Architettura

Il Castello di Corigliano d’Otranto: i torrioni

di Maurizio Nocera

I Torrioni nello studio di G.O. D’Urso e S. Avantaggiato

Corigliano d'Otranto, castello, torrione

Nel precedente articolo circa il Castello di Corigliano d’Otranto è emersa prepotentemente la funzione difensiva di questa struttura che è dunque assimilabile a quella di una vera e propria fortezza. Nello stesso studio D’Urso-Avantaggiato (1) particolarmente interessante è la trattazione circa l’attribuzione e il significato del programma epigrafico dei Torrioni del Castello  che è foriero di suggestive riflessioni. Scrivono gli autori che: «concentrando l’attenzione sul prospetto dei torrioni si scorgono i bassorilievi che li decorano e l’abbinato repertorio epigrafico.

È possibile desumere da un’attenta lettura come il linguaggio “militare” che parla di forza, armi e difesa sia ben “raccontato” dai tre elementi che abbelliscono i torrioni: le figure dei Santi, quelle delle Virtù raffigurate e le iscrizioni epigrafiche. L’originalità dei bastioni sta nell’aver affiancato la figura di un Santo a quella di una Virtù: la Fortezza, la Giustizia, la Prudenza e la Temperanza, virtù morali della teologia cristiana e qualità indispensabili al “gentil’uomo” che dovevano celebrare le qualità non solo di Giovan Battista Delli Monti, ma di tutta la famiglia la cui presenza nei ranghi della nobiltà napoletana richiedeva l’accettazione di una gerarchia di valori e di simboli ispirati alle virtù cristiane e politico-miliari fondamentali per servire l’Impero secondo un corretto codice cattolico».

Tutte le originali scritte epigrafiche presenti sui Torrioni, a suo tempo rilevate da Gennaro Bacile di Castiglione e qui riprese analizzate e tradotte dal D’Urso, sono in latino:

Corigliano d'Otranto, castello

1. Sul “Torrione di San Michele” (nord-est): «Il Santo rappresentato nel rilievo assume le sembianze di un cavaliere con le ali spiegate e la spada nella mano destra in procinto di uccidere il drago che giace ai suoi piedi. La formella rettangolare è posta tra le due bocche di fuoco, ha un basamento lievemente aggettante e il bassorilievo presenta una notevole plasticità ed una minuta cesellatura [… Alla base della formella ci sono le seguenti scritte]: [1.] “Con la spada potente sono e con le ali/ della rocca anche veloce difensore/ dovunque ci sia bisogno colpisco/ dove occorre volare volo”; [2.] “La terza virtù son io e la più forte tra le sorelle/ e quando è necessario al padrone/ vigore darò alle armi”. La Virtù associata all’arme dei Delli Monti è la Fortezza. La scelta di San Michele potrebbe essere stata fatta da Giovan Battista Delli Monti in base al significato teologico che il Santo rappresenta: “soldato delle milizie angeliche e custode del paradiso terrestre”. La scelta della ninfa è detta dal proprio significato intrinseco. Le ninfe nella mitologia greca e romana sono personificazioni della natura che popolavano i boschi, le acque e i monti; è evidente che Giovan Battista Delli Monti abbia preferito la ninfa-divinità dei monti definendola “la fortissima tra le sorelle”, collegandola al proprio cognome. Osservano bene il bassorilievo della Virtù si distinguono alcuni elementi quali: la giovane figura femminile collocata per cimiero su ciascuno stemma, lo scudo con l’arme della casata, l’elmo che assume l’aspetto di una corona e la larga fascia che incornicia la formella decorata con trofei militari, elementi che rimandano tutti all’insigne attività di Giovan Battista».

