Ambiente

A spasso col binocolo: osservazioni ornitologiche nel Mar Piccolo di Taranto

di Francesco Lacarbonara

Usignolo di fiume

Protagonisti di racconti ancestrali sulla creazione del mondo, animali sacri da venerare come simboli della divinità o messaggeri essi stessi del divino (nell’antichità gli aruspici traevano dal loro volo preziosi indizi per interpretare la volontà degli dei) da sempre gli uccelli sono stati per l’uomo una fonte inesauribile d’ispirazione per la creazione di miti, leggende e favole. Basterebbe sfogliare un bestiario medievale, con le sue splendide raffigurazioni, per entrare in mondo fantastico, animato da animali mitici dai nomi improbabili, e percorrere così un viaggio meraviglioso sorretti solo (per l’appunto) dalle ali del sogno e della fantasia.

Ma al di là dei significati simbolici (che purtroppo non possiamo approfondire in questa sede) quello degli uccelli è un mondo fatto di ali, piume, penne, suoni, colori che può essere molto interessante conoscere: gli uccelli infatti sono presenti un pò ovunque e di tutti gli animali selvatici sono quelli che meglio si prestano all’osservazione senza doversi necessariamente allontanare dai luoghi in cui abitualmente viviamo. Anche solo con una osservazione occasionale possiamo accorgerci della grande varietà di piumaggio, comportamento, adattamento che essi presentano, e cogliere così il profondo legame e la stretta connessione che unisce tutti gli esseri viventi con l’ambiente che li ospita.

Iniziamo quindi un breve viaggio alla scoperta dell’avifauna che popola il nostro territorio, ma per farlo dobbiamo prima fornirci di alcuni strumenti indispensabili per la pratica del birdwatching (l’osservazione degli uccelli nel loro ambiente naturale): un binocolo (un 8×40 o un 10×50 per iniziare vanno più che bene), una guida al riconoscimento degli uccelli d’Europa , un taccuino per gli appunti e, ovviamente, tanta curiosità e desiderio di trascorrere alcune ore a contatto con la natura.

Eccoci così pronti a iniziare la nostra escursione presso una delle tante, importantissime, zone umide che si ritrovano lungo il litorale salentino, adriatico e ionico. Queste aree, il cui valore è riconosciuto anche a livello internazionale (Convenzione di Ramsar, 1971; Direttiva Comunitaria “Habitat” 92/43) ricoprono infatti un ruolo estremamente utile nell’equilibrio della natura agendo da regolatori idrici e climatici; offrono inoltre un considerevole assortimento di specie viventi che per varietà e ricchezza le rendono preziosissime, nonostante siano state, e lo sono tuttora, oggetto di bonifiche o di altre trasformazioni (tanto da stravolgerne e, a volte, comprometterne irrimediabilmente l’equilibrio idrogeologico).

Il notevole livello di biodiversità delle zone umide si deve alle diverse condizioni ambientali in esse presenti: l’aria, l’acqua, il suolo, gli agenti atmosferici, creano le basi per la presenza di un mondo vegetale ricchissimo e vario, che a sua volta offre ospitalità ad una microfauna multiforme. Vegetazione e microfauna costituiscono gli ulteriori gradini che permettono l’esistenza di un mondo composito di vertebrati: pesci, anfibi, rettili, mammiferi e soprattutto uccelli. Gli uccelli rappresentano inoltre dei validi indicatori della qualità dell’ambiente e del suo stato di conservazione. La giusta interazione tra ogni specie e il suo habitat è di fondamentale importanza per lo sviluppo della loro vita: così gli uccelli più specializzati avranno selezionato un ristretto ambito su cui fondare la propria esistenza: scomparso o danneggiato questo si avrà la diminuzione o la distruzione della specie stessa. Di contro gli uccelli più adattabili sapranno adeguarsi ai sopravvenuti mutamenti ambientali senza correre grossi pericoli; ecco perchè le specie a maggior rischio sono quelle che hanno maggiori esigenze in fatto di qualità ambientali (come acqua pulita e ricca di ossigeno) e la loro presenza in un determinato territorio è indice di consolidato equilibrio. Al contrario il rinvenimento di specie altamente adattabili conferma una situazione territoriale monotona, caratterizzata da un impoverimento delle diversità naturali causato dalla distruzione selettiva di alcuni habitat: più vario sarà l’ambiente, quindi, e più diversificata sarà l’avifauna.

Gli uccelli sono quindi gli autentici protagonisti delle zone umide: in questi ambienti essi ritrovano luoghi ideali per la nidificazione, la sosta durante le migrazioni, l’alimentazione. Ad essi rivolgiamo la nostra attenzione recandoci presso un’ importante riserva naturalistica: la Palude La Vela, nei pressi del secondo seno del Mar Piccolo di Taranto.

