Storia

Il brigantaggio visto dal Sud

Ninco Nanco
Il cadavere del brigante Ninco Nanco (1833-1864)

«Ladri sono i galantuomini delle città, e primi i concittadini miei, e uccidendoli non fò loro che la giustizia che meritarono; se tutti i cafoni conoscessero il loro meglio non n’avrebbe a restare in vita puruno», così intorno al 1870 dichiarò al suo processo il brigante Donato Tortora. Una frase che nella sua violenza sottintende però una grande verità: l’indifferenza governativa di fronte all’indigenza delle masse popolari meridionali. Fu anche per questo stato di grande miseria il motivo della scelta popolare di unirsi in “brigate” per poi scagliarsi contro quei “ricchi proprietari” diventati ormai nell’immaginario collettivo l’alter ego del governo o, se non proprio, lo “stato” locale.

Il brigantaggio per questo motivo non fu solo espressione di criminalità violenta ma anche il risultato di una politica governativa dissanguatrice che aveva definitivamente messo in ginocchio quella fascia popolare e contadina-bracciantile, abbastanza ampia, ancora una volta disillusa dall’alternanza dei governi regnanti e dalla propaganda. Non è quindi arduo definire il brigantaggio come una vera e propria forma di ribellione popolare di fronte a quella realtà che aveva prima celebrato e poi negata la tanto attesa ”quotizzazione” del latifondo baronale. Svaniva in tal modo il sogno di un riscatto sociale, svaniva la possibilità di risollevarsi dalla fame e dalla miseria perpetuate negli avversi secoli dello sfruttamento baronale, prima, e borghese, poi.

Non si può comunque assegnare un giudizio buonista al brigantaggio e specialmente se considerato alla luce degli efferati assassinii che si perpetuarono in tutto il sud Italia, Salento compreso, ad opera della famigerata banda di Carmine Crocco o del prete Ciro Annicchiarico, solo per fare due esempi. Nel Salento tuttavia non ci fu un vero brigantaggio ma più una criminalità locale dedita a furti, estorsioni e vandalismi. Le maggiori espressioni del banditismo vennero invece dalle grandi bande giunte a Taranto e a Brindisi dalla Basilicata e che sporadicamente puntarono nel basso Salento. Si trattava generalmente di gente proveniente dalle classi infime della società e che aveva la solidarietà dei contadini affamati e disoccupati i quali fornivano rifornimenti, informazioni, rifugio e soprattutto il silenzio ricompensato a suon di denari sottratti, a loro volta, dalle estorsioni o dai furti perpetuati da questi “benefattori”.

Tuttavia la legittimazione del fenomeno venne per suo malgrado dalla Chiesa che, ostile alla liquidazione dell’asse ecclesiastico imposta dai Savoia, incitò le masse alla sommossa in favore del ritorno al governo borbonico. Non rari furono, infatti, gli avvicinamenti della casa reale spagnola con la banda di Carmine Crocco ma il fenomeno brigantesco nella sua manifestazione sociale non assunse mai una connotazione politica bensì marcò solo il malessere generale post-unitario del Mezzogiorno al quale il governo non seppe dare risposte e garanzie. La stessa legge Pica (1863), volta a reprimere le bande armate, altro non fece che allontanare il Regno d’Italia dalla necessità di “pane e lavoro” che le masse contadine reclamavano a gran voce marcando di conseguenza quella linea di divisione sociale tra il Nord sabaudo ed il Sud borbonico malgrado la dichiarazione di unità nel 1861.  Da questo esplose quell’incomprensione storica definita, e quanto ancora attuale, “questione meridionale”.

