Antropologia culturale, Tradizioni

Il maiale di Sant’Antonio Abate: da demonio ad animale prediletto. Sincretismo religioso nella tradizione cultuale del Salento

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Uno dei primati che spettano all’Ordine degli Ospitalieri è di aver dato all’arte uno stile tutto nuovo di raffigurazione Sant’Antonio Abate che sostituì nel basso Salento quella tipicamente greca legata ai canoni dell’iconografia dei Santi Eremiti.

In questa nuova espressione artistica l’Abate è ritratto in età avanzata con la barba bianca e lunga mentre incede scuotendo un campanello, così come facevano di Antoniani, in compagnia di un maiale. Il bastone, sul quale è legato il campanello, termina spesso con una croce a forma di Tau, lo stesso che gli  Ospitalieri portarono cucita di blu sul loro abito nero. A volte si raffigura in compagnia di altri Santi oppure in contemplazione con abito monacale e scapolare nero segnato col tau. Egli regge un bastone del pellegrino biforcuto con una campanella mentre ai suoi piedi sono raffigurati i  tre elementi principali della sua iconografia: il maiale, il libro delle Sacre Scritture aperto e la fiamma ardente.

A questo carattere tipicamente latino dell’immagine sacra si sovrappongono due elementi iconografici, il maiale e il fuoco, che testimoniano nel culto del Santo antiche reminescenze di riti arcaici pre-cristiani legati al culto delle Grandi Madri. Culto che, attraverso la grande opera di evangelizzazione perpetuata nei secoli dalla Chiesa, fu fagocitato, ma non del tutto eliminato, nella religione cristiana. Le labili tracce di queste ritualità, ancora vive in molte località salentine, sono testimonianza di quei caratteri antichi tipici della nostra identità storica. La figura del maiale nella rappresentazione sacra, oltre al suo aspetto prettamente religioso, ha un’importanza sociale rilevante e specialmente per quella tipicamente contadina. Gran parte della popolazione salentina durante il Medioevo fu una società rurale dedita a un’agricoltura esercitata promiscuamente e finalizzata all’autosostentamento. Un’economia, dunque, fondata sulla sopravvivenza della propria famiglia e solo le grandi borghesie, specialmente veneziane, puntavano alla commercializzazione dei prodotti nei mercati internazionali. Gli animali nella società agricola rappresentavano una grande ricchezza e una fonte di sostentamento essenziale da custodire, vigilare e preservare.

Il maiale rientrava nell’economia contadina tra gli animali più apprezzati, usiamo ancora dire che di lui non si butta niente e principalmente perché dalla macellazione dello stesso si ottiene un’elevatissima resa che non ha paragoni con nessun altro animale da macello, e perciò la presenza del suino nelle rappresentazioni di Sant’Antonio lo pose, nella cultura popolare, come animale prediletto anche dal Santo. Per questo convincimento si estese la credenza all’intero mondo animale che fu dunque consacrato alla protezione dell’Abate e nel suo giorno di festa, assieme al bestiame in genere, è tuttora benedetto.  

Considerando che la leggenda nelle credenze popolari è molto diffusa, anche se è proprio da questa che traspare quel timor di Dio tipico della genuinità dell’uomo di campagna, e che in essa il mondo animale è uno dei soggetti narrativi più ricorrenti, la stessa è smentita proprio dall’agiografia dell’Abate che fa intuire come egli non ebbe tantissimo apprezzamento per il mondo animale e anzi, spesse volte, fu dallo stesso associato alle manifestazioni diaboliche o all’incarnazione del male stesso.  

Dal punto di vista storico, invece, la figura del maiale e la sua relazione col Santo trarrebbero origine dall’impegno caritativo, ispirato sul modello della pietà popolare, profuso dall’opera ospitaliera degli Antoniani. Essi infatti, tra i vari medicamenti dell’epoca, utilizzarono il grasso del maiale per lenire i bruciori delle piaghe presenti sui corpi dei malati di fuoco di Sant’Antonio. A questo scopo gli stessi Ospitalieri furono autorizzati ad allevare i suini che liberamente circolavano per le strade dei paeselli ed essere riconosciuti come proprietà dell’ordine grazie ad una campanella appesa al loro collo; la stessa che appare sul bastone del Santo.

Indipendentemente da quale siano le spiegazioni più vicine alla verità, è certo che il culto di Sant’Antonio nella religione cristiana è il risultato delle progressive stratificazioni di diversi culti che nel corso dei secoli si sovrapposero e si confusero lasciando tuttavia inalterati quei concetti di carità e di pietà che si sottointendono nell’insegnamento Ama il tuo prossimo come te stesso e che il movimento antoniano fece proprio.

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