Cultura salentina

L’alba di un nuovo giorno

di Leandro Ghinelli

© Pasquale Urso: La lettura del giornale (acquaforte)

Da quanto tempo si attende un nuovo giorno della storia, un periodo di secoli e millenni che muti almeno in parte il sistema di vita dei popoli della Terra?

Si può dire da sempre, con particolare consapevolezza da quando ogni antico impero decadde col dilagare delle ricchezze incontrollate, dei vizi e dell’indifferenza morale e religiosa. Se all’evoluzione negativa della società si aggiunge l’inerzia dei Governi o la prepotenza dei centri di potere che impediscono ai Governi di ben regolare il corso della giustizia, il risultato non può essere che l’incremento degli egoismi e il capovolgimento dei valori, col ritorno della spietata legge della foresta.

Non si cadrà nell’illusione di cancellare il dolore dal mondo (cosa che del resto ci porterebbe ad una specie di regressione infantile), dolore che l’istinto del male, le sventure, le forze della natura, le malattie e la morte produrranno sempre inevitabilmente. Non si pretende il paradiso sulla Terra, ma molto si potrebbe fare perché la Terra non diventi un vero inferno. Che cosa chiede dunque un umile cristiano davanti alla Natività di Gesù? Solo questo chiederà: “Signore, perché più anime giungano alla tua gloria e alla tua pace e non si annullino nel peccato mortale, fai che aumenti la giustizia tra noi”.

E’ convinto, l’umile cristiano, che la buona volontà dei singoli non basta, se un freno saggio ed efficiente non è tenuto dal buongoverno. Oramai la Terra è divenuta stretta e i problemi più importanti d’una nazione sono quelli di tutte le altre nazioni. Perché dunque non accordarsi per delegare ad un governo mondiale i poteri effettivi per controllare e risolvere questi problemi?

Il buon cristiano, tanto perplesso, si chiede come si può sopportare che in un’epoca che si reputa più civile di quelle passate si lascino morire di fame milioni di persone ogni anno, quando si spendono somme spropositate per gli armamenti e per la produzione di beni superflui;

  • come si può concepire che non si abbia una visione globale dei pericoli dell’inquinamento dell’acqua della terra e dell’aria, quando ne dovranno soffrire i nostri discendenti stessi;
  • come si può permettere la diffusione della droga e l’organizzazione della delinquenza, quando a soffrirne sono soprattutto i giovani, dalla cui rovino non può nascere che un mondo peggiore;
  • come si può lasciare soffocare le città tra i miasmi di una motorizzazione impazzita, quando la tecnica potrebbe facilmente trovare i dovuti rimedi, sia pure con qualche sacrificio di alcune industrie e di privati cittadini;
  • come si può lasciare languire nella disoccupazione tanti giovani che altro non chiedono che di donare le loro energie per la crescita dei beni di tutti, per non marcire nella disperazione e nell’ozio;
  • come si può sperare che ci sia la concordia, se ancora sopravvivono, sebbene non più osannate come prima, troppe ideologie in tenace contrasto, quando invece occorre il consenso generale su pochi fondamentali ideali e progetti legati alla concreta necessità di migliorare l’esistenza di tutti, spirituale e materiale;
  • come si può difendere solo l’interesse di parte di questo o quel popolo, di questo o quel regime, con guerre calde o fredde, quando è in gioco la stessa sopravvivenza del genere umano.

E l’umile cristiano, pensando queste cose, prega: “Signore, fai che i potenti della Terra non usino il loro potere per vincere misere battaglie personali, ma che si avvicinino e si comprendano con spirito fraterno per il bene di tutti, che studino insieme alacremente per superare gli ostacoli più difficili, che siano coraggiosi ideatori di leggi nuove, che ridonino ai popoli la fiducia nel futuro. Regna o Signore, nelle coscienze, perché a tutti sia serbata la salvezza che hai promesso”.

Si sono scoperte e si cercano energie nuove nella materia, ma si dimentica che per il vero progresso bisogna fare appello a quell’antica energia che è una forte carica di buona volontà, senza la quale tutto langue e precipita.

Gesù ci ridoni la purezza di cuore, perché si operi per quell’alba di un nuovo giorno, che deve nascere dallo spirito illuminato di tutta l’umanità.

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