Scrivere il Salento

Amo Maglie (?)

di Luca Portaluri

Amo Maglie perché ci sono nato, la amo perché è vicina a quel lembo di paradiso chiamato mar adriatico, nel suo tratto di costa italiano più pulito, mi piace Maglie per quella sorta di manicheismo politico esistente tra i cittadini secondo cui o sei “fittiano” o non lo sei, o sei bianco o sei nero, e io che sono un immarcescibile estimatore del colore e delle sfumature di grigio, dove mi devo collocare socio politicamente (con buona pace dei daltonici)?.
E’ particolare, Maglie, poiché nonostante sia una cittadina del sud Italia  sembra di vivere in un’eterna dicotomia calcistica tra juventini e interisti (con qualche esplosione rossonera talvolta), la passione e l’odio reciproco dei quali  si possono assimilare ad una lotta tra due calvi per un pettine.

Amo Maglie perché è sede dell’MTA, che sta per Maglie Territorio Ambiente, ma che ufficiosamente è diventato l’acronimo di Multate Tante Automobili; adoro Maglie, ancora, per la presenza di dolcissimi dossi artificiali e rallegranti rallentatori di velocità stradale disseminati quasi ovunque (allitterazioni altrettanto allettanti non ne conosco, per evitare parolacce); amo questa città perché la gente mormora, e ricama e disegna sceneggiature degne dei migliori fantasy hollywoodiani intorno alle persone, e alle situazioni di queste (si dirà, non è una peculiarità solo magliese: beh, certo, ma io oltre a nascere, autoctonamente ci vivo, quindi il peso e la “stanchezza”  delle dicerie più o meno fondate risultano tutte negativamente e pesantemente esagerati).

Sì, Maglie mi piace per la sua autosufficienza commerciale e produttiva, in fondo se vuoi  si trova di tutto, qui, anche il superfluo, che è più utile del necessario a volte; mi piace per la fama che si è creata nel corso del tempo intorno ai suoi abitanti secondo cui le donne hanno (quasi tutte) la puzza sotto il naso, strette tra una artificiale e inventata arroganza e una naturale inconsapevolezza di apparire arroganti, e quasi parallelamente gli uomini son (quasi tutti) benestanti e spocchiosi: e si sa che certe ridicole etichette sono difficili ad essere rimosse; Maglie, sì, ché rimango ammaliato ogni anno durante il rito della processione del Venerdi Santo, quando ogni pesantissima statua, ogni ghigno teso a celar lo sforzo, ogni acconciatura impomatata per l’occasione, le vesti  e i veli neri delle “prefiche”, brezzati dal vento primaverile, tutto il codazzo di gente dietro il Sindaco di turno mi dicono che sto a casa, forse una casa vecchia, incerottata, consumata, ma pur sempre una casa.

Amo Maglie per le sue albe, aspettate e abbracciate spesso  correndo lungo le Franite; mi piace perché è un posto relativamente tranquillo, e riesci a passeggiare, godere, respirare senza timore di essere rapinato o malmenato (l’eclatante criminalità è fatto raro). Maglie, una città in avanti coi tempi, allorché il Natale viene annunciato verso la fine di… ottobre, coi primi negozi illuminati e fluorescenti, nel caso ci dimenticassimo della “imminentissima” festa religiosa.

Città futura, e presente e  futuribile quindi: io nel frattempo mi lascerò sempre scivolare addosso i Luoghi Comuni Magliesi (aggettivo) e sempre stimerò i  Magliesi (sostantivo) Comuni Luoghi (umani) nei quali è possibile confrontarsi e viversi, sotto gli occhi gelosamente sornioni di una Francesca Capece che tutto nota e tutto racconterà. Sì, in fondo voglio bene a Maglie, a questa Donna friabile, fruibile, modernamente antiquata, che tra i suoi tanti amanti ha avuto uomini come Salvatore Toma, poeta immortale:

Mi vien da ridere perché in fondo ci godo.
Il mio cuore (chiamiamolo così questo effervescente ascoltare) impazzisce.
Non c’è niente da fare.
Al lusso, allo star bene si mesce la più desolante povertà.
Il paese è come la città non ci resta che la mente,
il sogno proibito il blaterare placido e corretto della sopravvivenza

(tratto da: Salvatore Toma, I sogni della sera)

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