Se il popolo contadino in un primo momento sostenne l’idea del brigantaggio per riscattarsi socialmente ed economicamente, quando invece comprese che il brigante era solo un criminale e che lo Stato aveva messo in moto una feroce macchina repressiva, il fenomeno del banditismo venne al declino e le sciabole dell’Esercito Regio fecero il resto. Ma chi pagò tutte le conseguenze di questa repressione fu solo il Mezzogiorno rimasto abbandonato e decimato sia negli uomini che nelle finanze malgrado nel Sud, prima dell’Unità, era presente una forte imprenditorialità nel campo meccanico, navale, metallurgico ed in quello della  trasformazione dei prodotti della terra quali l’olio. Nel 1871 si contava che gli addetti all’industria sul totale della forza lavoro erano al 22% nel Nord, al 18,50% nel Centro e al 24,10% nel Sud con un picco al 30,70% nel 1881. A questi dati si aggiunga una situazione di finanza pubblica solida con il tasso di sconto al 5% e le rendite dello Stato al 12%, nonché un P.I.L. pari a 443 milioni di lire auree contro l’8,1 e il 12,7 di Lombardia e Veneto.

Vili manovre economiche e protezionismi di ogni genere portarono alla fine di questa floridezza e all’arretramento del Sud che dei suoi capitali il governo si poté servire per favorire l’accelerazione dello sviluppo industriale al Nord.  Non a caso lo storico Giuseppe Galasso (1929) ebbe modo di ribadire qualche tempo fa che «senza la fine del Regno di Napoli nel 1860, oggi i meridionali non avrebbero bisogno di aiuto ed il Mezzogiorno sarebbe molto più europeo».

33 pensieri su “Il brigantaggio visto dal Sud”

  1. Ottimo articolo Vincè.
    Limpida e sacrosanta conclusione.
    Appena posso devo ritrovarti un libro,edito nel 1902, sul brigantaggio qui in Abruzzo che penso ti potrà essere utile.
    Ciao alla prox.

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    1. Ciao Francesco,
      apprezzerò molto il testo, sicuramente raro, che mi indichi e sarà l’occasione per inviarti anche qualcosa di mio! Grazie di cuore per gli immeritati apprezzamenti che mi fai.
      Vincenzo

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  2. Anche questa una pagina di noi, che poco si conosce…come se fosse un lontano fenomeno, quasi fiabesco e leggendario.
    Fu, invece, uno spaccato sociale indubbiamente vivo ed intenso. Ancora oggi mi capita di ascoltare, tra la gente del Salento contadino, il modo di dire”è un brigante” …

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    1. Caro Maurizio,
      è un onore per noi averti come nostro lettore.
      Il tuo interessamento al mio scritto mi imbarazza se penso alla tua enorme e importantissima produzione letteraria.
      Con affetto.
      V.

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  3. Ciao Vincenzo, ogni tanto le nostre strade si incrociano.
    Bell’articolo sul brigantaggio. Ne sottolineo le tue vedute; ma a queste bisognerebbe aggiungere che il fenomeno del brigantaggio, ancora oggi è molto oscuro e disprezzato dalla storia. In Italia sono stati rivalutati tutti i movimenti, fascisti, comunisti, partigiani ecc., come mai il brigantaggio ancora oggi viene additato come movimento delinquenziale ? A parere mio bisognerebbe studiarlo meglio e più a fondo, è naturale che nel movimento ci fossero degli infiltrati e degli approfittatori, ma il brigantaggio non era formato da ladri ed assassini. Ci sono degli episodi, che narrano di delinquenti comuni che sotto il nome di brigante facevano il loro comodo, ma si narra anche che quando scoperti venivano giustiziati dalle bande dei briganti. Ho letto molto sui processi farsa che si facevano sui briganti, e da questi processi emergono altre sfaccettature del fenomeno.
    Non mi dilungo, avrei tanto da dire, perchè, per le mie ricerce su Liborio Romano, di conseguenza ho letto del Risorgimento , del brigantaggio e della questione meridionale.
    Il tuo riferimento a Galasso e le sue affermazioni, le condivido pienamente, perchè essendo il Sud spogliato di tutto, era naturale che facesse fatica ad alzare la testa.
    Io aggiungo che ancora oggi il meridione può dire la sua, se avessimo più autostima (non presunzione) e facessimo rendere al meglio quello che abbiamo: turismo, agricoltura ed artigianato. Le terre del sud, hanno queste caratteristiche naturali e non dovremmo farci imporre le industrie che non hanno niente a che fare con la nostra terra , e che se tutto va bene, hanno una durata ventennale.
    Genti del sud, rimbocchiamoci le maniche, facciamo valere i nostri diritti, non accettando elemosine, e pretendiamo che i politici che mandiamo al governo, facciano gli interessi dell’Italia ma anche quelli del sud, sempre più trascurato.
    Giovanni Spano
    Associazione culturale “don Liborio Romano”

