Racconti, Scrittori salentini, Scrivere il Salento

Hai mai visto le sirene da quassù?

di Lele Mastroleo

©Gianfranco Budano: Santa Maria di Leuca

…dopo il sentiero che costeggiava il campo comunale ed i tre pini che limitavano la vecchia dimora di caccia del Lucagiovanni, si inerpicava in salita una mulattiera grigia che portava su una collinetta ricca di prati e graminacee selvatiche multicolori dalla quale si poteva godere tutto il Salento in un solo sguardo. Per noi allora imberbi ragazzetti erano solo le “montagnette“, era solo il fine del conosciuto, era dove finisce la terra ed iniziavano le favole, era il punto finale del sapersi paese e diventare, a un momento solo, “altrove”.

i grandi erano abituati a raccontarlo quell’ “altrove”. Quegli strani posti di quello strano mondo, che aveva nomi strampalati e che suscitava l’incanto. Magari durante il sacro attorniarsi di fronte allo scintillio della legna al fuoco.

Tata,è vero che a Santammariateleuca ci sono le sirene e che ogni barca che passa vicino al faro deve chiudersi le orecchie per non sbagliare rotta».
E’ vero ci sono le sirene al Capo di Leuca e sono sirene magnifiche e bellissime,bionde,sono tutte bionde le sirene ed hanno gli occhi dello stesso colore del mare».
Ed è vero Tata che nelle giornate serene se guardi bene benissimo puoi anche vederle le sirene dalle “montagnette“».
Nelle giornate serene si possono vedere i sei continenti dalla “montagnette».

Non ci pensavi a quella frase mai attentamente e così come non ci facevi caso, al fatto che tu crescevi e crescevano per te i limiti di quel mondo che camminava sotto i tuoi passi e che si accorciava.

Ci siam rubati i primi baci di nascosto, al buio di quella mulattiera, con il ritmo dei battiti del cuore, che strozzava in gola, tutte le paure del posto e del non saperci fare. E quando con le mani sudate di angoscia e gioia riaccompagnavi a casa quel biondo momento dalla breve vita,”domani ci torneremo e sarà sempre più bello“, le promettevi ed invece non l’avresti mai più rivista, perchè era il tempo di ripartire e la scuola era più importante di una sirena.

Abbiamo visto le foto di quella mattina di quasi novembre,quando facendo finta di scivolare su una di quelle pietre,ci siamo inginocchiati di fronte alla memoria e l’abbiamo chiesta in sposa.

Tata, è vero che mi riporterai su quelle collinette a vedere scendere la notte su quei seminatori di grano che hanno lasciato quello che non sarà più? Non ci tornano più mi dirai, ma non importa. Voglio solo sentire nell’anima ancora una goccia di sudore. Voglio sentire il caldo dell’erba e dei cardi strapparmi la pelle e fare un salto ancora ad “unolaluna” mentre da lontano la voce di mia madre che gridafermati qui che è ancora mattina ed il treno non passerà prima delle tre“».

Lo sai che nelle giornate serene si possono vedere i sei continenti da quassù?».

Non ci pensavi più ai sei continenti, ora lo sappiamo che è vero. Ora lo so anch’io babbo, che la magia dell’incanto è l’unico continente dove preferisco vivere.

6 pensieri su “Hai mai visto le sirene da quassù?”

  1. Questa è anche la mia terra…. ma, oggi, grazie a te,la vedo per la prima volta. se chiudo per un attimo gli occhi, riesco a coglierne i colori, visibili solo dall’animo. Grazie Lele per raccontare in questo modo meraviglioso, onorata nel conoscerti.

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  2. Mi è venuto in mente: ecco perché per noi era facile capire Omero e Ulisse e tanti e tanto altro ancora…. eppure a me nessuno aveva mai parlato delle Sirene di santa Maria

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  3. L’incanto dei surrogati fuori campo è crederci. E’ uscire dal mirino delle cose ferme, è farsi vela nel mare dei permessi speciali, dove le onde non sono mai medie. Ho un ottimo prigioniero con cui tramare diversità.
    Grazie Lele, Ornella.

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