Scrittori salentini

L’omosessualità tra menzogna e realtà

di Cosimo Giannuzzi

© Pasquale Urso: Acquaforte

“… demonizzando l’omosessualità demonizza nel
contempo la natura perché l’omosessualità è sua figlia”
(dalla lettera di addio di Alfredo Ormando, scrittore cattolico gay
morto suicida in piazza S. Pietro in segno di protesta contro
l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti dei gay)

Fino a qualche anno fa gran parte delle teorie scientifiche ricercavano le cause dell’orientamento e del comportamento omosessuale. Storicamente, infatti, l’opinione prevalente attribuiva a questa espressione sessuale una condizione di deviazione rispetto al comportamento ed orientamento eterosessuale, legittimato dalla sua connessione con la procreazione ed il legame monogamico. Oggi, in seguito alla decisione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Considerare l’omosessualità come una variante del comportamento sessuale umano, la ricerca delle cause non riguarda più l’omosessualità, semmai tutte le tendenze sessuali. Tuttavia, permangono, anche se marginalmente, delle resistenze che fanno riferimento a ideologie, credenze religiose, fattori psicologici individuali e collettivi. Su queste resistenze ad accogliere l’idea che le Scienze Sociali hanno espresso, sull’esistenza nella società di definizioni sociali di ciò che è conforme e di ciò che è deviante, è utile porsi delle domande perché da esse traggono alimento e giustificazione le violenze, i soprusi, le angherie, le discriminazioni, le emarginazioni, i delitti che interessano coloro che non vivono in modo nascosto forme di relazioni sessuali quali l’omosessualità, la bisessualità, il lesbismo e in transgenderismo.

L’argomento principale invocato per osteggiare, vietando e punendo, alcune tendenze e comportamenti sessuali, è racchiuso nella nozione di contro-natura. Ci sono coloro – per esempio, in alcuni Stati dell’America – che non vanno al di là di certe posizioni sessuali altrimenti rischiano di cadere in ciò che per loro è contro-natura, così come per la Chiesa Cattolica sono ritenuti tali i metodi contraccettivi meccanici o chimici per impedire il concepimento. Ma è soprattutto nei riguardi dell’omosessualità che questa nozione trova la sua piena legittimazione. La diffusione dell’omosessualità nel mondo animale dovrebbe dissuadere dal servirsi di questa nozione anche perché non si tratta di eccezioni ma di una vera e propria iscrizione nel registro della natura di moltissime specie animali. Gli etologi hanno fino ad oggi osservato pratiche omosessuali in circa 1500 specie e per 500 di esse sono state anche documentate. Non si tratta, osservano gli studiosi, soltanto di atti sessuali ma di veri e propri legami, conseguenti a corteggiamento, anche stabili e caratterizzati in alcune specie di fedeltà, fra individui dello stesso sesso, legami che possono anche durare tutta la vita.

La maggior parte degli Stati attinge dalle religioni la convinzione che l’omosessualità sia un comportamento sessuale contro-natura. L’elenco dei paesi che hanno questo tipo di avversione verso gli omosessuali è quantitativamente notevole. Ci limitiamo a citarne solo alcuni. Ad esempio l’Iran, il Kuwait, lo Yemen, l’Arabia Saudita, il Sudan, la Cecenia ritengono illegale l’omosessualità e la puniscono con la morte; altri, come lo Sri Lanka, l’Egitto, il Pakistan, l’Oman, gli Emirati Arabi, la puniscono con l’arresto, altri come l’India, la Guyana, l’Uganda comminano agli omosessuali l’ergastolo. La richiesta del Parlamento Europeo agli Stati membri di legiferare in materia di discriminazione dell’omosessualità trova ancora l’Italia titubante. La nostra Costituzione all’art. 2

 “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Inoltre al comma I dell’art. 3 così recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Questa concezione del rapporto sociale vuol significare che nel nostro ordinamento la discriminazione in base alla sessualità non è ammessa per nessun motivo. Ciononostante il nostro ordinamento giuridico è ancora silente riguardo le pratiche discriminatorie riguardanti l’orientamento sessuale e l’identità in genere. La legge 205 del 1993, nota come Legge Mancino, ha introdotto il reato d’odio che punisce ogni tipo di discriminazione ma non quella riguardante i cittadini vittime dell’omofobia.

