Opinioni

Combatterei per la Padania?

di Vauro Senesi

Tutt’altro che vago il mio voltastomaco si manifesta oramai chiaramente in coincidenza dei tanti telegiornali, programmi di approfondimento giornalistico, editoriali colti. Non c’è più trasmissione televisiva o edizione di quotidiano nazionale che non riporti, anche più volte al giorno, una delle tante sciocchezze di qualche esponente leghista. Costui solitamente privo di cultura politica, in qualche caso privo di cultura, viene spesso intervistato da esimi giornalisti che forse pretendono di farci passare questi dialoghi come eventi di sostanza politica e di interesse nazionale, spesso dimenticando la matematica.

Quanti Italiani rappresenta la Lega? Alle ultime elezioni politiche, ovvero quelle del 2008, la Lega ha ottenuto alla Camera dei deputati circa 3 milioni di voti, ovvero l’8,3 % degli aventi diritto, ovvero il 5% degli Italiani: un ventesimo della popolazione nazionale. Per fare un confronto immediato di numeri, la regione Puglia da sola conta poco più di 4 milioni di abitanti. Giusto per fare un parallelo è come se ogni giorno numerosi esponenti politici pugliesi venissero intervistati e riproponessero petulanti richieste di natura territoriale, insultando, al contempo, il resto d’Italia e minacciando non si capisce quali ritorsioni militari. Come apparirebbero costoro agli occhi degli altri 57 milioni di Italiani che privati della parola sono oggi costretti a sorbirsi questi spettacolini indecenti?

Non è mia intenzione pubblicizzare ulteriormente costoro, ma mi soffermerei solo un attimo a riflettere su una frase meccanicamente ripetuta nelle ultime settimane: “combatterei per la Padania“; una frase magistralmente rifilata ai giornalisti dal neosegretario leghista di Varese. La domanda sorge spontanea: combatterei contro chi? Per tentare di sopraffare e magari uccidere chi? E’ lecito chiedersi perché tanti media diano tanta pubblicità a individui che predicano la violenza a fini elettorali? Non so quanti di voi, ma personalmente ne ho piene le scatole di questa occupazione militare dei media televisivi, radiofonici e della carta stampata.

Ciò premesso è bene iniziare a essere chiari: qui al Sud cresce ogni giorno il fastidio per queste uscite sopra le righe, e sono ormai in pochi a continuare a pensare che tutto sommato l’indipendenza della padania sia una cattiva idea.

Erodoto ha detto:

“Non esiste uomo folle al punto di preferire la guerra alla pace. In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra sono invece i padri a seppellire i figli.”

11 pensieri su “Combatterei per la Padania?”

  1. Basterebbe un’attenta lettura di due testi “Terroni”di Pino Aprile” e “Il sangue del sud” di Giordano Bruno Guerri, per rendersi conto di come l’unificazione dell’Italia fu in effetti uno scippo da parte dei Sabaudi delle grandi ricchezze del sud. E se non bastassero queste letture, esiste una documentazione filmata da parte di Alberto Angela che in “Ulisse” ci mostra il regno delle due Sicilie come il più florido dell’età rinascimentale prima dell’avventura garibaldina: http://www.youtube.com/watch?v=Szg8pZoqBmk
    Il discorso sarebbe lungo e complesso e a nessuno conviene revisionare la storia risorgimentale rimuovendo fiumi di retorica che nascondono, almeno del sud, una vera guerra civile, che culminò con i “fatti di Bronte” dell’Agosto del 1860 . E in questo mio commento non posso certo riassumere il pensiero federalista di Cattaneo, travisato da chi non ne conosce a fondo la sua idea unificatrice come si può evincere da queste due righe :
    gli uomini si sono associati per istinto: “la società è un fatto naturale, primitivo, necessario, permanente, universale…”; è sempre esistito un “federalismo delle intelligenze umane”: è sorto perché è un elemento necessario delle menti individuali.
    La Padania inoltre non esiste né come fatto geografico, né come fatto storico e i primordi della cultura europea nascono proprio nell’Italia del sud , in quella che fu la Magna Grecia, patria dei grandi pensatori del VI secolo a.c. Tutto questo i “padani” lo ignorano, come ignorano un confronto sereno fondato sulla forza delle idee. Preferiscono usare il gesto dell’ombrello e il dito medio sollevato quasi a stendardo delle loro capacità dialettiche.

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  2. …rilanciando quello che scrive Dino Licci nella sua “esegesi” del termine Padania,vengo a dire che il lemma “Padania” è neologismo.termine che alcuni linguisti hanno inserito la parola nel loro dizionario sottolineandone l’uso errato che se ne fa per e/o nella identificazione di una territorialità.quindi la domanda è “di che parliamo?”.un caro saluto alla redazione…

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  3. totofiori
    state tranquilli…qui al nord siamo con gli occhi aperti!
    sono un appassionato di storia e la Padania, per tante ricerche che ho fatto, non l’ho ancora trovata nei documenti e nelle memorie storiche.
    I partigiani delle mie parti ( e c’erano anche partigiani meridionali da noi), che hanno fatto la vera Italia unita e repubblicana, mi hanno sempre consigliato:
    ” tenere sempre gli occhi aperti perché….non si sa mai”.
    e li terremo ben aperti…….. stiamo aspettando che alzino solo un dito, questi quattro cialtroni!

