Storia

I corsari: armamento individuale e uniformologia

di Vincenzo Scarpello

Non si può propriamente parlare di un’uniformologia per le unità corsare: la differenziazione e l’eterogeneità ricadevano anche su abbigliamento ed equipaggiamenti, che molto spesso erano costituiti a prede tolte a soldati spagnoli, veneti, ecc.  che venivano riattate dai barbareschi.

Un comune elemento era comunque costituito da un equipaggiamento leggero, dovendosi tanto i corsari muoversi con agilità sulle navi (tra manovre ed arrembaggi) così dovendo compiere scorrerie rapide ed incisive a terra.

Da qui lo scarso impiego di corazze e protezioni che non si limitassero a celate o barbute per proteggere il capo mantenendo sgombra la visuale.

Giannizzeri

Dall’altro lato giannizzeri e raìs tenevano molto a distinguersi dalla massa dei marinai (gli schiavi avevano un cappello rosso ed un giubbotto, detto gabbana, per i periodi di freddo), adottando una propria uniformologia che grosso modo ricalcava quella di terra.

Il colore delle uniformi dei giannizzeri imbarcati sulle navi era il blu scuro, a cui accompagnavano dei copricapo meno evidenti di quelli oblunghi adottati sulla terraferma. L’equipaggiamento individuale era tuttavia comune, consistendo in un coltello a falcetto, il bichaq, ed in un archibugio a cui spesso si accompagnava una pistola e una spada per gli ufficiali. Anche i marinai erano armati con archibugi o carabine, anche se non mancavano balestre ed archi corti, che continuarono ad essere efficacemente utilizzati per tutto il corso del XVI secolo.

La dotazione di armi da fuoco corte era peculiare nei raìs, che, accanto alla scimitarra ed alle pistole, amavano dotarsi di un formidabile coltello ricurvo, lo jambiya. L’uniforme di raìs e degli ufficiali corsari era molto varia e composita, unificata dall’utilizzo del tradizionale turbante turco, che nel caso dell’Ucciallì compriva il capo roso dalla tigna. I corsari che assursero al rango di ammiragli delle flotte ottomane, in tutte le raffigurazioni che li rappresentano, indossano i vestiti sfarzosi degli alti comandanti militari turchi, simbolo di una distinzione e di un rango riconosciuto dal Sultano a uomini di valore.

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