Cultura salentina

La cultura, le gomme e la galera

Giochi di un Salento che non c'è più, Pasquale Urso, Acquaforte-Acquatinta

Supponi di vivere nel profondo sud, supponi di essere giovane e pensare di avere tutte le carte in regola per potercela fare, di poter dare per scontato la costruzione del proprio futuro, di una casa, di un avvenire roseo. Supponi di potere realizzare tutto questo con le tue sole forze, con le tue semplici capacità.

Succede così che ti impegni, in tutti i sensi intendo, finanche il culo con la banca pur di raggiungere quel benessere che uno strano mondo fatto di nani e ballerine fa intendere facile a milioni di giovani adolescenti italiani.

Luigi deve aver pensato questo quando, ancora adolescente, ha iniziato a lavorare aiutando il padre nelle attività di famiglia: un distributore di benzina. Deve aver pensato che la sua vita sarebbe stata in discesa, che con il giusto aiuto dei suoi avrebbe potuto incrementare il lavoro e costruire un’azienda modello.

Luigi non aveva fatto i conti con una realtà culturale molto particolare che ha iniziato a palesarsi sul Salento sin dalla fine degli anni 70′; una realtà che sapeva di violenze, di sopraffazioni, di illegalità diffusa, di assenza di confini netti fra quello che è bene e quello che è male.

Luigi e la sua famiglia sono dei lottatori, non abbassano la testa davanti a nessuno; è stato così che qualche giorno fa, quando un ragazzino inconsapevole del senso del limite, lo ha malmenato e infine minacciato di morte pur di estorcergli denaro; lui, consapevole dell’esempio di suo padre e di altri suoi concittadini perbene, ha dovuto trovare il coraggio di denunciare l’accaduto alle autorità. Quel ragazzino pagherà caro il suo gesto, anche lui vittima di un modello culturale che da anni genera tragedie che accomunano vittime a carnefici e il Salento all’Italia. Un modello culturale che ha precise responsabilità e fini burattinai.

Luigi oggi è, come suo padre qualche anno fa, un esempio da imitare per l’intera comunità salentina, e per l’intera Italia; un esempio che, al momento, rappresenta l’unica possibilità di ricostruire un futuro per tanti giovani pugliesi. Tanto di cappello, Luigi.

5 pensieri su “La cultura, le gomme e la galera”

  1. Caro Gianfranco ti ringrazio per l’attenzione che hai avuto nei confronti della mia storia.Trovare il coraggio per denunciare non voglio che sia preso come un gesto eroico ma bensì come disperazione nella difesa di proteggere la mia attività che non ho nessuna intenzione di mollare, dopo tutti i miei sacrifici che ho dovuto affrontare e che ancora affronto.Il fatto è che lavorare oggi in proprio significa affrontare tante insidie prime fra tutte le banche e poi via via dicendo.Ma quello che minaccia maggiormente il lavoro in proprio, sono queste bande di giovani leve emergenti della mala, che minacciano spudoratamente senza farsi problemi della presenza di testimoni, e ancora più grave per me in presenza di mia figlia che ancora oggi è molto turbata.E’ questo che dà molto, ma molto fastidio. Ti ringrazio ancora e ti auguro una buona giornata ciao Gianfrà

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    1. Salve sig. Renna,
      non la conosco, ma le esprimo la mia stima per la sua scelta. Sono convinta che il mondo non abbia bisogna di eroi, ma di persone che, anche di fronte alla disperazione, sappiano fare la scelta giusta.
      Quello che ho potuto notare della nostra terra, il Salento, è la difficoltà di molte persone nel vedere il confine fra la legalità e l’illegalità: un ragazzino o ragazzotto che minaccia, spesso da noi è solo ‘nu vagnunceddhu viziato, non un delinquente o un adolescente a rischio devianza. Nel paese poi tutto si diluisce in conoscenze e quieto vivere, senza pensare che si regala ai figli un humus in cui non possono coltivare nulla di buono.
      Forse c’è bisogno di modelli legali: che si chiamino eroi o compaesani, poco importa. Per cui ben vengano i gesti come i suoi.
      Cordiali saluti

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  2. Sono d’accordissimo con Luigi, Gianfranco e Agnese. Sono tempi molto difficili ma il coraggio di Luigi deve essere un luminoso esempio di umanità e di civiltà. La figliuola che ha assistito all’inqualificabile episodio deve essere orgogliosa del suo papà. Siamo in tanti ad abbracciarla idealmente e a gridarle che siamo con il suo papà, col suo nonno, con lei e con i tanti salentini che lottano, purtroppo quotidianamente, contro la malapianta della violenza fisica e morale.

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  3. Ciao Agnese mi scuso per il ritardo della risposta, ma come ben sapete sto passando un periodo molto particolare e sinceramente non vedo l’ora che passi presto. Vi ringrazio per l’affiancamento che mi proponete se non altro mi rinforza moralmente. Grazie grazie ancora noi abbiamo bisogno di persone come voi. Saluti Luigi

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