Ci sembra ragionevole l’obiezione che viene sollevata verso la tesi della contrapposizione alla natura da parte di questa forma sessuale, ritenendo invece l’uomo non soltanto natura per cui il suo comportamento non può essere accostato a quello animale perché le sue azioni sono il risultato della ragione e della consapevolezza di sé.

La direzione che l’uomo dà alla sessualità nel corso della vita è principalmente l’insieme dei meccanismi biologici, genetici, ambientali e culturali. Una delle componenti della sessualità umana è appunto l’orientamento  sessuale. Ci si serve di questa espressione per indicare la direzione dell’attrazione sessuale. omosessuale è l’attrazione per una persona dello stesso genere, eterosessuale per persone del genere opposto, bisessuale l’attrazione per una persona di entrambi i generi. Diverso dall’orientamento sessuale è il comportamento sessuale: quest’ultimo varia da individuo a individuo in relazione al contesto socio-culturale in cui ognuno di noi vive e dal quale è influenzato ed è connesso alle diverse strategie adottate nelle diverse realtà geografiche per quanto riguarda la seduzione ed il compimento degli atti sessuali. Altra componente della sessualità è l’identità sessuale o di genere (cioè percepirsi maschio o femmina) la quale non viene determinata dall’orientamento sessuale. Un uomo ha di solito un’identità maschile sia che abbia un orientamento verso l’altro sesso, sia che l’abbia verso il proprio o per entrambi i sessi. L’orientamento sessuale non è scelto, ma ogni persona ha un suo modo di percepire il rapporto affettivo e sessuale sin dalla primissima adolescenza. E’ comunque di poco conto conoscere la genesi di questo orientamento sessuale, se cioè è il prodotto di ragioni psicologiche o genetiche o di altro tipo, così come è poco rilevante individuare le cause che portano l’eterosessualità a divenire nella maggior parte degli individui prevalente rispetto ad altre varianti della sessualità. L’omosessualità al pari dell’eterosessualità non è una scelta ma è il riconoscimento di una tendenza sessuale, o erotica, o affettiva.

La Chiesa Cattolica si mostra comprensiva verso la tendenza sessuale (l’invito ai fedeli è di accogliere l’omosessuale con rispetto, compassione, delicatezza), in quanto la manifestazione non sottintende responsabilità personale ma è causata da fattori genetici, ormonali, psicologici e, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia depennato l’omosessualità dalle malattie mentali, persiste un arbitrario responso diagnostico di costituzione patologica incurabile, mentre il comportamento sessuale, poiché implica una volontà da parte dell’individuo, è censurabile, è un peccato perché cattivo dal punto di vista morale. Esso, infatti, comporta un atto sessuale fra persone dello stesso sesso, atto ritenuto intrinsecamente disordinato cioè contrario alla legge naturale. Pertanto la castità rappresenta la via d’uscita, il superamento di questa condizione. L’astensione sessuale è per il pensiero cattolico una virtù morale al quale tutti i credenti sono invitati a tendere  ma nel caso dell’omosessuale la prescrizione è perentoria, diviene un obbligo che non lascia alcuno spazio ad una libera scelta quale è quella del celibato per i religiosi..  L’astensione sessuale assume, dunque, nel pensiero cattolico un posto di rilievo. E’ una virtù morale a cui è chiamata tutta la comunità dei credenti. Nella catechesi è il ruolo all’interno della coppia (fidanzato e coniuge) o all’interno dell’ordine religioso (sacerdote e suora) o all’interno di un tipo di comportamento sessuale (gay, lesbica, trans gender, bisessuale) a stabilire il tipo di castità che l’individuo è chiamato a praticare. I fidanzati sono chiamati, per esempio, all’astinenza sessuale fino al matrimonio, i coniugi sono chiamati alla moderazione dell’atto sessuale a meno che non è finalizzato alla riproduzione, i preti e le suore sono chiamati al celibato ovvero all’astensione perpetua dalla sessualità. A quest’ultima visione della castità sono anche chiamate le persone omosessuali. Non può allora che destare meraviglia il fatto che solo per l’omosessuale la prescrizione si faccia perentoria, divenga un obbligo e non lasci alcuno spazio ad una libera scelta quale è quella del celibato per i religiosi. Questa richiesta di castità è perciò comprensibile se rivolta ai religiosi (regola, insieme a quella di povertà e obbedienza, che sacerdoti e frati accettano nel momento in cui diventano guide spirituali per i fedeli), ma è per lo meno discutibile se imposta ai fedeli o mostrata come l’unica legittima a chi fedele non è. Tanto accanimento trova forse una spiegazione nel reclutamento di accoliti nell’ambito di chi è tendenzialmente omosessuale. Infatti, sono moltissimi i religiosi o le persone di fede che vivono nascostamente e con grandi sensi di colpa questa condizione. Ci sono però, All’interno della Chiesa Cattolica, numerosi gruppi di gay cattolici (quali in particolare il COCI, Coordinamento Omosessuali Credenti Italiani che collega i vari gruppi presenti in tutta l’Italia), comunità di base, centri ecumenici e personalità ecclesiastiche, tutti legati alle teologie della liberazione, si pongono in modo critico ed opposto al fondamentalismo delle gerarchie ecclesiastiche. Queste realtà spirituali guardano all’omosessualità come dono di Dio e si appellano all’autentico insegnamento di Gesù Cristo e dei Vangeli di tolleranza e di accettazione.

