Cultura salentina

C’era una volta a Maglie il Kursal Italia: le origini

di Cosimo Giannuzzi

Locandine d'altri tempi

Il riferimento a Giuseppe Romano, conosciuto come Don Peppe nnonnu e morto nel ’25 a 67 anni, per parlare dell’attività teatrale e cinematografica a Maglie agli inizi del ‘900, è necessario in special modo per la circostanza che vede legate a questo nome iniziative originali, e a volte coraggiose, nel campo dello spettacolo. Già prima del 1892 tal Pantaleo Rainò aveva ceduto al Romano gli arredi e il nome del teatrino Pietro Cossa. In questo locale, però, l’attività teatrale non riusciva ancora a porsi come forma di comunicazione accessibile ad un vasto pubblico e non solo perché gli spettacoli, se non per rare eccezioni come in occasione della settimana santa con la rappresentazione della tradizionale Passione, erano privi di vitalità ma soprattutto perché non c’era nel messaggio della rappresentazione un aggancio con la realtà quotidiana di gran parte della popolazione.

Gli spettacoli della Compagnia drammatica (15 recite tra cui La fiaccola sotto il moggio, Piccolo fronte, Pietra fra pietre, Flotta degli emigranti) riguardavano quindi un’élite e lo stesso dicasi della Compagnia teatrale di Alfredo Martolini e Pietro Silvestro (1908).

Con l’avvento del cinema muto Giuseppe Romano comprese l’importanza del nuovo mezzo di comunicazione e perciò si prodigò per rendere quanto più possibile popolare lo spettacolo cinematografico con le prime proiezioni nel largo Tamborino (nei pressi degli attuali giardini pubblici). Per pochi centesimi offriva la possibilità ad un vasto pubblico di godere le fotografie animate. Contemporaneamente Oronzo Campobasso, altro magliese, fa domanda al sindaco (9-3-1913) per la costruzione di un padiglione in legno (misurava m. 24×9 ) per dare proiezioni. Sarà il Vittorio Emanuele II di Staffieri e Campobasso situato nella piazzetta della Madonna delle Grazie. Anche qui accanto a proiezioni si mettono in scena spettacoli teatrali.

Le proiezioni all’aperto del Romano (solo per brevi periodi in estate) vedranno una forte presenza di spettatori e fu questa la ragione che sembra spinse il Romano a inoltrare domanda al Comune (19-6-1913) per ottenere il permesso di costruzione di un baraccone. Il permesso di occupazione di suolo pubblico fu però rifiutato poiché nel luogo richiesto (largo Tamborino) c’era il mercato di bestiame (il foro boario). Il 26 giugno dello stesso anno, Romano rinnovò la domanda di costruzione del padiglione per la Piazzetta Lama e il permesso gli fu ora accordato. Iniziò così la costruzione del Kursal Italia, un locale che susciterà nei magliesi orgoglio e benevolenza per il suo costruttore. Un orgoglio per lo “splendore” del teatrino che aveva sedie e tendaggi in velluto rosso e verde e benevolenza verso il Romano perché «aveva dato al paese un locale decente e comodo ad accontentare le esigenze del pubblico». Così lo stesso Romano scrive nella lettera inviata al sindaco di Maglie on. Vincenzo De Donno (lettera del 25-7-1913). Ed ancora «il teatro incontra il favore del pubblico: ogni giorno è un continuo andirivieni di persone per visitarlo ed è tanta l’ansia che si vorrebbe che fosse ultimato in pochi giorni».

Costruito con architravi e coperture “Ruberoid” impermeabili del tipo usato per le costruzioni di Messina dopo il terremoto, fu direttore dei lavori l’ing. Fazzi. Il Kursal Italia, comunemente conosciuto come Teatro Romano aprì i battenti nel 1914. Il palcoscenico era di mq 9,75 con tre file di palchi oltre a una spaziosa platea, con alcuni locali annessi che funzionavano da camerini. Nella ricostruzione di Vittorio D’Amanzo, professore e direttore didattico magliese morto qualche anno fa, si legge a tal proposito: «Fino ad altezza d’uomo il teatro era costruito in muratura, in legno il rimanente; aveva la forma di staffa di cavallo, con platea, due palchi e un loggione […] il teatro riceveva l’energia elettrica da un gruppo elettrogeno autonomi, che alimentava il pastificio e l’abitazione di proprietà del Romano. I camerini degli artisti erano situati sotto il palcoscenico. Le poltroncine erano in ferro, imbottite e rivestite in velluto rosso con lo schienale rivestito di velluto verde».

3 pensieri su “C’era una volta a Maglie il Kursal Italia: le origini”

  1. Questo articolo è una vera miniera di informazioni su un aspetto (l’intrattenimento di massa) spesso dimenticato quando si parla della “cultura” di un luogo. Cultura è anche cercare di capire, per esempio, l’impatto che può avere avuto il cinematografo sulle varie fasi della storia salentina. Grazie per questo primo “squarcio”: spero che ve ne siano altri a breve.

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      1. Vorrei avere più informazioni su questa compagnia teatrale dove posso fare delle ricerche ? Perché Alfredo Martolini potrebbe essere mio nonno se può signor bucci indirizzarmi le sarei grata

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