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Morigino e i suoi Mori

testa moro
Testa di moro

E’ domenica mattina, dopo giorni di pioggia abbondante finalmente il sole. Armato di macchina fotografica e con il mio piccolo al seguito, decido di andare a caccia di stemmi. Salito in macchina decido di portarmi a Cursi, pochi chilometri dopo Maglie  giunto nella piccola frazione di Morigino mi viene in mente che da qualche tempo la facciata della splendida parrocchiale di San Giovanni Battista (1598-04), è stata restaurata e io non l’ho ancora vista. Perché allora non approfittarne e dare uno sguardo?

Al semaforo subito a sinistra, percorro la breve, e quasi unica, strada della frazione sino a giungere nell’ampia piazza. Eccola! Splendida nella sua imponenza che si slancia da terra verso il cielo come una freccia, questa parrocchiale sembra essere “sin troppo” per un piccolo borgo che conta poco più di cento abitanti. Sull’architrave del portale finalmente si legge “A DEO ET COMUNI LARGITATE FACTUM EST HOC / ET MIRABLE NOSTRIS OMNIBUS OCULIS A.D. 1598” (da Dio e da offerte pubbliche fu costruito questo tempio, cosa meravigliosa a tutti i nostri occhi nell’anno del Signore 1598). E’ veramente uno splendore e so che dentro non sarà da meno, ci entro.

Moro organo
Morigino, Parrocchiale S. Giovanni Battista, particolare dell'organo (XVIII sec.)

Le chiese sono per eccellenza le custodi dell’arte e quella di Morigino non è da meno ma, in quella mattina, non sono le opere che attirano la mia attenzione ma le tante teste di moro che qua e là sono scolpite. Sono tante e diverse: su due capitelli delle dieci colonne che separano le navate interne sono scolpiti un volto frontale e l’altro laterale di un moro col capo coperto, sopra le canne dell’organo un bambino di colore coperto da un tipico abitino popolare settecentesco,   e in ultimo,  sulla tela dell’altare raffigurante la Madonna Del Rosario, ancora altre due teste. Vengo anche a conoscenza che il moretto scolpito sull’organo è lo stemma della frazione che, solo nell’800, perse la sua indipendenza comunale. Sono tutti la questi mori che sembrano osservarti e il pensiero che ti viene subito in mente è quello di trovare qualcosa che ne spieghi il motivo della loro esistenza.

Moro capitello
Morigino, Parrocchiale di S. Giovanni Battista, particolare del capitello (XVII sec.)

Intanto ci pensavo e osservavo mentre i fedeli cominciano a radunarsi per la Santa messa. Io sono lì, loro, non abituati al visitatore, mi guardano come se fossi un turista cinese e io che ci penso mi vien da dire: uei ca io de Maje su!. Tra un pensiero e l’altro mi dirigo all’uscita e appena sul piazzale, ancora inebriato da quella “stranezza saracena” e per giunta in una chiesa, mi volto a destra per cercare l’auto. Noto con una certo stupore che, su un anonimo muro, fa capolino la testa di un altro moro, più grande ma residuo di un’opera più complessa. Certamente il concio che lo ospita è parte di una fabbrica più antica, ora persa perché probabilmente rimessa in sesto nell’800. Capisco solo in questo momento come mai tanti storici abbiano facilmente associato la fondazione di Morigino ai Mori. Qui, in ogni angolo antico c’è un moro!

Suggerisce, infatti, lo storico salentino Giacomo Arditi (1815-1891), che un certo Moro, capitano dei Saraceni attorno al X sec., non volendo tenere assieme due sue compagnie le divise dislocandole una nei pressi del comune di Cannole e l’altra nel luogo dove sorse Morigino. Francesco Pirreca (1592-1643), storico alessanese, sostiene invece nella sua “Historia della Madonna SS. di Leuche” che fu un discendente degli Agareni d’Africa a conquistare Leuca.

Egli era il discendente di quegli arabi che, spinti dalla necessità di trovare terre più fertili, “sciamarono” dalla Mauritania verso i lidi d’oltremare. Morigino, quindi, fu colonizzata da questi mauritani quando essi conquistarono e misero a ferro e fuoco buona parte della costa del Regno di Napoli così da spadroneggiare « per lo spazio di 218 anni, atteso che vi vennero nel 829 e ne furono cacciati nel 1047».  Questi conquistatori, per via della loro carnagione e capelli scuri, furono soprannominati Mori o Saraceni o Agareni e da questo, dunque, il toponimo Morigino.

moro altare
Morigino, Parrocchiale S. Giovanni Battista, particolare dell'Altare Madonna del Rosario (XVII sec.)

Le notizie riportate dal Pirreca sono quanto mai affascinanti ma, come per Muro Leccese che accoglie nel suo stemma una testa di moro e le sue mura, ad oggi non esiste alcuna documentazione certa attestante la fondazione moresca. Ciò che invece può ritenersi certo è quanto sostenuto dagli studiosi salentini Emilio Panarese e Mario Cazzato che, dall’analisi delle tombe longobarde di Rosemarine ricadenti tra Maglie e la sua frazione, suppongono la nascita del primo nucleo abitativo intorno al VII sec. d.C. Il casale di Morigino è invece attestato ufficialmente, e per la prima volta, nei documenti del 1192 quando il normanno Tancredi d’Altavilla infeuda tal Annibaldi Roberto.

La successione feudale del casale, seppur lacunosa, passa per le maggiori famiglie di Terra d’Otranto, quali Paladini (1606) e Lubelli (1690),  per terminare nel 1786 con Oronzo Vernazza, discendente dell’omonima famiglia veneziana trapiantata a Napoli. Tuttavia, ad oggi, non si è a conoscenza dei signori che tennero questa terra, sempre se esistesse, prima dell’XI sec. e pertanto il Moro di Morigino continuerà a sorridere dall’alto dell’organo parrocchiale come a dirci: sono un bagonchi o un principe?

 

 


DEDICATO AL CACCIATORE DI TORRI

Per approfondimenti sulla parrocchiale di Morigino: A. DI LANDA, Morigino e la sua Chiesa Parrocchiale, Galatina, Ed. Salentina, 2006.

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6 pensieri riguardo “Morigino e i suoi Mori”

  1. Davvero interessante. Passo spesso da Morigino per andare da Corigliano a Cursi e mai mi ero soffermato sull’origine del suo nome e tanto meno sulla parrocchiale. In futuro una sosta sarà d’obbligo.
    Grazie all’autore.

  2. E’ un viaggio interessantissimo. Mi colpisce la ridondanza dei volti moretti. Un segno distintivo particolare, ed una firma continua della civitas del villaggio, che sembra abbia finanziato tutte le architetture. Grazie Vincenzo per aver evidenziato e raccontato questo luogo inedito!

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