Arte, Tradizioni

Come sempre, fra Oriente e Occidente…

di Fernando Cezzi

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Maglie, Chiesa di Maria Ss. della Purificazione

Era la chiesa principale della comunità del Casale, dedicata a San Nicola, una scelta quasi naturale in un villaggio che – se non si vuole sognare un’origine più antica ancora – dovrebbe esser nato intorno al Mille, nella provincia italiana (catepanato) dell’impero bizantino, insediamento di lingua greca, chorion forse, un cui prete nel XII secolo prenderà in prestito dei libri dal monastero di san Nicola di Casole, presso Otranto: lo possiamo considerare il primo “magliese” – Teodoro mi pare si chiamasse – ad uscire dalle nebbie del passato.

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Altare di San Nicola

Sino alla fine del Cinquecento le liturgie in paese si celebravano secondo il rito bizantino e nei registri parrocchiali si conservano i nomi degli ultimi quattro ecclesiastici greci del Casale di Maglie.

Ma nel XII secolo è già avvenuto in tutto il sud d’Italia un cambiamento istituzionale decisivo: con l’avvento dei normanni – di origine scandinava, ma “francesizzati dal IX secolo…- si instaura il feudalesimo: un sistema politico, sociale ed economico che fa del feudatario il signore quasi assoluto del suo piccolo stato e fa dei cittadini dei sudditi suoi “personali”.

Durante le varie dinastie che si succedettero sul trono di Palermo e di Napoli, i “baroni” continuarono a governare i loro feudi con giustizia o arbitrio, con paternalismo o con la forza, fra transazioni ereditarie, confische reali, lotte e guerre fra loro, con il sovrano e con i sudditi.

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Altare Maggiore

Tutto questo fino al 1806-1807, quando il feudalesimo fu abolito dal re del tempo.

Di Maglie conosciamo alcuni dei suoi baroni: Cerasoli, Ventura, Sambiasi, Santacroce, i più antichi, di cui si sa molto poco; vennero poi i Lubelli, i Maresgallo, i Prato, i Filomarino, i Capece-Castriota, per i quali le fonti sono più eloquenti.

Possiamo ricordare due baronesse di Maglie: Anna Carrera y Eril, figlia di Marc’Antonio Carrero ed Eularia De Eril y Arcao, e moglie di Paolo Gerolamo Maresgallo: governò da sola il suo stato magliese dal 1686 al 1707, periodo in cui fu completamente affrescata la volta della più antica, attualmente, chiesa cittadina, quella della Madonna delle Grazie.

L’altra baronessa è la più nota Francesca Capece (1769-1848), l’ultima feudataria di Maglie, morta in estrema povertà dopo aver donato agli ex-sudditi, ai suoi tempi ormai concittadini, i propri beni e il palazzo (già castello), per farne nascere una scuola pubblica.

Ma la storia di un paese è soprattutto la storia della sua “università”: dell’insieme dei suoi abitanti, che gestivano gli affari comuni – in rapporti non sempre facili col barone e i suoi ufficiali – riunendosi dapprima nel Parlamento, poi (agli inizi dell’Ottocento) nel Decurionato e infine (dopo l’Unità) nel Comune.

Tornando alla chiesa di San Nicola – la Chiesa grande (espressione greco-bizantina !), come sempre la si è chiamata, o Chiesa Madre -, si sa che l’antica chiesa medievale fu rifatta ai primi del Cinquecento, piccola. Verso la fine del Seicento aveva subìto dei rifacimenti sostanziali, tanto da doversi nuovamente consacrare, nel 1681.

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Statua di San Nicola

Rovinata in più parti e danneggiata da un terremoto verso la metà del Settecento, fu del tutto abbattuta. Il nuovo edificio, che è l’attuale, fu completato nel 1765 e consacrato tre anni dopo, dedicandosi l’altare maggiore alla Madonna della Misericordia.

Sempre governata “per universitatem”, cioè a spese e cura della comunità cittadina, nel 1852 divenne Collegiata col titolo di Maria Ss. della Purificazione, che possiede tuttora.

Del suo “Oriente” la chiesa non ha conservato nulla: troppo lontano nel tempo, dimenticato anche per le troppe inimicizie – di varia natura e intensità – fra le due sponde dell’Adriatico, fino ai tempi recenti.

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Altare Sant'Oronzo

Ma proprio la melograna e l’upupa, così presenti nella scultura barocca anche a Maglie, non sono forse delle simbologie bizantine? E’ proprio così astruso intravedere un tono, un gusto “orientale” nel barocco leccese? La questione agli addetti ai lavori.

Si conoscono meglio gli artisti del Settecento che lavorarono in San Nicola, grazie anche al mecenatismo dei Filomarini e dei Capece-Castriota: Felice de Palma, architetto dell’edificio; Emanuele Orfano, autore dell’altare Maggiore, quello di san Nicola e quello di sant’Oronzo, e delle loro statue; Domenico Aloja, maestro dell’altare del Sacramento; Saverio Lillo, Oronzo Tiso, Pietro Bardellino, Francesco Palumbo, pittori…

Per non parlare degli artisti anonimi del coro in noce ed ulivo, della porta maggiore in castagno foderata in ottone, della porticina argentea dell’altare del Sacramento, delle statue in cartapesta, delle tele “domenicane” del coro.

Ma un moderno san Nicola bizantino – con a mo’ di didascalia dei versi in suo onore scritti da Nicola d’Otranto, Nettario di Casole (XIII secolo) – è oggi lì in un angolino del transetto a destra, a ricordare le origini della storia della chiesa e di Maglie: sommessamente, in silenzio, ossia “apofaticamente”, come nel Medioevo avrebbero detto (e pregato) i fedeli della stessa chiesa, greca-mente appunto.

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