Al pensiero religioso si oppone il pensiero scientifico nella sua valutazione dell’identità sessuale. La scienza ritiene, infatti, che essa sia il risultato di una serie di fattori biologici e culturali, le cui infinite combinazioni portano a ritenere ogni individuo diverso dall’altro nel modo di essere e di vivere la sua sessualità. Non esiste, quindi, un definito comportamento sessuale ma molteplici forme di vivere la sessualità, come tra il bianco e il nero vi sono infinite sfumature di colore. Omosessualità, eterosessualità, bisessualità ecc. sono esiti alternativi e naturali dello sviluppo psico-sessuale umano, come asserisce la psicologia moderna la quale rifiuta quelle terapie dirette a modificare l’orientamento sessuale in quanto eticamente inammissibili giacché compromettono l’equilibrio psicologico della persona. E’ semmai la loro negazione e l’interiorizzazione dell’atteggiamento negativo da parte della collettività quali la discriminazione, il pregiudizio, la violenza a far nascere la patologia. Vale allora la considerazione dello psicoanalista Fritz Morgenthaler (1975) che la pratica terapeutica ha fatto pervenire alla deduzione che

non esistono né eter-sessualità, né omo-sessualità, né bi-sessualità, ma solo la sessualità che attraverso le varie linee di sviluppo trova, per ciascun individuo, la sua specifica forma di espressione

 

 In definitiva ogni forma sessuale ha un suo itinerario ed una storia che è l’itinerario e la storia originale di ogni individuo.  Ed allora la permanenza dell’ostilità contro chi è ritenuto diverso nelle forme “lievi” (verbali), sia in quelle più pesanti (discriminazione), fino a quelle gravi (aggressione), trova alimento nell’ignoranza di ogni razionale argomento. Questa ostilità poggia su una carenza di elementi conoscitivi ed è molto spesso generata dalla paura o dal dubbio della propria identità (insicurezza). Ecco allora che i patti di solidarietà trovano in sede legislativa e in alcuni settori della realtà sociale tanti ostacoli quando si riferiscono a persone dello stesso sesso. Non è chiaro il danno, da più parti prospettato, che l’introduzione di regole civili, di diritti per le coppie di fatto, arrecherebbe alla famiglia. E’ semmai un ampliamento dei principi di solidarietà umana nella nostra legislazione. Chi si oppone lo fa con gli stessi argomenti che furono usati trent’anni fa da coloro che si opponevano all’introduzione del divorzio e che poi furono i primi a beneficiarne.