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    1. Caro Giovanni,
      è un piacere leggerti e le tue parole enfatizzano ancor più il nostro sentimento di orgoglioso meridionalismo che ci contraddistingue. Tante false verità nel Brigrantaggio così come tante su Liborio Romano, entrabi vittime di quella storia che decretò l’inferiorità culturale, economica, UMANA del nostro Mezzogiorno. Rimbocchiamoci le maniche e voltiamo pagina. Dobbiamo lavorare per un MERIDIONE DIGNITOSO!
      Un abbraccio fraterno

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  4. Dipingersi ancora come vittime non credo portera’ lontano.
    Le vittime hanno bisogno di aiuto, umano aiuto,ma poi finisce li’.
    Ci vuole una classe dirigente che sappia essere credibile nei confronti del resto del paese.
    Ad oggi cio’ non è accaduto. E questo credo, è compito Vostro.
    Gaudi

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    1. Caro Gaudì
      hai centrato in pieno; bisogna finirla di sentirci vittime ed è ora di alzare la testa formando una classe politica colta ed eticamente corretta. Saluti.

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  5. Una classe dirigente credibile, si crea e si rinnova se a un territorio (nel nostro caso il mezzogiorno d’Italia – uso questa antica espressione non a caso) viene concessa la posibilità di iniziare un percorso virtuoso. Purtroppo è dai tempi di Salvemini e Giustino Fortunato che si aspettano vere occasioni di crescita autonoma senza traini di chicchessia, le occasioni di crescita industriale che si conoscono sono state fallimentari e hanno seminato, seminano e semineranno morte tumorale, nel frattempo la natura primigenia ha subito uno scempio irrecuperabile. Taranto e Brindisi dicono qualcosa a qualcuno? Il turismo è in mano ai magnati del nord se non addirittura stranieri, l’agricoltura ha conosciuto un recente sviluppo grazie allo sfruttamento di falde acquifere inquinate dal sale marino, quanto dureranno quelle ricche terre coltivate ad ortaggi? Mi fermo che sto annoiando me stesso. Per inciso ho dovuto lasciare la mia terra pugliese all’età di 13 anni e vivo nel profondo nord ovest da oltre quarant’anni e grido Viva l’Italia Unita, comunque sia avvenuta quell’unità è una nostra ricchezza, non buttiamola alle ortiche con semplici ragionamenti di bottega e contingenti.

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    1. Caro Aliante,
      anch’io grido W L’ITALIA UNITA e così come nei post che precedono sono dell’idea che sia necessario formare una “classe dirigente” di spessore. Gli uomini del Sud possono salvare il Sud e saranno gli uomini del Sud a unire l’Italia visto il fenomeno leghista che divampa nel Nord. Grazie e Saluti.

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  6. Grazie Vincenzo, mi permetto di consigliare la lettura di un buon saggio edito da IL MULINO, s’intitola TRE MODI DI VEDERE IL SUD scritto da Franco Cassano professore di Sociologia presso la facoltàdi Scienze politiche presso l’Università di Bari.

