Cultura salentina, Territorio

La storia, come un idiota, meccanicamente si ripete

“La storia, come un idiota, meccanicamente si ripete” (Paul Maurand)

Barche a secco
Barche a secco di Agnese Bascià

Erano gli anni Ottanta e le coste basse e sabbiose di Torre Chianca, San Cataldo, Torre Veneri erano zone di scalo notturno di albanesi, tunisini e marocchini, che dopo un’estenuante nuotata per raggiungere la riva, sui tetti delle case delle marine leccesi si toglievano i vestiti bagnati e si disperdevano nell’entroterra salentino in cerca di una vita nuova in quell’Italia che doveva sembrare – allora, oggi forse non più – un bellissimo miraggio.

Il mare e l’errore umano hanno riservato loro, talvolta, un terribile destino; ricordo con angoscia le foto che il professore di Medicina legale dell’Università ci mostrava dei resti, divorati dai pesci, dei pochi corpi recuperati dopo il tragico affondamento della nave di profughi albanesi avvenuto più di un decennio fa nel canale di Otranto.

Poi la situazione normativa italiana si è evoluta: dai centri temporanei di accoglienza ai rimpatri forzati per i clandestini, alla legge sul reato di clandestinità il passo è stato breve seppur inutile; il carcere non spaventa chi vive nell’inferno di uno stato dove la prima cosa a morire è la speranza di un domani per sé e per i propri figli. E infatti è di qualche giorno fa l’eco vichiano di un altro sbarco sulle coste ioniche salentine di numerosi immigrati, di cui quasi una trentina di minori.

Come giustificare l’insensibilità di alcune scelte politiche nei confronti  di persone che, sfidando il mare su tozzi di legno galleggianti, attraversano il Mediterraneo nel tentativo di conquistare un piccolo “angolo di Paradiso in terra?”.

La risposta sta nei teoremi. In matematica  le cosiddette dimostrazioni per assurdo, che hanno contribuito a dare fondamento ad assiomi importanti, da Euclide a Lagrange a Cauchy; la Moratti ne inventa una per confermare la tesi che se un immigrato è senza lavoro, allora delinque. Un po’ come dire che se un ministro è senza casa, allora va da Anemone. Una forzatura che offende, non tanto gli studenti della Cattolica, quanto forse  i nostri nonni emigrati illegalmente in Svizzera negli anni ’50-’60: saranno stati anch’essi liberi delinquenti in cerca d’assiomi?

I politici dovrebbero leggere fantascienza, non western o storie di polizia.”  Arthur C. Clarke

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