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  4. Se i meridionali mandano i loro figli a studiare al nord e non investono nel Sud, perchè gli altri dovrebbero credere nel Sud?
    I meridionali imparino a credere nel meridione.

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  5. Le differenze di costume tra zone diverse della nostra Italia, non deve portarci, a mio avviso, a evidenziarne le difformità, ma a coglierne le somiglianze. Ci sono differenze di idioma e di usanze anche tra Uggiano, Maglie o Galatina pur trovandosi a pochi chilometri di distanza, ma è fisiologico e piacevole compararne la terminologia e l’inflessione dialettale. Ho riascoltato ultimamente con molta attenzione le parole del nostro inno nazionale e ho capito che non sono solo retorica ma una dimostrazione di come, anche 150 anni fa, l’Italia faceva riferimento alle sue origini più remote che hanno radici precedenti alla nascita di Cristo. Semmai l’unificazione ha trasformato un’Italia feudale in uno Stato che stesse al passo con le grandi nazioni europee. Ma l’Italia è una e indivisibile da sempre. Vi propongo di riascoltare l’inno di Mameli facendo attenzione al testo stilato dal giovane Novaro :
    Fratelli d’Italia,
    l’Italia s’è desta,
    dell’elmo di Scipio
    s’è cinta la testa.
    Dov’è la Vittoria?
    Le porga la chioma,
    che schiava di Roma
    Iddio la creò.
    Questo riferimento all’elmo di Scipione ci fa capire come si senta l’Italia unita fin dal 202 a.c. quando Scipione l’africano, generale romano, sconfisse a Zama il cartaginese Annibale e c’è un’esortazione a riprendere le gloriose armi perché la Vittoria porga ancora la chioma a Roma . La Vittoria cioè, diventando schiava di una Roma vincitrice, dovrà porgere ad essa i suoi capelli perché vengano recisi come si usava fare con le schiave .
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!
    Questo stringiamoci a coorte significa restiamo uniti nel nostro ideale di combattere per la libertà, uniti come nelle antiche coorti romane (queste coorti erano le parti che costituivano le legioni dell’ antico esercito).
    Noi fummo da secoli
    calpesti, derisi,
    perché non siam popoli,
    perché siam divisi.
    Raccolgaci un’unica
    bandiera, una speme:
    di fonderci insieme
    già l’ora suonò.
    Stringiamoci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!
    Qui il testo è più chiaro e c’è solo da notare come i termini siano tipici del tempo in cui furono scritti : raccolgaci sta per ci raccolga, speme per speranza, fonderci per unirci in uno Stato unico.
    Uniamoci, uniamoci,
    l’unione e l’amore
    rivelano ai popoli
    le vie del Signore.
    Giuriamo far libero
    il suolo natio:
    uniti, per Dio,
    chi vincer ci può?
    Stringiamoci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!
    Anche questa volta il testo è chiarissimo anche se ci sono polemiche su quel “Per Dio” che alcuni interpretano come un’imprecazione, altri come un francesismo che significherebbe con l’aiuto di Dio.
    Dall’Alpe a Sicilia,
    Dovunque è Legnano;
    Ogn’uom di Ferruccio
    Ha il core e la mano;
    I bimbi d’Italia
    Si chiaman Balilla;
    Il suon d’ogni squilla
    I Vespri suonò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!
    Dovunque è Legnano: ogni città italiana è Legnano: si riferisce alla battaglia di Legnano quando, nel 1176, i comuni lombardi sconfissero l’Imperatore tedesco Federico Barbarossa
    Ferruccio: ogni uomo è come Francesco Ferrucci, questa volta il riferimento è all’uomo che nel 1530 difese Firenze dall’imperatore Carlo V.
    Balilla: così chiamavano il bambino che con il lancio di una pietra, nel 1746, diede inizio alla rivolta di Genova contro gli Austro-piemontesi
    Vespri: è il famoso episodio del 1282 passato alla Storia col nome di “Vespri siciliani” quando i siciliani si ribellarono agli invasori francesi.
    Son giunchi che piegano
    Le spade vendute;
    Già l’Aquila d’Austria
    Le penne ha perdute.
    Il sangue d’Italia
    E il sangue Polacco
    Bevé col Cosacco,
    Ma il cor le bruciò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!
    Le spade vendute è un modo di indicare i soldati mercenari che si piegheranno come giunchi agli italiani mentre il simbolo austriaco, l’Aquila, sta perdendo le penne.
    Poi l’inno ci ricorda che l’Austria alleatasi con la Russia (il Cosacco), bevve il sangue italiano e quello polacco(la Polonia invasa da Austria e Russia) ma quel sangue avvelenerà il cuore degli oppressori.
    Ed ora cantiamolo insieme emozionandoci ancora davanti ad una svettante bandiera tricolore.

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