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  7. Non credo sia, come affermato da qualcuno, una questione di farsi “vittime”; c’è tuttavia un problema di storie da raccontare nel modo giusto, quello più rigoroso e attinente alla realtà e al rigore scientifico. Su questo fronte purtroppo la storia è stata scritta dai vincitori e, come sempre succede in queste occasioni, è stata scritta male.
    Su questo fronte tutti gli italiani devono sentire la necessità di rimettere i tasselli del mosaico al posto giusto, operazione propedeutica questa a qualsiasi discorso di unità nazionale.

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  8. Sono d’accordo con Gianfranco Budano.
    Di queste vicende SI DEVE continuare a parlare. Non per sentirsi vittime ma recuperare una dignità. La classe dirigente, ovvero la politica, è influenzata come altri settori (industria, finanza, ecc.) da un modus operandi che avvantaggia solo una parte d’Italia. Le menti eccelse, e quindi anche una classe politica, ce l’avremmo se solo riuscissimo a svincolarci da questo andazzo che ormai va avanti da 150 anni.
    Occore divulgare queste vicende storiche conosciute solo ad un 5% della popolazione. Io stesso, pur essendo uno studente che ha percorso tutti i livelli scolastici, non ne ero a conoscenza finchè non ho letto il libro “Terroni” di Pino Aprile.

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  9. Sto preparando una composizione in versi – a rima baciata circa la storia sottaciuta di Liborio Romano.
    Una sintesi leggera, senza approfondimenti; un ritratto che possa servire a rispolverare la memoria di un uomo che ha messo a disposizione dell’Italia la sua poliedrica attività e strategia,anche se non da tutti condivisa.
    “Sull’Unità d’Italia ..da meridionalista”, una composizione in versi si trova nel mio sito:
    http://www.totofusaro.altervista.org

    Sono originario di Matino, ma da 35 anni vivo a Capurso(BA).
    Di Patù che io ho visitato per essere stata la sede di un Calzaturificio del dott. Filograna, non ne conoscevo l’importanza storica ….(aver dato i natali a Don Liborio).
    Sono fiero di essere un meridionale come lo sono altrettanto d’essere salentino. Grazie e arrivederci.

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    1. Gent.mo sig. Fusaro,
      la ringrazio per l’attenzione posta al mio articolo. Sono felice del suo interessamento sulla figura di Liborio Romano e ancor più del sua “fierezza salentina”. Non ho ancora letto la sua poesia sull’Unità d’Italia e subito dopo questo messaggio andrò dritto al suo sito.
      Spero che il nostro impegno continui a interessare tanti salentini amanti di questa terra e della sua cultura così come abbiamo avuto il piacere di incontrare lei.
      Se vuole può contattarmi alla email vincenzodaurelio@culturasalentina.it perché vorrei dirle qualcosa che spero la interesserà.
      Cordialmente e ancora grazie a Lei.
      V.D.

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  10. Mi Chiamo Aldo Trama e vivo a Rionero in V. Pz , da poco sono venuto a conoscenza che una mia lontana parente Serafina Trama con Filomena Luongo furono arrestate per aver aiutato Donato Tortora.
    Atto di Procedimento criminale 14/06/1863
    Complicità in banda armata per aver portato a quella capitanata da Donato Tortora nel bosco di Lagopesole ogni notte vitto e biancheria.

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  11. Caro Aldo,
    una testimonianza importante che rivela come il brigantaggio fu spesso sostenuto dalla popolazione civile. Ciò induce ancora una volta a riflettere sul fenomeno e a rivalutare il ruolo di alcuni personaggi che la triste Storia ha voluto tacere. Sarebbe interessante saperne di più su questa tua parente affinché si possa mantenere viva la memoria di quello che è un periodo “buio” del Risorgimento Italiano. Ti ringrazio per l’attenzione rivolta al mio scritto.

