Storia

Isabella di Clermont, regina di Napoli (Parte I)

Isabella di Clermont, regina di Napoli (*1424 – +1465)

Una rarissima immagine di Isabella di Clermont

Il 30 marzo 2010 ricorrerà il 545° anniversario della morte di Isabella di Clermont (o Chiaromonte), regina di Napoli dal 1458 al 1465, moglie di Ferdinando I d’ Aragona (noto pure come Ferrante il Bastardo), figlia di Tristan e di Caterina Orsini del Balzo signori della contea di Copertino, nipote di Maria d’Enghien contessa di Lecce.
E’ un personaggio di importante rilievo nella breve storia del regno aragonese-napoletano, che nel corso dei secoli non è stato mai studiato in maniera esaustiva, neanche dai cultori di storia patria di Terra d’Otranto.

Solo nel 1998 si è incominciato a stimolare gli studiosi ad avere un approccio più concreto con le problematiche dei tempi e dei protagonisti, soprattutto verso Isabella, al fine di tentare la realizzazione di un mosaico con tante tessere che la riguardassero.

Isabella è la penultima delle sei figlie di Tristan e Caterina. Sarebbe nata nel castello di Copertino nel gennaio 1424 ed è probabile che abbia vissuto, prima della morte della madre avvenuta il 24 novembre 1429 a Lecce, oltre che a Copertino anche in una delle terre in cui signoreggiavano i genitori (Leverano, Galatone, Veglie, San Vito degli Schiavi). E’ comunque ragionevole affermare che da orfana abbia vissuto prima con la nonna Maria d’Enghien a Lecce e successivamente a Taranto, dove viene educata sotto la tutela dello zio materno Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto, e della moglie improle di costui Anna Colonna, nipote del papa Martino V.

L’equilibrio politico di Alfonso I d’Aragona, re di Napoli, e quello di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, potente signore del grande Principato di Taranto, coinvolse Isabella nelle strategie di consolidamento della sempre precaria pace tra il re e i baroni del regno. E “un domingo a 30 del mes de mayo” 1445 sposò a Napoli il duca di Calabria, Ferdinando o Ferrante d’Aragona, figlio bastardo di Alfonso il Magnanimo, destinato a succedergli alla sua morte avvenuta il 26 giugno 1458.

Fu in occasione del solenne matrimonio che si manifestò tutta la bellezza di Isabella di Clermont!

Formosissima quanto mai regina se possa recordare: alta de corpo, cum una grata macilentia, colorita bianchezza, li occhi tenevano un poco sul bianco, li capilli biondi et longissimi: mai fu veduta in donne mani più bianche, né dete più longhe e ben proporzionate che a lei.

Un aspetto veramente regale!

La giovane sposa non ebbe però quel posto che le sarebbe spettato di diritto nella corte aragonese come duchessa di Calabria. Il divampare della senile passione di Alfonso il Magnanimo per la bella e giovane Lucrezia d’Alagno fece di questa la più onorata e festeggiata dama del regno, nonché regina di fatto.

E dovette affrontare le inevitabili delusioni del matrimonio perché il marito, giovane e irruente, le era poco fedele e, secondo il costume dell’epoca, prodigava ai suoi bastardi altrettante cure quante se ne attribuivano ai figli delle legittime nozze. Sostenne, quindi, in cuor suo amare lotte. Ma la religiosità dell’indole sua, che si approfondì sempre più con gli anni, informò tutta la sua vita: ella non smise mai di amare il marito, di un amore che probabilmente aveva in sé un distaccato senso d’indulgenza. Si occupò molto del suo popolo e trovò conforto nei figli, di cui fu madre tenerissima.

Sei figliuoli, nati a breve distanza l’uno dall’altro (Alfonso nel 1448, Eleonora nel 1450, Federico nel 1452, Giovanni nel 1456, Beatrice nel 1457 e Francesco nel 1461), le fecero conoscere le ansie e le gioie della maternità.
E all’educazione dei figli si dedicò col massimo fervore. Le figliuole trovavano in lei la guida e l’esempio (Berzeviczy ricorda come Beatrice d’Aragona, regina d’Ungheria per avere sposato Mattia Corvino, durante tutta la vita conservò pietosa memoria della madre troppo presto scomparsa facendo celebrare settimanalmente messe in suffragio). Anche i figli maschi erano oggetto delle sue cure (per esempio, Isabella si occupava personalmente di far pagare in modo puntuale lo stipendio ad Andrea di Castelforte, precettore del figlio Federico).

Un altro conforto le veniva dalle letture religiose di cui si compiaceva: abbiamo il ricordo di un messale che si fece trascrivere e di un libretto di devozione composto da Santa Caterina da Bologna, che il cardinale Angelo Capranica le mandò in dono.

Era una donna colta. Scriveva con uno stile semplice e vivo, affettuoso coi familiari, chiarissimo per quanto riguardava le cose del regno, non privo a volte di arguzia e ironia.

Si compiaceva circondarsi di uomini prudenti et de grande maturità, escludendo dalla sua corte i giovani leggeri e ciarlieri, e di erudire le sue dame e damigelle di compagnia in quanto a Dio et al mondo, al virtuoso vivere, né permetteva altro che i divertimenti onesti.

Le cure familiari e le opere di bene occuparono tutto il suo tempo nei primi anni di matrimonio e anche Gioviano Pontano scrive: Ella già dai suoi primi anni mostrò mirabile amore di pudicizia e di continenza; era economa e non bramava l’altrui, curava la persona quanto la dignità richiedeva, era dedita alla religione senza alcunchè di superstizioso, di facile accesso, piuttosta franca che aspra nel rispondere, di animo grande, di grande prudenza, costante nelle avversità, temperata nella prosperità, di eloquenza popolare, che non diceva cose finte e artificiosamente preparate, osservante del giusto e dell’onesto anche a prezzo di di travagli.
(continua)

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