Storia

Partigiani magliesi nella guerra di Liberazione

esecuzione
Esecuzioni di massa perpetrate dai nazisti

Una storiografia del tutto infondata ritiene che la II Guerra Mondiale sia stata per le popolazioni meridionali non una battaglia combattuta per i più alti ideali patriottici e nazionali quanto, invece, una lotta principalmente contro la fame e la povertà generate dal grande disastro.

La verità, tuttavia, è ben differente perché i documenti storici circa il ruolo dei nostri eroi meridionali negli eventi italiani del 1943-45, svelano il nome di tanti giovani che si immolarono nel nome di un’Italia libera.

A tal proposito, nel 1975 lo storico Emilio Panarese, in occasione del XXX Anniversario della Resistenza promosso dal Comitato Unitario Antifascista di Maglie, pubblicò un agevole libretto dal titolo “I partigiani magliesi caduti nella guerra di liberazione” contenente la biografia di tre nostri partigiani caduti tra il 1943 e il 1944, vittime, come tanti, della persecuzione nazifascista: Antonio Pisino (Maglie 1917 – Roma, Fosse Ardeatine 1943), Medico Longo (Maglie 1921 – Brescia, 1944), Ernesto Paiano (Maglie 1916 – Bolzano, 1944).

Il loro patriottismo si manifesta negli anni che seguono l’Armistizio (25 luglio1943) quando l’esercito italiano è ormai allo sbando, senza ordini e comandanti. L’Italia, alleata prima del fürer, trovò nelle milizie tedesche il nuovo nemico da combattere. Le Schutzstaffeln (S.S.) tedesche e le bande fasciste da questo momento compiono atti di smisurata ferocia e forse, dalla fine del ’43, i nostri eroi combatterono la guerra più cruenta che la nazione ricordi. Nell’ottobre dello stesso anno si costituirono i primi reparti di partigiani con «giovani combattenti civili e militari che non vogliono tornare a casa mentre la patria è distrutta.

«Si danno alla montagna e si organizzano clandestinamente» scrive il Panarese.

Questo sino a giugno quando, a Roma, tutti i partigiani si unirono nel Corpo Volontari della Libertà agli ordini del generale Raffaele Cadorna jr. (1889-1973). Anche le masse contadine, per la prima volta nella storia del conflitto, aderiscono alla lotta armata contro i tedeschi e saranno al fianco dei partigiani sino all’insurrezione del 25 aprile ‘45 che sancì la sconfitta tedesca e l’uccisione, il 28 dello stesso mese, del duce Benito Mussolini.

D’ora in avanti l’Italia è finalmente libera! Fautori di questa libertà furono anche i tre partigiani magliesi:

Antonio Pisino, sottotenente di marina e studente universitario dopo aver collaborato con il movimento romano antifascista e antinazista, il 25 luglio 1943 entrò nelle file partigiane del Movimento Comunista Italiano. Con la costituzione a Roma delle Bande Partigiane d’Italia (8 sett. 1943), egli svolse una fervente attività di propagandista e organizzatore politico-militare partecipando a molte operazioni di sabotaggio alla periferia romana. Nel dicembre del 1943 fu arrestato dalle S.S. nella Latteria Rossi a Roma mentre partecipava a una riunione cospiratrice. Portato al comando tedesco, passò segretamente a un carabiniere un foglietto contenente l’elenco dei nomi dei suoi amici che quel giorno avrebbero dovuto agire per provocare un’insurrezione contro i tedeschi.

Disse: «Io non mi salverò di certo ma tu almeno salva questi miei compagni» e il carabiniere ingoiò la carta. Affrontò e sostenne per un mese le torture presso gli uffici di polizia in via Tasso a Roma e, processato, fu condannato a tre anni di reclusione a Regina Coeli. Il 24 marzo 1944 fu trucidato alle fosse Ardeatine. Qualche mese dopo la polizia scientifica identificò la salma e dichiarò la morte per «frattura del cranio da colpo di arma da fuoco o da colpo di fendente come si rileva dalla vasta breccia nella volta cranica. E’ più probabile che sia stato ucciso con il calcio di un fucile o con una mazza di ferro».