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  12. Reblogged this on Il blog dei cegliesi nel mondo and commented:
    Una classe dirigente credibile, si crea e si rinnova se a un territorio (nel nostro caso il mezzogiorno d’Italia – uso questa antica espressione non a caso) viene concessa la posibilità di iniziare un percorso virtuoso. Purtroppo è dai tempi di Salvemini e Giustino Fortunato che si aspettano vere occasioni di crescita autonoma senza traini di chicchessia, le occasioni di crescita industriale che si conoscono sono state fallimentari e hanno seminato, seminano e semineranno morte tumorale, anche il località discoste come Ceglie Messapica. Nel frattempo la natura primigenia ha subito uno scempio irrecuperabile. Taranto e Brindisi dicono qualcosa a qualcuno? Il turismo è in mano ai magnati del nord se non addirittura stranieri, l’agricoltura ha conosciuto un recente sviluppo grazie allo sfruttamento di falde acquifere inquinate dal sale marino, quanto dureranno quelle ricche terre coltivate ad ortaggi?

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    1. Gent.mo Smemorato,
      quello che lei scrive è verissimo ma ritengo che la rinascita del nostro Mezzogiorno è un compito che spetta a noi stessi meridionali. Dobbiamo ripartire dai nostri retaggi culturali e dalle nostre tradizioni per appropriarci di quelle esperienze utili a formare i nostri uomini del domani. Lo sfruttamento al quale il Sud è sottoposto è un dato di fatto ma ciò che mi preoccupa e il non vedere la reazione di noi meridionali nei confronti di tutto ciò. Crediamo, e credo che lei sia d’accordo con me, che la nostra missione sia quella di preparare una generazione futura capace di riprendere questo territorio e, con responsabilità e moralità, farlo crescere e proliferare in ogni campo. Grazie del suo commento.

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  13. Anche io sto leggendo Terroni di Pino Aprile, anzi lo stiamo leggendo tutti in famiglia.E il discorso si può approfondire con tutti i riferimenti libr. che dà. Mi accorgo però che è poco conosciuto dalle masse, come anche il fenomeno della conquista del Meridione con tutte le sue conseguenze. Come fare per far conoscere a tutti la vera storia del Sud, non per sentirci vittime, ma per prendere coscienza di ciò che ci ha portati a sentirci Meridionali inferiori? Purtroppo la gente legge poco e la televisione seguita dalle masse ne parla poco o niente nonostante i 150 anni!

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    1. Cara Ada,
      come discutevo qualche giorno addietro con Gianfranco Budano, Pino Aprile ha avuto il merito di riportare alla luce un problema storico già fortemente sentito dai primi revisionisti del Risorgimento, Ho una paura tuttavia: quella di veder prolificare letteratura storica faziosa e polemista … ti invito ad aspettare qualche giorno per la lettura del mio prossimo articolo sul “tema”. Nel frattempo non dimenticar di leggere gli scritti del concittadino Aldo De Jaco che fu il primo a scrivere seriamente sul fenomeno del brigantaggio meridionale e sui temi inerenti all’Unità d’Italia, Per la sua bibliografia basta consultare wikypedia, Un saluto.

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      1. Non sarei così drastico in tema di paure; mi spiego meglio: non è della riscrittura della storia del nostro risorgimento che occorre aver paura, peggio di così non ci potrà andare caro Vincenzo: siamo reduci da 150 anni di menzogne. Ci sono due fattori invece che mi preoccupano: da un lato tanta parte della popolazione colta che resta ancora oggi indifferente davanti al problema e, sull’altro fronte, una certa fetta di interessati-ignoranti che spingono verso la formazione di movimenti razzisti stile lega. In entrambe le situazioni rilevo rilevanti fonti di preoccupazione, che occorre dirimere con calma e attenzione.

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  14. “[…] interessati-ignoranti che spingono verso la formazione di movimenti razzisti stile lega[…]” hai colpito nel segno caro Gianfranco, la paura è quella di creare un superIo meridionale per dar credito a formazioni pseudo-politiche che nulla hanno a che vedere con lo spirito del revisionismo storico e con la cultura italiana. La mia paura resta sempre quella: la strumentalizzazione della cultura come strumento di autopromozione etnico-economica (leggasi lega). Bisogna fare attenzione a questi movimenti perchè il revisionismo è solo un lavoro storico mirato a far conoscere la verità e che non presuppone le conseguenze di una rivalità tra regioni italiane ed etnie diverse.