11 pensieri su “L’omosessualità tra menzogna e realtà”

  1. Inutile dire che condivido appieno quanto ho appena letto sull’omosessualità e della inconsistenza di una domanda che si chieda se essa sia una malattia, un vizio, una devianza genetica, un comportamento psicotico o qualsiasi altra diavoleria del genere. Il problema connesso all’omosessualità, a mio avviso, sarebbe del tutto inesistente se non fosse gravato dell’idea del peccato, una parola subdola, apparentemente innocua, ma che ammorba la nostra vita privandoci della primigenia gioia che è insita nell’amore, l’unica vera componente positiva della nostra esistenza. L’idea di “peccato” è intimamente connesso alle varie religioni che si sono assegnate il compito di dettare il comportamento dei singoli, ignorando il principio fondamentale che, purché non si ledano i diritti altrui, fra adulti e consenzienti tutto è lecito. Io ho trattato spesso temi legati alle varie religioni ed ai danni sociale ad esse connessi, avendo come scopo quello di tentare di elevarmi al di sopra degli angusti limiti spaziali e temporali di un singolo credo, per comparare i nostri costumi con quelli di altre epoche storiche e delle altre etnie che popolano il pianeta. Soltanto così si può volare più in alto e liberare la mente da condizionamenti ambientali deleteri e oscurantistici. Platone nel “Simposio” ci parla, attraverso Aristofane, del “Mito delle metà” che è lettura divertente come molti classici che si crede siano solitamente dei mattoni. Platone racconta che inizialmente gli uomini erano esseri completi con quattro gambe, quattro braccia, due teste e così via tanto che, volendo correre, potevano roteare come gli acrobati ed erano felici ma anche superbi perché consci della loro forza ed autosufficienza. Questi uomini erano chiamati ermafroditi, da cui il termine in uso oggi, ma erano di tre tipi e semplifico per brevità: un individuo poteva essere donna-donna, uomo-uomo, uomo-donna. Quando cercarono di scalare il cielo per spodestare gli dei, Giove li punì ordinando ad Apollo di tagliarli proprio in due metà e legare la loro pelle, fino a farla cicatrizzare, in un nodo i cui residui costituiscono l’attuale ombelico. Così da quel giorno la metà di chi era originariamente uomo- donna è diventato eterosessuale, chi era uomo-uomo o donna- donna, è diventato omosessuale, perché ognuno ricerca la sua metà mancante. Il mito è apparentemente ingenuo ma contiene degli insegnamenti importanti. Intanto ci mostra, nel caso specifico, come non ci fosse nessuna differenza pregiudiziale tra l’attrazione sessuale di qualsiasi tipo essa fosse, perché era dovuta al caso, poi, più in generale, ci mostra come gli uomini rifuggissero dall’idea del peccato, demandando ad un dio la responsabilità di un’azione e sgravandosi la coscienza del peso enorme di una eventuale cattiva condotta. Fin qui il mito supportato però dalla storia che ci mostra come nell’antica Grecia ed anche nell’antica Roma (Vedi Lucrezio, Ovidio, Catullo per esempio), l’ omosessualità era comunemente praticata fin dalla tenera età adolescenziale, senza scandalo alcuno e senza conseguenze biologiche e sociali. Ma passando ad un discorso più scientifico dobbiamo notare, in primis, come detto dal Giannuzzi, che l’omosessualità è diffusissima anche nel regno animale e questo fatto, a meno che non si voglia gravare anche gli animali dell’idea del peccato, dovrebbe già far intendere come essa sia un fatto naturale che io interpreto come un trucco della natura per limitare l’incremento demografico. Il fatto stesso di chiedersi cosa sia l’omosessualità, induce in un errore enorme. Senza un concetto errato che scaturisce dalla frase biblica “crescete e moltiplicatevi” che Dio avrebbe detto a Noè, il rapporto sessuale non avrebbe come fine la riproduzione, ma il soddisfacimento di un appetito che pare abbia le sue origini nell’ipotalamo, struttura nervosa che abbiamo in comune con gli altri mammiferi e nella cascata ormonale che varia da individuo ad individuo non in modo netto, ma percentualmente variabile. Questo significa che nessuno può dire di essere completamente eterosessuale o viceversa perché la componente maschile e femminile esiste in tutti noi anche se in diversa misura e semmai si potrebbe dire che un individuo ha un “comportamento omosessuale o eterosessuale” che è cosa ben diversa se ci pensate un attimo. Ma anche volendo forzare il concetto di omosessualità definendola una malattia, un vizio, una perversione, un’alterazione genetica o qualsiasi altra parola si voglia inventare, bisogna prendere atto che in nessun caso un omosessuale costituisce pericolo sociale, ma semmai egli potrà essere accusato di cattivo gusto e di ridicolaggine quando esaspera la sua reazione agli insulti gratuiti, ostentando la sua “diversità” con atteggiamenti che danneggiano il suo stesso “status”. Kant riassume, nel suo importante imperativo categorico, un concetto che congloba anche l’insegnamento biblico ed evangelico di “Non fare agli altri ciò che non vorresti gli altri facessero a te” ed anche questa ridicola ostentazione di orgoglio gay è un “insulto” gratuito al vivere civile. Detto questo è doveroso però analizzare la paura immotivata che alcuni o molti nutrono verso i “diversi”, paura che a volte acquista le stesse connotazioni del razzismo e che si definisce comunemente omofobia. Questa volta si che siamo veramente nell’ambito di una vera malattia e chi ne soffre può diventare pericoloso perché è vittima inconsapevole di insegnamenti aprioristici e dogmatici ed è carnefice spietato perché convinto, nel perseguitare i “diversi” di agire in nome di Dio e di difendere la morale comune. Diffidate della frase “è Dio che lo vuole”. Dietro di essa la Storia c’insegna che sono state commesse atrocità senza fine giustificando, con artifizi dialettici, genocidi e guerre senza fine. E per ribadire ancora la pericolosità dell’omofobia, voglio ricordare che chi ne è afflitto non soltanto è responsabile delle feroci persecuzioni cui molti omosessuali sono stati fatti oggetto, ma anche dei numerosi suicidi che avvengono soprattutto nelle caserme dove i gay sono allontanati, vilipesi, derisi.