Il Mar Piccolo, situato all’estremità settentrionale del Golfo di Taranto, rappresenta una vasta insenatura marina dalle acque salmastre per la presenza di numerose sorgenti sottomarine dette citri (20 nel primo seno e 14 nel secondo) alimentate da corsi d’acqua che un tempo scorrevano in superficie e che oggi defluiscono nel sottosuolo. Formato da due specchi d’acqua di forma ellittica detti seni, comunica verso ovest con l’adiacente Mar Grande attraverso il canale di Porta Napoli e il canale navigabile artificiale e si estende su una superficie complessiva di 20,7 chilometri quadrati. I due seni, separati da una strozzatura, comunicano mediante una striscia di mare compresa tra i due promontori di Punta Penna e Punta Pizzone. Il primo seno (quello più esterno) ha asse maggiore di circa 4 chilometri e profondità massima di 13 metri, il secondo presenta un asse maggiore di circa 5 chilometri e profondità massima di 10 metri e costituisce un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) in base alla Direttiva Habitat (92/43/CEE), in quanto caratterizzato dalla presenza di numerose specie di uccelli sia migratori sia stanziali; comprende, oltre alla laguna stessa, l’habitat prioritario delle steppe salate meritevole di tutela poiché poco diffuso nel territorio della comunità europea.

La vegetazione alofila e subalofila, ovvero in grado di crescere in terreni con elevate concentrazioni saline, presente nell’area ha infatti un elevato interesse naturalistico ma è fortemente minacciata a causa della bonifica delle steppe salate per la messa a coltura dei terreni e l’introduzione di insediamenti abitativi.

E’ nella parte più orientale del secondo seno del Mar Piccolo che ritroviamo la Palude La Vela, una zona umida di rilevante valore paesaggistico-ambientale. L’area dista circa 8 chilometri da Taranto ed è situata fra il promontorio denominato Il Fronte e il Capo D’Ayala; attraversata dal Canale d’Ajedda è circoscritta dalla pineta di Fucarino. Ha una superficie di 116 ettari, ricca di una vegetazione alofila, ed ospita varie specie di uccelli stanziali e di passo che dall’Africa raggiungono i territori del centro e nord Europa. Dal 1993 la palude costituisce rifugio del WWF ed è gestita in convenzione con il Comune di Taranto; dal maggio 2006 è inclusa nella “Riserva Naturale Orientata Regionale Palude La Vela” ai sensi della Legge Regionale 19/97.

La flora presenta particolari caratteristiche: qui crescono infatti specie dette alofite, capaci cioè di tollerare una elevata quantità di sali nel terreno, adattate quindi agli ambienti salmastri e al ritmo delle maree. Il Mar Piccolo, con i movimenti di oscillazione delle sue acque legati a fenomeni metereologici, invadendo periodicamente parte del terreno, determina infatti lo sviluppo di una vegetazione a fasce, diversa a seconda dalla distanza dall’acqua salmastra (in passato nella località denominata Aere Vetere , corrispondente all’attuale palude, si raccoglieva il sale marino depositatosi a seguito dell’evaporazione dell’acqua salmastra nel periodo estivo).

Nelle zone periodicamente invase dalle acque crescono la salicornia glauca (Arthrocneum glaucum), l’ atriplice alimo (Atriplex halimus), la salsola (Salsola kali), la statice comune (Limonium vulgare) e alcune graminace. Nelle aree più moderatamente salate troviamo una vegetazione di tipo subalofilo dominata dal giunco pungente (Juncus acutus) mentre lungo gli argini del Canale d’Ajedda la specie dominante è la cannuccia di palude (Phragmites australis). La zona protetta comprende anche una pineta costituita da pino d’Aleppo (Pinus halepensis) denominata pineta di Fucarino, al cui interno e nei dintorni sono presenti numerose specie tipiche della flora mediterranea, come il lentisco (Pistacia lentiscus), l’ilatro comune (Phillyrea latifolia), l’alaterno (Rhamnus alaternus), il mirto (Myrtus communis), il pungitopo (Ruscus aculeatus) e tante altre, oltre a numerose e preziose fioriture di orchidee spontanee.

Ma rivolgiamo finalmente la nostra attenzione alla ricca avifauna che possiamo osservare in quest’area, con particolare riguardo per gli uccelli svernanti.

Lungo gli argini del canale d’Ajedda non è difficile scorgere l’inconfondibile sagoma dell’airone cenerino; pronto a far scattare come una molla il possente becco, eccolo intento a pescare pesci e anfibi di cui si nutre; insieme alla candida garzetta (più piccola e dalle tipiche zampe gialle) e al più raro airone bianco maggiore, rappresenta in numero consistente la famiglia degli Ardeidi.

