Ambiente, Storia

Il “gigante del mare” di Andrano è a Lecce

solomi
Liborio Salomi con lo scheletro restaurato di un capodoglio (Arch. Pr. L. Ruggiero)

Il 18 novembre scorso firmai un articolo dal titolo Un gigante del mare ad Andrano nel quale riferivo a proposito dello spiaggiamento d’una grossa balena avvenuto il 5 maggio 1827 sulla costa, appunto, di Andrano. Secondo le notizie dell’epoca, il cranio del cetaceo fu affidato al barone Gennaro Bacile di Castiglione di Spongano il quale aveva intenzione di consegnarlo al Museo di Zoologia di Napoli. Per sapere se il conferimento fosse poi avvenuto e se fosse stata identificata la specie di appartenenza del cetaceo, ho scritto al museo partenopeo il quale non ha ancora replicato.

Malgrado questo “silenzio” la mia curiosità è stata allo stesso modo appagata trovando le risposte che cercavo e ciò lo devo a uno studioso, leccese d’adozione, che da oltre trent’anni è costantemente impegnato nel recupero del vasto patrimonio scientifico salentino. Questi è il prof. Livio Ruggiero (classe 1940), uno degli ideatori del Museo dell’Ambiente e professore associato di Fisica dell’Atmosfera presso l’Università del Salento, il quale ha avuto la delicatezza di mettersi in contatto con me fornendomi, tra l’altro, altre notizie in merito. Il professor Ruggiero, con sua dell’11 novembre scorso, mi riferiva che il teschio del cetaceo di Andrano non giunse mai a Napoli ed è ora custodito e visibile nel Museo di Storia Naturale di Lecce, fondato dal nostro illustre scienziato Cosimo De Giorgi (1842-1922), allestito nell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “O. G. Costa”. Il barone Gennaro Bacile, uomo di grande cultura che nel corso dell’Ottocento aveva stretto rapporti con tantissimi studiosi, donò il cranio a Ulderigo Botti (1822-1906), appassionato naturalista toscano famosissimo per i suoi studi e per le esplorazioni svolte sul territorio salentino, il quale sin dal 1868 si era trasferito a Lecce. In seguito, il Botti lo donò al museo leccese. Dopo il De Giorgi, l’illustre naturalista Liborio Salomi (1882-1952) subentrò alla cattedra di Storia Naturale del “Costa” e arricchì di animali imbalsamati, sistemò le collezioni e ordinò i materiali esistenti in quel Gabinetto di Storia Naturale. Il Salomi aveva studiato al Liceo “Francesca Capece” di Maglie dove ebbe come professore quel Pasquale De Lorentiis (1869-1942) al quale Maglie deve tantissimo essendo stato sia un uomo di grande rilievo nel panorama culturale salentino e sia un appassionato paleontologo nonché padre di Decio De Lorentiis fondatore nel 1960 del Museo Paleontologico magliese. Negli anni in cui frequentava la seconda liceale, Liborio Salomi ricostruì lo scheletro di un capodoglio di 22 metri arenatosi nel gennaio del 1902 presso Otranto che fu poi acquistato dal Museo Zoologico di Pisa. Incoraggiato da Pasquale De Lorentiis, il Salomi continuò gli studi naturalistici per poi dedicarsi all’insegnamento, durato quarant’anni, nell’ambito del quale si distinse per la sua capacità di educare insegnando. La sua bravura nel restauro degli scheletri e le sue conoscenze di paleontologia gli permisero di restaurare e rimontare sia il teschio di un capodoglio e sia quello del cetaceo arenato ad Andrano il 5 maggio 1827.

Il cranio della balenottera azzurra di Andrano (ph. Museo dell’Ambiente di Lecce)

Per quanto riguarda, invece, la specie di appartenenza di quest’ultima balena, il professor Ruggiero mi ha riferito che non si trattava né di un capodoglio né di una balena franca – così come scriveva Giuseppe Sanchez in Le avventure del Gigante del mare (Napoli, 1827) riportando le notizie di Pasquale Manni (1745-1838) che aveva visto il cetaceo – ma era una balenottera azzurra (Balaenoptera musculus)  del cui cranio lo stesso prof. Ruggiero mi ha fornito la foto pubblicata, e qui proposta, nel suo volumetto curato assieme ad Arcangelo Rossi dal titolo Collezioni scientifiche a Lecce (Ed. Del Grifo, Lecce 2002).

Ringraziando ancora una volta il prof. Livio Ruggiero il cui aiuto è stato prezioso per completare la mia esplorazione “amatoriale” di memorie patrie, ritengo anche di dover sottolineare l’impegno e la passione di quest’uomo per il nostro Salento affinché, un giorno,  tutto ciò possa fungere da stimolo a coloro che intendono continuare a preservare il vasto patrimonio culturale di questo territorio.

2 pensieri su “Il “gigante del mare” di Andrano è a Lecce”

  1. Questo scheletro di balenottera suscita in me una profonda emozione perché parla un linguaggio che mi è molto caro riportandomi ai tempi dell’Università quando, nel museo di anatomia comparata dell’Università la Sapienza di Roma, il professor Stefanelli ci illustrava la storia evolutiva di questi mammiferi che hanno riguadagnato il mare per poter sfruttare il principio di Archimede a sostenere il loro abnorme aumento ponderale. Chi si ferma ad osservare la Natura secondo gli insegnamenti creazionistici che vorrebbero animali e piante fissati in eterno nelle loro sembianze, non assaporerà mai il miracolo dell’evoluzionismo darwiniano che vede le creature viventi, animali e piante, plasmarsi a seconda della loro rispettive specialità . Così, laddove il cavallo nel corso dei milioni di anni, ha modificato il suo apparato locomotore fino a sollevarsi su un solo dito per aumentare il suo “passo” e dove gli uccelli hanno modificato lo scheletro della loro mano allungando a dismisura le loro falangi a sostenere le loro ali (organi OMOLOGHI), così la balena , evolutasi come mammifero ma avendo dovuto riadattarsi all’ambiente del mare da cui tutti proveniamo, si è creato le pinne adatte al nuoto con una piega cutanea che non è supportata da un adeguato apparato scheletrico (organi ANALOGHI) . Osservando infatti l’apparato scheletrico di un qualsiasi pesce (teleosteo), vedremo che esso ha uno scheletro completamente diverso da quello della balenottera qui rappresentata e che invece ricorda molto il nostro. Osservare gli adattamenti delle varie specie animali all’ambiente in cui vivono (ilozoismo creativo lo chiamo io), è forse il modo migliore per soddisfare il nostro bisogno di religiosità, senza mortificare la nostra ragione e la nostra intelligenza.

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