Cultura salentina, Pensiero meridionale, Personaggi, Storia

Un esempio fascista di scuola ideologica: Il Regio Liceo-Ginnasio “F. Capece” di Maglie

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Maglie, Liceo Ginnasio foto anni 30 (arch. priv. C. Giannuzzi)

Una delle migliori intuizioni di Mussolini, o meglio dei suoi collaboratori, fu quella di comprendere la capacità di creare una coscienza politica e civile attraverso l’istruzione scolastica. La formulazione nel 1923 della cosiddetta “riforma Gentile”, dal nome dell’allora ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile (1875-1944), ereditando le idee liberal-cattoliche dell’età giolittiana, organizzava la scuola in una struttura fortemente gerarchica e centralista. Lo spirito della riforma era quello di formare il “perfetto fascista” ossia colui che era destinato a ricoprire fin dall’inizio gli alti uffici della vita civile, delle libere professioni e della vita politica. Come strumento politico Mussolini non esitò a definirla “la più fascista delle riforme” poiché essa rappresentava il principale veicolo per la legittimazione del regime tanto che, con le parole dello storico tedesco Jürgen Charnitzky, « la sua sorte fu indissolubilmente legata a quella del fascismo». Nell’insegnamento furono privilegiate le materie umanistiche mentre le scienze e la matematica ebbero un ruolo secondario poiché considerate utili a coloro che volessero intraprendere le professioni più a “dimensione di popolo”. Ciò è chiara espressione della stessa riforma che voleva, tra le altre cose, una scuola selettiva e aristocratica riservata esclusivamente ai migliori.

I Licei Classici assunsero un ruolo dominante nel campo dell’istruzione scolastica e in particolare quello magliese, al quale si affiancava anche un Convitto, fu una chiarissima espressione di quell’opera di fascistizzazione della scuola italiana. L’istituto magliese era, sin dalla sua fondazione, frequentato dall’élite della borghesia locale la quale, come in tutti i nostri piccoli centri salentini, fu il motore trainante delle economie locali e il polo della politica. Dal 1926 al 1937, assunse l’incarico di preside del Liceo “F. Capece” di Maglie l’esimio studioso di storia patria prof. Salvatore Panareo (1872-1961). Sarà questi ad attuare quel processo di fascistizzazione che vedrà partecipi gli alunni del liceo magliese nell’Opera Nazionale Balilla e negli Avanguardisti.

I docenti impegnati nell’attuazione dei programmi ministeriali, rappresentavano il credo nell’ideologia del regime. Tutti erano tesserati al partito e ricoprivano, anche a livello locale, incarichi politici importanti. C’era un segretario politico, molti facevano parte del Direttorio e di altre organizzazioni dipendenti dal fascio, numerosi i militanti nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Saranno questi i motivi principali che porteranno lo stesso istituto magliese a diventare centro cittadino di riferimento della politica fascista e i suoi alunni gli esempi e i modelli del regime ai quali tutta la cittadinanza era “invitata” a conformarsi. L’impegno profuso dal Panareo nell’attuazione delle direttive scolastiche del regime porterà gli studiosi a definirlo il “preside-duce” la cui figura e impegno sono ampiamente descritti, e ben contestualizzati al tempo, dall’attuale preside del Liceo prof. Vito Papa (1) che, riprendendo uno scritto del Panareo, scrive:

la mission della scuola fascista […] è sviluppare nei giovani l’ossequio all’adempimento dei loro doveri, far loro rivivere la vita dell’Italia novissima e di questa secondare i palpiti e le aspirazioni, spingerli innanzi secondo il passo tenuto dal Fascismo, far sentire che essi sono già parte della nuova società e ne costituiscono la preziosa riserva: queste ed altre simili cure formarono l’oggetto dell’attività del dirigente e degli insegnanti preposti all’Istituto.