Medico Longo, dopo le scuole tecniche iniziò a lavorare come sarto a Maglie. Nel 1940 si arruolò volontario nella Regia Aeronautica e, in seguito a una missione speciale compiuta con successo, fu promosso al grado di sergente e insignito della croce d’argento al valor militare. Nel settembre del 1943, dopo l’abbandono del suo aeroporto, decise di lasciare le montagne del bresciano anche perché era costantemente in pericolo per la presenza di un movimento clandestino antifascista molto attivo nella zona.

Chiese ospitalità a una famiglia di Inzino di Gardone nella Val Trompia dove visse nascosto per cinque mesi. In seguito svolse qui l’attività di sarto e partecipava alle riunioni dei giovani cattolici nella parrocchia della frazione sin quando non prese contatti con i patrioti bresciani organizzati nelle Brigate Garibaldine e nelle Fiamme Tricolori. Un giorno, senza dire niente, partì ma il 2 settembre del ’44 fu arrestato durante un rastrellamento sul Monte Guglielmo. Tenuto prigioniero per due giorni, fu torturato e seviziato perché non proferiva ai tedeschi alcuna rivelazione. Il 4 settembre fu portato sul Monte di Concenisio e costretto a camminare con i piedi scalzi già dilaniati dalle sevizie. Davanti al plotone di esecuzione e a petto scoperto cadeva coraggiosamente lo stesso giorno, così come riferì l’Unità del 23/08/1945 a pag. 2.

Ernesto Paiano, falegname a Maglie, si offrì volontario per una missione di guerra nella Repubblica di Salò occupata nel ’44 dai nazifascisti.  Aviolanciato nelle retrovie tedesche il 28 febbraio del 1944, fu arrestato e rinchiuso in un forte a Verona. Qui sopportò lunghi mesi di prigionia e furono vani i tentativi del servizio informazioni italiano di estorcergli notizie circa l’organizzazione partigiana alla quale aderiva e circa le operazioni da lui svolte. Nel settembre dello stesso anno, assieme a 22 compagni, fu portato nel campo di concentramento di Bolzano in via Resia e sopportò maltrattamenti e disagi e, come scrive il Panarese, «per reazione alla passiva resistenza, determinata da elevato senso del dovere, veniva fucilato» all’alba del 12 settembre 1944 nella caserma di Mignone di Oltreisarco a Bolzano.

Il suo corpo, poi tumulato nel cimitero di Maglie, assieme a quello dei 22 compagni fu sepolto nel cimitero del luogo completamente nudo in una fossa comune scavata nel recinto destinato agli scomunicati e ai bambini non battezzati. Insignito della medaglia d’argento al valor militare.

Partigiani
Partigiani

Questa sono solo alcune delle tante microstorie salentine scritte da cittadini che hanno scritto pagine di storia che dovrebbero valere da esempio per tutti coloro che oggi hanno dimenticato il loro esempio, il grande senso civico segnato dalle loro scelte.

Ricordare il sangue versato da questi giovani partigiani deve servire da monito per coloro che credono che la libertà sia un diritto acquisito e dimenticano quanto duro sia stato il sacrificio pagato da tante giovani vite e da tante famiglie italiane nella costruzione di un futuro migliore per tutti.

E’ questo il senso del patriottismo e dell’eroismo dei nostri conterranei che non cedettero alla paura e alla viltà delle sevizie nazifasciste preferendo affrontare la morte nella cosapevolezza che il loro sacrificio si sarebbe trasformato in linfa vitale per la nascente democrazia italiana. Una lezione di civiltà e abnegazione che ci farà bene ripassare in questa importante ricorrenza.

16 pensieri su “Partigiani magliesi nella guerra di Liberazione”

  1. E’ giusto ricordare eventi così nobili…!
    Io sono la nipote, precisamente Antonio Pisino era il fratello di mia nonna (Vera Pisino). Sono ancora in contatto con il figlio che attualmente vive in america, ma tutti gli anni torna in italia per portare i fiori freschi al caro padre.
    Se avete altre informazioni, libri, vi chiedo cortesemente di inviarmeli.
    Cordiali saluti,
    Vera De Lorentiis

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  2. Ciao Vera,
    è un vero piacere conoscerti, almeno virtualmente per ora. Posseggo il libretto del Panarese citato nell’articolo. Sarebbe un piacere conoscerti, io sono di Maglie.
    La mia email è vdaurelio@tiscali.it
    Un abbraccio fraterno

