Archeologia, Saggio, Scoperte, Storia

Il mistero della torre del Ponte di Carlo (II/II)

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Ponte di Carlo, panoramica dei luoghi (© G. Budano)

Leggi la prima parte dell’articolo
23 luglio, venerdì

Il vento e con esso le mareggiate hanno sferzato l’Adriatico per molti giorni quest’anno e così a furia di rimandare arriva il giorno fatidico; sabato 24 luglio sembra essere quello perfetto, il vento sarà inesistente, il mare calmo; è strano come in questo nostro mondo superurbanizzato anche l’esplorazione di un’area ancora relativamente selvaggia alle porte di una grande città possa diventare degna di attenta pianificazione.

24 luglio, sabato

Sveglia alle 6.00 la giornata è ottima, il vento è assente e il mare gioca blandamente con l’arenile; è la giornata più bella dell’anno, promette bene. Ci incamminiamo sulla spiaggia, tutt’intorno solo il frullare delle conchiglie sbattute sulla battigia simula antiche sirene.

Raggiungiamo il sito presunto dopo circa una mezz’ora di camminata, ma già intravediamo da lontano i resti di una costruzione assimilabili a quelli di una torre posizionati circa una cinquantina di metri prima del luogo previsto, che è contraddistinto da una prominenza del terreno su cui soldati italiani costruirono, in previsione dello sbarco americano, un bunker in cemento armato durante la seconda guerra mondiale.

Ponte di Carlo, resti di una costruzione civile (© G. Budano)

Il luogo venne visitato alla metà degli anni Settanta dallo studioso di torri costiere Vittorio Faglia1 che effettuò una ricognizione descrivendo con esattezza i luoghi, e dichiarando alla fine di non aver trovato la torre poiché i ruderi visionati non potevano appartenere che a edifici civili. In effetti nell’area indicata dal Faglia esistono diversi ruderi. Uno è situato nel luogo dove la costa disegna una punta protesa in mare: si tratta, come accennato, di un bunker della seconda guerra mondiale cui le mareggiate hanno sottratto la sabbia dalla base inclinandolo. Una decina di metri più all’interno, sempre in corrispondenza del bunker, vi sono resti corrispondenti a un edificio civile ormai distrutto; ne rimane in piedi solo un pezzo di muratura con delle finestre per un’altezza di non più di due metri, si tratta verosimilmente dell’edificio segnalato dal Faglia.

Ponte di Carlo, presunti resti della torre del Ponte di Carlo, vista da sud (© G. Budano)

Una cinquantina di metri più a sud, però, in esatta corrispondenza dello sbocco del sentiero proveniente dalla masseria Cesine, sono visibili ruderi, per un’altezza di circa mezzo metro, parzialmente ricoperti di sabbia. Si presume potesse trattarsi in origine di struttura a pianta quadrata il cui lato fronte mare misurava all’incirca 8 metri. Si presume, poiché l’unico angolo visibile è quello a sud-est; quello a nord-ovest è mancante, forse eroso dal mare o utilizzato come cava per materiale da riuso per altre costruzioni, forse proprio le stesse descritte poc’anzi. Gli altri due lati risultano ricoperti dalla sabbia e dalle piante che ne hanno invaso in parte la sede. La struttura è orientata da sud-est a nord-ovest e risulta posizionata in parallelo rispetto all’attuale direzione di costa.

L’angolo sud-ovest è in conci regolari. Il lato fronte mare è in parte realizzato in pietrame irregolare di varia pezzatura, secondo il sistema di costruzione tipico di numerose torri di tipo viceregnale. Il lato sud ovest presenta un’apertura scavata fino alla profondità di circa mezzo metro, probabilmente realizzata nel tentativo di accedere all’ambiente al piano inferiore; ambiente che non esisteva giacché la struttura risulta piena di materiale litico abbastanza compatto, in parte costituito dal banco di roccia sul quale venne realizzata. L’angolo nord-ovest, come premesso, non è più esistente, ma è possibile visionarne in sezione il proseguimento della muratura attualmente ricoperta da terriccio e sabbia.

Ponte di Carlo, resti della presunta Torre del Ponte di Carlo, vista da nord (© G. Budano)

Alla luce di quanto premesso si può ragionevolmente ipotizzare che i ruderi possano attribuirsi alla cinquecentesca torre del Ponte di Carlo. Diversi sono gli indizi a a supporto di questa tesi:

  • la forma e le dimensioni sono quelle tipiche di una torre viceregnale la cui base quadrata misura mediamente una decina di metri di lato;
  • l’unico spigolo visibile è realizzato in conci regolari come in tutte le torri di questo tipo;
  • la muratura centrale dell’unico lato visibile è realizzata in pietrame informe, anche questa soluzione tipicamente adottata nella realizzazione di questo tipo di strutture;
  • la base della struttura, visibile fino all’altezza di circa mezzo metro è completamente piena; anche questo dato conferma l’ipotesi giacché l’unico ambiente previsto al piano terra delle torri viceregnali era quello relativo alla piccola cisterna per la riserva d’acqua, che di solito veniva realizzata in prossimità del lato terra;
  • il sentiero che dalla masseria Cesine porta alla costa termina esattamente nel punto dove sorge la struttura;
  • l’ortofoto dell’area resa disponibile dal SIT Puglia ci fornisce infine un’ultima, importante informazione: dall’immagine, scattata in una giornata di violenta mareggiata, è possibile notare che il mare arriva ormai a ridosso dei ruderi, ne disegna perfettamente i contorni, ed evidentemente ne erode anche la base, bagnandola e ricoprendola ciclicamente di sabbia. In effetti la sabbia e le piante hanno ricoperto gran parte della costruzione, ed è molto probabile che il prof. Faglia non abbia potuto individuarla a causa proprio di questo fenomeno; è plausibile supporre che all’epoca della sua ricognizione i ruderi della torre si trovassero completamente ricoperti dalla sabbia e che fossero mimetizzati con le dune circostanti.

