Pensiero meridionale, Personaggi

Microcosmo di un meridionale

Pasquale Saraceno
Pasquale Saraceno

Sei un meridionale e vivi a 500 chilometri da casa perché non hai trovato lavoro nella tua terra. Hai deciso di andare via da quella terra, e forse altra decisione non si poteva prendere. Ora vivi e lavori al Nord ma come puoi cerchi di scappare a “casa tua” e quando questo non è possibile telefoni. Proprio la sera prima hai chiamato a casa dei tuoi. Tua madre e tuo padre stanno bene, i tuoi fratelli e i tuoi amici studiano per non essere immediatamente disoccupati e intanto pensi a quella bella compagna di classe delle superiori che oggi fa la dirigente al paese. Tuttavia sei felice perché sai che quest’anno potrai “scendere” prima di Pasqua col biglietto elettorale, torni a casa e voterai. Tuo padre ti ha detto che quell’imbecille del figlio del barbiere l’hanno messo al Comune assieme alla lista del vecchio Sindaco.

–          Come mai? gli hai domandato.

–          Tu lo sai Vincenzo, lui fa la barba a tutti e parla con tutti, poi si è sposato con quel cesso di figlia del direttore delle poste pieno di soldi. Si, quello di quel paese che fa il “galoppino” per il senatore Pinco Pallino. Penso “uscirà” hanno tante conoscenze e soldi, tra loro si sa. Ci sono manifesti ovunque e tutta la piazza è piena ogni giorno di volantini.

Rimani li a riflettere un attimo e non ti indigni più di tanto perché stai parlando con un uomo del sud e quel che ti narra non è niente di diverso da ciò che tu ben conosci. Tuttavia inghiotti il rospo, tu vuoi bene a tuo padre, e cambi discorso.

–          Papà com’è andata oggi in tribunale? gli domandi.

–          Hanno nuovamente rimandato la causa, è la quarta volta nel giro di sei anni, perché il giudice è stato trasferito, ti risponde.

–          E chi hanno messo? domandi.

–          Ancora non si sa ma l’avvocato mi ha detto che molto probabilmente bisognerà rifare l’istruttoria e la perizia del CTU.

–          Ah, capisco, ci vorranno altri sei anni.

Allora non vuoi metterti ad imprecare contro questo schifo e inghiotti un altro rospo per cambiar nuovamente discorso.

–          Papà,  la mamma come sta? Avete prenotato la TAC per quei mal di testa? gli domandi.

–          Si, a novembre la faranno, ti risponde.

–          Ma papà siamo ancora a marzo!.

–          E che vuoi figlio mio, quel mio amico è andato in pensione e non sta bene, non potevo farci nulla per accelerare i tempi.

Tuo padre sa che tu ci tieni molto alla mamma e così per non farti incavolare, specialmente perché sei lontano da casa e non ti potrà consolare, cambia stavolta lui il discorso. Ti dice:

–          Senti, senti lo sai che finalmente il cellulare qui prende cinque tacche? Hanno messo il ripetitore proprio a duecento metri da qui. Era ora, ogni tanto qualcosa si muove in questo paese!

Qui ti autocensuri e sconsolato più di prima provi a parlar di politica, è l’unica cosa che veramente credi non ti interessi. Chiedi:

–          Papà, ma chi dobbiamo votare allora?

–          Figlio mio ho parlato per un posto di lavoro per te e mi hanno promesso che ti sistemeranno. Sai, il cognato del sindaco sta aprendo un call center perché ha ottenuto un contributo, e mi hanno detto che chi lavora prende 800 Euro al mese. E’ un posto provvisorio poi, sai, sono 800 Euro possono bastare; qua stai a casa con noi, non hai spese di affitto e il vitto è gratis. Mi hanno detto che tra qualche mese saranno fatte le assunzioni all’ospedale, servono inservienti. Tu che sei laureato hai buone probabilità … mi hanno detto che la laurea dà 5 punti in più nella graduatoria.

–          Speriamo! rispondi con un tono che sprizza gioia da tutti i pori e continui.

Allora papà dobbiamo votare quell’imbecille di Antonio il barbiere?

–          Sì,  sì Vincenzo, noi possiamo dargli una bella mano, in casa siamo 10 anche se i tuoi fratelli sembra vogliano votare il primario dell’ospedale, ti risponde.

–          Dai papà non preoccuparti li convinciamo noi. Dopotutto la mamma farà la TAC tra soli 8 mesi, mica è un anno! e poi loro devono sapere che stanno al sud e se vogliono lavorare dovranno anche fare dei compromessi. Ci vediamo dopodomani papà, ciao! Statemi bene, un bacio alla mamma! – riattacchi.

Ti butti sulla poltrona, accendi la tele sul TG e un servizio ripropone le ultime parole di un vecchietto canuto, magro e dal naso aquilino che non conosci. Sta leggendo un discorso, alzi un po’ il volume, dice:

«se la storia recente ha profondamente cambiato i termini economici e tecnici della questione meridionale, la sua essenza resta quella indicata dai grandi meridionalisti del passato: quella cioè di una grande questione etico-politica, che investe le stesse fondamenta morali della società nazionale e dello Stato unitario […]. Interessi di natura corporativa [che appaiono] tanto più forti, quanto più dispersi e politicamente più deboli sono coloro che si riconoscono nelle finalità dell’unificazione economica e sociale del Paese». (Pasquale Saraceno (1903-1991), meridionalista cattolico, fondatore dello SVIMEZ)

In cuor tuo sai che ha ragione ma tu hai bisogno di un lavoro e per questo il compromesso è d’obbligo. Spegni la TV e ti addormenti pensando alla casa che costruirai un domani nel tuo sud, immagini tua moglie e vedi i tuoi figli. Sommessamente ridi e ti addormenti felice perché dopodomani sarai a casa!

Dedicato agli amici che non hanno scelto di stare lontani!


2 pensieri su “Microcosmo di un meridionale”

  1. I grandi meridionalisti… la grande questione etico-politica!
    Quanto ti do ragione, caro Vincenzo, e non per dire delle frasi fatte, ma perché proprio oggi l’argomento mi tocca da vicino in quanto da qualche parte è uscita una poesia della Giulietta che tratta, appunto, uno di questi gravissimi problemi sociali e politici del Meridione, forse più specificatamente della Puglia.
    Sì, la Storia ha cambiato i termini economici, ma – io penso –
    è tutto un fuoco di paglia… l’abbandono in cui versa oggi il Meridione, forse non c’è stato mai, perché questo è un abbandono occulto, viziato, sinistro… soprattutto camuffato da una luminaria che stordisce tutti, senza accorgerci che ci accontentiamo invece di leccarci le dita con la panna montata da coloro che sanno fare i bravi pasticceri.

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  2. Nino,
    io non trovo mai le parole giuste per esprimerti tutto il mio affetto e gratitudine per l’attenzione che rivolgi ai miei scritti. Se a questo aggiungo che senti queste mie righe e pensi a Giulietta mi sento morire, io indegno di tanto. Caro Nino spero veramente che un giorno tutti saranno sazi di mangiar panna…
    Un abbraccio grande come il mondo ti giunga:
    Vincenzo

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