    Vincenzo D’Aurelio

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  3. sono la figlia della vedova di antonio pisino vorrei parlare con vera ho cercato il suo numero di telefono ma non l’ho trovatodatemi notizie grazie patrizia

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  4. Ciao Patrizia,
    sono Vincenzo (da Maglie), l’autore di questo articolo. Anch’io ho cercato vera ma non ho ottenuto alcuna risposta.
    Mi farebbe piacere conoscerti e sapere qualcosa in più di Antonio Pisino anche perchè vorrei scrivere qualcosa su di lui proprio per il 25 aprile p.v.
    Spero di incontrarla.
    Cordialmente

    vdaurelio@tiscali.it è il mio contatto.

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  5. gentile D’Aurelio, sono emozionatissima nel risponderLe e nel vedere che mi ha risposto cosi’ velocemente. Vorrei però parlarLe dal vivo, magari telefonicamente. Sono troppe le cose da dire. Come fare? In attesa cari saluti Patrizia.

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    1. Ciao Patrizia,
      ho provato a mandarti una email. Nell’eventualità tu non dovessi riceverla devi contattarmi all’indirizzo email vdaurelio@tiscali.it
      Potremmo in tal modo scambiarci i numeri telefonici e fissare un appuntamento.
      Un caro saluto. Vincenzo

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  6. Buonasera,
    mi chiamo Giammarco, vivo a Roma, e sono anch’io nipote di Vera Pisino.
    Ho visto questo articolo su Antonio (Uccio) Pisino e i post, e farebbe molto piacere sia a me che a mia madre (Maddalena)poter contattare la signora Patrizia.
    Il mio indirizzo e-mail è giammarco_miglietta@yahoo.it
    Un caro saluto. Giammarco

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    1. Ciao Gianmarco,
      mi fa piacere il tuo post. Ho diverse notizie e contatti telefonici con i tuoi parenti. Anche Patrizia sarà felice di conoscervi. Ti mando una email per motivi di privacy.
      Saluti
      V.

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  7. Io sono Antonio Bouchard (Pisino), figlio di Uccio Pisino. Per caso ho incontrato i commenti su questa rete. Sono rimasto piacevolmente scosso che mio padre abbia avuto tanto influsso su di molti, specialmente sul sottoscritto. Ho visto il nome di Vera, figlia di Lucio ed Anna e il none mi Giammarco, figlio di Maddalena e Nino, ed anche il nome di Edelweiss, figlia di Edelweiss, che vorrei tanto conoscere per poter parlare un po’ di mio padre. Saro’ di nuovo a Roma il 28 settembre fino al 20 ottobre. Protrete rintracciarmi alla Casa Domitilla in Via delle Sette Chiese dal 28 settembre al 7 ottobre e dal 12 al 19.

    Antonio Bouchard
    Mesa, AZ USA

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    1. Caro sig. Antonio Bouchard
      ho provveduto ad avvisare Edelweiss (il vero nome è Patrizia) che vive a Roma. Le ho comunicato il vostro indirizzo romano ed è felicissima di poterla incontrare così come ha già fatto con Gianmarco. Vi saluto e per eventuali altre comunicazioni potrete inviarmi una email a vdaurelio@tiscali.it
      Vincenzo D’Aurelio

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  8. Ho letto con interesse questo articolo mi chiamo antonio baldari nipote di Carmine Baldari nato a Galatina e deceduto unanno fa a Marina di Ginosa(ta) il 20 luglio c.M. Sara’ intestata una strada in suo onore per aver patecipato con la famosa brigata a.Gramsci insieme a Salvatore Sicuro e Giovanni Giannoccoli sul fronte della Iugoslavia al comando dell’esercito di liberazione di tito partigiano comunista volontari a 17 anni ha partecipato il 28 gennaio 1944 al teatro piccinni di Bari dove benedetto croce fece un discorso solenne alla presenza di Carlo Mauro di Galatina Vittorio Fiore e moltissime personalita della cultura finita la guerra trova lavoro a ginosa marina divenne sindaco per tanti anni prossimo il libro scritto su di lui dal nipote Roberto Perrone su yutube intervista del 25 aprile 2009 vi terrò informati

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