Territorio, Tradizioni

La coltivazione dell’olivo, un po’ di storia

di Gaetano Montefrancesco

Anfora di Vulci, vaso greco del VI secolo a.C. raffigurante la raccolta delle olive

La coltivazione dell’olivo e la produzione dell’olio, attività sempre presenti sulle coste del Mediterraneo e quindi dell’Italia Meridionale e nel Salento, entrarono in crisi con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e le successive invasioni barbariche.

La coltivazione degli ultimi olivi passò dalle grandi ville romane ai monasteri. Nel nostro territorio dobbiamo proprio alle comunità monastiche greco-bizantine (monaci basiliani), la sopravvivenza della tecnica culturale e la conservazione genetica dell’olivo.

Durante tutto l’Alto Medioevo (476-1000 d.C.) e anche dopo, l’olio era un prodotto così importante e prezioso, che nella tradizione popolare, che dura tuttora, la perdita del vino, per la rottura di un qualsiasi recipiente, era ritenuta di buon auspicio, mentre la rottura di un
recipiente contenente olio generava oscuri presagi
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