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  15. Caro Vincenzo,
    il tuo brillante articolo sul brigantaggio, mi spinge a fare delle considerazioni di carattere molto più generale, quasi in deroga all’argomento principe da te trattato, ma necessario se vogliamo che i tuoi sforzi abbiano un risconto pratico e costruttivo per la nostra amata patria. Gli avvenimenti di 150 anni fa sono, a mio avviso attualissimi ove si consideri che continuano a condizionare pesantemente la nostra vita quotidiana. Mi permetto di segnalarti una pagina di “Scrigno (http://scrignoletterario.it/node/1130) un’altro spazio letterario che gentilmente mi ospita, per evidenziarti come, ancora oggi, gente del nord, trascinata forse dalla furia leghista, s’incaponisca a considerare il sud come la feccia d’Italia, salvo poi a rimanere senza parole quando un meridionale puntiglioso come me, la costringe allo scontro dialettico. Il nostro problema è quello del mondo intero, laddove stiamo rovesciando poteri dittatoriali con enormi sacrifici di mezzi e vite umane ma senza avere la consapevolezza che al loro posto s’instauri una vera democrazia o una molto più temibile teocrazia. Sembra quasi che il potere dia alla testa di chi lo esercita e che la storia, ove non si vigili attentamente, venga scritta a solo uso e consumo dei più forti.
    Ora io, pur inneggiando all’Unità d’Italia col fremito del patriota ( sul sito che ti ho segnalato potrai vedere come commento il nostro inno nazionale e perché), non ho alcun dubbio che ad essa si sia giunti con l’aggressione dallo Stato Sabaudo avverso un altro Stato sovrano, quello dei Borbone, che peraltro era riuscito a far crescere la nostra economia ed a fondersi con la nostra cultura. Ma chi dovevano combattere i sabaudi ei garibaldini ? contro chi indirizzavano le loro armi? Contro chi se non contro noi meridionali che perdemmo la libertà, il benessere, le speranze e le false promesse? Fu guerra civile e i briganti difendevano giustamente i loro interessi. Sono certo che se mi fossi trovato a vivere a quei tempi avrei preferito militare sotto le fila di Crocco piuttosto che sotto quelle di Bixio (ricordiamo Bronte). Fu guerra civile qui al sud come fu guerra civile al Nord, un altro episodio di riscrivere per intero, dove per anni si sono vergognosamente taciuti episodi di tale violenza e crudeltà come quelli delle “foibe” che scaturiscono sempre dalla stessa matrice: desiderio d’espansione (da parte di Tito) ed estremizzazione delle ideologie. Ci vorrebbe un’etica al di sopra delle parte che regalasse pace e conforto. Ma i depositari dell’etica, nelle loro più alte sfere, quelli che dovrebbero predicare i messaggi di pace, sono proprio il fulcro da cui parte l’intransigenza più severa anche contro se stessi pur di salvare il loro credo, la loro ideologia che spesso è solo una teoria autoreferenziale ma profondamente deleteria per tutta l’umanità. Pensano a Galileo, si ricoprono di gemme d’oro, fanno accordi con le banche e i governo totalitari di tutto il mondo e non pensano alla gente che muore di fame e malattie. E naturalmente tralascio di parlare della nostra classe dirigente. Noi richiamo davvero d’affondare, ma i privilegi presenti fin dall’inizio dell’Unità non li ha mai toccati nessuno. Nemmeno oggi, Neanche un scalfittura. Mi sono dilungato senza poter entrare nel vivo dell’argomenti. Ma la materia è complessa Mi piacerebbe parlarne molto a lungo con te.

