Architettura, Storia

Antiche torri del Salento, la Torre Castelluccia

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L’antica Torre Castelluccia

L’antica Torre Castelluccia, sita in località Bosco Caggione nel territorio del comune di Pulsano, viene denominata anche Torre de Castelluccio o di Casteluzo nei documenti redatti nei secoli passati da antichi cartari.
I primi documenti che ne attestano la sua presenza risalgono agli anni sessanta del XVI secolo, quando il Regno di Napoli decise, finalmente, di dotarsi di una cortina difensiva che ne cingesse completamente le coste. Negli intenti dei fautori di questa soluzione essa doveva rappresentare il sistema più sicuro ed economicamente sostenibile per porre un argine alle frequenti scorrerie perpetrate ai danni delle popolazioni costiere da una congerie di aggressori – dediti alla pirateria – provenienti dalle coste del nord-Africa e dai territori controllati dall’Impero Ottomano.

L’idea lungamente studiata a tavolino nel tentativo di scardinarne le notevoli difficoltà progettuali, logistiche ed economiche ebbe vita lunga e travagliata e solo sul finire del secolo trovò una sua realizzazione quasi definitiva.

L’architetto Giovanni Tommaso Scala, esperto di fortificazioni militari, fu il protagonista del disegno che meglio connota l’architettura della maggior parte delle torri a tutt’oggi presenti nel nostro territorio; si tratta della tipologia cosiddetta viceregnale.

Ed è a questo tipo di architettura che si conforma la Torre Castelluccia; si tratta di strutture a base quadrata (circa una decina di metri per lato), troncopiramidale con tre caditoie in controscarpa per lato. Le caditoie, dette anche piombatoi, dovevano servire come postazioni dalle quali scagliare pietre, olio o pece bollente o altri materiali, addosso agli eventuali assalitori. Un grosso elemento toroidale è all’apice di queste ultime, cui segue una merlatura per l’appostamento delle artiglierie. Sui lati est e ovest si aprono due feritoie che, nel corso degli ultimi anni hanno mutato funzione diventando a tutti gli effetti delle finestre.

Una bella scala impostata su un arco rampante resiste ancora, caso più unico che raro, sul lato nord. Sul lato sud non è presente alcuna apertura. Il materiale utilizzato è quello tipico per queste strutture, conci regolari agli spigoli e pietrame informe per le parti centrali.

Oggi la Torre Castelluccia assurge a tipico esempio di come un monumento storico di eccezionale importanza, ancora intatto alla fine degli anni 80′ del secolo scorso, si sia irrimediabilmente degradato proprio negli ultimi trent’anni, dopo quasi cinquecento anni di onorato servizio militare nel regio esercito del regno di Napoli.

Situazione attuale

Basta confrontare le immagini attuali con quelle scattate nel 1982 dal gruppo di lavoro del prof. Roberto Caprara (Caprara, 1982) per rendersi conto di quanto facile sarebbe stato per chiunque evitarne lo sfacelo. Una semplice fessura, non sigillata al momento opportuno è stata sufficiente a far crollare, quasi per intero, il coronamento superiore del lato terra. Trasformatasi in crepa è divenuta con gli anni la sede di un arbusto che trasformatosi poi in alberello (ancora in sede per la cronaca) è stato sufficiente a disgregare quelle mura che erano state costruite per resistere alle cannonate; il tutto nell’indifferenza generale dei preposti alla tutela di questo bene. Anche i bambini si potranno rendere conto di quanto poco sarebbe bastato per tutelare questo pezzo di storia.
In compenso gli altri tre lati non sembrano aver subito grossi danni nel frattempo. I lati est e ovest sono sostanzialmente intatti se si eccettuano le caditoie che, nella gran parte dei casi erano già crollate da tempo; d’altronde questi ultimi elementi rappresentano la parte più fragile in questo tipo di strutture. Le antiche feritoie sono diventate delle finestre.
La parete del lato est è stata restaurata, almeno nella zona centrale, dove è stato sostituito il pietrame informe originario; al suo posto troviamo dei blocchi di pietra regolare, con i quali potrebbero essere state ricostruite anche le caditoie delle quali rimane traccia solo in parte, sono visibili, infatti, solo i beccatelli che le sostenevano.
Il lato sud conserva l’intonaco posato in più occasioni dalla Marina Militare che utilizza la struttura per le misurazioni; lo stesso che ha permesso di proteggere questo lato della struttura, ma non le caditoie perse ormai da anni e delle quali è ancora possibile osservare i due beccatelli centrali che le sostenevano. Il lato ovest è notevolmente deteriorato, in special modo nella parte centrale in basso dove si rileva un ampio squarcio nella muratura. Nella parte alta resiste ancora il coronamento, con parte dell’elemento toroidale che contornava le caditoie, ne resistono solo due, una terza è persa, come pure il beccatello laterale che ne sosteneva il lato destro.
Il lato nord è quello più compromesso in assoluto, invaso com’è dagli arbusti che non fanno altro che favorire l’infiltrazione di acque meteoriche che minano fin nelle fondamenta la struttura. La garitta sul terrazzo è visibilmente pericolante, mentre resiste stoicamente una caditoia, quella a destra, le altre sono perse. Un cartello campeggia sul prospetto della bella scala, recita “pericolo di crollo”, solo questo sono riuscite a fare le istituzioni interessate, apporre un cartello.

5 pensieri su “Antiche torri del Salento, la Torre Castelluccia”

    1. I due testi di riferimento, almeno per quanto riguarda il post in questione, sono:

      Faglia, Vittorio
      Censimento delle torri costiere nella provincia di terra d’Otranto : indagine per il recupero del territorio / Fernando Bruno … [et. al.] . Il restauro di Torre Sabea a Gallipoli / Vittorio Faglia
      Roma : Istituto Italiano dei Castelli, 1978
      Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\NAP\0060847]

      Cosi, Giovanni
      Torri marittime di terra d’Otranto / Giovanni Cosi ; introduzione di Mario Cazzato
      Galatina : Congedo, 1992
      Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\MOL\0001279]

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  1. Buongiorno, mi scuso per l’ ulteriore disturbo a distanza di mesi. Quando scrive “La parete del lato est è stata restaurata, almeno nella zona centrale, dove è stato sostituito il pietrame informe originario” si riferisce a dati ricavati in bibliografia o è una sua ipotesi dettata dall’ osservazione e dalla comparazione con altre torri simili?
    La ringrazio anticipatamente.
    Sara.

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