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Pietro Giovanni Liuzzi, l’uomo del KOS

Giovanni Pietro Liuzzi
Pietro Giovanni Liuzzi

Qualche tempo fa ebbi casualmente modo di conoscere il sig. Pietro Giovanni Liuzzi. Ex colonnello dell’Esercito Italiano, tarantino di origine, deportato a soli 9 anni nel campo Breda di Roma assieme alla famiglia, è oggi il principale promotore di una petizione per il riconoscimento storico e la commemorazione della strage di militari italiani avvenuta nel ‘43 sull’isola greca di Kos. Petizione alla quale hanno aderito ben 4.162 firmatari e che ora è in attesa di decisione finale da parte del nostro Presidente della Repubblica.

Il col. Liuzzi al tema della strage del KOS ha dedicato anche un libro dal titolo “KOS una tragedia dimenticata, settembre 1943 – maggio 1945” (Taranto, 2008) che si affianca ad un’altra sua produzione editoriale dal titolo “Leali ragazzi del Mediterraneo. Cefalonia Settembre 1943: viaggio nella memoria” (Taranto, 2006). In quest’ultimo egli narra il massacro dei militari italiani operato dai nazisti sull’isola di Cefalonia all’indomani dell’Armistizio di Cassibile (8 settembre). Il tema storico delle ricerche di Liuzzi non nasce solo dall’indole di ex militare quale egli è ma, principalmente, da quell’amor patrio e dalle esperienze di vita che l’hanno profondamente segnato. Sono, ad esempio, i ricordi legati agli anni del secondo conflitto mondiale e alla figura del padre reduce oltre a quelli della fanciullezza che, nell’età del gioco, dovette fare i conti con la cruda e spietata realtà del campo di concentramento. In merito a quest’ultimo argomento, tra qualche tempo, sarà dato alle stampe un altro suo libro dal titolo “Dalla Gustav al campo di internamento: i ricordi di un fanciullo”. Perennemente il tema della guerra e dell’uomo sono al centro del pensiero e delle ricerche del Liuzzi ma nelle sue fatiche non si può non sentire un forte senso di dignità, o meglio di volontà ferrea di “riconoscere la dignità umana” e specialmente quella di tutti coloro che versarono sangue innocente per mantenere fede ad una promessa e ad un ideale di patria. Forse è questa la chiave di lettura delle ricerche del Liuzzi e la risposta che egli dà a chi gli chiede la motivazione delle sue ricerche sul KOS sembra confermarlo:

Nell’ascoltare le testimonianze e la descrizione del rientro in Italia dei reduci ho rivissuto la mia giovane età quando, undicenne, incontrai mio padre che ritornava dalla prigionia dopo cinque anni. Menomato nel fisico e segnato nel morale; era percorso da un fremito ogni volta che, guardando un film, vedeva lanciare un siluro contro una nave. Eppure, quando la sua gamba ferita glielo permetteva, molto spesso era lì, al Ponte Girevole di Taranto, per vedere sfilare silenziose le navi da guerra: la sua vita. Non batteva le mani, come facevano tanti accanto a lui. Si toglieva il cappello, assumeva la posizione di attenti, mentre lo sguardo scrutava lontano fino alle acque di Creta dove fu affondata la sua nave: l’Incrociatore Bartolomeo Colleoni.

Un ricordo che fa ben intendere quali siano le dimensioni della sofferenza umana e quali siano i postumi stravolgenti della guerra che non fa solo morti sui campi di battaglia ma fa anche morire dentro chi sopravvive.  Questo ancora una volta può trasparire nelle stesse parole del Liuzzi quando ci dice:

Avevo sei anni quando iniziò la guerra, ma sento ancora il lugubre suono delle sirene, il cupo rombo dei bombardieri, il bagliore delle vampe con i boati delle cannonate e la corsa affannosa nei rifugi. Civile reduce della deportazione, a 9 anni sono stato vittima dei rastrellamenti eseguiti nell’ottobre del 1943 dalle truppe tedesche a Castelnuovo Parano, Frosinone, dove ero rifugiato con la famiglia. Ho subito in giovane età la deportazione al campo Breda di Roma ove trascorsi un periodo di prigionia fino al giorno della liberazione nel giugno 1944.

Sono queste le frasi che, a parer mio, racchiudono la sfera personale dell’uomo Pietro Liuzzi e il suo impegno al riconoscimento storico delle vittime del KOS n’è la dimostrazione. Il suo lavoro dovrà essere non solo coronato dalla gioia della commemorazione di quei valorosi soldati quanto invece dovrà rappresentare un monito a tutti coloro che ancora non hanno capito il valore della pace e la disgrazia della guerra. L’impegno di Liuzzi sarà veramente coronato solo quando non ascolteremo più racconti come quello del reduce Arghiri che diceva:

Era l’alba del 3 ottobre 1943; forse saranno state le quattro del mattino quando sentimmo sparare. Le truppe tedesche erano sbarcate di sorpresa sull’isola sbaragliando le forze italiane che quindici giorni prima avevano ricevuto il supporto di quelle britanniche. Con tutta la mia famiglia ci recammo al rifugio dove trovammo tanta gente impaurita. Dopo qualche ora, alcuni tedeschi entrarono nel ricovero e ci obbligarono ad uscire. Cercavano militari nemici e li trovarono; li disarmarono e li portarono via. Più tardi, da solo, mi recai al convento delle suore dove lavoravo come garzone. Attraversando la città, notai i cannoni antiaerei britannici, posizionati nelle piazze, abbandonati. Quando giunsi davanti all’ospedale vidi dei soldati tedeschi, molto giovani, come quasi tutti, che cominciarono a sparare contro le finestre del primo piano dietro le quali stavano militari feriti. All’improvviso apparve all’ingresso dell’ospedale la madre superiora, suor Boschiero, che cominciò ad urlare verso di loro. Fu un miracolo, i tedeschi cessarono di sparare. […].

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3 pensieri su “Pietro Giovanni Liuzzi, l’uomo del KOS”

  1. Desidero complimentarmi con Vincenzo D’Aurelio per le sue ricerche e lo invito a guardare il seguente filmato che è uno stralcio della manifestazione svoltasi a Trani l’11 giugno scorso.
    http://www.facebook.com/#!/video/video.php?v=1312567980331&oid=356090404635

    Inoltre può seguire il link:
    http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=356090404635
    dove può trovare foto e documenti sulla vicenda di Kos.
    Con i miei più cordiali saluti.
    Giuliano Cappelli

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    1. Caro sig. Giuliano,
      la sua risposta a questo mio breve e succinto articolo mi riempie di gioia così come l’email ricevuta oggi da Pietro Liuzzi. So bene che anche lei è uno dei promotori di questa petizione essendo suo padre il ten. Vincenzo Andrea Cappelli. Ipotizzo si tratti di uno degli uomini del KOS.
      Andrò immediatamente a leggere il link e a guardare il video.
      Grazie dell’attenzione e dei complimenti (immeritati!) che mi avete rivolto.
      Un caro saluto
      Vincenzo

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      1. Caro Vincenzo,
        grazie per aver ricordato uno dei tanti episodi passati in sordina… Mi chiedo cosa sarà della memoria storica quando la generazione che ha sfortunatamente vissuto questi tragici eventi non esisterà più…
        Di questi tempi resta spesso una memoria assai corta, causa principale di molti dei mali attuali.

        Un saluto

        "Mi piace"

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