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  2. Articolo molto molto interessante nel suo dispiegarsi 🙂

    Anche il lungo commento che mi ha preceduto è interessante. Lo condivido eccetto un paio di frasi

    La prima: laddove si parla, in relazione all’omosessualità, di “componente maschile e femminile” che “esiste in tutti noi”, credo si faccia confusione tra orientamento sessuale e identità di genere: un omosessuale non è infatti un uomo con una spiccata componente femminile; un omosessuale è “uomo fino al midollo”, tanto quando un maschio etero.

    La seconda: quando si parla di “ridicola ostentazione di orgoglio gay”, di “insulto gratuito al vivere civile”. Forse sarebbe il caso di mettersi nei panni di chi, come me, ha vissuto per 27 anni nel silenzio, per capire cosa significhi finalmente “uscire allo scoperto”, non temendo il giudizio degli altri e ancor prima il proprio. E finalmente poter dire: “io sono fiero, orgoglioso di quello che sono, di essere gay, e non ho paura del mondo”.

    Se dobbiamo discutere poi di ostentazione di orientamento sessuale, organizziamo per bene i pensieri e facciamolo a tutto tondo. Partiamo dalla “maggioranza”, cioè dagli etero. Ovvero dal modo “gratuito” con cui gli eterosessuali ostentano la propria sessualità.

    Un saluto,
    Michele
    🙂

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  3. Non per polemica ma per il piacere dialettico, ribadisco quanto ho scritto anche riguardo i due punti contestatomi da Michel Darling:
    1) l’auxologia c’insegna che tutti noi, oltre ai caratteri sessuali primari, siamo portatori di caratteri secondari(voce bassa, apparato pilifero, ecc) che viaggiano dalla femminilità verso la mascolinità con un gioco ormonale che ha tempi diversi: nell’uomo si manifestano con la pubertà, nella donna con la menopausa;
    2) 2) alcune manifestazioni di orgoglio gay sono degenerate in ostentazioni e sceneggiate che, a mio avviso, contrastano con il buon gusto a prescindere dagli orientamenti sessuali di chi sfida il galateo e il vivere civile;
    Bene che si parli di tali argomenti in un momento che vede la nostra Italia infangata da comportamenti razziali culminati con il luttuoso evento di Firenze.

