Personaggi

Antonio Romano, designer magliese famoso nel mondo

di Cosimo Giannuzzi

Esprimere la propria opinione su un magliese di nascita, l’architetto Antonio Romano, docente alla Sapienza di Roma, communication designer, e sul gruppo da lui fondato nel 1991 (denominato AReA, acronimo di Antonio Romano e Associati), comporta dei rischi. Il più immediato è quello di esporre argomenti già noti, principalmente sul campo nel quale opera: la comunicazione visiva. Un altro rischio è quello di banalizzare il suo lavoro che meriterebbe per ogni realizzazione una analisi attenta perché ciascuna creazione e specificatamente ogni logo, ogni marca racchiude caratteristiche specifiche: la natura di un’organizzazione, di un prodotto o di una realtà produttiva. Infine, il rischio di lusingare una persona: invece, come si può intuire, sono i risultati del suo lavoro a richiedere una valutazione, benché sia arduo distinguere una persona dalla sua opera.

Va preliminarmente detto che Antonio Romano, con determinazione, ha saputo metter su un gruppo le cui realizzazioni vanno dal branding alla creazione del concetto di un’azienda fino alla designazione di essa; quindi promuovere un’impresa, un’istituzione, un’associazione, una società, rendendole riconoscibili visivamente e costruendo il loro sistema identitario, attraverso una immagine visiva in grado di veicolare contenuti specifici. Le successive considerazioni e descrizioni su alcuni concept servono ad evidenziare quale potrebbe essere stato il percorso di ideazione e progettazione grafica che viene compiuto per evocare suggestioni e contenuti immediatamente comprensibili o per alludere a qualità proprie delle aziende, organizzazioni, istituzioni, attività. Potrebbe in verità apparire una forzatura decodificare queste creazioni in quanto le immagini realizzate sono già eloquenti. In realtà si farebbe un torto alla creatività di Romano e del suo gruppo se non vi si riconoscesse una loro complessità di elaborazione delle informazioni che il gruppo raccoglie prima di iniziare il lavoro di traduzione delle caratteristiche identitarie dell’azienda o del prodotto in un sistema di segni e di simboli. La creazione del concetto di un’azienda, di un’organizzazione, di un’istituzione, di un’attività contiene una molteplicità di informazioni sulla evoluzione della cultura figurativa. Le immagini create sono perciò un dato importante per riconoscere un’attività economica, associativa e culturale.

Uno dei primi marchi è quello realizzato per la CGIL nel 1986. E’ un semplice quadrato in rosso declinato con le sigle delle diverse categorie che fanno parte della Confederazione. E’ forse superfluo dire che la forma del quadrato evoca un simbolismo nel quale l’organizzazione e la costruzione della figura geometrica mostrano un ordine compatto della forma che la Confederazione riconosce alla sua azione nella difesa dei lavoratori e dei cittadini più deboli economicamente. Il colore rosso è un colore primario storicamente associato alle azioni rivendicative che hanno come obiettivo l’uguaglianza sociale. Questa realizzazione sarà l’occasione del gruppo e di Romano per raggiungere l’ apprezzamento, in particolare dalle grandi imprese italiane che in gran parte diverranno committenti della loro identità visiva e del loro marchio.

Più di recente è la Rai a mettere a dura prova la creatività del gruppo. La risposta grafica e tipografica sarà di grande impatto. Il logo, introdotto nel 2000, noto come “farfalla”, oggi purtroppo sostituito da un nuovo logo, è infatti una delle realizzazioni più note che associano l’emozione di una figura elegante che esalta l’italian style (la farfalla) con la sua elaborazione in due volti frontali. La figura fa credere ad una relazione con il calice di Rubin o che ha trovato una involontaria sintonia concettuale con questa figura. Il calice di Rubin è una figura ambigua perché convivono in essa un vaso e due volti di profilo che si guardano. Nel logo della RAI alla percezione dei volti che si guardano, subentra la percezione delle ali di una farfalla. Vi è in questa costruzione una attuazione delle leggi gestaltiche che hanno come presupposto l’inversione figura-sfondo. I volti che si guardano, nel logo della RAI, rappresentano la comunicazione.

Una produzione periodica staccata dalla ricerca grafica di personalizzazione e promozione identitaria di una attività economica è la realizzazione di un calendario rinomato e apprezzato per la sua originalità in tutto il mondo. Le immagini mensili che lo compongono sono realizzate riassemblando oggetti di uso quotidiano, di elementi della natura,di rifiuti delle attività umane formando con essi bizzarre, insolite e verosimili rappresentazioni di animali e cose quasi a voler mettere a nudo un lato nascosto delle forme. La produzione del calendario ha inizio nel 1991 e si serve di fiammiferi, bottoni, matite, compassi, nastri, verdure, pasta, posate che divengono calzature, scooter, monumenti, animali e tanto altro ancora.

Continuare ad analizzare le molteplici opere dello studio grafico diretto da Antonio Romano è impossibile. Ci si può limitare a menzionare delle realizzazioni a titolo di esemplificazione per intuire la vastità dei settori d’intervento, dei marchi, dei brand, delle promozioni culturali, dei loghi. Tra i marchi, i brand e i loghi vanno segnalati : Edison, Cartasì, Renault, Tim, Trenitalia, Cisl, Artesia, Esis, CES, Cirio, Enichem, Inail, Ilva, Banca Popolare Pugliese, Istituto Regina Elena, Finmeccanica, FIGC, Telecom, Candido, Stream, Capitalia, Pirelli Re, Oregon Scientific, Lacoste. Fra le promozioni culturali, il manifesto per il Comune di Roma, per Milano, per l’anno olimpico dei Giochi di Atene, per la raccolta differenziata di Milano, per la campagna della Presidenza del Consiglio per le Vacanze serene, per la commemorazione della strage di Capaci e così via. Tutta la produzione iconografica mostra quale filo conduttore l’esigenza di mostrare figure insolite, singolari, a volte bizzarre nate dalla metamorfosi di oggetti senza alcuna parentela con l’immagine creata. Dal 2004 il gruppo ha assunto la denominazione di INAReA per rimarcare la sua presenza in numerosi paesi in tutto il mondo: Parigi, New York, Atene, Berlino, Copenaghen, Milano, Praga, Stoccolma, Beirut …

Le sue opere sono oggi celebrate dalla storia della grafica artistica. Nel 2005, in occasione del 25° anno di attività, l’Università  “La Sapienza” e la Amministrazione Provinciale gli hanno dedicato nel  Vittoriano una mostra per illustrare la sua carriera di brand designer.

La produzione grafica di Antonio Romano non è assente da Maglie. Alcuni marchi e loghi appartengono alla quotidianità dei magliesi. Ha realizzato marchio, logo e identità visiva per una Banca ora estinta(Banca V.Tamborino), il restyling per una importante Ditta nel settore dell’abbigliamento (Candido 1859), e per un’azienda del settore elettrico (Neon Toma Illuminazioni). Quest’ultima è la prima società dalla quale Antonio Romano aveva ricevuto fiducia per poter esprimere le sue potenzialità di designer.

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