Strettamente legati alla presenza dell’acqua sono alcuni tipici passeriformi di palude quali: il cannareccione (il cui canto spicca per le sue note monotone simili al gracidare delle rane) , la cannaiola (che per catturare insetti e invertebrati di cui si nutre scivola sulle canne fino a sfiorare il pelo dell’acqua), il forapaglie castagnolo, il pendolino (dal caratteristico nido a forma di otre, fornito di un tunnel d’ingresso ed appeso all’estremità di un rametto), l’usignolo di fiume e il piccolo beccamoschino, uno dei più riconoscibili per la traiettoria ondulata del suo volo accompagnato da un monotono e ripetuto zip finale.

Lo specchio d’acqua antistante la foce del canale è popolato da diverse specie di Anatre. Alcune, dette anatre di superficie, come le marzaiole, i fischioni, le alzavole, i mestoloni, i codoni, raccolgono il cibo semplicemente immergendo la testa e scuotendo il becco nelle zone paludose poco profonde; i germani reali invece pasturano immergendo tutta la parte anteriore del corpo.

Tutte nuotano alte sull’acqua con la coda innalzata e si alzano facilmente in volo direttamente dalla superficie; i due sessi sono molto differenti nel periodo riproduttivo, mentre in inverno (causa il rinnovo del piumaggio) i maschi non esibiscono più le loro livree vistose e assumono un aspetto più sobrio che li rende simili alle femmine e ai giovani: lo “specchio” colorato visibile sulle ali spiegate (in pratica le remiganti secondarie) diventa in questo periodo il carattere distintivo delle singole specie.

Le cosiddette anatre tuffatrici, come i moriglioni e le morette, si nutrono invece di piante acquatiche e molluschi tuffandosi e nuotando sott’acqua. Prima di alzarsi in volo corrono velocemente sull’acqua sbattendo le ali, al pari delle folaghe, facilmente riconoscibili queste ultime (che non sono anatre ma appartengono alla famiglia dei Rallidi) dal piumaggio nero fuliggine e dal becco e scudo frontale bianco.

Mediocri volatori, ma abilissimi tuffatori, gli Svassi si distinguono dalle anatre per il becco appuntito e l’aspetto “senza coda”; subacquei provetti sono favoriti nelle loro immersioni dall’avere piedi lobati (cioè con membrane separate per ciascun dito) anzichè palmati. Durante il periodo riproduttivo preferiscono specchi d’acqua dolce, come laghi ampi e profondi per lo svasso maggiore o laghetti e bacini artificiali per lo svasso piccolo e il tuffetto; d’inverno invece non disdegnano lagune e habitat costieri, come appunto il Mar Piccolo di Taranto.

Altri protagonisti delle zone umide, i limicoli formano un grosso e variegato gruppo di uccelli in cui le singole specie si distinguono per le diverse soluzioni (lunghezza del becco, altezza delle zampe) adottate per la ricerca del cibo, in modo da non entrare in competizione tra loro. La pettegola, il totano moro, la pantana (limicoli di media taglia dalle ali appuntite e volo rapido) preferiscono raggrupparsi lungo le rive cercando il cibo camminando nell’acqua bassa con le zampe molto sviluppate. La pittima reale, la pittima minore ed il chiurlo (il più grosso dei limicoli dal tipico becco ricurvo) prediligono invece i terreni molli in cui affondare i lunghi becchi. Fratino, corrieri, pivieri e piro piro (di dimensioni più piccole e dal piumaggio mimetico) infine, cercano il cibo correndo sulla spiaggia con le loro zampe relativamente brevi ed il becco corto che permette loro di catturare con brevi scatti le minuscole prede che vivono sulla battigia (per lo più piccoli crostacei, molluschi, insetti acquatici e larve).

Frequentatori assidui della palude sono anche il cavaliere d’Italia e l’avocetta: entrambi molto eleganti nella loro livrea bicroma bianca e nera; facilmente riconoscibili, il primo dalle caratteristiche zampe rosse e le ali nere ed appuntite, il secondo dal sottile becco nero rivolto all’insù. Un altro gradito ospite che ultimamente ama soffermarsi nelle ferme acque della palude è il fenicottero: classico trampoliere rosa dall’inconfondibile grosso becco ricurvo con il quale filtra la melma immergendolo nell’acqua bassa. E’ soprattutto in volo che si apprezza la particolare colorazione rosa del suo piumaggio dovuta al betacarotene contenuto nelle alghe e nei crostacei planctonici di cui si nutre.