2. “Torrione di San Giovanni Battista” (sud-est): «L’immagine di San Giovanni Battista guarda verso sud-ovest, scolpita in una formella incastrata nella muratura. È rappresentato con capelli e barba lunga e un’attenta analisi lascia intravedere la cura posta dall’artista nel trasmettere la morbidezza della pelle di cammello con cui si copre il Santo; in alto a destra, si scorge l’Agnello divino. Il corpo occupa tutta l’altezza della formella, che sembra ricavata nella muratura seguendo costrette proporzioni. […Alla base della formella ci sono le seguenti scritte]: [1.] “Qui io, sacro nume, sono custode/ e do al Signore la mia fama/ tu nemico guardati dall’avvicinarti a questo luogo”. La virtù associata all’arme è la Giustizia; l’epigrafe è: [2.] “Io sono qui presente potente e temibile per tutti/ mi chiamo (Giustizia) onore grande e del Signore e della Città”. Giovan Battista Delli Monti, unico amministratore della giustizia, s’identifica nel Santo omonimo, ispirato dagli insegnamenti cristiani di fede, speranza e carità; nell’epigrafe, metaforicamente associata al Santo, si rivolge al nemico in prima persona intimando la resa e il contegno. La figura del Battista era inoltre simbolo di rettitudine morale e di correttezza politica. L’agnello divino segnalato dall’iscrizione “Ecce Agnus Dei” (Ecco l’Agnello di Dio), evidenzia quanto fosse importante per i Delli Monti professare la condivisione dei simboli della fede cristiana e perseguire gli ideali di giustizia».

3. “Torrione di San Giorgio” (sud-ovest): «La superficie del bassorilievo è in gran parte occupata dal cavallo che calpesta il drago; la figura del Santo vestito da cavaliere ha la testa deteriorata dal tempo. La formella ha una dimensione sproporzionata rispetto alle figure scolpite: l’esigua superficie è occupata dalla corposa plasticità del cavallo che domina la composizione scultorea. […Alla base della formella ci sono le seguenti scritte]: [1. Non è tanto più leggibile per cui si leggono soltanto poche sillame in latino: “In me non a… sum (mv) s op(er) um suos”]. La Virtù associata è la Prudenza. [2.] “Senza dubbio guardi: son la Prudenza/ proprio così sono chiamata io la prima sorella./ Impugno le antiche insegne del Signore/ al quale l’animo è sempre alle imprese belliche./ Se non credi guarda i trofei in guerra”. Entrando nel torrione dal camminamento del lato sud, sull’architrave tra l’arme dei Delli Monti è inciso: [3.] “Sii fedele entrando per questa porta”. La Prudenza rimanda anch’essa a Giovan Battista Delli Monti ed in particolare alla sua attività militare. Il “principe” del Galeota, al fine di garantire il pacifico vivere con la nobiltà, esprimere devozione al sovrano e suscitare timore nei confronti del nemico, dovrebbe possedere prudenza, bontà e potenza. La Prudenza e il Santo rappresentati, come la Fortezza del torrione di San Michele, sono armati di trofei, lance, corazze e scudi, tutti elementi mossi a celebrare i successi militari».

Corigliano d'Otranto, castello, corte interna

4. “Torrione di Sant’Antonio Abate” (nord-ovest): «Il Santo è inserito in una nicchia: è un uomo anziano con barba bianca e indossa il saio monastico; si scorge con difficoltà il bastone da eremita e s’intuisce la presenza di altri elementi collegati con la figura del santo come il maiale e la fiammella, parzialmente confermata da Gennaro Bacile di Castiglione. […Alla base della formella c’è la seguente scritta]: “Il sacro nume qui presente,/ sentinella di questo Castello,/ colpisce senza tregua i nemici con sulfurei proiettili di fuoco”. La Virtù associata è la Temperanza, ma l’arme dei Delli Monti e la figura della Virtù sono irrimediabilmente perdute. Seguendo la filosofia del Galeota e associando il concetto di Temperanza a quello di Prudenza è possibile affermare che la Temperanza coincide con la sapienza, poiché senza di essa vi è solo distruzione».

(1)   G.O. D’URSO – S. AVANTAGGIATO, “Il Castello di Corigliano d’Otranto”, Lecce, Edizioni del Grifo, 2009.

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