacciati dal libro della vita eterna e, poiché scomunicati e figli ribelli di Dio Padre e della sua Santa Chiesa, i loro peccati non vengano mai né rimessi e né perdonati nemmeno di fronte alla morte. Possano avere sempre bisogno e da nessuno possano mai essere aiutati. L’Ira di Dio, dei Santi e delle Sante sia sempre sopra questi malfattori e le loro case restino prima deserte e poi di esse nessuna pietra ci rimanga. Il fuoco del cielo caschi sopra di loro. In ogni momento della loro vita abbiano malattie, carestia e fame e che nessuno abbia mai misericordia di loro. Vadano in giro senza trovare pietà e compassione alcuna, rifiutati e scacciati da qualunque persona. Che abbiano al posto della benedizione, la maledizione di Dio e dei Santi. I loro figli che restino orfani e le loro mogli vedove. Li sia bestemmiata tutta la loro fatica che faranno e tutte quelle maledizioni che scese dal cielo in terra vengano oggi sopra di loro malfattori. I vestiti che portano o porteranno addosso siano come vampe di fuoco ardente e al momento della loro morte tutti i demoni e tutti i diavoli li siano intorno affinché essi, presa la loro anima, la porteranno davanti al gran satanasso e assieme a quella del traditore Giuda sarà gettata nel profondo inferno. Come questa candida candela accesa si viene spegnendo trasformandosi come acqua, così l’anima loro, figli dell’iniquità, sia spenta da tutti i benefici spirituali e per sempre condannata dai nemici infernali alle orribili pene dell’inferno per tutti i secoli dei secoli. Amen.

E in segno di questa ultima maledizione e della loro morte si vogliano suonar le campane.

(*) Tratto da: F. CASARANO, Come spaventare i ladri ovvero vivere in un modesto casale del Salento nella prima metà del 600, in F. CEZZI (a cura di) «Note di Storia e Cultura Salentina», X-XI (1998-99), Argo Editore, Lecce, 158-159.

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7 pensieri riguardo “Come ti maledico un ladro”

  1. Ciao Marco,
    prova a leggere tra le righe.
    Secondo me questa scomunica ci testimonia quanto il mondo contadino fosse legato, dal Timor di Dio, alla Chiesa Cattolica. Che poi i preti spesso fossero digiuni di teologia questa è un’altra cosa ma credo che la violenza di questo documento testimoni l’operoso magistero di un sacerdote che voleva a tutti i costi la sua comunità libera dal peccato. Che la forma sia in un certo senso “cattiva” non vuol dire che il prete la pensasse proprio in quella maniera. Avrebbe mai potuto negare l’Estrema Unzione ad un peccatore? Sarebbe lui stesso incorso in un peccato mortale perchè l’insegnamento evangelico è il perdono e non la condanna…

    Spero don Ciccio ci venga in aiuto.
    Un abbraccio. V.

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  2. Caro Vincenzo,

    non me ne volere se continuo a pensare che per quei poveri miserabili contadini ladruncoli ci fu la misericordia divina mentre dannato fu il prete “dall’operoso magistero” …

    Con vive cordialità.

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    1. Non ho portato alla luce ma solo riportato ciò che grandi studiosi avevano già scritto perchè spesso la storia rischia di essere dimenticata. Noi che per questo Salento ci danniamo l’anima, abbiamo l’obbligo di rispolverare queste pagine e condividerle con tutti voi!
      Grazie dei complimenti ma come ben sai, non merito.
      Un abbraccio caro “cugino forestiero”!
      V.

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