Storia

Isabella di Clermont (Parte III)

Una rarissima immagine di Isabella di Clermont

Una leggenda, ricordata da Irma Schiappoli, narra che la stessa sera della disfatta di Sarno la Regina, travestita da frate francescano, con la scorta del suo confessore, si recasse dal principe di Taranto e gli chiedesse di non volere, dopo averla fatta regina, che andasse sperta per lo mundo e morisse serva: così ottenne che in seguito il Principe di Taranto abbandonasse le parti dell’Angioino. Forse più rispondente a verità è la narrazione di Notar Giacomo, secondo cui la regina avrebbe mandato a Sarno un suo familiarissimo (il suo confessore Pietro de Mestrettis) al quale Giovanni Antonio Orsini del Balzo rispose: Dicate a mia nipote che quante miglia sono da Sarno in Napoli tanto farrò stare ad pigliare lo reame, et ipsa è Regina et morerà Regina.

L’esercito di Ferrante e Isabella fu ricostituito in breve e la lotta riprese fino a quando il 18 agosto 1462, dopo la battaglia di Troia, la ribellione venne domata e Giovanni d’Angiò definitivamente sconfitto.

Il 14 novembre 1463 muore in Altamura il Principe Giovanni Antonio Orsini del Balzo, presumibilmente strangolato da alcuni congiurati anti-angioini, e il 7 dicembre successivo re Ferrante è già in Puglia per riordinare il Principato di Taranto e soprattutto per impadronirsi dell’immenso tesoro custodito nella zecca di Lecce.

Isabella resta a Napoli. Il regno è pacificato e lei ritorna alle cure della famiglia. Ma, mentre si preparava ai festeggiamenti per il matrimonio del primogenito Alfonso con Ippolita Sforza, un male di cui s’ignora l’esatta natura le troncò la vita il 30 marzo 1465. A nulla valse l’iniziativa di re Ferrante per farla visitare da uno dei più illustri medici del tempo fatto venire appositamente da Roma, Serafino di maestro Ugo da Siena medico del papa PioII: ella non acconsentì a farsi visitare.

Fu sepolta, secondo il suo desiderio, nella chiesa napoletana di San Pietro Martire, dove aveva fatto erigere la cappella in onore di San Vincenzo Ferrer che, in punto di morte, dotò di 8000 ducati di broccati e altre preziose stoffe di vestiti suoi. I funerali, celebrati con grande pompa, testimoniarono il dolore del re e di tutto il popolo per il suo decesso. In un diario anonimo si legge: A 31 marzo fu fatto solenne ossequio della detta ill. Regina Isabella: foro vestito de nigro quattro uomini per Seggio, li quali portaro lo pallio con altri Sig. de lo Reame; e lo letto grande lo portaro Signori delo Reame, e fo portata a S.Pietro Martire, et andò vestita con l’habito di S.Domenico con una corona in testa, ed una palla d’oro a la mano sinistra , et una bacchetta a la mano destra, e foro date torcie a tutti gentiluomini d’una libbra, ali altri de meza libra: lo pallio fu de panno d’oro, e la coltre del letto de panno d’oro, li quali foro donati a la Chiesa de S.Pietro Martire e foronge all’esequie tutte le religioni e tutti li prieiti.

Così scomparve la grande Regina Isabella, destinata dalla sorte ai rischi e alle amarezze del combattimento e non alle gioie della vittoria. Il popolo aveva amato Isabella e la pianse: a detta di tutti aveva vissuto una vita esemplare ed era stata adorna di virtù veramente regali. Scrive Gioviano Pontano: La morte le tolse di esercitare la gratitudine e la liberalità verso coloro che avevano secondato i suoi sforzi: il che dolse assai all’universale, perché tutti, e in specie i buoni, stimavano utilissima la sua vita sua.

I frutti della vita esemplare della Regina Isabella, in un periodo storico molto travagliato, furono ben colti dai numerosi figli e figlie, che ne diffusero ampiamente virtù e carisma nelle più importanti corti italiane ed europee.
Il visitatore che volesse entrare nella chiesa di San Pietro Martire, ora cappella universitaria, restaurata più volte nel corso dei secoli, nella parte superiore di una cappella di epoca successiva a quella di Isabella, potrà leggere il seguente epitaffio:

ALLE OSSA E ALLA MEMORIA DI ISABELLA CHIAROMONTE
REGINA DI NAPOLI PRIMA MOGLIE DI FERDINANDO…
O FATUM QUOT BONA PARVULO SAXO CONDUNTUR

1 pensiero su “Isabella di Clermont (Parte III)”

  1. Donna straordinaria e Signora di sangue salentino, che merita la divulgazione e conoscenza che con laboriosità ed attenzione l’autore ha generosamente promosso.

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