Tradizioni

Le macàre, quasi una favola (seconda parte)

C’erano le macàre una volta.

Pagghiara salentina
Pagghiara salentina (ph. Gianfranco Budano)

E la gente si proteggeva seguendo le indicazioni tramandate da generazioni di saggezza popolare. Usando le erbe cacciastreghe (un rametto di iperico sotto la camicia, oppure rami di ulivo, rosmarino, lauro ginepro e noce intrecciati dietro le porte e finestre di casa).

Mettendo un ferro di cavallo, delle forbici aperte o delle falci sulla porta di casa o intorno alle culle dei bambini. Oppure, sapendo che i loro poteri avevano effetto solo di notte, lasciavano un barattolo con del sale o una scopa di saggìna capovolta davanti all’uscio di casa. Le macàre si sarebbero sicuramente fermate a contare i grani di sale o i fili della scopa, impiegando per questo tutta la notte.

Anche “lu farnaru”, il setaccio usato per la farina, rappresentava una sfida per la macàra nella conta dei fori, così come le ceste dei pescatori con lenze ed ami da sbrogliare erano anch’esse attrazioni irresistibili. Tutte operazioni così laboriose che avrebbero richiesto come minimo tutta la notte, in modo da permettere agli abitanti della casa di essere al sicuro.

Strumentario da strega

Secondo la tradizione le macàre camminavano dritte impettite e non potevano piegarsi. Per questo motivo le porte di ingresso delle pajare venivano fatte ad una altezza inferiore rispetto a quella che sarebbe stata considerata “normale”, appunto per non fare entrare queste “mal’umbre” di notte.

La presenza delle macàre è attestata un po’ dappertutto nel territorio salentino. Soleto è addirittura “il paese delle macàre”. Le chiamano anche striàre, o strìe, così come in Lombardia, Veneto ed Emilia. In Lucania sono maciàre, in Sicilia Mavàre, in Calabria Magàre, in Campania Janàre.

Ma se ne sente parlare sempre di meno. Sopravvivono nei racconti dei nostri anziani, patrimonio di una tradizione orale che si va giorno per giorno perdendo. Sempre meno realtà, sempre più favola.

Le macàre una volta c’erano.

3 pensieri su “Le macàre, quasi una favola (seconda parte)”

  1. <>
    E per questo conserverò questo scritto affinchè io possa continuare a raccontarla modificandolo nella veste della fantastica storia di un “Harry Potter salentino”.
    Grazie barbara

    "Mi piace"

  2. Interessantissimi gli oggetti per difendersi dalle streghe salentine. Sulle pareti di molti balconi e case a corte dei nostri paesini, come Gallipoli, ho notato essere appesi proprio le forbici aperte, il ferro di cavallo, ed il setaccio.
    Mi capita di ascoltare, in molte occasioni, i detti “pare ca è stata masciata” e ” ete na macaria”.
    Grazie per questo viaggio magico e salentinamente esoterico 🙂

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...