Architettura, Arte

Il Castello di Corigliano d’Otranto: la facciata parlante

di Maurizio Nocera

“Il Castello di Corigliano d’Otranto: la facciata parlante” nello lo studio di G.O. D’Urso e S. Avantaggiato

Corigliano d'Otranto, castello

A conclusione degli articoli precedenti sul Castello di Corigliano d’Otranto, è doveroso soffermarsi sull’analisi iconografica affrontata nello studio D’Urso-Avantaggiato (1) della “facciata parlante”.  In essa dominante la figura di Francesco Trani (Virtù: Giustizia e Carità), al centro della facciata e nella nicchia centrale, che «indossa un abito da cavaliere gerosolimitano: la ricca decorazione e la croce di Goffredo di Buglione, appuntata sulla destra della corazza, attestano tale appartenenza […] Il Duca troneggia al vertice della configurazione trionfale classica piramidale, ripresa spesso negli apparati effimeri, immerso nella luce celeste e protetto dalle Virtù della Giustizia e della Carità, l’epigrafe del cartiglio commenta: «Costei (la Giustizia) giudica le colpe/ l’altra (la Carità) offre le mammelle al neonato/ qui la sfolgorante Astrea là l’amabile Pellicano/ Franceseo Trani Barone di Tutino e Signore/ dello Stato di Corigliano/ si peoccupò di abbellire questo Castello».

Quindi a partir dalla prima semifacciata di sinistra seguono i Grandi Capitani:

1. Antonio di Leva (o Leyva) (Virtù: Verità), figura dell’ala sinistra del frontespizio comprendente il «motto “Ricordate uomini che nel tempo faccio mostra delle imprese gloriose” […]. La figura allegorica collegata a questo personaggio è quella della Verità, raffigurata seminuda, con un velo che le copre i fianchi; si mostra tenendo nella mano destra un raggiante sole e poggiando il piede destro sul globo terrestre, mentre con la sinistra, all’altezza del bacino, regge un libro aperto e un ramo di palma».

2. Marchese di Pescara (Fernando D’Avalos) (Virtù: Fierezza), andando da sinistra a destra della “facciata parlante” con l’epigrafe «“Più solida è la fierezza quando unisce un brillante valore militare”. […] La memoria dell’attività di uno fra i più illustri militari del primo ‘500 è celebrata dalla scelta della figura maschile giovane e nuda che simboleggia “chiara fama”, l’elmo rappresenta “dignità, intelletto e nobiltà”».

3. Iacopo Capace Galeota (Virtù: Fortuna), con l’epigrafe «“Avrà imitato codeste gesta, avendo per compagna una sola virtù».

4. Consalvo di Cordova (Virtù: Ardire Magnanimo et Generoso); con il quale busto si chiude la semifacciata di sinistra, avendo come «figura allegorica l’Ardire Magnanimo e Generoso e l’epigrafe “Il coraggioso non avendo paura affronta le imprese difficili come se fossero facili”».

Nella seconda semifacciata, andando sempre da sinistra verso destra, sono raffigurati i Grandi Conquistatori:

1. Tamerlano (Virtù: Castigo), con l’aggiunta dell’epigrafe «”Qui lo scellerato e spietato torturatore: state lontano voi che non avete nessuna colpa” [che] evidenzia l’aspetto spietato del guerriero e appare come esplicito messaggio metaforico rivolto ai sudditi spettatori o un invito ad essere solerti di fronte ad uno spietato attacco nemico».

2. Giorgio Castriota Scanderbech (Virtù: Scienza), la cui figura allegorica è «una donna nuda (salvo un sottile velo che dall’omero destro giunge al pube) con alle spalle un tronco; nella mano destra regge una clessidra, mentre la sinistra poggia su un compasso. È la simbologia della Misura del Tempo e dello Spazio (o della Geometria) che, in senso lato […] rimanda alla Scienza. L’epigrafe impartisce un ammonimento ben preciso: “Conoscete voi stessi e vivete di conseguenza”».

3. Cristophoro Colombo (Virtù: Ingegno), la cui epigrafe commenta: «”Così accorra la somiglianza, per qualunque uso tu mi voglia). La figura allegorica è quella di un giovane con una tunica, alato, con un elmo, e per cimiero un’aquila; stringe con forza un arco teso in atto di tirare la freccia (parte del braccio sinistro è mancante): è la rappresentazione dell’Ingegno».

4. Can Grande Della Scala (Virtù: Tolleranza e Dignità), la cui figura allegorica associata è la Tolleranza (soprattutto sopportazione delle fatiche), mentre l’epigrafe ha questo commento: «Ora un porco, Alcide, dà la scalata al cielo».

Per Giuseppe Orlando D’Urso e Sabrina Avantaggiato, la “facciata parlante” si completa ai lati estremi della stessa con due figure allegoriche per parte, una che suona il violino, l’altra che suona la cetra, ed esse «non sono collegate a busti di uomini illustri o ad epigrafi; sono state associate alla musa Euterpeo, considerata come una rivisitazione della musa Tersicore». Per gli autori del libro, gli artisti costruttori della “facciata parlante” del Castello di Corigliano d’Otranto, sono stati: Francesco Manuli, Antonio Fiorentino, Agostino Carrone, e Andrea Peschiulli; tuttavia vengono però citati molti altri che magari hanno svolto lavori meno importanti dei primi.

(1)   G.O. D’URSO – S. AVANTAGGIATO, “Il Castello di Corigliano d’Otranto”, Lecce, Edizioni del Grifo, 2009.

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