La consacrazione della scuola magliese, alla quale la stessa direzione del “partito” gli riconosceva il ruolo fondativo nell’opera di diffusione della cultura di regime in Maglie, si ebbe il 15 febbraio 1930 quando il Panareo decise di far coincidere la benedizione della bandiera del Convitto Capece con l’inaugurazione della casa del Fascio volendo così sottolineare:

l’importanza delle due cerimonie e i vincoli che legano il nostro Liceo Ginnasio alle istituzioni

L’esempio della scuola magliese porta a una riflessione profonda: quanto le influenze politiche sono ancora presenti nelle riforme? Spesso in esse si mascherano, dietro la bandiera della democrazia, principi e convinzioni che sono espressione parziale di una “cultura”. Se intendiamo la cultura come mezzo per creare “civiltà”, intendo una civiltà tesa al bene comune e al riconoscimento delle dignità umane e delle libertà individuali, credo allora che la mano sulla coscienza dovremmo un po’ tutti mettercela. Abbiamo capito che la rinascita del sud viene dal suo stesso popolo ma se la cultura meridionale non assume un ruolo trainante in questa ricercata e agognata rinascita, quanto saremo capaci di capire i nostri sbagli? Quale futuro daremo ai nostri figli senza la cognizione della forza espressa dalla nostra cultura e dalla nostra tradizione? La scuola, sull’esempio estremo di quella magliese, è un mezzo per far cultura e sia ben chiaro che questa è l’unica arma per il miglior nostro futuro e quello dei nostri figli.

Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.

(Philip Roth, Operazione Shylock, Einaudi, Torino 2006 )

—————————–

(1)   Per gli approfondimenti si rimanda al pregevole saggio del prof. Vito Papa, dal quale questo contributo è tratto, dal titolo “Centralità culturale e rappresentatività politica nel periodo fascista: il Regio Liceo-Ginnasio F. Capece di Maglie” contenuto nell’edizione monografica dei “Quaderni del Liceo Capece” n. X(2009).

5 pensieri su “Un esempio fascista di scuola ideologica: Il Regio Liceo-Ginnasio “F. Capece” di Maglie”

  1. Un cordiale saluto a Vincenzo.

    Contributo assai interessante il tuo. E’ chiaro come il sole che la situazione oggi non è affatto cambiata e, fondamentalmente, rimane una schifezza …

    Felice estate!

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  2. Un caro saluto a te Marco Amedeo. Come ben dici la situazione attuale e’ la stessa di sett’anni fa. Io mi chiedo: esiste una scuola dove per un’ora la settimana si parli di storia locale? Esiste una scuola capace di creare una coscienza civile e responsabile? Credo di no, ahime!
    V.

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    1. ciao Marco, ciao Vincenzo, certo ogni tanto torniamo a parlare dello stesso problema: la nostra storia e lo spazio a essa dedicato nelle istituzioni scolastiche. Questo argomento rappresenta senza dubbio lo snodo centrale di molti problemi meridionali… occorre iniziare una nuova stagione, occorre scrivere una nuova pagina, occorre recuperare una grande civiltà perduta e riappropriarsi dell’orgoglio di una identità che per troppo tempo si è tentato di cancellare provocando danni enormi, ed è forse nella scuola la chiave di volta di questo riscatto…

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  3. una scuola vera non può che essere la “scuola della disobbedienza”. Quella scuola che ti rende capace di poter dire: “non sono d’accordo” e magari fare anche una proposta alternativa.
    La scuola di regime, come quella fascista e quella privata ovunque, produce dei cloni, produce la stagnazione del sapere o, al massimo, il suo continuismo. E’ la negazione stessa della cultura.

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  4. caro sig. Pino
    le sue parole mi fanno ritornare in mente le parole di una prf. Di psicologia che diceva: voi alunni non siete delle scatole da riempire con informazioni. Voi dovete essere il prodotto del vostro ragionamento e noi insegnanti coloro che ragionano con voi ma che in piu’ hanno l’esperienza.
    grazie di avermelo fatto ricordare. V.

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