Eventi, Tradizioni

San Biagio e il mal di gola

Biagio nacque in Turchia, da nobile famiglia, verso la metà del sec. IV. Fu introdotto ed educato alla fede mentre, soprattutto in Oriente, imperversavano a più riprese le persecuzioni contro i cristiani. Particolarmente versato alla medicina, nella maturità fu creato vescovo di Sebaste (Megalopolis), fiorente cittadina dell’Armenia Minor.

San Biagio. Immaginetta devozionale

Intanto la persecuzione di Licinio, augusto d’Oriente, si fece man mano più cruenta, violando la tolleranza sancita a Milano nel 313 dal cognato Costantino. Anzi, tale atteggiamento repressivo verso i cristiani era proprio espressione della rivalità tra i due congiunti.

Il vescovo Biagio, recluso volontariamente in una caverna, continuò a svolgere in segreto il suo ministero. Scoperto da alcuni cacciatori, il santo fu arrestato. Lungo la strada del ritorno l’anziano presule incontrò una madre disperata, col proprio bambino in fin di vita per una lisca di pesce andatagli di traverso.

Il santo lo liberò con una preghiera e incrociando due candele alla gola del piccolo. Professata intrepidamente la propria fede davanti alle autorità pubbliche, Biagio fu dapprima fustigato, appeso e stirato. Dopodichè gli furono squartate le carni con pettini di ferro, gli stessi usati per cardare la lana. Infine fu decapitato e rese eroicamente l’anima al suo Dio.

Correva all’incirca l’anno 315. Ma è il succitato episodio del bambino, compiuto sulla via del martirio, ad aver reso celebre san Biagio fin dai primi secoli cristiani e ad averlo qualificato come il protettore ufficiale da tutti i mali della gola. Perfino la liturgia cattolica ha ratificato tale aspetto devozionale, introducendo il rito della benedizione della gola nel giorno della sua festa, ogni 3 febbraio. Particolarmente sentito nella maggior parte dei paesi salentini, questo sacramentale è celebrato ancora oggi.

Fede e superstizione si amalgamano involontariamente nel cuore dei fedeli, mentre richiedono di essere preservati dal male di gola. La scaramanzia — è inutile dirlo — si insinua in automatico nell’animo umano, anche laddove le intenzioni siano le più pie. La benedizione viene impartita dal sacerdote incrociando sotto al mento dei fedeli due candele benedette il giorno precedente, festa della Candelora. Così recita la formula di benedizione: «Per intercessione di san Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo. Amen».

Come mai, nell’era delle demitizzazioni e della desacralizzazione, il rito di san Biagio rimane attuale e richiesto? Perché nella cultura nostrana, pur senza saperlo, resta forte il ricordo di quella temuta malattia che era la difterite, mortale soprattutto per i più piccoli. Detta “squinzania”, con un termine ormai disusato, poteva consistere in una semplice infiammazione della gola o in un’infezione da placche, portando finanche al soffocamento.

Ai primi di febbraio — in concomitanza con la memoria del santo — i focolai della malattia si facevano più vivaci; così come oggi, per i repentini abbassamenti di temperatura, i raffreddori e le influenze stagionali si fanno più aggressivi. Nell’epoca delle aspirine, la benedizione della gola potrebbe sembrare quasi sciamanica, un rito retrogrado e oscurantista. In realtà è un buon collutorio spirituale, utile a smitizzare i deliri di immortalità di chi confida solo nella scienza e nella tecnica. Rammenta a ciascuno che l’uomo, con le sue forze, arriva solo fino a un certo punto.

4 pensieri su “San Biagio e il mal di gola”

  1. Il rito della benedizione della gola è tra i più suggestivi ed intimi del nostro calendario liturgico.
    Tra i luoghi religiosi che mi hanno maggiormente colpito vi è quello della solenne e bella Chiesa di San Biagio a Galatina…fiumi di gente, nella gelida sera di febbraio sono in composta fila per sentire il calore delle candele incrociate sulle proprie corde vocali e dell’anima.
    Grazie don Ciccio per aver ricordato questo Santo così speciale!

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  2. Caro don Francesco hai fatto bene a ricordare un santo ed un rituale oggi sconosciuti ai più. Ricordo che sin da bambinello di 5-6 anni ogni anno andavo a “farmi benedire l’ugola” …

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  3. Grazie… Avevo completamente dimenticato questo rito di quando ero piccoletta… Ma esiste ancora dunque? Sono secoli che non vado più in una Chiesa…
    Grazie per questo tuffo nei ricordi d’infanzia…

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