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  4. Caro Michele,
    innanzitutto ammiro il tuo coraggio e capisco benissimo quanto dolore tu abbia provato nella vita a nascondere il tuo vero essere. Ho diversi amici gay ai quali sia io che mia moglie vogliamo un bene dell’anima e grazie a voi abbiamo capito (curiosando sino ad essere inopportuni alcune volte … ma eravamo ignoranti!) quanto sia importante conoscere questa sfera della sessualità così “diversa” dai limiti a noi inconsciamente imposti da una cultura ristretta, bigotta e conservatrice. Come scrive Dino bisogna allontanarsi dai concetti precostituiti per volontà di quei poteri che cercano di sfruttare la cultura per dirigere i comportamenti sociali (la monogamia è un altro stratagemma, il matrimonio ecc.). Io credo fermamente che, come in ogni altro ambito del saper vivere civilmente e “intelligentemente”, solo acculturando noi “ignoranti”, l’omosessualità potrà essere ritenuta alla pari di ogni tendenza sessuale senza alcuna discriminazione e senza nessuna presunzione di “peccato”. La vostra sfida del futuro è questa: “A C C U L T U R A T E C I”.
    Grazie a tutti gli intervenuti per questo arricchimento.

    Vincenzo e Nunzia

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  5. Ho letto con vivo interesse il commento di Dino Licci al mio articolo sull’omosessualità. Condivido pienamente un elemento primario su questo tema vale a dire il ruolo delle religioni nel censurare comportamenti e orientamenti sessuali. Condivido però anche le perplessità di Michele Darling riguardo alcuni contenuti presenti nel commento di Dino Licci. Innanzitutto sulla coesistenza della componente femminile e componente maschile nell’ omosessualità. Mi sembra sbagliato volere trovare una spiegazione ad una attrazione sessuale o affettiva. La risposta la potremmo invece cercare interrogandoci se esiste l’eterosessualità e l’omosessualità in quanto i confini fra le due forme di attrazione sono così labili da ritenere che esiste un continuum all’interno del quale la pulsione sessuale può esprimersi in atti sessuali non definibili preventivamente. In altri termini l’uso che facciamo dei termini omosessualità ed eterosessualità è un uso improprio anche se facciamo ricorso per rispondere agli interrogativi che le forme delle pulsioni sessuali pongono in essere. Esistono solo atti omosessuali ed eterosessuali, non persone omosessuali o eterosessuali. Per quanto concerne l’ostentazione di uno specifico orientamento o comportamento sessuale (in questo caso dell’omosessualità) ritengo che nasca dal bisogno di contrapporsi all’omofobia, questo sì un atto da osteggiare perchè si serve del pregiudizio e della discriminazione per affermare una presunta superiorità dell’eterosessualità. Trovo perciò incredibile che si debbano censurare le risposte date da persone ingiustamente ritenute inferiori. Quando l’omofobia non è istituzionalmente censurata come reato allora la rivendicazione di un modo d’essere è poca cosa rispetto alla violenza, la discriminazione, il pregiudizio, l’ostilità di cui sono oggetto queste persone. L’omofobia, è bene ribadirlo, pone gli stessi problemi del razzismo e della xenofobia. Al di là di queste considerazioni ritengo i contributi finora letti importanti per comprendere una realtà sociale diffusa e controversa ma non ancora riconosciuta in tutti i suoi aspetti.

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  6. Mi dispiace molto di essere stato frainteso e v’invito tutti a rileggermi con molta attenzione non avendo mai io asserito che nell’omosessuale esiste una componente maschile ed una femminile ma in tutti noi. Riporto quanto ho scritto:

    “Questo significa che nessuno può dire di essere completamente eterosessuale o viceversa perché la componente maschile e femminile esiste in tutti noi anche se in diversa misura e semmai si potrebbe dire che un individuo ha un “comportamento omosessuale o eterosessuale” che è cosa ben diversa se ci pensate un attimo. ”
    Non so come sia possibile fraintendere uno scritto così chiaro. Forse per deformazione professionale visto che ho fatto l’analista per 40 anni, ritengo che il comportamento umano,’, sia pure influenzato da stimoli esterni, in ultima analisi debba fare i conti con un chimismo cerebrale complesso ed in parte sconosciuto che altri chiamano anima o nous o superio. Avendo in tempi remoti studiato a fondo l’auxologia ribadisco che i carattere sessuali secondari esistono in tutti noi, maschi e femmine e, volendo scendere più a fondo questa volta nel campo dell’embriologia ed in comportamenti questa volta dettati dalla presenza di caratteri primari non completamente sviluppati, dovremo tener conto che nel corso della vita intrauterina, dal feto non ancora differenziato si formeranno dalle stesse cellule :
    il clitoride nella donna ed il glande nell’uomo;
    le piccole labbra nella donna ed il pene nell’uomo;
    le grandi labbra nella donna e lo scroto nell’uomo.
    Ma non mi sembra sia il caso di procedere oltre sperando di aver definitivamente chiarito il mio pensiero. che non è d’altronde dissimile da quello di Giiannuzzi..