Ovviamente alla nostra osservazione non possono sfuggire i gabbiani: dal maestoso e ormai onnipresente gabbiano reale, al più piccolo ma altrettanto diffuso gabbiano comune; sono presenti anche specie tipicamente svernanti e dall’alimentazione più selettiva, come lo zafferano e il gabbianello (simile al gabbiano comune ma un po’ più piccolo); mentre durante il periodo della migrazione si può osservare il più raro e delicato gabbiano roseo. Tra le sterne ricordiamo i mignattini e il beccapesci (dalle ali lunghe e strette e i becchi appuntiti). Spesso posato sui sostegni utilizzati dai mitilicoltori, con le ali aperte ad asciugare, distinguiamo infine l’inconfondibile sagoma scura del cormorano, appena rientrato da una battuta di pesca.

L’elenco delle specie osservabili nei pressi del Mar Piccolo di Taranto potrebbe proseguire a lungo, quello qui fornito è puramente idicativo del prezioso patrimonio avifaunistico che lo caratterizza. Personalmente nel giro di circa venti anni di osservazioni ho censito più di un centinaio di specie di uccelli (tra svernanti, stanziali, migratori, nidificanti e accidentali) a volte anche in condizioni ambientali e climatiche a dir poco critiche. Di alcune ricordo in particolare il primo avvistamento, come per per il pellicano (un vero gigante dell’aria con i suoi tre metri e mezzo di apertura alare) o il falco pescatore, che da alcune stagioni ha deciso di trascorrere l’inverno lungo le rive del Mar Piccolo, attratto evidentemente dalla ricchezza di cibo e dalla mitezza del nostro clima. Quanto abbiamo descritto dovrebbe però essere sufficiente per rendere l’idea della enorme ricchezza biologica che caratterizza una zona umida e di come sia importante non solo garantirne la tutela (come di fatto già avviene) ma anche permetterne la fruibilità (attraverso oculate scelte di gestione del territorio compatibili con la salvaguardia ambientale), affinchè si possa continuare a godere dello spettacolo unico e irripetibile di uno stormo di fenicotteri in volo lungo le rive del Mar Piccolo di Taranto, pronti a tingere ancora un volta di rosa il cielo la sera, come danzanti, al ritmo di un vivace flamenco.

Referenze fotografiche

File licenziati in base ai termini della Gnu Free Documentation License e Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported: Airone cenerino, Cannareccione, Pendolino, Svasso maggore, Svasso piccolo, Piro piro piccolo: Marek Szczepanek; Airone bianco maggiore: Franco Folini; Germano reale: Anton Holmquist Soasta; Moretta e Corriere grosso: Andreas Trepte; Pittima reale: J.M. Garg; Fratino: Maike Baird; Cavaliere d’Italia: Alnus; Gabbiano rele mediterraneo: Júlio Reis; Gabbiano roseo: Gabriel Buissart.

Usignolo di fiume, Gabbiano comune, Beccapesci, Falco pescatore, Fenicottero: pubblico dominio.

Per tutte le rimanenti immagini: Francesco Lacarbonara.

6 pensieri su “A spasso col binocolo: osservazioni ornitologiche nel Mar Piccolo di Taranto”

  1. Ho trovato l’articolo davvero interessante, non solo per la parte puramente “testuale” ma anche per la bella dotazione iconografica.

    Per chi, come me, vive ormai da diversi anni lontano da casa leggere il tuo articolo ha costituito un piccolo viaggio a ritroso, quasi più nella dimensione temporale che in quella spaziale.

    La mia speranza è che in tanti (govani, soprattutto) possano scoprire la bellezza di quell’ambiente naturale unico che è Mar Piccolo, gioiello della nostra Città.

    Un saluto e alla prossima!

    "Mi piace"

  2. Salve,
    sono stupefatta dall'”esercito di uccelli” che abita il nostro Salento e sono contenta che le nostre cattive azioni e abitudini non abbiano ancora provocato catastrofi.
    Sono stata molto felice di vedere come le acque si siano riprese parte delle Cesine qualche mese fa, restituendo il terreno agli uccelli, sfrattati ingiustamente da una strada asfaltata.
    La ringrazio dunque dell’attenzione che ha riservato alla questione ecologista e al territorio da lei esplorato, quando afferma l’importanza di una salvaguardia ambientale e di una corretta fruizione degli ambienti naturali.
    Alla prossima, spero
    Cordiali saluti

    "Mi piace"

  3. Ringrazio tutti per i commenti: in effetti Taranto non è solo inquinamento o degrado ambientale, ma è anche una città che vanta una storia antica e gloriosa e che ha dato i natali a tanti personaggi illustri. Spero di poter modestamente contribuire alla rinascita del nostro territorio, partendo da aspetti meno noti, ma non per questo meno importanti, come possono essere quelli naturalistici, a presto.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...