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  16. Grazie per tutto quello che scrivete su questo argomento che mi affascina come tutto ciò che è verità. La storia DEVE essere verità ed è la NON conoscenza dei fatti che fa prolificare fenomeni come la lega. Per questo motivo mi chiedo:” quando leggeremo sui libri di storia la verità e non solo trafiletti (v. foibe) su ciò che di più vergognoso l’uomo ha fatto e continua a fare?” Tutti dovrebbero sapere e, se non lo fa la scuola, possiamo sperare solo nella lettura individuale? La mia perplessità è che pochi si accostino anche a questa nell’era di internet che molti sfruttano solo per giochi o roba del genere. Su fcbk condivido spesso link interessanti di qualsiasi genere,come anche i vs e mi sento dire da qualcuno di non inviare tanta roba! Leggerò anche quello che scrive il ns concittadino. Ti ringrazio ancora Vincenzo.

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    1. Gent.ma Ada,
      Per la verità la letteratura sul Risorgimento é già stata ampiamente riscritta da molto tempo, ma per stare al solo ultimo biennio sono decine i titoli editi con un taglio decisamente “correttivo” (appositamente non uso ‘revisionista’) sulla oramai acclarata aggressione al Regno delle due Sicilie; solo per citarne alcuni:
      Giù al sud di Pino Aprile,
      Terroni, idem,
      1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia, di Giovanni Fasanella,
      1861 di Antonella Grippo,
      Il Risorgimento disonorato di Lorenzo del Boca,
      Ecc… Cliccando uno di questi titoli su Amazon.it ne vengono riproposti automaticamente degli altri sullo stesso tema.

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  17. Ringrazio anche te Gianfranco per i suggerimenti. Adesso sì che ho da leggere! Spero che anche gli amici di fcbk mi imitino, visto che condivido le vs pagine. Maggiori conoscenze abbiamo, maggiore capacità critica sviluppiamo.
    Avevo già letto qualcosa, ma poco in confronto ad ora che ho più tempo.
    Un caloroso saluto a tutti voi che scrivete su CULTURA SALENTINA.

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    1. Vedi Ada,
      Ho molti amici, colti, che leggono molto, ma non a tutti interessano le cose del nostro “Risorgimento”; io lo ritengo invece un aspetto necessario per ogni buon meridionale; se solo siamo riusciti a trasferire a te questa sensibilità ciò é segno che a qualcosa sarà servito lo sforzo che quotidianamente facciamo.

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  18. Sono stata in Piemonte diversi anni all’inizio della mia carriera e al mio rientro ho sentito il forte desiderio di approfondire la storia locale che i libri scolastici non mi avevano dato modo di conoscere. E così a mie spese e tempo o attraverso amici e colleghi mi sono documentata.
    Credo fermamente che prima bisogna conoscere il vicino e poi il lontano e, ancora prima che i programmi scolastici della scuola primaria obbligassero a farlo, io proponevo ai miei piccoli alunni notizie locali fin dalla preistoria; quando si arrivava al Risorgimento il tempo purtroppo era poco perchè gli esami di quinta erano prossimi e non approfondivo molto questo periodo oltre il dovuto (una volta si giungeva a studiare la storia fino a dopo la seconda guerra mondiale).
    Cerco di farlo ora attraverso fcbk grazie a diversi ex alunni che mi seguono e alla mia… deformazione professionale.!
    E’ vero che hanno cercato di cancellare la nostra memoria storica di quel periodo, come scrive Pino Aprile in Terroni, ma il tempo non si cancella del tutto, visto che tanti scrittori hanno scritto e continuano a scrivere sul Risorgimento. Quindi penso che sia venuto il tempo di riappropriarci della nostra storia, delle nostre radici non per campanilismo, ma perchè venga scritta finalmente sui libri scolastici.
    A voi giovani giornalisti, scrittori,ecc. l’impegno di farlo! L’era dell’ignoranza è finita e i mezzi di oggi sono superiori per poterla sconfiggere.
    Grazie per il tempo e lo spazio che mi concedete.

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