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  7. Salve a tutti 🙂
    Uh… quante risposte! 🙂
    Premetto che non ho intenti polemici, perché trovo le polemiche una perdita di tempo. Mi limito ad esprimere il mio punto di vista. 🙂

    + “Componente femminile e maschile”
    Io non conosco l’auxologia e non posso quindi permettermi di entrare in una discussione scientifica di tale portata. Probabilmente ho compreso male le parole di Dino Licci. Questo però non mi impedisce di affermare in via generale quanto ho già detto.
    I maschi omosessuali non sono di per sé “uomini con una spiccata componente femminile” e viceversa le donne omosessuali non possiedono una forte componente maschile. Semplifico in maniera volgare, senza attribuire a nessuno quello che sto per scrivere: pensare al gay come ad una “checca” e alla lesbica come ad una “camionista” è totalmente fuori dalla realtà. Lo stesso vale per gli etero. Un maschio etero può mostrare comportamenti che il comune sentire riferisce alle donne, senza che questo mini il suo orientamento sessuale, né la sua identità di genere. Un etero “effemminato” rimane eterosessuale e “si sente uomo” (identità di genere).

    + “Ostentazione”
    Cerco di spiegare qui come secondo me va affrontata la questione.
    Di cosa stiamo parlando? Di un bacio in pubblico? Di un abbraccio? Di qualcuno che cammina mezzo nudo per strada?
    Possiamo per favore allargare il nostro ragionamento, senza pregiudizi?
    Anche gli etero si baciano e si abbracciano in pubblico. Anche gli etero camminano per strada mezzi nudi. Di più: ogni giorno la tv mostra “gnocche facili quasi completamente nude” e “tronisti pompati con il pacco ben in mostra”. È quello che accade nelle pubblicità, nei talk show e perfino durante i tg, magari nell’anfratto dedicato al meteo. Le ragazzine vanno a scuola con i jeans a vita bassa e quando stanno sedute mostrano il perizoma. Lo stesso fanno molte donne in carriera. Gli uomini, ancorché etero, non sono da meno in questa giostra dei costumi. Anche loro indossano jeans attillati e in discoteca sono lupi in calore.

    Quindi mi chiedo: “Perché mai a noi omosessuali viene addebitata una volgarità che invece appartiene a tutti?”O meglio, ed è questo il vero punto: “Perché mai si pretende da noi il rispetto di una condotta, prima ancora che da parte degli etero?”. Perché noi prima degli altri? Forse perché abbiamo da scontare ancora il debito della nostra diversità? Forse perché siamo già volgari “per costituzione” e quindi dobbiamo dimostrare un “di più”, un maggior rigore?

    “Volete” fare una battaglia contro la volgarità? Ok, ma non puntate il dito su di noi, puntatelo su tutti. È insopportabile che, in ogni discorso sull’omosessualità, le persone come me debbano farsi carico dei “costumi di tutti”.
    Peraltro questo è esattamente il modus operandi della Chiesa, che pretende sia dagli etero che dai gay la castità, ma per noi è una regola invalicabile mentre non esiste etero oggi che non abbia fatto sesso prima del matrimonio, per non dire fuori dal matrimonio. Ma agli etero tutto si perdona. A noi, no. Abbiamo un peccato originale “in più” rispetto agli altri.

