Archeologia, Architettura, Arte, Cultura salentina, Personaggi, Scrivere il Salento, Storia

La chiesa di Santa Marina a Muro Leccese: dall’architettura ai primi affreschi (III/IV)

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Particolare esterno dell'abside (ph. V. D'Aurelio)
Così come fanno presupporre le notizie storiche circa la diffusione e il consolidamento del culto nicolaiano nel IX sec. quale momento storico coincidente con la nascita della chiesa murese, così confermano anche i rilevamenti
archeologici e architettonici effettuati dall’Università del Salento. Gli stessi attestano che la struttura è di qualche secolo più antica rispetto agli affreschi surriferiti dell’XI sec. Si crede che essa, almeno nell’impianto originario, sia databile attorno al IX sec. e ciò la porta ad essere considerata come la più antica testimonianza bizantina di Terra d’Otranto.
Sorta poco fuori dall’originaria cinta muraria di età messapica, è innalzata riutilizzando i suoi stessi grossi blocchi di pietra calcarea così com’è uso diffuso per gran parte degli edifici religiosi costruiti dal V al X sec. in Terra d’Otranto. La struttura in generale è molto semplice. Essa presenta un portale centrale decorato da un arco sormontato da una lunetta liscia, una volta probabilmente affrescata, e sopra di essa una cornice rettangolare che inquadra uno spazio in muratura liscia destinato nel ‘500, probabilmente, ad ospitare un’epigrafe o un bassorilievo. Negli stessi anni è aggiunto un campanile a vela in stile romanico mentre l’abside presenta una bifora divisa da un capitello sormontato da una croce.
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Padri della Chiesa Orientale con sovrapposizioni (ph. V. D'Aurelio)

La stessa bifora ha corrispondenza, seppur appare oggi murata, con il cilindro absidale ai piedi del quale, posto su un piedistallo in muratura, poggia una croce identica. La pianta è costituita da un’unica navata rettangolare lunga m. 15,40 e larga m. 5,50 con abside semicircolare e un tempo, sui fianchi dei muri perimetrali, sono ricavati due portichetti accoppiati utilizzati probabilmente come entrate laterali.

Questo è tuttora testimoniato dai resti delle doppie arcate che saranno poi tamponate nel corso del X sec. A seguito della chiusura di dette arcate, sulle facciate interne si dispiegano e si sovrappongono nuovi affreschi di Santi mentre alla facciata della chiesa si aggiunge un nuovo ambiente così come si rileva da due cesure poste sulle fiancate esterne meridionale e settentrionale. Contemporaneamente sulla facciata esterna sono ricavate anche due piccole finestrelle centinate e accoppiate che poi sono tamponate nel corso del ‘500.

Il nuovo ambiente che si crea, quindi, funge da vestibolo e anche in quest’area è ben visibile la sovrapposizione d’immagini su due strati di intonaco differenti. Con buona probabilità anche qui è ospitato un ciclo agiografico mentre sono ben evidenti alcune immagini frammentarie di Santi tra i quali compaiono un San Giovanni Battista, identificato da un rotolo retto con la mano sinistra dove si legge in greco “io voce di uno che grida nel deserto”, e un San Giorgio che, nella sua rappresentazione tipica, è a cavallo nell’atto di trafiggere il drago. Accedendo dal vestibolo all’aula, è interessante l’Ascensione campita sulla controfacciata dove è anche ben visibile un Cristo in trono accostato da Angeli.

Questo contemporaneamente capeggia sulla stessa Vergine che è affiancata da un gruppo di Santi con un versetto in greco ed è assimilabile a una Kyriotissa o Nicopaia, così come si suppone per altri residui di Vergine sparse nell’intero piano pittorico. Una di queste è ben visibile sul nel primo sottoarco destro dell’aula e sul lato destro dell’attuale controfacciata. In particolare si evidenzia in questa Ascensione la tipicità della pittura bizantina pugliese con i volti dei soggetti piatti e inespressivi «sottolineati da linee ben marcate e con gote rosse evidenti, come piatto è il panneggio». Per le strette somiglianze di questo affresco con le Vergini del X-XI sec. raffigurate in alcune chiese della Cappadocia è possibile comprovare la tesi di un primo impianto pittorico risalente almeno a quest’epoca. Elemento accomunante di tutte le immagini è «la frontalità delle stesse che donano la postura ieratica» tipica di quel misticismo ascetico che è anche caratteristico dell’universo monastico ed eremita dei primi padri orientali giunti nel Salento.

La creazione del vestibolo davanti alla muratura dell’entrata originaria, come anzidetto, fa pensare ad un adeguamento della chiesa a monastero essendo il vestibolo un ambiente tipico delle strutture monastiche medio bizantine. In esso generalmente, secondo la tradizione orientale, si svolgono funzioni funerarie, battesimali e la

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Entrate laterali murate (ph. V. D’Aurelio)

lavanda dei piedi nel Giovedì Santo. Anche la presenza delle raffigurazioni nei sottoarchi dei Santi eremiti Macario, Onofrio e Antonio tende a supportare la presenza di una struttura monastica essendo queste immagini tipiche dei programmi iconografici di alcune chiese monastiche italo-greche salentine. Si confronti quest’ipotesi con le pitture presenti nell’omonima chiesetta di Santa Marina di Misciano nell’agro di Muro Leccese descritto nel mio articolo “La chiesa di Santa Marina di Miggiano”.

Nella stessa muratura laterale interessata alle modifiche strutturali, c’è ancora da segnalare la presenza in essa di alcuni resti scultorei difficilmente databili per la povertà degli intagli.

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