Ortofoto della zona, nella parte bassa è possibile intravedere il disegno di una struttura quadrata risparmiato dalla mareggiata; a sinistra il sentiero che conduce alla torre (da SIT Puglia)

Stante la situazione, tuttavia, solo uno scavo potrebbe chiarire definitivamente la natura dei resti giacché alcuni dubbi permangono. Nel ’75 infatti, quando lo studioso Vittorio Faglia raggiunse i luoghi, descrisse accuratamente la situazione rinvenuta escludendo che i resti visionati potessero appartenere a una torre. Non ci è dato sapere, ma data la vicinanza con i resti di una vicina civile costruzione, è anche possibile che lo studioso abbia indagato questi ultimi; un sentiero infatti raggiunge dalla masseria Cesine anche questi luoghi e, transitando nell’erba alta, è molto facile, provenendo dall’interno, confondersi e prendere una via piuttosto che l’altra, specialmente se non si ha a disposizione una buona ortofoto dei luoghi. La visione della costruzione civile avrebbe dissuaso lo studioso della reale esistenza della torre, inducendolo a ipotizzare che non fosse mai stata costruita.

Se si eccettuano alcune carte, come quelle già citate dal Faglia, quella relativa alla spedizione del cap. Imbert nel 17832, o come la Carta d’Italia del Touring Club Italiano (fortunosamente recuperata in un mercatino antiquario di Lecce) che al foglio 44, quello relativo alla Provincia di Lecce, riporta la notazione T.re del Ponte di Carlo esattamente nella posizione indagata, nessun documento d’archivio testimonia oggi l’esistenza dell’antica torre. Non un documento per l’affidamento della realizzazione a un maestro costruttore, come invece se ne ritrovano per moltissime torri vicereali, non un documento che testimoni il pagamento del salario a torrieri; ciò non significa ovviamente che non ne esistano, ma sta comunque a denotare che in questa direzione ancora nulla è venuto alla luce.

Buona parte della struttura infine è ricoperta dalla sabbia e al momento non è possibile definirne perfettamente i contorni e quindi procedere a una definitiva, certa attribuzione dei resti.

In conclusione potrebbe trattarsi, come affermato dal Faglia di torre non costruita, sebbene sarebbe meglio precisare non terminata qualora si accertasse l’appartenenza dei resti a un presidio torriero. La notazione poi di “torre diroccata” che la Regia Spedizione Idrografica del cap. Imbert effettua nel 1783 potrebbe comunque informarci sullo stato di avanzamento dei lavori, giacché essi dovevano pur essere sufficientemente avanzati per farne attribuire la struttura con certezza a una torre.

Il mistero sulla torre del Ponte di Carlo resta quindi ancora fitto: per quale motivo la torre (se di torre si stratta) non venne completata? E se era stata completata, perché venne poi precocemente abbandonata in un’epoca in cui le flottiglie di corsari barbareschi erano ancora in piena attività sulle nostre coste? Si trattò forse di un errore di posizionamento? Dall’alto delle mura del Castello di San Cataldo la torre Specchia Ruggieri doveva essere ben visibile, data la distanza, nella maggior parte delle condizioni climatiche. E’ possibile che un prolungato periodo di piogge abbondanti abbia reso inaccessibili i pantani a ridosso della costa rendendo di fatto inutile l’utilizzo della costruzione?

Come già premesso solo un saggio stratigrafico potrebbe svelare parte dell’arcano, meglio se supportato da documentazione d’archivio che possa essere sfuggita alle pur puntigliose, pluridecennali, ricerche di un altro studioso di torri costiere, quel Giovanni Cosi3 cui dedichiamo questa modesta ricerca e al quale dobbiamo tante delle preziose informazioni di cui ci siamo avvalsi per percorrere questo breve, ma intrigante sentiero della nostra storia.


1) Vittorio Faglia, Censimento delle torri costiere nella provincia di Terra d’Otranto, Roma 1978, p. 58;
2) Genova Ufficio Idrografico, 1877. Carta costiera da Punta San Cataldo a Castro nei rilievi eseguiti dalla R. Spedizione Idrografica diretta dal Cap. di Vascello A. Imbert (1873);
3) Giovanni Cosi, Torri Marittime di Terra d’Otranto, Galatina 1992.

3 pensieri su “Il mistero della torre del Ponte di Carlo (II/II)”

  1. caro Gianfranco questa e’ una bella storia! Pur mantenendoti nel dubbio in assenza di documenti, come fa un bravo ricercatore, io sono convinto che le evidenze possano giustificare la presenza della torre. spero che qualcuno si metta a scavare per accertare quanto tu hai supposto. Bravissimo e grazie! V.

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