    + “Non esiste l’omosessualità ma solo comportamenti omosessuali”
    Rispondo qui a Cosimo Giannuzzi
    Io non sono d’accordo 🙂 Negare l’omosessualità a favore dei comportamenti significa negare l’identità degli omosessuali. Ovvero negarne l’esistenza, ovvero negarne i diritti.
    Del resto se il mio fosse “solo” un comportamento, avrebbe ragione la Chiesa quando dice che “mi posso controllare” o che “posso cambiare”, come se la mia fosse “solo” un’abitudine. Avrebbero ragione i razzisti quando paragonano l’omosessualità ad altri comportamenti sessuali (voyeurismo, caprofagia, pedofilia… no, grazie :D). L’omosessualità non è una parafilia, è un orientamento. Le parole hanno un peso scientifico, con ricadute sociali e giuridiche: se il mio fosse solo un comportamento, non avrebbe neanche senso pretendere diritti.
    Peraltro sarebbe troppo facile che qualcuno arrivi a pensare che “siamo tutti etero però ad alcuni piace diverso”. No… io non sono un diversamente etero. 🙂 Io sono gay (e uso il verbo essere) e vado rispettato sia per quello che sono sia per quello che faccio. Come del resto accade per tutti gli etero.

    Se magari il tono di qualche frase può sembrare duro o nervoso, perdonatemi. Nessuna intenzione di polemizzare, ho voluto solo di esprimere quello che so.

    Un abbraccio
    🙂

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  8. Ho dimenticato la cosa più importante. Grazie a tutti voi per le vostre parole e il vostro modo cortese e pacato di trattarere l’argomento.

    Un abbraccio particolare a Nunzia e a Vincenzo. Forse già sapete bene cosa significa per uno come me leggere parole come le vostre. Quindi grazie,di cuore. 🙂

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  9. E’ vero quanto ha ribadito il dott. Licci. Erroneamente avevo interpretato il suo pensiero quale spiegazione dell’omosessualità mentre la sua riflessione si riferiva a tutti gli individui indipendentemente dalle loro pulsioni sessuali. Sono rammaricato ma nel contempo sono gratificato per questo scambio di opinioni che ha fatto emergere la varietà di opinioni su questo tema.
    Vorrei però rispondere a Michele Darling articolando così il mio pensiero che ha generato la sua puntualizzazione. Direi che va intanto chiarita la differenza esistente fra comportamento e orientamento sessuale. La Chiesa condanna il primo mentre è tollerante per il secondo in quanto il comportamento omosessuale non implica una esclusiva e prevalente preferenza verso una persona del proprio sesso mentre l’orientamento implica un interesse sessuale e sentimentale cosciente in modo esclusivo e prevalente verso una persona del proprio sesso. Dire allora che esiste l’omosessualità è voler ricondurre le molteplici forme della sessualità a due (o tre) varianti: omosessualità, eterosessualità (e bisessualità)mentre già Kinsey dimostrava la molteplicità delle forme sessuali che esistono fra l’eterosessualità “ pura” (meramente teorica) e omosessualità “ pura” (meramente teorica). Direi allora che esistono numerose forme di omosessualità e questo fatto induce a credere che in realtà esiste solo la sessualità che si manifesta in tanti comportamenti e orientamenti.

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  10. Caro Michele,
    ti ringraziamo e ti ricambiamo l’abbraccio.
    La discussione che nasce da questo articolo di Cosimo è straordinariamente arricchente e ci sta permettendo di affrontare l’argomento da diversi punti di vista: scientifico, sociologico e del vivere comune. Non vedo enormi distanze tra quanto analizza Cosimo e da quanto descrive Dino perché in entrambe le visioni si pone in grande risalto che l’omosessualità “non costituisce reato” non sussistendone dati oggettivi, psicologici, morali, dottrinali ecc. tali da poter giustificare una differenza che sia tangibile e giudicabile. Riguardo l’ostentazione ritengo che Dino si riferisse a “manifestazioni chiassose di piazza” e non a un bacio pubblico, alla volontà di contrarre un matrimonio (che è un diritto del quale tutti debbono goderne!), a portare pantaloni attillati ecc. Anche Cosimo nel dire comportamento non si riferisce, e credimi!, a un complesso di azioni quanto invece al complesso modo di relazionarsi e di riconoscersi in una società (nel più ampio suo significato).
    Da parte mia, invece, vedo nel mondo omosessuale una grande rabbia frutto di tanti anni di angherie che questa nostra società “civile” ha prodotto e avallato! E’ grazie a questa “rabbia” che oggi si parla di “omosessualità” e spero che essa si mantenga tale affinché si possa finalmente parlare di coppie di fatto e di diritti coniugali.
    Un caro saluto!

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